L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Wiig’

Sopravvissuto – The Martian

the martian sopravvissuto locandinaIs there life on Mars?

TRAMA: Un astronauta e botanico viene abbandonato su Marte per errore dal suo equipaggio, che lo crede morto in seguito a una tempesta di sabbia. In attesa che che qualcuno torni a recuperarlo, egli deve affrontare le condizioni estreme di un pianeta inospitale, procurandosi cibo commestibile con i pochi mezzi a disposizione.
Tratto dal romanzo L’uomo di Marte di Andy Weir.

RECENSIONE: Per la regia di Ridley Scott, reduce dal pessimo Exodus – Dei e reThe Martian è un ottimo film di fantascienza, che riesce ad essere avvincente nella sua esposizione narrativa senza valicare il limite dell’esagerazione spettacolarizzata e fine a se stessa.
Un film di pregevole fattura in ogni sua componente, che non presenta i decisi dislivelli che talvolta si notano in alcune pellicole (es. attori bravi ma storia fiacca, scenografia/fotografia ottime ma opera nel complesso dimenticabile), riuscendo a mantenere la mano ferma sulle proprie appendici artistiche.

Ottimo apporto è dato innanzitutto dall’aspetto visivo.

Marte più che una semplice scenografia facente le vesti di ambientazione è quasi un vero e proprio personaggio, che durante le scorrevoli due ore e venti di durata avvolge il protagonista in un abbraccio saldo ma mortale.
In questo film il pianeta è al contempo l’ignota terra esplorata dagli avamposti scientifici umani, l’ospitante degli stessi e il primo “nemico” dell’astronauta lasciato indietro, che si trova a fare i conti con un ambiente impermeabile all’homo sapiens.

the martian marte

La fotografia ha il merito di caricare ed acuire le differenze ambientali, cambiando palette cromatica in base alle scenografie.
Se abbiamo infatti un “pianeta rosso” nel vero senso del termine, con sterminate distese di terra e sabbia color mattone che si estendono a perdita d’occhio, si passa ai colori freddi negli uffici terrestri della NASA, dove spiccano maggiormente i toni di blu, e nella navicella del resto dell’equipaggio, figure grigie e bianche in un oceano seppia.

the martian scena terra

La sceneggiatura sa quando dosare i picchi narrativi, scandendo ogni avvenimento senza la fretta sbrodolata di chi vuole arrivare subito al dunque, ma nemmeno trascinandosi nella prima parte per poi riversare tutto nella seconda come se si spingesse un masso su per una collina per poi lasciarlo rotolare giù per il versante opposto.

I fatti accadono quando devono accadere, e non per mere esigenze di ritmo, rendendo la narrazione costante e fluida.

the martian tempesta

La regia riesce sapientemente nel compito che essa deve svolgere in un film, ossia coniugare narrazione e cornice visiva, mantenendole in piacevole equilibrio e dando loro i giusti spazi senza che una tracimi sull’altra, oltre che fungere da aiuto alla sceneggiatura nel dettare i ritmi dell’opera.

In The Martian è importante il grande tema della solitudine, con l’uomo che si ritrova solo nel senso più intenso del termine, separato dal più vicino membro della sua specie da decine di milioni di chilometri.

L’uomo, rimasto isolato, si industria per la propria sopravvivenza, sfruttando nella maniera più ottimale e razionale possibile ogni risorsa alimentare e tecnologica che egli abbia a disposizione.

Oltre a ciò, per non soccombere alla disperazione e non perdere di vista l’obiettivo fondamentale dell’autoconservazione, prima che un astronauta viene mostrato un uomo, che col passare del tempo continua a comunicare ad una videocamera per fare il punto della propria situazione e per mantenere costante la sensazione di speranza.

La storia di The Martian è il riscatto di colui che non ha nulla da perdere oltre la propria vita, minacciata da una spada di Damocle il cui filo si assottiglia in modo lento ed inesorabile.

the martian scena

Cast ottimo e ricco, con un Matt Damon che si riscatta dallo sprecato Elysium e ritorna solingo come ai tempi del soldato Ryan, non più oltre le linee nemiche ma in un territorio persino peggiore nella sua granitica e totale indifferenza alle necessità biologiche umane.

Bravo nel trasmettere al pubblico determinazione, forza d’animo e un piacevole umorismo senza scadere nel retorico, il suo Mark Watney non è una principessa da salvare da un arido drago di sabbia, ma una persona che lotta come meglio può per non soccombere.

matt-damon the martian

Jeff Daniels, Sean Bean (qui al centro di una chicca di cultura pop che non vi anticipo) e Chiwetel Ejiofor sono tra le persone sulla Terra che a vario titolo cercano di portare a casa il protagonista, mentre Jessica Chastain (già con Damon in Interstellar), Michael Peña (recentemente in Fury Ant-Man) e Kate Mara (recentemente in un film che non dovrebbe esistere) sono tra i suoi compagni di viaggio.

the martian cast

Il cast corale è funzionale, poiché contribuisce ad aumentare la complessità della trama e la sua organicità, ponendo la storia sotto più punti di vista e mostrando diversi atteggiamenti e reazioni agli stessi eventi.

