L'amichevole cinefilo di quartiere

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – Classifica degli incassi stagione 2012 – 2013

Ovvero la mazzata annuale che mi fa perdere la poca fiducia che ho nei confronti del grande pubblico italiano, purtroppo composto da molti caproni ignoranti.

Di solito non me ne curo più di tanto e la ignoro.

Quest’anno no.

PARTIAMO DAI DATI (fonte il mensile Ciak):

  1. MADAGASCAR 3; INCASSO 21.9 milioni di euro
  2. BREAKING DAWN – PARTE 2; INCASSO 18.6 milioni di euro
  3. L’ERA GLACIALE 4; INCASSO 16.5 milioni di euro
  4. LO HOBBIT; INCASSO 16.4 milioni di euro
  5. IRON MAN 3; INCASSO 16 milioni di euro
  6. IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO; INCASSO 14.6 milioni di euro
  7. IL PRINCIPE ABUSIVO; INCASSO 14.3 milioni di euro
  8. FAST & FURIOUS 6; INCASSO 12.8 milioni di euro
  9. 007 SKYFALL; INCASSO 12.8 milioni di euro
  10. UNA NOTTE DA LEONI 3; INCASSO 12.4 milioni di euro
  11. DJANGO UNCHAINED; INCASSO 12 milioni di euro
  12. THE CROODS; INCASSO 11.5 milioni di euro
  13. TED; INCASSO 11 milioni di euro
  14. COLPI DI FULMINE; INCASSO 10 milioni di euro
  15. LA MIGLIORE OFFERTA; INCASSO 9 milioni di euro

Questa classifica è indecente.

3D o meno non è umanamente concepibile che il podio di incassi in Italia, terra che storicamente al cinema ha sempre dato tanto, sia costituito da ennesimi seguiti di serie che non hanno avuto più nulla da dire dopo il primo episodio. Addirittura non dei semplici sequel, ma un terzo, un quarto e un QUINTO capitolo. Due saghe a cartoni animati per bambini e una serie che sembra la versione minus habens di Buffy (senza offesa per un godibile telefilm), con una delle protagoniste più idiote e diseducative che siano mai state trasposte su pellicola. Evidentemente va ancora di moda portare i propri pargoli al cinema a rincoglionirli con delle puttanate piuttosto che passare un po’ di tempo assieme a loro nel week end, così come va di moda l’immedesimazione in un mondo irreale e moralmente sbagliato, in cui la sciacquetta moroso-dipendente di turno è corteggiata da due figoni bidimensionali per motivi incomprensibili.

Con Lo Hobbit al quarto posto si dimostra che la saga de Il Signore degli Anelli tira ancora al botteghino e finalmente parliamo di una pellicola ben realizzata. Visti i miliardi e il favore della critica dei primi tre film gli incassi erano praticamente assicurati, e quindi Peter Jackson & co avrebbero potuto attuare la cosiddetta “Manovra alla Harry Potter”, ossia fregarsene della qualità e sfornare una pellicola mediocre, come quelle dell’albionico mago dal numero tre in poi.

Si ricade nel Tartaro (non quello dei denti, magari!) con Iron Man 3, opera marveliana che sfiora l’inguardabile e che vista la pesante impronta sul film della neo padrona della Marvel, ossia la Disney, mi fa tremare pensando a quanto possano far scendere di qualità le prossime pellicole con protagonisti gli eroi in calzamaglia. Di lui ho già aperto il mio cassetto mentale per gli improperi qui.

Incassa molto, ma non così tanto, l’atto conclusivo dell’epica trilogia di Nolan dedicata all’uomo pipistrello, che ahimè verrà riesumato in un cross-over con Superman per mano del solito Zach Snyder (per maggiori informazioni c’è l’articolo di Venendo Presto qui). Se c’è una saga che è riuscita a far acquisire un po’ di dignità ad un genere tanto bistrattato è proprio questa, grazie ai suoi toni dark, alla notevole regia e a degli attori ottimamente nelle rispettive parti.

