L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Turturro’

Exodus – Dei e re

exodus-locandina“Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele […]”
Esodo 3, 7-8

TRAMA: Mosè, ebreo cresciuto alla corte del Faraone come suo figlio, scopre le sue origini: decide quindi di abbandonare la reggia, riunirsi con la sua famiglia e il suo popolo e guidarlo fuori dall’Egitto.

RECENSIONE: Tratto dal Libro biblico dell’Esodo e diretto da Ridley Scott, Exodus – Dei e re è una baracconata di grana grossa, con cui il regista inglese cerca di ritrovare i fasti perduti de Il gladiatore plagiandolo in salsa nordafricana e preoccupandosi quasi esclusivamente dell’aspetto visivo piuttosto che della solidità artistica.

exodus bale

AVVISO: Questa recensione conterrà uno spoiler (anticipazione) sul modo in cui viene rappresentato Dio.
L’Altissimo è un personaggio del film e non posso non parlarne, ma non essendo mostrato nel trailer non voglio anticipare la cosa a chi voglia tenersene all’oscuro.
Perciò la recensione andrà avanti (e finirà) tralasciando completamente questo elemento, per poi parlarne dopo la conclusione, come fosse una specie di “extra”.

Bene.

Dopo Noah, in cui un più che pingue Russell Crowe tentava di salvare l’umanità dalla furia di Dio, dalla violenza degli uomini e dalla pretenziosità di Aronofsky, abbiamo qui Christian Bale che cerca di portare alla Terra promessa il popolo eletto e al filmone promesso il regista derelitto.

Fallendo ampiamente nella seconda impresa.

Come già accennato, questa pellicola pecca nel voler riprendere troppi elementi da Il gladiatore, inserendoli in un contesto con cui non c’entrano nulla e rendendo quindi la vicenda stucchevole.

Le ambientazioni e gli effetti speciali non sono malvagi, pur con un uso esagerato della computer grafica, ma Exodus manca totalmente delle fondamenta narrative, a causa di una sceneggiatura con molti buchi e che si focalizza troppo su elementi obiettivamente secondari tralasciando aspetti molto più importanti.

exodus città

Io non sono un amante dell’animazione, per usare un eufemismo.

Un GROSSO eufemismo.

Provo quindi molta fatica nel dirlo, ma devo dare a Cesare ciò che è di Cesare: Il principe d’Egitto della DreamWorks è un film migliore di questo.

principe d'egitto gif

Non solo Exodus viene rullato 10-0 da I dieci comandamenti di DeMille, ma anche la versione cartoon dimostra una resa della storia decisamente migliore di questa costosa patacca.

L’unico pregio di questo film sono le Piaghe, che oltre ad essere realizzate ottimamente dal punto di vista visivo (ma come ho già detto, il problema della pellicola non è quello) sono state pensate come eventi consecutivi, e non ognuno fine a se stesso: ciò ne aumenta l’aspetto materiale pratico e non le fa sembrare delle mere magie distruttive.

La prima Piaga in particolare, ossia l’acqua del Nilo che diventa sangue, pur non essendo stata interpretata in maniera molto ortodossa (e anche qui, notevole eufemismo) l’ho trovata resa efficacemente e con originalità.

Con l’ovvia presenza di un gusto per l’esagerazione tipicamente hollywoodiano.

exodus sangue

Grosso problema della pellicola è inoltre il poco senso di molti personaggi secondari, avendo quindi l’impressione che siano meri riempitivi per arrivare alle due ore e mezza di durata tipiche dei kolossal.
La cattiva resa dei characters colpisce purtroppo anche i due principali.

Il Ramses di Joel Edgerton in particolare non ha né la freddezza e il distacco calcolatore di quello interpretato da Yul Brynner né la grande sfaccettatura di emozioni di quello animato, e ciò lo rende un personaggio decisamente piatto, nonché un villain ottuso e banale.
Un antagonista ebbro di potere come ve ne sono tantissimi, che non vede al di là del proprio naso e che porterà alla rovina il suo regno a causa del suo ostinato rigore.