Nel complesso un film di ottima qualità.

Annunci

I sogni segreti di Walter Mitty

i sogni segreti di walter mittyImmagina, puoi.

TRAMA: Walter Mitty è un comune editor fotografico di un magazine che compie regolarmente dei viaggi mentali lontano dalla sua noiosa esistenza. Quando lui e la sua collega, della quale è segretamente innamorato, rischiano di perdere il lavoro, Walter è costretto a passare veramente all’azione partendo per un viaggio intorno al mondo.

RECENSIONE: Secondo film tratto dal racconto The Secret Life of Walter Mitty scritto da James Thurber nel 1939 e remake quindi del film del 1947 Sogni proibiti.

Se dovessi scegliere un lemma (nome chic per “parola”) che rappresenti alla perfezione I sogni segreti di Walter Mitty sceglierei nonostante.

Perché questa è una buona pellicola:
Nonostante abbia insieme ad Avatar uno dei peggiori trailer degli ultimi vent’anni. Che senso ha raccontarmi tutto il film prima che io lo vada a vedere?
Nonostante abbia avuto il solito classico paragone con il solito classico filmone. Nel suo caso la definizione “il nuovo Forrest Gump“, azzeccata come il plaid a Ferragosto.
Nonostante so già che in Italia incasserà l’equivalente in euro del valore di un cesto natalizio aziendale. Però quello senza il salame, altrimenti si viaggerebbe verso cifre folli.

I sogni segreti di Walter Mitty è un film molto poetico che sa creare un connubio efficace tra intimismo e avventura; abbiamo infatti il rapporto tra la mente dell’uomo comune (interno) con i suoi desideri di ribalta e la maestosità del mondo (esterno), bello e pericoloso, che merita di essere affrontato per scoprire quali siano i propri limiti.
Il viaggio è quindi un mezzo di cambiamento, per risultare alla fine di esso arricchiti e maturati attraverso le difficoltà che comporta e scoprendo ciò che ci è geograficamente o mentalmente estraneo.

Un uomo come tanti altri che si mette alla prova perché la sua attività lavorativa appartiene ormai al passato, come il jukebox, i pantaloni a zampa o l’Harlem Shake.

Ben Stiller, qui regista e attore protagonista, offre una buona prova in entrambi gli ambiti.

Al suo quinto film dietro la macchina da presa (gli ultimi due furono Zoolander (2001) e Tropic Thunder (2008), tanto belli quanto sottovalutati) crea un’opera visivamente notevole sia per i paesaggi e gli ambienti che Madre Natura ci ha donato sia per le sue scelte registico-stilistiche, grazie anche all’ottima fotografia di Stuart Dryburgh.
Slow motion, parole scritte che si amalgamano con gli ambienti (a voler sottolineare ulteriormente il rapporto tra uomo e natura; da un lato il civile, quindi artefatto, e dall’altro lo spontaneo) e sfondamento (letterale) delle scene immaginifiche nella realtà sono i tratti salienti della regia, costituendo un elemento lodevole e di notevole impatto visivo.

Come protagonista riesce a mantenere un sottile equilibrio tra leggerezza ed intensità, risultando credibile come impiegato senza particolari peculiarità. Quando il suo personaggio parte per l’avventura Stiller mostra una determinazione interiore narrativamente efficace senza scadere nel ridicolo che si sarebbe avuto se fosse diventato una pallida copia di Indiana Jones (o di Allan Quatermain, se preferite), ma dando prova di sensibilità e facendo capire allo spettatore le motivazioni che spingono una persona comune ad una scelta tanto drastica.

In piccoli ma significativi ruoli abbiamo Kristen Wiig come amata del protagonista, che riesce ad essere anonima e particolare allo stesso tempo, essendo credibile come collega di lavoro tra le tante ma con quella scintilla che ti fa ricordare di lei, Shirley MacLaine amorevole madre e Sean Penn cazzuto fotografo, che offre buone interpretazioni indipendentemente che consistano in 5 minuti o in un ruolo da protagonista.      

Un product placement leggero come una balena spiaggiata non intacca la validità di questa pellicola ben realizzata.
Musiche di Theodore Shapiro con Space Oddity (1969) di David Bowie a farla da padrone.           

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: L’originale del 1947 e L’arte del sogno (2006) di Michel Gondry.

Tag Cloud