L'amichevole cinefilo di quartiere

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Obbligo o verità

It’s coming up, it’s coming up, it’s coming up
It’s coming up, it’s coming up, it’s coming up
It’s dare

TRAMA: Un gioco apparentemente innocente che impone ai partecipanti delle regole precise si trasforma in una sfida mortale.

RECENSIONE:

In vita mia ho visto circa millesettecento film, di qualità tra il meraviglioso e l’abominevole, e vi giuro che quando lessi la trama di ‘sta roba pensai seriamente che fosse solo una parodia comica.

Per chi sia appena sbarcato da K-PAX, “Obbligo o verità” è un gioco preadolescenziale perfetto per le serate in cui tutti i presenti flirtano con la bottiglia, ed ha principalmente due obiettivi:

1) Ficcare la lingua in bocca a più cristiani possibile;

2) Sapere chi è andato a letto con chi (o al limite chi lo millanta);

Questo passatempo abbastanza frizzante quando il tasso alcolico pareggia quello di un raduno di alpini viene qui arricchito da una presenza demoniaca (???), che uccide la gente che non declami le verità o esegua le azioni a cui è sfidato.

Posta questa premessa, che dire del film?

Che è un’inarrestabile tempesta tropicale di feci umane, uno tsunami escrementizio che travolge lo spettatore con feroci ondate di scarto intestinale

Comparto tecnico?

Maciullato da una fotografia piatta e smarmellosa tipica degli horror da due soldi (budget qui di tre milioni e mezzo di dollari, poco ma nemmeno amatoriale) che si sa già avranno zero pretese e ancora meno qualità, e da una regia di Jeff Wadow che dopo il discreto Kick-Ass 2 dimostra gli effetti collaterali biologici dello sniffare la mucillagine.

Cast?

Il sole è caldo, l’acqua è bagnata, gli attori delle serie tv teen sono dei CANI ATROCI, e dato che i protagonisti fuoriescono da quel Vaso di Pandora fatto di addominali depilati, zigomi appuntiti, bei ciglioni ondeggianti e sederini marmorei, la capacità recitativa media riscontrabile in questa pellicola è più o meno quella di un block notes.

«Salve, siamo i personaggi di cui desidererai la morte a partire dal minuto 2».

Resa complessiva?

Questo monumento commemorativo alla Cazzata purtroppo non Ignota riesce in un duplice risultato: scadere in un trash strabordante facendo al contempo venire l‘elefantiasi ai maroni.

Se il primo centro è dovuto principalmente ad una trama scritta da persone che la mattina dovrebbero ricordarsi di prendere le medicine (con un miscuglio tecno-spiritico tanto insopportabile quanto raffazzonato di demoni, Facebook, suore, rituali, Snapchat, possessioni, spring break…), la rottura di palle è diretta conseguenza dell’abbacinante caratterizzazione dei personaggi.

Belli, felici, stupidi, ficcanaso, perennemente arrapati, dipendenti dallo smartphone (oh, fermatemi quando li odiate), il loro venire trucidati orribilmente non è purtroppo sufficiente per farmi soprassedere al loro carisma tipico di un portaombrelli, alle relazioni interpersonali scritte dopo essersi ubriacati di Viakal e a delle linee di dialogo così stereotipate che in confronto i neri hanno DAVVERO il ritmo nel sangue.

«Mio Dio, sono truccata come una Kardashian!»

Splendono come i piercing sui capezzoli delle escort di alto bordo con cui avrei preferito il produttore Jason Blum avesse speso i citati tre milioni e mezzo gli immancabili cliché.

Su cosa? Semplice, su tutto: sulle coppiette, sui demoni, sulla gelosia tra donne, sulle back-stories tragiche, sulle corna, sugli omosessuali e dulcis in fundo sul povero Messico, così tanto stereotipato da far impallidire la domestica Consuela di Family Guy; il tutto conferisce al film lo spessore narrativo del Domopak, con unica morte inevitabile quella di noia dello spettatore.

Ah, che i personaggi “posseduti” abbiano lo stesso ghigno malvagio esasperato del Grinch mi ha fatto ridere più del dovuto.

