L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Theron’

The Old Guard


«Il film è tratto da un fumetto».

«Uh, questo è male…»

«Ma il fumetto NON è della Marvel».

«Questo è bene!»

«I protagonisti sono immortali, il superpotere peggiore della storia».

«Questo è male…»

«Ma il cast è di buon livello».

«Questo è bene!»

«È distribuito da Netflix».

«Questo è male…»

«Ma Netflix ha distribuito anche The Irishman».

«Questo è bene!»

«La regista è la stessa de La vita segreta delle api».

«E questo è male!»

«Posso recensire ora…?»

TRAMA: Un gruppo di soldati dotato di immortalità ha combattuto durante le guerre più importanti della storia dell’uomo. Sulle loro tracce si mette un’organizzazione criminale…

RECENSIONE:

Tratto dalla graphic novel omonima, The Old Guard è un prodotto action che si inserisce nel filone “angeli custodi con poteri” fumettistico (dagli X-Men a seguire) senza sfigurare particolarmente ma non mostrando al contempo eccessivo brio.

Come i più recenti Umbrella Academy e The Boys, il film dovrebbe infatti trarre la propria linfa vitale dall’esplorazione narrativa dei diversi componenti del gruppo, ma ciò qui non accade, poiché la pellicola non permette, a causa della notevole mole di trama ed informazioni rigurgitata sullo spettatore, di focalizzarsi efficacemente su alcuni specifici punti del gregge personaggistico.

Il risultato è un prodotto purtroppo estremamente generico e generalista, che pur non dimostrandosi di qualità bassa e non palesando clamorose scempiaggini da matita rossa, lascia una spiacevole sensazione di già visto, unita al dubbio su quanto il medium filmico sia efficace per esporre una storia disperatamente bisognosa, in realtà, delle tempistiche espositive tipiche della serie tv, più dilatate e permissive in tal senso.

La trama risulta quindi piuttosto ordinaria, con ogni crisma relativo al sottogenere di appartenenza che viene inanellato senza grandi palpiti emotivi: pure l’immortalità risulta un potere banale e scontato, non riuscendo questo The Old Guard ad affrancarsi dai più celebri predecessori vergando una propria originale firma in un panorama la cui offerta si sta avviando a grandi balzi verso il superamento della domanda.

La pecca principale del potere apparentemente più utile, ossia che chi ne venga benedetto veda tutti i propri amati divenire sempre più malati e vecchi sino alla loro morte, è esposta in maniera troppo didascalica e asettica, con brevi indicazioni en passant che risultano ben poco particolari o frizzanti.
Sarebbe stato ben più di impatto, invece, l’utilizzo di questi demoni interiori, del rimorso e della nostalgia in modo più attivo e “pressante” all’interno della trama, contribuendo così all’ispessimento narrativo di characters abbastanza bidimensionali.

The Old Guard risente negativamente, inoltre, di un ritmo eccessivamente ondivago tra segmenti action piuttosto scontati nella loro esecuzione pratica e lunghe fasi di verbosa spiegazione (più per il pubblico che necessarie al senso logico interno della storia), che rendono talvolta l’opera prolissa ed inutilmente ciarliera.

Conseguenza di ciò è che le due piene ore di durata risultino talvolta indigeste ed eccessivamente farraginose, per un film che al contrario si porrebbe dichiaratamente come passatempo disimpegnato, portando quindi lo spettatore di Netflix a virare su lidi ben più lievi ed accoglienti.

Cast di buon livello in cui spicca ovviamente Charlize Theron, che oltre ad essere ormai l’incontrastata imperatrice delle cougar dimostra ancora una volta la sua versatilità interpretativa, pencolando tra generi molto diversi fra loro senza perdere un’oncia di bravura e carisma.

Piace vedere in una produzione internazionale il nostro Luca Marinelli, sperando che pellicole come questa siano apripista verso opere di maggiore spessore artistico.
Brevi ruoli per un vergognosamente sprecato Chiwetel Ejiofor e l’ex Harry Melling della saga di Harry Potter.

Pur presentando migliori presupposti, The Old Guard è quindi la reincarnazione filmica del concetto astratto di sei politico: due ore da utilizzare per riempire un buco della propria giornata in modo poco produttivo e molto fumoso.

Mediocre.

Fast & Furious 8

La brum di Toretto ha un buco nella gomma.

