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TOP/FLOP 2016

stairway to heaven highway to hell

Ovvero il meglio e il peggio dell’anno appena trascorso. IMHO, ovviamente.

Dopo le edizioni 201220132014 e 2015 torna il mio breve riassunto dell’ultima annata cinematografica, con il top e il flop di ciò che mi è capitato di vedere in questo 2016.

Per ogni pellicola il link alla recensione (se presente).

N.B. Come sempre NON è una vera e propria classifica, i film sono inseriti in semplice ordine alfabetico.

Green thumbs up on white.

TOP 5 2015:

The Hateful Eight di Quentin Tarantino.

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Un ritorno alle atmosfere de Le iene intriso di enormi parallelismi tra l’America della Guerra di Secessione e quella attuale, in cui tutto è cambiato ma forse molto è rimasto uguale.
Personaggi sulfurei e memorabili, caratterizzati benissimo sia dalla recitazione degli attori sia a livello puramente estetico, dialoghi al vetriolo come micce da appiccare e una scoppiettante violenza pulp.

Tarantino riprende i suoi tipici crismi senza risultare monotono o sedendosi sugli allori, ma anzi regalando al pubblico un’altra opera ottima.

Indivisibili di Edoardo De Angelis.

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Ottimo film italiano il cui essere passato quasi inosservato grida vendetta, una coppia di protagoniste intense e molto particolari che funge da veicolo per ritrarre uno spaccato di varia ed arida umanità di periferia.

Sentimentale senza essere lacrimoso, coinvolgente senza essere morboso, un film delicato ma emotivamente potente.

Funzionale l’uso del dialetto campano per rappresentare realisticamente una realtà provinciale geografica che sarebbe stata annacquata dall’uso dell’italiano.

Macbeth di Justin Kurzel.

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Una delle più celebri opere del Bardo rivive in una trasposizione molto fedele al testo originario e recitata da attori in stato di grazia.

Ottimi sia Fassbender che la Cotillard come folle coppia di nobili accecati dal potere e dalla brama di scalata sociale, costumi conformi all’epoca e una fotografia che li esalta alla perfezione.

Eccellente occasione per riprendere Shakespeare anche nel moderno 2016.

Punto di non ritorno – Before the Flood di Fisher Stevens.

INDONESIA- Leonardo with Orangutans in the Leuser Ecosystem. For two years, Leonardo DiCaprio has criss-crossed the planet in his role as UN messenger of Peace on Climate Change. This film, executive produced by Brett Ratner and Martin Scorsese, follows that journey to find both the crisis points and the solutions to this existential threat to human species. © 2016 RatPac Documentary Films, LLC and Greenhour Corporation, Inc. All rights reserved.

Interessantissimo documentario sul cambiamento climatico andato in onda sul canale televisivo del National Geographic e sul relativo canale YouTube.

Visitando varie zone del nostro pianeta e illustrando diverse problematiche legate all’impatto umano sul nostro ecosistema (dal disboscamento allo scioglimento dei ghiacciai, dagli allevamenti intensivi a come la classe politica affronti le tematiche ambientali), Leonardo Di Caprio mostra al pubblico in modo facile e diretto in che cosa consista il cosiddetto “effetto serra”.

Un ottimo esperimento cinematografico su un tema importante e che riguarda tutti noi.

Revenant – Redivivo di Alejandro González Iñárritu.

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Pellicola palesemente anti-pubblico (pochi dialoghi, grande uso del fattore sensoriale e dell’atmosfera storico-naturalistica, due ore e mezza di durata) che se non avesse avuto come protagonista uno degli interpreti più famosi del mondo avrebbe avuto un decimo dei suoi effettivi spettatori.

Nonostante (o proprio per) questo è un film eccellente sotto ogni punto di vista, in cui spiccano un Di Caprio intensissimo ed una fotografia magistrale veicolo di un interessante alone metaforico.

Forse più un’esperienza visiva che un opera cinematografica.

MENZIONE SPECIALE: Deadpool di Tim Miller.

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Pellicola Marvel dissacrante e divertentissima, che ha l’enorme pregio di valorizzare efficacemente il personaggio su cui si basa creando un’atmosfera ridanciana e scanzonata, con il giusto mix tra linguaggio scurrile, violenza gore e riferimenti pop.

Azione ben realizzata pur con una trama piuttosto basilare, un’ora e mezza di vero spasso.

 

Red thumbs down on white.

FLOP 2016:

Batman v Superman: Dawn of Justice di Zack Snyder.

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Come non riuscire a sfruttare due dei più iconici personaggi della storia dei fumetti.

Affossante prolissità, una vagonata di sottotrame e la costante sensazione di voler strafare mettendo troppa carne al fuoco abbattono una pellicola già di suo piagata da svolti di trama involontariamente ridicoli.