“You’re a mean one, Mr Grinch…”

Volete un obbligo terrificante?

Vi sfido a ciucciarvi questo film.

Una cagata invereconda.

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Kick-Ass 2

kick-ass-2-la-locandina-italiana-280023“The Avengers” chi?

TRAMA: Dopo le vicende del primo capitolo, Dave Lizewski si unisce a un gruppo di vigilanti capeggiati dal colonnello Stelle e Strisce, mentre Mindy scopre l’adolescenza. Dovranno affrontare un acerrimo nemico, anch’egli con una squadra al seguito.

RECENSIONE: Seguito di Kick-Ass del 2010, adattamento cinematografico del fumetto omonimo, un bel film originale e molto divertente. Qui abbiamo un secondo capitolo che si attesta sui livelli qualitativi del precedente, mantenendone intatti gli elementi caratteristici come la violenza esagerata e la grande ironia, che sfocia talvolta nel patetico. Un film sopra le righe, che però come il predecessore costituisce una ventata d’aria fresca nella stagnante e paludosa cinematografia moderna, dove le buone idee scarseggiano e le cazzate abbondano.

La regia passa da Matthew Vaughn (che rimane nelle vesti di produttore) a Jeff Wadlow, che ne cura anche la sceneggiatura. Quest’ultima è caratterizzata da una narrazione su due binari paralleli nella prima metà del film, riunendo poi questi due blocchi narrativi per arrivare all’epilogo. I personaggi sono molto caratterizzati e archetipici, e questo contribuisce favorevolmente alla loro identificazione da parte dello spettatore, che assiste ad una Rivincita dei nerds con qualche ettolitro di sangue in più. La macchina da presa alterna primi piani (molto frequenti) a riprese più frenetiche nelle scene di combattimento, sempre mantenendo l’elemento “non professionale” di tale lotte, dato che vedono come protagonisti tizi in costume armati di mazze o coltelli.

Essendo un seguito, la maggior parte del cast è ovviamente costituita da reduci del film precedente. Come attore chioccia si passa dal Nicolas Cage del primo episodio (il suo Big Daddy era un bel personaggio e il prode Gabbia lo rendeva bene nel suo granitico eroismo, cosa più incredibile di Iggy Pop in camicia) a Jim “Voglio tornare negli anni 90, quando ero figo” Carrey. Il Colonnello è una buona guida, intrisa degli stereotipi dell’americano medio patriottico e timorato di Dio, e nonostante Carrey all’improvviso si sia dissociato dal film (a causa secondo lui della troppa violenza e dopo i fatti di Newtown) il suo piccolo contributo è pur sempre gradevole.

Ritorna il trio Aaron Taylor-Johnson, Chloe Grace Moretz e Christopher Mintz-Plasse (ma UN nome e UN cognome non usa più?), che riprendono le loro maschere, in tutti i sensi. Tutti e tre in forma e bene nelle parti, spero si mantengano su questi livelli per contribuire ad un ricambio generazionale in quel di Hollywood. Sorprendente in particolare la Moretz, che a soli 16 anni sta dimostrando capacità recitative ottime.

Uno dei temi portanti del film è la possibilità per le cosiddette “persone comuni” di diventare parte di qualcosa e di dare il loro contributo per la società, inventandosi strampalati alter-ego. Lanciare ragnatele, avere artigli che escono dalle nocche o volare sarebbero poteri fantastici, ma non sono indispensabili per sentirsi degli eroi. Questa condizione deriva dall’impegno che si mette in ciò che si fa e dagli ideali per cui si combattono le piccole lotte quotidiane, e Kick-Ass prende questo importante concetto virandolo sulla comicità e sull’intrattenimento.

Colonna sonora caciarona come è giusto che sia in un film del genere, qui basata però più su motivetti (ad esempio Korobeiniki When the Saints go Marchin’ in) piuttosto che su canzoni vere e proprie. Nel primo capitolo erano infatti presenti Mika, The Prodigy, Per qualche dollaro in più di MorriconeBad Reputation.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: ovviamente Kick-Ass ma anche altre pellicole con protagonisti supereroi improvvisati, come Super (2010) o Mystery Men (1999).

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