L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Tucci’

The Silence


Talvolta la sordità è una benedizione.

Con The Silence sicuramente.

TRAMA: Mentre il mondo è assediato da terribili creature che scovano le loro prede umane grazie al proprio super udito, la sedicenne Ally, non udente da tre anni, e la sua famiglia cercano di mettersi al riparo…

RECENSIONE:

Ennesimo originale Netflix di qualità aberrante, The Silence è una pigra porcheria che oltre a presentare oggettivi difetti in fase costruttiva (sceneggiatura, soprattutto) subisce pure la scalogna di essere sembrare una copia carbone del buon A Quiet Place di John Krasinski, uscito solo un anno fa.

Al confronto del quale emerge una differenza simile a quella presente in campo calcistico tra il Barcellona catalano e il Barcellona Pozzo di Gotto.

Una delle pecche principali di questa boiata è sicuramente la trama, che pur considerando la presenza consona per l’horror di un patto narrativo (sarebbe infatti un errore approcciarsi al genere ricercando veridicità estrema), non evita l’alzata di più che un sopracciglio, a causa soprattutto di una scrittura eccessivamente facilona e superficiale.

silence scena

«Mio Dio, ma quella è proprio una clamorosa cazzatona…» «Stanley, ho paura…»

Nonostante infatti sia stato ipotizzato che solo negli ultimi quarant’anni l’uomo abbia causato l’estinzione di ben il 60% delle specie animali selvatiche, qui uno sciame di pipistrelli preistorici riesce a provocare una deriva apparentemente apocalittica della nostra società; è quindi presumibile che i vertici degli eserciti mondiali siano chiroptofobici come Batman, perché una delle pietre miliari su cui si poggia l’impianto narrativo della pellicola è proprio l’enorme pericolo causato da creature che, per quanto numerose ed aggressive siano, sono semplici animali.

Si aggiunga anche che l’udito delle bestie (non chi ha prodotto il film, quelle che volano) sia più o meno acuto in base a mera convenienza di trama, poiché a parità di decibel esse talvolta non si accorgono delle fonti rumorose, mentre in altre situazioni anche il più impercettibile rumore ne causa l’attenzione.

Viene quindi a crollare come un castello di carte uno dei principi fondamentali da tenere a mente quando si inseriscano antagonisti, animali o senzienti, dotati di particolari poteri: inquadrare specificatamente i limiti di tali abilità, mostrando perciò in modo chiaro fino a dove esse possano spingersi e quali siano i loro massimi.

Come visto nel precedente Velvet Buzzsaw anche qui Netflix si conferma maestra nello sprecare cast importanti: oltre alla Kiernan Shipka ex Mad Men e in lampa di lancio con Sabrina, ci provano invano Miranda Otto e quel povero Cristo di Stanley Tucci, attore dall’enorme talento che dovrebbe essere messo in condizione di lavorare in prodotti di ben altro spessore.

The-Silence-2

Spettatori che dopo aver visto “The Silence” decidono di darsi fuoco.

Tra un rimando tristissimo ad Uccelli, che meno male Hitchcock è morto da quarant’anni, e alcune dinamiche narrative ormai straviste (la famiglia che perde letteralmente i pezzi, i diversi approcci alle tragedie, il fondamentalismo religioso inserito per motivi francamente incomprensibili), The Silence costituisce un’ora e mezza della mia vita che non riavrò mai più.

John Leonetti dovrebbe cambiare mestiere, perché con The Silence oltre che sordi bisognerebbe essere ciechi.

Un film riprovevole.

Annunci

Transformers 4 – L’era dell’estinzione

transformers4_locandinaDi questi film, spero.

[Quella cosa sconclusionata che secondo Michael Bay e i suoi compagni di merende dovrebbe essere la] TRAMA: Un meccanico scopre per caso il transformer Optimus Prime, che si sta nascondendo dagli umani che lo vogliono distruggere.
Nel frattempo un gruppo di scienziati, studiando questi esseri, si spinge troppo oltre…

RECENSIONE: Premettendo che l’essere arrivati fino al capitolo quattro di questo franchise è un’onta per la parte senziente del genere umano, Transformers 4 – L’era dell’estinzione è un’inguardabile baracconata flagellata da stupidità, dialoghi improbabili e stereotipi tanto esagerati quanto fastidiosi.

Tipo Una mamma per amica al maschile.

Un film con l’aggravante di non fingere nemmeno di essere una buona opera spegni-cervello, ma che fissa fieramente negli occhi lo spettatore con il tipico sguardo di ghiaccio eastwoodiano accusando sua madre di tenere abitudini sessuali assai vittoriane.

Dal punto di vista più tecnico e specifico, i difetti della pellicola sono talmente evidenti che la recensione potrebbe anche non essere scritta.

Tornate qua, era per dire!!

La regia ha infatti tutti i Bayismi che ormai critica e pubblico ben conoscono (vedere anche l’ultimo articolo da me scritto su questo regista), e una pellicola di buona fattura con tali premesse è quindi come il confine tra Italia e Germania.