Alla posizione numero 7 il temibile Alessandro Siani, l’uomo che fa ruotare nella tomba Massimo Troisi come una pala eolica tutte le volte che a lui viene paragonato, unico italiano nella TOP 15 insieme a Christian De Sica, che in questo film gli fa da spalla e che ha piazzato il proprio lavoro al quattordicesimo posto. Una posizione sotto troviamo il buon Giuseppe Tornatore che riesce a strappare la posizione numero 15 nonostante La migliore offerta sia un film impegnato e culturale, cosa che al pubblico italiano fa lo stesso effetto dell’aglio a Nosferatu.

Qualitativamente è molto povero il contributo tricolore a questa classifica, poiché a parte il già citato Tornatore scendendo l’Abominio abbiamo I 2 soliti idioti dei miracolati Biggio-Mandelli, Tutto tutto niente niente Benvenuto presidente dalla posizione 16 alla 18. Indifendibile la coppia di MTV, penso che Albanese e Bisio siano due ottimi cabarettisti, ma che a parte qualche rara eccezione come Si può fare del secondo che ho citato il cinema non sia il loro pane.

Con Fast & Furious 6 Una notte da leoni 3 il cerchio è completo, Obi Wan. Si ritorna ai seguiti stiracchiatissimi e utili come un tostapane sulla luna, che hanno aperto questa gloriosa classifica facendomi bestemmiare come un saraceno.

Niente male Skyfalladrenalinico e di buona fattura. L’agente segreto al servizio di Sua Maestà inanella un ulteriore episodio, con Daniel Craig che si ricongiunge spiritualmente a Sean Connery e Roger Moore (evitando grazie a Dio George Lazenby) spargendo qua e là piccoli o grandi riferimenti alle pellicole precedenti.

Gran film Django Unchainedmeritato vincitore dell’Oscar per la sceneggiatura originale e omaggio di Tarantino ad un genere, lo spaghetti-western, che ha segnato il cinema italiano da metà anni ’60 a fine ’70.

The Croods altro cartone animato, Ted brutto prodotto dal papà de I Griffin, con poche luci e molte ombre.

Oscar e dintorni: Continuiamo così, facciamoci del male. Per quanto riguarda i film che hanno avuto risalto nell’ultima tornata dell’Academy abbiamo Vita di Pi (miglior regia) numero 19 con 8.3 milioni; Lincoln ventisettesimo (Hotel Transylvania è più in alto, tanto per dirne uno) con 6.5 milioni; Il lato positivo è trentaduesimo con 5.2 milioni; Argo (miglior film) occupa la posizione numero 41 con 4.1 milioni, nonostante sia stato rimandato in sala dopo la vittoria del premio; Les Misérables addirittura al numero 73 (!) con 1.9 milioni.

Questa era la classifica della stagione attuale. Ci rivediamo all’anno prossimo, stronza.

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – Sequel

Ovvero i “Capitoli 2”. Ma anche 3, 4, 5…

In generale non penso che i sequel vadano disprezzati a prescindere, anzi, possono aggiungere elementi che nei capitoli originari non erano presenti e che li migliorino o creare un brand vincente dal lato del mercato. Il problema è quando il loro unico scopo manifesto è quello di sbancare il jackpot, spremendo quella che è la gallina dalle uova d’oro di turno. In questo caso non abbiamo pellicole che diano un quid in più, ma esse si limitano a portare gli spettatori al cinema confidando nella loro intraprendenza, di solito paragonabile a quella delle vacche al pascolo. Il “fidarsi” del nome da parte del grande pubblico è infatti uno dei motivi principali per cui fioriscono sequel non all’altezza dei propri predecessori.

Ma vediamo le principali categorie dei seguiti.

