L'amichevole cinefilo di quartiere

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12 anni schiavo

12 anni schiavo“Neither slavery nor involuntary servitude, except as a punishment for crime where of the party shall have been duly convicted, shall exist within the United States, or any place subject to their jurisdiction.”

XIII emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America, sezione I.

TRAMA: 1841. Solomon Northup, un uomo libero che vive a Washington, viene ingannato, rapito e portato in Louisiana, dove rimarrà come schiavo fino al 1853.
Tratto dall’omonima autobiografia di Northup.

RECENSIONE: Diretto da Steve McQueen, 12 anni schiavo è un film intenso creato ad hoc per sbancare agli Oscar, puntando su una storia cruda e drammatica che prosegue il filone tematico degli ultimi anni composto da pellicole come Lincoln e The Butler.

Senza nulla togliere alla bravura di questo regista, che ha portato sullo schermo opere di notevole impatto emotivo come Hunger (2008) e Shame (2011), la pellicola manca di quel quid in più che le possa permettere di passare da “buon film” a “capolavoro”.
Forse ciò dipende anche dal fatto che 12 anni schiavo abbia una dimensione molto più generale e universale rispetto alle sue due pellicole già citate, dato che qui l’elemento personale si fonde maggiormente con la realtà storica.

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Pur avendo quindi buone componenti prese singolarmente, si ha come l’impressione che McQueen si comporti come un tiratore che con un fucile in mano si lasci passare un bersaglio davanti agli occhi, avendolo al centro del suo mirino ma senza osare premere il grilletto.
Si avverte inoltre nel ritmo narrativo un’eccessiva lentezza, che considerando l’importante tema culturale e storico dietro al film risulta essere una pecca di non poco conto.

La regia è buona ma non eccezionale, prediligendo un approccio molto più materiale e basilare piuttosto che invenzioni visive particolari od originali. Se da un lato tale scelta può esaltare la già citata durezza dell’opera, d’altro canto può stancare lo spettatore che abbia un occhio più tecnico, assumendo connotati più socio-documentaristici che artistici.

La sceneggiatura di John Ridley si concentra forse un po’ troppo su alcuni elementi della storia tralasciandone altri che avrebbero meritato maggiore approfondimento, e pur avendo ragione nel mantenere una costante attenzione sul protagonista, i personaggi secondari poco esplorati risultano essere troppo piatti e bidimensionali.

Chiwetel Ejiofor sostiene il film quasi da solo. Il suo Solomon Northup è ottimamente rappresentato come un uomo buono soverchiato dagli eventi, che cerca di non perdersi mai completamente d’animo e che ha come unico obiettivo in mente sopravvivere con le unghie e con i denti. Forse il ruolo è in parte penalizzato dal suddetto mancato approfondimento nella sceneggiatura di alcuni sottotesti, ma in generale si ha di fronte un’ottima prova attoriale.

12 anni schiavo eijofor

Ottimo anche Michael Fassbender. Il suo schiavista psicopatico ricorda una versione cruda e più tra le righe del Calvin Candie di Leonardo DiCaprio in Django Unchained. Violento, irascibile e con una distorta e quasi ossessiva visione religiosa e divina, risulta essere una furia umanizzata pronta ad abbattersi senza preavviso sugli astanti, e l’attore di origine tedesca è molto bravo nel rappresentarlo.

12 anni schiavo fassbender

Piccole parti per Paul Giamatti, Benedict Cumberbatch post-viverna, Paul Dano e Brad Pitt. Personaggi che come già detto avrebbero meritato uno sviluppo più approfondito (in particolare quelli di Cumberbatch e Pitt) e che per come sono resi risultano essere maschere un po’ troppo blande e poco più. Peccato, visto che c’erano sia i presupposti che notevoli interpreti.  

Per quanto riguarda il comparto tecnico, accurati sia i costumi di Patricia Norris sia le scenografie di Adam Stockhause, entrambi nominati agli Oscar. Entrambi questi elementi sono importanti in un film storico, per aiutare lo spettatore ad immergersi completamente in una storia di centocinquant’anni prima.

Un’opera che probabilmente sarà molto premiata dall’Academy, ma che per quella che è la mia opinione avrebbe potuto essere più incisiva affondando meglio alcuni colpi. Un’occasione mancata.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Lincoln (2012), Django Unchained (2012) e The Butler (2013).

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Bling Ring

bling ring“New car, caviar, four star daydream / think I’ll buy me a football team.” Money – Pink Floyd (1973)

TRAMA: Un gruppo di adolescenti di Los Angeles sfrutta i social network per sapere quando sono disabitate le case dei vip, per poi entrarvi e rubare vestiti e accessori.

RECENSIONE: Tratto da un vero fatto di cronaca (la banda di ragazzi californiani operò tra ottobre 2008 e agosto 2009), questo film è diretto, scritto e prodotto da Sofia Coppola.
Nota secondariamente per essere la figlia di Francis “Sei Oscar” Ford e principalmente per essere cugina del Marlon Brando contemporaneo Nicolas Cage, la Coppola conferma in parte il suo calo qualitativo, con un film che nonostante le grandi aspettative (dovute in particolare alla grande quantità di pubblicità) si rivela nella media.

Il problema di Bling Ring è che il suo punto di forza, ossia il tema dei ragazzi senza ideali che hanno come unica aspirazione diventare delle star o atteggiarsi a tali, si tramuta paradossalmente proprio nel suo tallone d’Achille. E questo perché la reazione dello spettatore scafato a ciò che sta vedendo è: “Ma va?!”

Le presunte velleità socio-antropologiche della pellicola, che consisterebbero nel raccontare di una generazione perduta e soggiogata dal materialismo vengono meno per il semplice fatto che questo tema è ormai costantemente presente nella nostra società. La sensazione è che i ragazzi mostrati siano un esempio eccessivo di questa tendenza, ma solamente questo e nulla più. Il film quindi non scuote le coscienze e non fa prendere atto allo spettatore (indipendentemente dall’età) di un problema, perché è la società stessa che fa sembrare normale questo modo di pensare.

Purtroppo moltissimi giovani non hanno più come obiettivo essere una cosiddetta “brava persona”, ma essere i più fighi e ammirati, o persino soddisfare l’infantile volontà del possesso (nel senso vero e proprio del termine) di oggetti o di status. O di persone.
I media di certo non aiutano il soggetto in via di sviluppo psico-emotivo a capire quali aspirazioni siano sane e quali siano sbagliate, e i risultati non sono dei più confortanti.

Il film in generale si rivela quindi un banale esercizio di stile, apprezzabile in quanto tale ma che non può andare molto al di là della sufficienza. In alcuni punti sembra più un documentario naturalistico che un lungometraggio, mostrando animali da giungla metropolitana che cacciano e formano un branco.

Oltre a Emma Watson, che si sta specializzando nel recitare in pellicole scadenti che senza di lei ad attirare la pubblicità incasserebbero molto meno (Noi siamo infinito o il prossimo Noah, spirito di DeMille aiutaci), abbiamo un cast che sarebbe nella media se questo fosse un film horror dove i protagonisti vengono progressivamente ammazzati. Tutti giovani, nessun personaggio particolarmente memorabile, stereotipi a carriole e i soliti genitori assenti e idioti.

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche: Il giardino delle vergini suicide (1999), primo film della Coppola, Guida per riconoscere i tuoi santi (2006) e Alpha Dog (2006), sempre con adolescenti problematici.

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