Ah, e il fatto che sembri un incrocio tra il Divino Otelma e René Dif degli Aqua non lo aiuta…

la_ca_1017_exodus_costumes

Mosè è un personaggio più sviluppato, anche per l’ovvia maggiore quantità di scene che lo vedono partecipe, ma non possiede elementi che non siano già stati visti in tanti altri film.
Pensa al bene superiore del suo popolo, è un condottiero, chiede ai suoi uomini di fidarsi di lui anche nelle avversità, si interroga se i metodi da lui (e da Dio) usati siano giusti… molti aspetti presenti in altri condottieri o leader carismatici nel cinema, e che quindi non riescono a suscitare appieno l’interesse del pubblico.
Christian Bale cerca di portare a casa la pagnotta, ma in un’opera del genere è dura…

Casting scelto con la stessa pianificazione delle frasi che saltano fuori a Cards Against Humanity.

John Turturro (composto e delicato in Gigolò per caso) come faraone Seti non ci azzecca un tubo, e il suo personaggio ricalca quasi completamente il Marco Aurelio di Richard Harris.
Sigourney Weaver è spaesata nell’antico Egitto come può esserlo chi è abituata a uccidere alieni che escono dalle fottute pareti, e aralda del concetto prima esposto sui personaggi secondari che fanno tappezzeria.

exodus cast

Capitolo doppiaggio.

1) Apprezzo Simone D’Andrea, e lo ritengo un ottimo doppiatore sia per attori di film in live action (Colin Farrell, Cillian Murphy), sia nei cartoni animati (doppiò il personaggio che preferivo in Dragon Ball quando ero un marmocchio), peccato che con Ramses non c’entri assolutamente nulla.
Come l’attore che lo interpreta, del resto.

2) Si potrebbe fissare definitivamente un accoppiamento voce-volto per Christian Bale?
È un peccato che uno dei migliori attori della sua generazione abbia in italiano una voce sempre diversa; tra coloro che gli hanno prestato favella quello che trovo più azzeccato è Massimo Rossi.

In conclusione un piatto giocattolone da 150 minuti.

EXTRA:

Per chi non volesse sapere nulla di come è stato reso Dio, la lettura può finire qui, mentre chi abbia già visto il film o abbia perso la voglia di andarlo a vedere può proseguire.

Pronti?

Bene, ora parliamo di Dio.

Ronnie James Dio

No, non QUEL Dio!

In Exodus è stata fatta una scelta piuttosto coraggiosa per la rappresentazione dell’Onnipotente.

Dio appare e parla a Mosè in forma di bambino.

Mostrare la divinità in forma umana penso sia in generale una buona scelta, perché permette di creare un ponte o un punto di contatto più solido tra il profeta/messaggero umano e il dio, facendo sì che l’essere sovrannaturale scenda a livello dell’uomo per parlare con lui e mostrarsi in vesti che egli possa comprendere senza esserne terrorizzato.

È quindi rassicurante.

C’è solo un piccolo dettaglio, che in questo film la rende una PESSIMA scelta.

Sentire un bambino di dieci anni parlare continuamente di morte, distruzione e piaghe non è rassicurante, fa venire la pelle d’oca alta un metro!

In Exodus Dio non mostra mai pietà e compassione, ma è sempre molto duro e deciso nella sua volontà di punire gli egiziani per forzare la mano al faraone.
Impone a Ramses di liberare il suo popolo, tenuto in schiavitù; al suo rifiuto, l’Onnipotente reagisce con la stessa pacatezza di Carrie dopo aver ricevuto la secchiata di sangue suino in testa, scatenando così le Piaghe.
E mostrare un Dio del genere come un bambino fa un effetto Villaggio dei dannati terrificante.

E la rende un’idea imbecille.

Annunci

Gigolò per caso

gigolò per casoSon solo un recensor / scrivo elogi ma anche no / se un film fa schifo, giù accidenti…

TRAMA: Un vecchio libraio che ha appena dovuto chiudere la sua attività decide, per guadagnare dei soldi, di proporre un suo amico fiorista come gigolò e fargli da “protettore”.

RECENSIONE: Scritto, diretto e interpretato da John Turturro (di cui vi consiglio il divertente Romance & Cigarettes del 2005), Gigolò per caso è una delicata favola adulta, che riesce ad essere genuinamente ironica e allo stesso tempo dolce, mostrando reazioni emotive fragili ed intense.

Chiariamo subito un punto: questa pellicola non è (volutamente) realistica.