Al Pacino ne “Il padrino – Parte II”

Partiamo dai migliori: in alcuni (rari) casi abbiamo pellicole eccellenti seguite da film altrettanto ottimi. L’esempio più evidente di questo concetto è Il padrino – Parte II. A differenza del terzo episodio, realizzato da Coppola solo per ripagare i debiti di Un sogno lungo un giorno, qui abbiamo un film straordinario, con ottime componenti (attori, regia, sceneggiatura, musiche) e con aggiunte di personaggi, dinamiche familiari e sottotrame che danno al film un senso di esistere e che lo rendono uno dei capolavori della storia del cinema, tanto quanto il predecessore. Dando per scontato che tutti i lungometraggi di questo mondo abbiano come scopo guadagnare soldi, visto che gli addetti ai lavori non si accontentano di riconoscenti e calorose pacche sulle spalle, è comunque importante mantenere una certa dignità e realizzare prodotti artistici i migliori possibili. In questo caso Il padrino – Parte II è un ottimo esempio.

Robert Downey Jr. e Jude Law (di spalle) in “Sherlock Holmes – Gioco di ombre”

Poi vi sono serie che già dal secondo capitolo ricalcano pari pari il primo film. Esempi possono essere Sherlock Holmes – Gioco di ombre di Guy Ritchie e il SECONDO Una notte da leoni. Non mi piace particolarmente questa categoria di sequel perché anche nel caso di un buon primo capitolo, non si dovrebbe far pagare agli spettatori un ulteriore biglietto per un film quasi uguale (va bene dai, diciamo “molto molto simile”). L’effetto “già visto” in alcuni di questi casi è troppo palese, e il risultato è di non attirare nuovo pubblico in sala e fossilizzare quello che già ti era affezionato, rischiando di stancarlo e di perderne una parte.

Ma la mia categoria di seguiti preferita in assoluto (e sono ovviamente ironico) è quella in cui la saga scade in maniera vergognosa, diventando una palese macchina da soldi e continuando a ripetere la sua tiritera all’infinito. Due casi su tutti sono il TERZO Una notte da leoni ma soprattutto Pirati dei Caraibi. Se per Una notte da leoni 3 mi sono già espresso, sul franchise di Jerry Bruckheimer ci sarebbe da parlare per ore. Sintetizzando possiamo dire che il primo episodio, La maledizione della prima luna era un film frizzante e divertente, e quando alla Disney si sono accorti del suo grande (e inaspettato, era pur sempre basato su una giostra) successo hanno deciso di tirare fuori due inutili sequel.

Probabilmente la prossima ciurma di Jack Sparrow sarà questa.

Inizialmente. Perché poi nonostante il personaggio di Sparrow sia stato elevato ad un grado di protagonista che inizialmente non aveva (vedere alla voce “Sindrome di Fonzie”) e nonostante qualitativamente i due successivi capitoli fossero a dir poco mediocri, alla casa madre di Topolino hanno deciso di partorire un quarto aborto e di iniziare la pre-produzione di un quinto. Non vedo l’ora.

Giudizio finale? Come tutte le cose i seguiti dovrebbero avere un loro “senso” artistico, che non coincida per forza con un prelievo nelle tasche del pubblico. Con lo scarseggiare del cash Hollywood si rifugia spesso, giustamente o meno, nell’usato sicuro, cioè nello sfornare prodotti che abbiano più affidabilità per quanto riguarda il ritorno economico, avendo avuto i predecessori successo commerciale. Il problema di questa strategia è che a lungo andare i più penalizzati saranno soprattutto gli spettatori, che riceveranno un’offerta sempre minore sia dal punto di vista qualitativo (perché fare un buon film su I pirati dei Caraibi? Tanto lo andranno a vedere lo stesso anche se fa schifo) sia quantitativo (perché fare un buon film? Tanto andrebbero a vedere Pirati dei Caraibi anche se uscisse il nono episodio).

E questo è male.

Una notte da leoni 3

Più che “Una notte da leoni” un film per c….oni.