Un Jesse Eisenberg fuori parte come pochi e la modella, non “attrice” Gal Gadot con relativa polemica sulla dimensione dei suoi seni più che sulla sua capacità recitativa ornano questo scialbo prologo della futura Justice League, che manca totalmente di valorizzare i due alfieri della DC.

Ghostbusters (2016) di Paul Feig.

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Questo film non è brutto.

Questo film non è squallido.

Questo film è INACCETTABILE.

Vergognoso sfruttamento del nome di un cult cinematografico intramontabile per imbastire un filmaccio di grana grossa ripieno di umorismo infantile e/o stupido, quattro personaggi scialbe copie dei loro predecessori, una trama idiota, un antagonista dimenticabilissimo ed un Chris Hemsworth che esagera l’unico spunto comico interessante.

Film totalmente da bocciare, in cui i cameo del cast originario servono solo a comprendere la differenza abissale tra le due opere.

“Non è piaciuto perché siete misogini”?

No, non è piaciuto perché è fatto con i piedi.

Gods of Egypt di Alex Proyas.

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Film talmente ridicolo e mal creato da risultare un’offesa per l’umana intelligenza, l’unico punto di interesse di questa pellicola è capire come abbia fatto un cast sulla carta più che decente ad accettare di partecipare a questa ignominia.

Rappresentante la mitologia egizia non c’è un africano a pagarlo oro, la sceneggiatura è un plagio di ogni pellicola action mai comparsa su schermo e i grandi interpreti danno un’impressione di svogliatezza quasi fastidiosa.

Unire ciò ad una fotografia da ittero e a degli effetti speciali greenscreenosi come pochi per avere come risultato una pellicola squallida e più che raffazzonata.

Independence Day: Rigenerazione di Roland Emmerich.

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Sequel utile come il dolcevita in Gabon, un patetico filmaccio che unisce tutti i possibili difetti del famigerato genere disaster movie.

Personaggi tagliati con l’accetta, presenza di ogni stereotipo razziale possibile ed immaginabile, una sceneggiatura che viaggia ben oltre la sfera dell’assurdo, camionate di CGI sbrodolosa e una totale mancanza di senso del ridicolo.

Ciliegine sulla torta sono l’assenza di Will Smith, la recitazione sempre più caricaturale di Jeff Goldblum, cliché ormai improponibili nel 2016 e una generale idea di fastidiosa inutilità.

Nonno scatenato di Dan Mazer.

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Commediaccia sboccata che dovrebbe avere nel contrasto tra il giovane Efron ed il maturo De Niro il suo asso nella manica, pensare a come si sia ridotto uno dei più grandi attori dell’ultimo mezzo secolo è però deprimente come gli spot per dissuadere dall’abbandonare i cani in autostrada.

Stereotipi razziali, atmosfera da Spring Break, cambiamenti on the road telefonati come pochi e un generale senso di casualità rendono questa pellicola più simile ad uno scadente sketch del peggior Saturday Night Live che un film meritevole del grande schermo.

Fatico a comprendere come abbiano potuto investirci dei soldi.

MENZIONE SPECIALE: Suicide Squad di David Ayer.

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Troppo cupo nella trama e nelle atmosfere per essere un film ironico, trama troppo stupida e personaggi bidimensionali per essere drammatico, una pellicola girata alla viva il parroco che oltre a dimostrare palesi problemi di tono sfrutta assai male i suoi personaggi.

Troppo screentime a Will Smith e Margot Robbie, relazione Harley-Joker stravolta rispetto al materiale originario e la “recitazione” di Cara Delevigne per un prodotto che risulta probabilmente inferiore anche al film d’animazione Batman: Assault on Arkham di due anni precedente.

Pellicola che ha sicuramente giovato a chi detenga i diritti del marchio “Daddy’s Lil Monster”.

 

RECENSIONI 2016 PIÙ LETTE:

1) Batman v Superman: Dawn of Justice
2) Deadpool
3) Revenant – Redivivo
4) The Hateful Eight
5) Serenate Medley – Lui è tornato, Nonno scatenato, Veloce come il vento
6) Pillole di cinema – Steve Jobs
7) Macbeth
8) Pillole di cinema – Il libro della giungla (2016)
9) Pillole di cinema – Il cacciatore e la regina di ghiaccio
10) Animali fantastici e dove trovarli

 

Come sempre, un ringraziamento a coloro che mi hanno seguito durante questo 2015 cinematografico e un augurio a tutti di buon anno nuovo, che spero sia ricco di soddisfazioni.

E di buon cinema.