TRAMA: La squadra di Dominic Toretto sembra aver finalmente trovato la tranquillità tanto desiderata.
Purtroppo i guai sono dietro l’angolo, e questa volta si manifestano sotto le spoglie di una spietata terrorista informatica, che riesce a spezzare l’equilibrio della squadra trascinando Dominic dalla sua parte.
Per riportarlo alla ragione, Letty, Hobbs e gli altri saranno costretti a chiedere aiuto ad un loro vecchio nemico, Deckard Shaw.

 

RECENSIONE:

Carro armato (??)

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Dodge Charger.

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Nissan IDX.

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Jaguar F-Type Coupe.

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Corvette Stingray 1966.

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Bentley GT BR9 coupe.

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Subaru BRZ.

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Lamborghini Murcielago.

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Mercedes AMG GT.

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Corvette 1966.

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Ford Fairlane 1956.

 

VROOM VROOM BANG BUM PATA-PAM CRASH.  

Bla bla bla famiglia, bla bla bla tradimento, bla bla bla il mio pene è più lungo del tuo, bla bla bla stereotipi imbecilli a camionate, bla bla bla techno mumbo-jumbo campato per aria.

Che cazzo ci fa Kurt Russell in ‘sta roba?

Che cazzo ci fa Charlize Theron in ‘sta roba?

Che cazzo ci fa Helen Mirren in ‘sta roba?

Se una serie come questa arriva al capitolo OTTO esiste un problema.

 

Buona Pasqua.

Pillole di cinema – Il cacciatore e la regina di ghiaccio

il cacciatore e la regina di ghiaccio locandina itaThor vs Æon Flux vs Regina Vittoria.

TRAMA: La perfida strega Ravenna si serve della sua bellezza e della sua magia per impadronirsi di un regno dopo l’altro.
Sua sorella Freya, dopo un grave lutto, si stabilisce in un lontano regno addestrando un esercito…

PREGI:

– È l’ennesima prova che un film non vada giudicato esclusivamente dal cast: Charlize Theron che riportatela a scazzottarsi con Tom Hardy, Emily Blunt figlia illegittima di Saruman e Donatella Versace, Jessica Chastain prezzemola delle ultime annate, Chris Hemf… Hemt… Held… vabbé, THOR formano una compagnia briscola che, pur buona sulla carta, non riesce a sollevare le sorti di questa incorreggibile ciofeca.

Il lato positivo è che per un pubblico un po’… ehm… “distratto” avente come mantra “film = cast” può essere un’occasione di apertura oculare oltre che mentale.

E nella vita si impara di più dagli errori che dalle vittorie, come diceva Sun Tzu.

O era Liedholm?

il cacciatore e la regina di ghiaccio cast

DIFETTI:

– Let it go, let it go, la copia carbone io sarò…: Una regina maestra delle arti crio-magiche che dopo aver scoperto il proprio potere si auto-esilia lontana dalla sorella.

Dov’è che ho già sentito questa storia?

Sì, esatto, l’avete capito subito anche voi.

Quella, ovviamente.

Mister Freeze di Batman.

freeze nora arkham

– Introspection for dummies: Film dalla notevole profondità emozionale, Il cacciatore e la regina di ghiaccio è un’opera che esplica atteggiamenti psicologici complessi ed estremamente maturi, tra i quali si possono elencare “Gli uomini sono cattivi”, “L’amore è brutto”, “I sentimenti sono per deboli” e “La vendetta è l’unica via”.

Ci mancano solo “Abbasso le femmine” e “I maschi non piangono” per completare il catalogo mentale-tipo della prima elementare.

Spendere una parte dei 185 milioni di dollari del budget per assumere uno sceneggiatore che NON sia quello degli Scary Movie no?

il cacciatore e la regina di ghiaccio blunt

– Perché?: Biancaneve e il cacciatore era un film brutto.

Ma MOLTO brutto.

Aveva quindi senso girarne un sequel?

Dando a Cesare ciò che è di Cesare è vero, stiamo parlando pur sempre di una pellicola che incassò nel mondo quasi 400 milioni di dollari, ma era ancora presente l’effetto traino della twilightiana Kristen Stewart con le sue numerose espressioni (sì, tutte e due), solo 155 milioni vennero dal mercato casalingo statunitense e complessivamente l’intero cucuzzaro ne costò anche 170.

