L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Waterston’

Animali fantastici – I crimini di Grindelwald


Harry Potter e lo spin-off ciucciasoldi – Parte 2.

TRAMA: Il magizoologo Newt Scamander e il giovane mago Albus Silente tentano di contrastare il mago oscuro Gellert Grindelwald, che vuole scatenare una guerra tra il mondo magico e quello babbano.

RECENSIONE: Diretto da David Yates, ormai aficionado (o magari meglio “simbionte”) della serie di Harry Potter, avendone diretto gli ultimi quattro film della saga principale per essere poi assunto per la pentalogia spin-off, questo Animali fantastici – I crimini di Grindelwald è un’opera la cui discreta resa estetico-grafica non riesce a celare le lacune in fase di scrittura.

Grosse lacune.

Ma GROSSE lacune.

Detto in maniera più terra-terra: sotto un look carino c’è una sceneggiatura da mettersi le mani nei capelli.

Dai, ragazzi, ve lo aspettavate…

Dispiace in particolare vedere come l’elemento che fornisca titolo alla serie (gli animali) non sia, a differenza del capitolo precedente, parte rilevante della storia, diventando purtroppo un fattore molto incidental-secondario che non porta a sviluppi di rilievo, limitandosi a banale riempitivo.

Per cui ok, la CGI mostra efficacemente i muscoli andando a creare degli esseri bizzarri e particolari, ma va a perdersi, è proprio il caso di dirlo, la magia che nel primo episodio caratterizzava la loro comparsa, con ogni animale che aveva un ruolo, magari piccolo o talvolta più sostenuto, all’interno della trama stessa, che quindi ne veniva da loro arricchita.

Qui sono più dei soprammobili.

Carini e colorati, ok, ma… l’utilità?

Sì, sei inutile.

Altro piacevolissimo fattore di Animali fantastici e dove trovarli che qui viene totalmente stravolto sono le relazioni umane tra i quattro personaggi principali.

La bislacca amicizia tra l’introverso e particolare Newt con il bonario babbano Jacob, la tensione romantica tra il magizoologo e l’auror americana Tina, le differenze caratteriali delle sorelle Goldstein e il tenerissimo rapporto che si sviluppa tra Queenie e Jacob contribuivano infatti ad aumentare moltissimo l’empatia dello spettatore nei loro confronti, oltre che a renderli personaggi meno bidimensionali e più corposi.

Qui purtroppo tutto ciò va ad essere rovinato da una sceneggiatura, scritta dalla Rowling stessa, che va a stravolgere l’adorabile impostazione dei characters rendendoli sciapi e peggiorandoli.

Peggiorandoli tanto.

Ma TANTO.

Ricordateveli così, finché potete.

Esempio lampante Queenie e Jacob: io non so cosa abbiamo fatto alla scrittrice del Gloucestershire questi due cristiani, ma ne I crimini di Grindelwald vengono sbriciolati senza pietà alcuna, con un raro sadismo che va a distruggere senza senso né logica le loro basi narrative.

Allo stesso tempo, l’organizzazione delle relazioni umane è basata su una fastidiosissima ricerca del creare coppie a tutti i costi (ad un certo punto pare One Tree Hill, ci mancavano solo la capo cheerleader ed il quarterback), unita ad un sottofondo di telenovelas messicana che ha seriamente attentato al mio stato di veglia.

In questa immagine ci sono cinque coppie. O forse di più.

Ampliando il discorso, come già accennato la sceneggiatura di questo film è pessima, caratterizzata dall’assidua ricerca di un bieco fanservice il quale finisce però paradossalmente per scontentare quei fan a cui si cerca così disperatamente di leccare il culo, perché attuato senza sforzo di coerenza con lo stesso canone fissato dai libri precedenti.

Tra una Minerva McGranitt buttata in una comparsata nei flashback di Newt a scuola, ossia più o meno nel primo decennio del Novecento quando secondo fonte “ufficiale” è nata nel 1935, a colpi di scena farlocchi, buttati a casaccio e che si spera si riveleranno finzioni, chi finisce con le ossa rotte è sicuramente Silente.

Il rapporto tra Grindelwald ed il futuro preside di Hogwarts fa sicuramente sollevare più di un sopracciglio, sia per la annosa questione dell’omosessualità (cicciata fuori da J. K. a posteriori pur non essendo affatto menzionata nei romanzi) che qui viene gestita malissimo con un detto/non detto raffazzonato e totalmente out of character, sia per la menzione di un’impossibilità ad attaccarsi direttamente che pare più ignavia che elemento di profonda tensione introspettiva.

Il David Bowie di Hogwarts.

Altro grande difetto dello script è l’essere strapieno di passaggi inutili: si perde letteralmente il conto di quante sottotrame non portino a niente, di quanti personaggi secondari non facciano un tubo, siano dei soprammobili o non dicano nulla di rilevante per la trama, di quanti spostamenti farraginosi i protagonisti debbano affrontare o di quanta trama sarebbe potuta essere tagliata senza ripercussione alcuna sulla storia.

Capisco la ricchezza narrativa, ma è Harry Potter, non Il trono di spade, alcuni passaggi sono talmente stratificati con storyline su storyline che risultano veramente faticosi da seguire, e diventano frustranti appunto per la loro improduttività a posteriori.

Troppa carne al fuoco.

Troppe idee.

Troppa confusione.

Lo Specchio delle Brame, diventato qui lo Specchio dei Flashback.