PREMI OSCAR 2016 – SPEAKERS’ CORNER

The 85th Academy Awards® will air live on Oscar® Sunday, February 24, 2013.

Elenco dei premiati e nominati agli Academy Awards 2016 (solo premi principali):

MIGLIOR FILM:

MIGLIOR REGIA:

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA:

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA:

  • Cate Blanchett – Carol
  • Brie LarsonRoom
  • Jennifer Lawrence – Joy
  • Charlotte Rampling – 45 anni (45 Years)
  • Saoirse Ronan – Brooklyn

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA:

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA:

  • Jennifer Jason Leigh – The Hateful Eight
  • Rooney Mara – Carol
  • Rachel McAdams – Il caso Spotlight (Spotlight)
  • Alicia VikanderThe Danish Girl
  • Kate Winslet – Steve Jobs

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE:

  • Matt Charman, Joel ed Ethan Coen – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)
  • Alex Garland – Ex Machina
  • Josh Cooley, Ronnie del Carmen, Pete Docter e Meg LeFauve – Inside Out
  • Tom McCarthy e Josh SingerIl caso Spotlight (Spotlight)
  • Andrea Berloff, Jonathan Herman, S. Leight Savidge e Alan Wenkus – Straight Outta Compton

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE:

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE:

  • Anomalisa, regia di Charlie Kaufman e Duke Johnson
  • Il bambino che scoprì il mondo (O Menino e o Mundo), regia di Alê Abreu
  • Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen
  • Shaun, vita da pecora – Il film (Shaun the Sheep Movie), regia di Mark Burton e Richard Starzak
  • Quando c’era Marnie (思い出のマーニー Omoide no Mānī?), regia di Hiromasa Yonebayashi

MIGLIOR FOTOGRAFIA:

MIGLIOR SCENOGRAFIA:

MIGLIOR COLONNA SONORA:

MIGLIOR CANZONE:

  • Earned It (Abel Tesfaye, Ahmad Balshe, Jason Daheala Quenneville e Stephan Moccio) – Cinquanta sfumature di grigio (Fifty Shades of Grey)
  • Manta Ray (J. Ralph e Antony Hegarty) – Racing Extinction
  • Simple Song #3 (David Lang) – Youth – La giovinezza (Youth)
  • Til It Happens to You (Diane Warren e Lady Gaga) – The Hunting Ground
  • Writing’s on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith) – Spectre

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI:

MIGLIORI COSTUMI:

 

Riassunto:

A differenza degli anni passati (20132014 e 2015) ho deciso a questo giro di giostra di lasciare a voi la parola e il commento.

I vincitori corrispondono ai vostri gusti oppure no?

Il vostro film preferito ha raccolto quanto speravate o è rimasto con le pive nel sacco?

Cosa vi è piaciuto in particolare?

Quali premi vi sono sembrati “regalati”?

Qualsiasi cosa vogliate dire al riguardo, lasciate un commento.

The Hateful Eight

the hateful eight locandinaTu sei… The Hateful Eight, giusto, è il tuo film? Sono il signor Serenate, scrivo recensioni.

TRAMA: Alcuni anni dopo la fine della Guerra Civile americana, otto loschi personaggi si ritrovano in una baita sui monti del Wyoming, bloccati da una tempesta di neve.

RECENSIONE: Ottavo lungometraggio diretto da Quentin Tarantino, The Hateful Eight è uno sporco e ruvido affresco del selvaggio ovest, caratterizzato in particolare da uno spiccato elemento social-politico che veicola in parte un atto di critica nei confronti dell’America e del suo concetto di giustizia.

L’ambientazione temporale lo rende infatti un crogiolo di conflitti di varia natura: in primis l’ovvio contrasto razziale, con il difficile rapporto tra bianchi e neri che viene acuito dal contrasto presente inoltre anche tra bianchi (dell’Unione) e altri bianchi (Confederati).

Coloro che prima erano fratelli uniti sotto la medesima bandiera e la stessa aquila diventano perciò nemici mortali, combattenti in un conflitto interno di sanguinose proporzioni sia materiali che morali, il quale crea una profonda spaccatura sociale dall’impervio risanamento.

the hateful eight scena

Ottimo l’aspetto prettamente tecnico: regia e montaggio riescono ad enfatizzare ogni scena sapendo dove porre l’occhio e come aggregare le immagini tra loro in modo da favorire lo scorrimento del film nelle varie sequenze.
Ritmo lento e posato durante i dialoghi di spiegazione che fungono da background, esplosivo nei passaggi maggiormente improntati sull’azione.

