L'amichevole cinefilo di quartiere

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GTA V In-Game Movies (Capolavoro – The Loneliest Robot in Great Britain – Meltdown)

RECENSIONE: Tre finti film della durata di circa 10 minuti ciascuno che è possibile vedere entrando nei cinema all’interno del mondo di gioco del videogame GTA V.

In generale mi sono piaciuti, perché hanno tutti una componente fortemente parodistica e in un videogioco del genere questo è un aspetto fondamentale. Tutti e tre colpiscono un sottogenere della cinematografia e per farlo vanno a esasperare i difetti intrinsechi dei diversi tipi di narrazione, partorendo dei prodotti godibili e ben realizzati.

Capolavoro è un incomprensibile corto onirico in bianco e nero parlato contemporaneamente in francese e spagnolo. Per le atmosfere, le tecniche registiche e il montaggio esso è una satira contro i film dalla forte componente introspettiva (italiani, in particolare) dove a dialoghi a fiume si contrappongono immagini di cui è difficile capire i legami logici. Non ha un senso e non vuole averlo.

The Loneliest Robot in Great Britain è del trio quello che ho apprezzato di più. Ambientato in un’Inghilterra del futuro in cui robot e umani convivono, all’apparenza è simile ai corti d’animazione per i più piccoli; in realtà contiene sarcasmo, scene sessuali esplicite, violenza e una dose massiccia di sadismo. Per risate nerissime.

Meltdown, ispirato in parte a Wall Street di Oliver Stone, racconta l’ascesa di un giovane ambizioso e rampante preso sotto l’ala protettrice da uno squalo della finanza. L’aspetto più ironico del corto è che i personaggi parlano di espedienti cinematografici (come cliché, ellissi temporali, voci fuori campo ecc…) come se loro stessi si rendessero conto di questi elementi e di far parte di un film.

Carini.

 

Alone in the Dark

Meglio soli nel buio che accompagnati da questo film.

TRAMA: Un investigatore del paranormale, indagando sulla morte di uno scienziato, scoprirà nuovi elementi sul suo passato e si scontrerà con un’entità sovrannaturale.

RECENSIONE: Due parole: Uwe Boll. Per descrivere questo aborto basterebbe dire che è stato girato nel 2005 dal famigerato regista tedesco, ex pugile dilettante, conosciuto ormai in tutto il globo terracqueo per essere uno dei peggiori, se non “il” peggiore della sua categoria professionale. Sfruttando un buco legislativo teutonico, che gli ha permesso di ricevere aiuti statali fino al 2005 quando ormai aveva purtroppo abbastanza soldi per essere autonomo, il buon Uwe ha potuto girare e produrre pellicole tratte da videogiochi e non, che in un colpo solo stupravano sia l’ambito videoludico che quello cinematografico: oltre ad Alone in the dark possiamo ricordare Bloodrayne con relativi seguiti, Postal e Far Cry, quest’ultimo tra l’altro con protagonista il tedesco Til Schweiger, presente anche in Bastardi senza gloria di Tarantino nei panni di Hugo Stiglitz. Tra incontri di boxe con critici che lo avevano denigrato, petizioni su internet lanciate da lui stesso proponendo di smettere di fare il regista una volta raggiunto un certo numero di firme e improponibili paragoni con Ed “tante idee-zero soldi” Wood, Uwe Boll ha scolpito il suo nome nell’Olimpo delle peggiori pippe dietro la macchina da presa. E noi non lo ringrazieremo di questo.

A fare le pulci ad Alone in the Dark ci sarebbe moltissimo da dire. Ovviamente in negativo. La regia assomiglia più a quella di uno scadente videogame action che a quella di una pellicola destinata ai cinema, cosa di certo non migliorata  da un montaggio frenetico fatto probabilmente da un orango sotto acidi. A causa della fotografia scurissima, dell’ambientazione prevalentemente notturna e dei proiettili digitali e luminosi, aggiunti da cani in post produzione, nelle scene con sparatorie o inseguimenti l’impresa maggiore per il pubblico non è appassionarsi a tali scene ma non avere un attacco epilettico nei primi cinque-sei secondi delle suddette. Se lo spettatore sopravvive a ciò, inizia il secondo step, basato sul resistere a dialoghi assolutamente casuali e senza alcun senso logico, una trama con diverse sottostorie lasciate aperte e tre personaggi principali uno più improbabile dell’altro. Christian Slater, che in un tempo lontano fu Adso ne Il nome della rosa, qui interpreta il protagonista, ovvero un insieme infinito di stereotipi: uomo solo, tormentato, con un passato misterioso, una vecchia fiamma e un vecchio lavoro governativo che ha lasciato. Nient’altro? Accanto a lui, in un altro stereotipo del militare rude che farebbe di tutto per il suo Paese, c’è Stephen Dorff, miracolato da Sofia Coppola con Somewhere, vincitore del Leone d’Oro al miglior film nella Mostra di Venezia del 2010. Completa il quadretto da Mulino Bianco l’ ex American Pie (presente anche nell’ultimo della serie, American Pie: Ancora insieme) Tara Reid, nei panni di una gnocca scienziata facile come la tabellina dell’uno. Descrivendo questo film in due parole: una porcata.

Secondo un sondaggio del 29 marzo 2013 della celebre rivista EmpireAlone in the Dark si è piazzato al 21º posto nella classifica dei 50 film peggiori di sempre votati dai lettori.

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