Per il cast, difficile il giudizio data l’enorme riserva dovuta ovviamente alla scrittura.

Tra le new entries buone interpretazioni però sia di Jude Law che di Johnny Depp; quest’ultimo in particolare dimostra una resa di personaggio molto asciutta ed efficace, che tra Burton e sparrowate varie si era un po’ persa.

Zoë Kravitz utile come un tostapane su un’isola deserta, Claudia Kim negli squamosi panni di Nagini serve solo a comunicarci che ne I doni della morte il timido, impacciato e pacioccoso Neville decapita brutalmente una donna.

Animali fantastici – I crimini di Grindelwald.

Gli ultimi Jedi di Harry Potter.

Annunci

Alien: Covenant

Kiss me, k-k-kiss me
Infect me with your love and fill me with your poison
Take me, t-t-take me
Wanna be a victim, ready for abduction
Boy, you’re an alien, your touch so foreign
Its supernatural, extraterrestrial

TRAMA: L’equipaggio della nave spaziale Covenant si imbatte in quello che reputa una sorta di paradiso inesplorato: in realtà si tratta di un mondo oscuro e particolarmente pericoloso il cui unico abitante è l’androide David, sopravvissuto all’ecatombe della spedizione Prometheus.

RECENSIONE: A distanza di trentotto anni dal primo Alien, dopo trentuno anni dall’unico sequel decente di Alien, un lustro successivo rispetto al pessimo prequel di Alien e pochi mesi dopo un ridicolo plagio di Alien, torna al cinema la saga di Alien, con un sequel del prequel di Alien che quindi è anche prequel del primo Alien.

Per la regia di (mi piange il cuore a dirlo) Ridley Scott, Alien: Covenant oltre ad essere un film sensato, utile e richiesto più o meno quanto un salvagente nel deserto riesce nella non trascurabile impresa di fallire sia come seguito dell’inguardabile Prometheus sia come antipasto di Alien.

Se concedere ulteriore spago ad un progetto francamente imbecille come raccontare le origini dello xenomorfo (Mi dite che senso ha? Chi sentiva la necessità di conoscere da dove saltasse fuori? Chi aveva bisogno di una pellicola del genere?) aveva già poco grano salis di suo, Covenant si riallinea ai binari del fumo senza arrosto, con altre domande senza risposta, altri personaggi memorabili come il trentesimo decimale del π ed un altro motore narrativo che si ingolfa, arranca e gira pressoché a vuoto.

Tra tutte le pecche del film, la principale è senza dubbio una:

I PERSONAGGI SONO UNA MANICA DI RITARDATI.

Irrazionali, avventati e con la varietà emotiva di una carta da briscola, i characters vengono macellati più per conseguenza di loro scelte palesemente suicide che a causa della pericolosità dell’alieno: non si esagera affermando che se la crew avesse tenuto un comportamento rientrante nella normale e comune logica la pellicola sarebbe finita al minuto 15-20.

Non è che sono cattivi.

È che sono proprio stupidi.

Altro difetto enorme in fase di sceneggiatura è stata la scelta di organizzare i personaggi principali in coppie marito-moglie: data infatti la scemenza generale dei contenuti, tale idea ha come risultato elaborazioni del lutto praticamente inesistenti e la sensazione che la naturale empatia dello spettatore per i personaggi sia forzata, non dipendendo infatti dall’averli a cuore ma perché si subiscono costantemente richiami ai legami esistenti tra di essi.

Sì, insomma, al venticinquesimo “mio marito/mia moglie” stavo per accendere un cero in onore della legge Fortuna-Baslini.

Ed è un peccato, considerati i buoni nomi del cast.

Se la Katherine Waterston di Animali fantastici è una Ripley wannabe meno cazzuta e piuttosto incolore, non avendo forse la stoffa per interpretare un’ammazza-mostri, il povero Fassbender pare qui la versione del discount di Jeremy Irons ne Inseparabili, divenendo veicolo di metafore e richiami aulici piuttosto scorreggioni e mal posti.

Parti di contorno per Billy Crudrup, Danny McBride e Demián Bichir, che spero per loro siano stati pagati parecchio.

A tutto ciò si aggiungono limiti di genere arcinoti a chi guarda i film ma evidentemente non a chi li realizza; andando in modalità lista della spesa abbiamo:

– Fotografia saldata sul “ciano”: due ore ininterrotte di blu-nero che, fidatevi, la mattina successiva alla visione del film vi faranno apprezzare la luce del sole come mai prima;

– Storia sulle origini di qualcosa inutilmente incasinata e contorta: non solo mi spieghi da dove ciccia fuori ‘sto aborto nonostante non me ne possa fregare di meno, ma me lo spieghi pure da cani.

– Il mostro si vede troppo (in alcune sequenze è addirittura fermo al centro dell’obiettivo), togliendo paura, sorpresa ed imprevedibilità, cose, si sa, poco importanti nell’horror.

– Uccisioni così esagerate o sopra le righe da risultare trash/ridicole invece di spaventose/nauseanti/orrorifiche;

– Rimandi a capitoli della saga nettamente migliori che acuiscono ancor di più, come se ce ne fosse il bisogno, un divario qualitativo abissale tra vecchio e nuovo.

Alien: Covenant è l’ennesima brodaglia imbastita alla viva il parroco solo per il gusto di sfruttare un brand celebre ed amato che sarebbe anche ora si lasci in pace.

http://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-iv/capo-ii/art410.html

Un film veramente idiota e inutile.

Tag Cloud