Seguito con risorse pure aumentate?

Davvero?

il cacciatore e la regina di ghiaccio scena

– Ok, genere…?: Riconosco che qui ci addentriamo in una oscura selva di pignoleria, ma… a quale genere narrativo apparterrebbe questo film?

Non è propriamente una favola, perché costituisce solo un ipotetico sequel di una di esse.

Non è una pellicola d’azione, perché in 105 minuti di durata circa le sequenze di combattimento sono solo quattro e piuttosto brevi.

Non è decisamente un romance movie, perché la storia d’amore è mal rappresentata e si ricollega al secondo difetto.

Si potrebbe considerarlo un film “fantastico”, ma questo mi aprirebbe le porte ad una troppo numerosa schiera di battute sfruttando il secondo significato di questo termine, ossia sinonimo di “molto positivo e piacevole”.

No, grazie.

Consigliato o no? No.

Davvero vi aspettate una motivazione per un’opera come questa?

Mad Max: Fury Road

mad max locandina“Ti ho mai detto qual è la definizione di follia, sì? Follia è fare e rifare la stessa cazzo di cosa, ancora e poi ancora, sperando che qualcosa cambi. Questa è follia.”

TRAMA: La storia di Max, uomo di poche parole, si intreccia con quella di Furiosa, donna in fuga dal terribile Immortan Joe, signore della guerra adirato perché gli è stato sottratto qualcosa di particolarmente prezioso.

RECENSIONE: Per la regia di George Miller, Mad Max: Fury Road è il reboot della celebre saga cinematografica australiana, composta da tre capitoli dal 1979 al 1985.

E, ve lo dico da subito, è una vera bomba.

mad max inquadratura

Uno degli elementi che poteva tranquillizzare sia i fan della serie nello specifico sia gli amanti del cinema in generale è la presenza in cabina di comando di Miller, regista e sceneggiatore anche della trilogia originale.

Ciò è rassicurante, perché nonostante il lungo arco di tempo trascorso tra la fine di una serie ed il suo restarting, avere la presenza dell’autore originario rende impossibile creare vaccate.

A parte ovviamente Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.

A parte ovviamente Blues Brothers: Il mito continua.

A parte ovviamente Prometh…ok, ok, a volte vengono fuori degli aborti comunque, ma queste sono rarità.

Più o meno.

mad max wide shot final

Per spiegare le caratteristiche del film facciamo lo stesso discorso di Cinquanta sfumature di grigio.

Qual è l’elemento fondamentale in un film action?

Robot giganti che si menano in un product placement vergognoso con sottofondo di Linkin Park?

No.

Omaccioni pompati vestiti come fantini omosessuali che sconfiggono il cattivone di turno lanciando battutine a spron battuto?

No.

Ippopotami in tutù che ballano insieme a dei coccodrilli sulle note della “Danza delle ore” di Ponchielli?

No.

Eh?!?

Il fattore essenziale in un film d’azione è la tensione.

E qui ne abbiamo a pacchi.

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Questo non è un road movie, questo è un chase movie. I protagonisti vengono costantemente braccati, l’azione è quasi senza respiro e allo spettatore viene trasmessa ottimamente la sensazione che hanno i personaggi di avere una spada di Damocle pendente sulla testa in modo ineluttabile.
O, per usare un francesismo, la sensazione di avere sempre qualcuno attaccato al culo.

Il film ne guadagna tantissimo in termini di ritmo (grazie anche ad un montaggio sapiente che non fa altro che acuire maggiormente tale sensazione), e in divertimento, risultando sinceramente godibile e non rendendo affatto pesanti i suoi 120 minuti di durata.

mad max hardy

Un altro elemento ottimo del film è l’ambientazione.

Essa è infatti molto ben caratterizzata, grazie alla fotografia di John Seale che gioca molto con i colori (rossastri di giorno, grigio-verdi di notte) riuscendo a fornire ciò che spesso manca alle pellicole di questo genere, ossia uno stile visivo ed estetico ben definito.

All’interno di questo ambiente viene rappresentata una paleosocietà anch’essa ben scolpita, in cui ha molto rilievo la scala gerarchica dei componenti con una ovvia ed enorme differenza tra i ricchi padroni e la povera massa.
La classe dei guerrieri risalta per quanto concerne il legame con le rispettive vetture, grezze portatrici di morte su ruote usate per distruggere ed uccidere i nemici.