Abbiamo infatti:

  • Woody Allen come pappone ultrasettantenne (“il più bianco che si sia mai visto” cit. da Kick-Ass 2);
  • Lo stesso Turturro, che con tutto il dovuto rispetto non corrisponde all’archetipo del bell’uomo, nei panni di un apprezzato gigolò;
  • Come clienti del suddetto gigolò la coppia Sofia Vergara – Sharon Stone.

Cioè due che riescono a trasformare ogni appendice maschile in menhir devono ricorrere al sesso a pagamento.
sofia vergarasharon stone gigolò

 

Sicuramente.

Messi così, questi ingredienti potrebbero far presagire di primo acchito una delle più vergognose cazzate che la Settima Arte ricordi.

Si aggiunge infatti un’altra opera ad un filone cinematografico piuttosto scadente che sta avendo la ribalta negli ultimi tempi, ossia quello in cui persone “più che mature” fanno attività tipicamente giovanili, come avviene ad esempio nei recenti Il grande match Last Vegas.
A differenza però di questi ultimi film, intelligenti come sventolare la bandiera serba a Zagabria, Gigolò per caso riesce ad essere una piccola chicca, che nei suoi 90 minuti e spicci intrattiene facendo sorridere e, perché no, riflettere il pubblico.

gigolò per caso scena2

Il vero obiettivo di satira qui non è tanto l’età dei personaggi (che nei film prima citati era oggetto del 99,9 % delle battute), bensì l’ortodossia ebraica, che simboleggia in senso più ampio la chiusura mentale e affettiva, criticata appunto dal film.

La pellicola spinge infatti le persone a lasciarsi andare ai propri sentimenti, vivendo la vita con leggerezza e semplicità, senza badare ai preconcetti che la società impone in maniera talvolta opprimente.

La regia è molto intima, ed è caratterizzata da un gran numero di primi piani. Tale elemento sottolinea la vicinanza voluta da Turturro tra i personaggi e il pubblico, in modo che quest’ultimo possa focalizzare l’attenzione su di loro.
Abbondano quindi anche le scene in interni, che favoriscono tale riduzione delle distanze, mentre nelle poche scene in esterni la macchina da presa mantiene campi stretti non allargandosi a mostrare la città, evocata soltanto con nomi, scorci e piccoli elementi.

La sceneggiatura come già detto non deve essere presa seriamente e in modo pedante, ma come una sorta di fiaba, abbandonandosi alla sospensione dell’incredulità (qui giustificata, a differenza di altre pellicole immonde dove è inutilmente grossa come una portaerei).
Contano qui le emozioni, non i meri  fatti.

gigolò per caso scena

Turturro, accantonati (si spera definitivamente) i Transformers di Bay, dimostra le già menzionate sensibilità e misura anche in ambito recitativo, interpretando il gigolò per caso Fioravante in maniera delicata e quasi sommessa.
La sua recitazione è un sussurro, non un grido, e questo contribuisce alla curiosità dello spettatore, che vuole più dettagli sulla sua persona e prova una dolcezza mista ad empatia nei suoi confronti.

Woody Allen, che non recitava in film diretti da altri dal 2000 (Ho solo fatto a pezzi mia moglie, regia di Alfonso Arau), è qui nei panni del suo solito personaggio-feticcio: l’intellettuale ebreo sarcastico e balbettante.
Cioè se stesso.
Nonostante reciti più sopra le righe rispetto a Turturro riesce a contenersi mantenendosi nel “non protagonismo”, cosa che giova al film.

Il trio di donne è di tutto rispetto.
La Stone e la Vergara (meravigliose, complimenti alle mamme) come clienti hanno una presenza limitata per ciò che concerne lo sviluppo della storia e fanno la loro parte con brio e gusto.
E per chi ancora non abbia capito, sì, sono due gnoccone atomiche.
Vanessa Paradis segue la scia di Turturro come remissione e costrizione del proprio ruolo, risultando ancor più sotto le righe del collega.

Ottima colonna sonora, in cui spiccano Canadian Sunset di Gene Ammons e Tu si na cosa grande cantata dalla stessa Paradis.

Carino.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Dello stesso regista Romance & Cigarettes (2005), mentre sul tema “maschi in vendita” Un uomo da marciapiede (1969) e il sempiterno American Gigolò (1980).

Tag Cloud