Notevole fotografia di Robert Richardson, soprattutto per quanto riguarda le scelte di luce con il prosieguo della trama e l’esaltazione del sangue o di alcuni dettagli.

the hateful eight scena 2

In The Hateful Eight sono ovviamente presenti gli elementi tipici della filmografia del regista nato in Tennessee: personaggi dalla caratterizzazione quasi stereotipica ma dal tratteggio efficace e dialoghi tanto frizzanti quanto caustici che si prestano ad un ampio citazionismo vengono immersi in una copiosa dose di violenza.

I personaggi di questo film sono i classici characters à la Tarantino: come in un Cluedo brusco e polveroso, ognuno di essi incarna a suo modo una tipica figura del genere western, risultando intrigante senza però costituire un banale copia-incolla di cose straviste, ma scolpendo individui interessanti che lo spettatore possa facilmente individuare.

Non abbiamo i colori ad indicare gli uomini (White, Blonde, Pink…), ma le professioni (Boia, Cacciatore di taglie, Sceriffo, Veterano…) e ciò consente quindi al pubblico di avere davanti agli occhi un gruppo di personaggi piuttosto nutrito ma che non richiede loro eccessivo sforzo di memoria. Tale fattore ha l’importante funzione di diminuire le distanze mentali tra audience e movie, rendendo l’opera più immediata per chi vi assista.

Se vi dicessi che in una magione ci sono sei personaggi sospettati dell’omicidio di un dottore, probabilmente avreste paura di faticare a tenerli presente tutti, ma se io ve li chiamassi Colonnello Mustard, Miss Scarlett, Reverendo Green e via a seguire, lo sforzo svanirebbe.

the hateful eight cast

Dai personaggi si passa ai dialoghi, probabilmente l’elemento più celebre di questo regista e sceneggiatore.

Aspre, offensive, velenose e sarcastiche, le parole che escono dalle bocche dei personaggi sono un florilegio di durezza tagliente così pregna di ironia nera da risultare quasi poetiche, e contribuiscono a tratteggiare alla perfezione le rispettive caratterizzazioni personali.

Non posso citarne onde evitare di fare spoiler, ma alcuni dei racconti esposti durante la pellicola sono difficilmente dimenticabili. Magari non aspettatevi un Ezechiele 25. 17, una filosofia basata sul non lasciare mance o il dilemma dell’essere o meno persuasi, essendo The Hateful Eight come già detto un’opera maggiormente socio-politica, ma sicuramente la sceneggiatura centra l’obiettivo e lascia il segno.

the hateful eight

La violenza, infine, è quella già presentata nelle altre pellicole dalla medesima provenienza: gli esseri umani sono palloncini formati per il 90% da sangue, che zampilla vermiglio da fontane di carne diventate meri contenitori di fluido.

In un’ambientazione fissa che ricorda molto Le iene e che segna nettamente il “dentro” e il “fuori” si hanno otto personaggi in cerca non d’autore ma di guai, ognuno con una storia alle spalle che lo contraddistingue e lo mette in relazione coi suoi compari di abitazione rendendo l’atmosfera elettrica.
Un barile di polvere da sparo dalla miccia sempre più corta che può deflagrare senza preavviso scatenando conseguenze inaspettate.

the hateful eight

Per questo progetto, l’abitante di Taranto ha riunito un ricco cast formato prevalentemente da assidui interpreti delle sue opere e attori-feticcio.

Spicca sicuramente tra gli altri un Samuel L. Jackson particolarmente sulfureo e a cui si devono i maggiori riferimenti alla storia e alla cultura statunitense del passato. Partendo da essi possono essere fatti numerosi collegamenti con la società attuale e la sua idea di giustizia, ed è qui che si vede il tocco di uno sceneggiatore: raccontare il passato per criticare il presente (coff coffManzonicoff coff).

Kurt Russell grizzlesco con la sua figura possente, i suoi occhi glaciali ed i suoi baffi da tricheco, riesce ad infondere un’aura di potenza e di timore intorno a lui, molto efficace per la caratterizzazione del suo Boia.

Ottima prova di una Jennifer Jason Leigh quasi stregonesca, spesso con uno sguardo psicopatico, sfuggente e spiritato che la rende continua fonte di imprevedibilità.

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Presenti inoltre Tim Roth, che per Tarantino è stato Mr. Orange ne Le iene e Pumpkin in Pulp Fiction, il “solito” dolente Michael Madsen (Victor “Mr. Blonde” Vega e Budd in Kill Bill) e l’ottimo Walton Goggins, nei panni di un Chris Mannix che risulta uno dei personaggi più interessanti del film.

Nel complesso un ottimo film, che riesce ad unire in un efficace connubio una trama interessante, i tratti distintivi del regista e stoccate al fosforo nei confronti di una società che forse, in alcuni aspetti, non è cambiata molto nell’arco di centocinquant’anni.

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