L'amichevole cinefilo di quartiere

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Pillole di cinema – L’uomo di neve

Do you want to build a snowman?

TRAMA: Oslo. Al sopraggiungere della prima neve alcune donne iniziano a sparire e, contemporaneamente, in città compaiono diversi pupazzi di neve. Le due cose sembrano collegate, ma bisogna darsi da fare: nuove nevicate cancellerebbero eventuali tracce del killer. Il detective Harry Hole è a capo di una sezione speciale della polizia cittadina impegnata nel caso.
Da un romanzo di Jo Nesbø.

PREGI:

– IL NORD NON DIMENTICA: L’uomo di neve riesce ad imbastire una trama efficace grazie all’importanza che viene data alla consequenzialità di eventi che si svolgono su linee temporali diverse; in questo modo la vicenda assume un più ampio respiro, giovando ad una storia che assume connotati più generazionali che meramente immanenti.
Flashback e relativi ritorni al presente sono ben gestiti, non sembrando forzati e rivelando elementi giusti nei momenti giusti, fattore importante e niente affatto scontato nei thriller.

– OSLO: Una delle capitali europee forse meno sfruttate al cinema (escludendo epopee vichinghe varie ed eventuali), l’ex Christiania offre un’ambientazione estremamente suggestiva, non solo per quanto concerna l’elemento prettamente cittadino ma anche relativamente al paesaggio naturale circostante l’aera urbana.

La fotografia riesce ad azzeccare toni e luci giusti, fornendo agli occhi dello spettatore un’algida sequenza di campi medi e lunghi che riescono ad immergere lo spettatore in un’atmosfera fredda ed asettica, con i colori bianchi che assumono connotazioni accoglienti o spettrali secondo l’evenienza.

– REBECCA FERGUSON: Dopo l’ennesimo delirio onanistico di Tom Cruise ed un vergognoso plagio di Alien, finalmente l’attrice svedese capita in una pellicola quanto meno decente e nella quale possa interpretare un personaggio ben caratterizzato.

Per carità, non stiamo parlando di Bergman (a proposito di Svezia), ma la sua Katrine Bratt possiede almeno una tridimensionalità caratteriale tale da farla spiccare tra i colleghi qui impegnati, anche perché una delle pecche de L’uomo di neve è proprio…

DIFETTI:

– … IL RESTO DEL CAST: Da un Val Kilmer la cui espressione piuttosto indecifrabile rimane comunque la stessa in ogni scena che lo veda coinvolto, ad un J. K. Simmons sprecatello fino ad un Michael Fassbender mandato allo sbaraglio, personaggi relativamente interessanti vengono penalizzati da una scelta di cast poco lungimirante.

Spiace in particolare per “Fassy”, attore di pregevole bravura ma che risulta piuttosto fuori ruolo come detective alcolizzato e sfatto.
Recitazione troppo pulita ed aspetto non così trasandato come il vissuto del character suggerirebbe, sarebbe servito un interprete dall’estetica ben più torva.

– POCA PERSONALITÀ: Come tutti i film da sei-sei e mezzo, anche L’uomo di neve rischia di finire ben presto nel dimenticatoio; a meno che non siate fan delle opere di Nesbø, infatti, la pellicola non contiene elementi che possano farla emergere all’interno del genere di appartenenza.

Lo spettatore superficiale, inoltre, potrebbe considerarla una mera copia di Uomini che odiano le donne, thriller a sua volta tratto da un best seller scandinavo.

– EFFETTI SPECIALI: Pur contando quanto le mutande in un porno, i pochi effetti speciali qui presenti rientrano nelle menzioni negative poiché hanno il doppio difetto di essere tanto mal fatti quanto inutili e bypassabili in modi stilisticamente diversi rispetto a quelli adottati.

Se in un film si inserisce un elemento inutile e per di più lo si realizza male, si dimostra doppia miopia.

CONSIGLIATO O NO?

Oggettivamente non è un brutto film, per cui in una serata da botta e via sicuramente, ma se cercate qualcosa di più artisticamente rilevante può essere evitato senza troppi rimpianti.

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Dead Man Down – Il sapore della vendetta

Un film che potrebbe sostituire la pena di morte in molti Stati.

TRAMA: Victor è il braccio destro di un capomafia di New York in cerca di vendetta. Sulla sua strada incontra Beatrice, una donna misteriosa che nasconde un segreto inconfessabile e che conosce a fondo il suo passato.

RECENSIONE: Per la regia del danese Niels Arden Oplev, famoso per aver diretto il primo capitolo della trilogia originale di Millennium, Uomini che odiano le donne, questa pellicola basata sui dialoghi e sulle scene d’azione ha due grossi problemi: i dialoghi e le scene d’azione.

I primi sono di una lentezza esasperante, con intensi sguardi eterni alla Twilight maniera, battute rarefatte e banalissime e interi minuti dove non si riesce a comprendere che cosa stiano aspettando i personaggi sullo schermo prima di fare o dire qualcosa (Godot probabilmente). Le scene action invece sono caratterizzate da un movimento della macchina da presa accurato e preciso come se avessero fatto impugnare la telecamera a una scimmia ubriaca, creando un casino tale da non far capire allo spettatore un beneamato accidente di ciò a cui sta assistendo. La somma di questi due fattori ha come risultato uno dei più colossali deficit di attenzione che occhio umano possa mai provare (e sopportare), con il povero Cristo in sala che passa in letargo il 70% delle due ore scarse di durata per poi svegliarsi in quegli orgasmi di morte che sono le sparatorie, col risultato di non seguire per niente una sceneggiatura banale come uno yo-yo rotto.

Lo script ha più buchi del groviera, i personaggi molto spesso fanno scelte repentine e incomprensibili usando un minimo di logica, cambiando mood a casaccio e avendo reazioni umane realistiche come gli effetti speciali di Superman del 1978. E ovviamente gli attori, se possibile, rendono ancora peggiore questo immane strazio.

Colin Farrell è irritante nella sua monoespressività e con i suoi sopracciglioni perennemente aggrottati come se avesse una paresi, e il fatto di avere un personaggio stereotipato come non mai non lo aiuta (chissà cosa aveva di così urgente da pagare con questo cachet). Noomi Rapace dopo l’insulto Prometheus imbrocca un altro flop che accresce ancora di più la sua fama di miracolata, come se non ce ne fosse bisogno. Dominic Cooper e Terrence Howard fanno tappezzeria con personaggi rilevanti come l’ultimo pezzo in basso a sinistra di un puzzle da cinquemila, e quest’ultimo in particolare interpreta uno dei villain più noiosi e scontati della storia. Brevi apparizioni di Fahrid Murray Abraham e Armand Assante che dimostrano che lo sputtanamento non ha età.

Che tedio.

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