Come le Wacky Races, ma con più morti ammazzati.

MadMax veicoli

I characters secondari del film sono uno più fuori di testa dell’altro, e quando vengono presentati agli occhi del pubblico è una goduria constatare quanto possano essere sopra le righe ed esaltati, rendendo il film frizzante e divertente.

Come Sarabanda, ma con più morti ammazzati.

mad max secondari

Tom Hardy non sfigura interpretando un Max di poche parole e molti fatti; un guerriero ferito nello spirito che cerca di trovare la propria strada sopravvivendo all’ostile mondo che lo circonda.
Il personaggio è stato ben trasposto dal cinema degli anni ’80 a quello attuale, raccogliendo degnamente il testimone da Mel Gibson, che nonostante alcune sue uscite alla Mercenari 3, per naturali motivi anagrafici oggi più che Interceptor – Il guerriero della strada potrebbe fare Voltaren – Il guerriero della bocciofila.

Mel Gibson in 1985's "Mad Max Beyond Thunderdome," left, and Tom Hardy in "Mad Max: Fury Road," premiering next spring.

Charlize Theron, Furiosa di nome e di fatto come quando in Biancaneve e il cacciatore le hanno detto che Kristen Stewart è più bella di lei nel reame, impersona bene i panni di guerriera cazzuta e rasata, menando spesso le mani e facendosi dimenticare come gnoccona della pubblicità Martini.

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Beh, quasi.

In generale un film ottimo, che merita sicuramente una visione e che sa tenere incollati alla poltrona senza annoiare.

Consigliato.

Biancaneve e il cacciatore

Non il più bel film del reame.

TRAMA: Rilettura gotica della celebre fiaba.

RECENSIONE: Diretto dal regista esordiente Rupert Sanders, questo film delude le aspettative risultando un collage abbastanza scialbo di situazioni che sanno di già visto.

Alcuni pregi comunque li ha: l’interpretazione della bravissima Charlize Theron (Oscar nel 2004 per Monster e nomination per North County- Storia di Josey (2006)) supportata da un gran doppiaggio italiano di Roberta Pellini, sua “storica” doppiatrice, che ne riproduce le modulazioni di voce e i continui cambi di registro; ciò dà vita a una regina forte e allo stesso tempo debole nella sua ossessione per la bellezza, in un gioco di contrasti gioventù-vecchiaia e bellezza-bruttezza con lifting a go-go, che viene rispecchiato anche dall’ambiente circostante; le scenografie sono ben curate, sia quelle aperte nella foresta sia quelle al chiuso dei palazzi, dando veramente l’idea di trovarsi immersi in questi luoghi; infine gli effetti speciali sono per la maggior parte di fattura più che sufficiente.

Oltre a questo, da salvare purtroppo c’è poco: spicca in negativo Kristen Stewart (che conoscono anche i sassi come Bella nella saga di Twilight (2008) e seguenti), la cui impassibilità è paragonabile a quella di un termosifone e che ha sempre la stessa espressione con la bocca dischiusa e gli incisivi in fuori, e dire che ha recitato anche in Panic Room (2002) di Fincher e in Into the wild (2007) di Sean Penn! ; un altro da buttare giù dalla proverbiale torre è il culturista-cacciatore Chris Hemsworth (Thor (2011) e l’allegra reunion dei Supereroi Anonimi dell’anno seguente): che abbia in mano un’ascia o un martello spara-fulmini alla fine è sempre la solita zuppa, con tanti bicipiti e sotto niente; i nani appaiono relativamente poco e sono prevedibili, nonostante gli attori che li interpretano (tra cui Bob Hoskins e Ian McShane), il principe azzurro di Sam Claflin fa da soprammobile e molte scene sono telefonate o ancor peggio sfociano nel ridicolo involontario, grande pecca considerata l’atmosfera dark dell’intera pellicola (sarebbe potuta essere migliore la sceneggiatura dell’iraniano Hossein Amini, che aveva dato buona prova di sé nel gran Drive (2011)).

Dal punto di vista tecnico da registrare il montaggio di Conrad Buff IV già co-montatore per James Cameron; predica nel deserto la grande regina (tanto per restare in tema) dei costumi Colleen Atwood (9 nomination agli Oscar di cui 3 vinti per Chicago, Memorie di una geisha e Alice in Wonderland).

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