Sì, l’ultima battuta non è immediata, vi do quei 2-3 secondi per capirla.

Facezie a parte, niente di nuovo sul fronte cinematografico: esplosioni tanto colossali quanto casuali, slow motion ancor più utilizzata di 300 e relativo seguito (che senza l’uso di tale tecnica durerebbero 35 minuti), tanto sole e tanta ignoranza.

Ma tanta.

MA TANTA.

Sì, buonanotte.

Sì, buonanotte.

Il pedale dell’acceleratore viene spinto sempre al massimo nelle scene d’azione, e questo mette ancora più in risalto la debolezza strutturale del film, che risulta quindi essere un castello di carte con dei pesi di piombo attaccati ai vari piani: tutto ciò che può esplodere, sfasciarsi, crollare e sbriciolarsi lo fa, dimostrando il probabile odio di Bay nei confronti degli ingegneri edili.

Provate a contare quante volte si vedono i protagonisti in mezzo allo schermo, con alle loro spalle un’esplosione in slowmo e un (fastidiosissimo alla lunga) raggio di sole che gli filtra da dietro andando a piantarsi nella vostra pupilla.

Dovrete ricorrere alle dita dei piedi dopo meno di un’ora.

transformersplosion-transformers-age-of-extinction-what-to-expect

E siccome le disgrazie vanno sempre in coppia (come un’altra cosa), vai con la sceneggiatura.

Non nascondiamoci dietro a un dito: Ehren Kruger, sceneggiatore di tutti i film sui robot giganti dal secondo round in poi, ha probabilmente prodotto questo script tra una partita a Ruzzle e l’altra.

Questa è infatti l’unica spiegazione logica, oltre all’abuso contemporaneo di eroina, Jack Daniels e Slurm, per cui la mente di un essere umano presumibilmente capace d’agire potrebbe partorire una massa di insulsaggini, battutacce, reazioni umane casuali e scene tirate per i capelli della durata complessiva di due ore e quaranta: centosessantaminuti stupidi, frustranti ed inutili.

Come spiegare la regola del fuorigioco a una donna.

Provate a pensare a un cliché dei film d’azione.
Una cosa che si vede sempre, che viene detta sempre e che è diventato quasi un must di questa tipologia di film.
Uno a caso.
In Transformers 4 c’è.

Uguale identico a come lo si è visto altre decine di volte.

Transformers-4-Crosshairs

Mark Wahlberg sostituisce Shia LaBeouf come protagonista di questo circo equestre; chiedersi chi tra i due sia il migliore è come scegliere cosa potrebbe abbattere meglio un carro armato tra un sasso e un ramo; entrambi nei panni di personaggi improbabili, entrambi spinti da una motivazione a n zeri.

Denaro, che gli fai tu agli attori…

Nicola Peltz (classe 1995, a ‘sto giro Bay si è dato al genere “Barely legal”) è la gnocca monoespressiva di turno.
Considerato che nei film di tale regista le donne sono solo ed esclusivamente lamentose principesse da salvare o incorreggibili troioni d’assalto, non si può chiederle di sollevare granché la qualità complessiva del film; mi sentirei quindi di considerarla più una vittima che una complice.

Poi mi viene in mente che ha recitato anche in quell’informe ammasso di bolo de L’ultimo dominatore dell’aria e la sua presenza diventa allora intollerabile.

transformers-4-age-of-extinction-cast-transformers-4-enters-its-age-of-extinction

E se in una pellicola recitano male persino Kelsey Grammer e Stanley Tucci (circondati tra l’altro da un supporting cast di scappati di casa con personaggi francamente inutili), significa che i buoi sono usciti dal recinto ormai da un pezzo.

Per concludere, una considerazione di carattere generale.

Il grosso problema di opere come questa (oltre ovviamente ad essere delle inguardabili troiate) è che si fanno troppo spesso scudo con la classica paraculata “è un film di disimpegno, non lo potete criticare negativamente”.
Tale ragionamento, oltre ad essere francamente irritante, è concettualmente sbagliato.

Esso porta infatti a ritenere erroneamente i film leggeri o di svago pessimi a prescindere, dimenticandosi che nella storia del cinema sono state realizzate delle ottime pellicole di disimpegno, diventate giustamente cult e conosciute in tutto il mondo (come The Blues BrothersL’aereo più pazzo del mondo Frankenstein Junior tanto per dirne tre, ma ce ne sarebbero altre).

blues brothers

Quindi sono gli stessi creatori (e talvolta gli amanti) di pessimi film a denigrare il cosiddetto “film leggero”, e ciò porta purtroppo ad un appiattimento qualitativo verso il basso dell’intrattenimento cinematografico e dell’Arte stessa, destinata temo a peggiorare sempre più col passare degli anni.

E a portare sugli schermi sempre più prodotti come Transformers 4, un film con lo stesso valore artistico di un concerto di scorregge con le ascelle.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: La trilogia precedente del relativo franchise, Pacific Rim e usare una pistola al posto del phon.

Tag Cloud