TRAMA: Con la morte del padre, Alan attraversa un periodo di crisi e gli altri decideranno di portarlo in un ospedale psichiatrico. Durante il viaggio però incontreranno un pericoloso criminale…

RECENSIONE: Terzo episodio della saga dopo i capitoli del 2009 e del 2011, che hanno incassato complessivamente nel mondo più di 500 milioni di dollari. Immutati cast tecnico e attori, viene leggermente modificata la formula, con una pellicola che non segue più lo schema “addio al celibato-sbornia-riparare i danni cercando di capire cosa è successo” ma si evolve diventando improntata più all’azione. Purtroppo.

Regia ancora di Todd Phillips, eletto “l’uomo più divertente di Hollywood” da Empire (andiamo bene…), che cura anche la sceneggiatura insieme a Craig Mazin, scrittore di opere che rimarranno nella storia della settima arte a imperitura memoria come Superhero, Scary Movie 3 e 4.
Proprio la sceneggiatura costituisce uno dei (tanti) punti deboli del film, risultando piena di buchi narrativi, incoerente e con troppe grosse forzature, che anche in un contesto di farsa come questo pesano parecchio.

Pensandoci bene, in confronto a questo obbrobrio combinare una dozzina di casini in poche ore di notte diventa quasi realistico.

Bradley Cooper (recentemente in Come un tuono) riprende, probabilmente più per gratitudine che per altro, il brand che lo ha lanciato e che lo ha portato alla Nomination all’Oscar per Il lato positivo.
Il suo ruolo di belloccio del gruppo qui è ancora più inutile e macchietta rispetto ai film precedenti, e considerando che carriera ha fatto oltre a Hangover viene malinconia a guardarlo.
Ed Helms e Zach Galifianakis (lontanissimi i tempi del telefilm Tru Calling), tornano ai personaggi che meglio sanno interpretare, cioè il perfettino e l’idiota, fossilizzandosi anche loro nella “Sindrome di Robert Downey Jr.”, malattia contagiosa e quasi letale che costringe gli attori che ne sono affetti a ripetersi all’infinito sempre negli stessi ruoli.
Le due new entries sono John Goodman e Melissa McCarthy, una sorta di sboccata Galifianakis in gonnella, entrambi utili come una salumeria di fronte a una moschea.

Oltre alla sceneggiatura scritta con l’ano e agli attori ripetitivi, questo film ha un’altra enorme pecca: si assiste ancora di più al mutamento di impostazione dei personaggi all’interno della storia rispetto ai canoni classici.

Mentre di solito c’è un comico che fa da spalla al personaggio serio e posato (ad esempio quello che facevano in modi diversi gli istrioni Jerry Lewis e Walter Matthau rispettivamente con Dean Martin e Jack Lemmon), qui abbiamo un Galifianakis a ruota libera, coadiuvato dal Chow di Ken Jeong che ha molto (troppo) spazio, e sorretto dai più calmi Helms e Cooper.

Il risultato è però quello di far sembrare il film troppo incentrato su Alan a dispetto della coralità che avrebbe dovuto esserci dato il gran numero di personaggi, un po’ come accade nella serie Pirati dei Caraibi dal secondo capitolo in poi, totalmente focalizzati su Depp-Sparrow, che ne La maledizione della prima luna era la spalla di Orlando Bloom.

Forse il titolo più adatto per il film sarebbe allora stato Zach Galifianakis e tutti gli altri, in particolare Chow che si vede spesso, fanno un sacco di casino 3.

Ma dubito che sulla locandina ci sarebbe stato tutto.

Se a tutto ciò si aggiunge che le gag sono sempre le stesse delle prime due pellicole, che Alan qui è molto più irritante e spaccapalle che simpatico e che i primi dieci minuti di film sono divertenti solo per persone con turbe psichiche, abbiamo una pellicola che non solo è un brutto film, ma è anche una brutta commedia.

Ah, quasi dimenticavo, viene anche stuprata la canzone Hurt di Johnny Cash.

Lasciate abbondantemente perdere.

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