L'amichevole cinefilo di quartiere

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Interstellar

interstellar-locandina-italiana“You set my soul alight / Glaciers melting in the dead of night / And the superstars sucked into the supermassive”

TRAMA: Grandi cambiamenti climatici hanno devastato l’agricoltura terrestre, riducendo drasticamente le coltivazioni e di conseguenza il cibo. Un gruppo di scienziati decide così di intraprendere un viaggio spaziale per trovare luoghi in cui la vita sia possibile.

RECENSIONE: Diretto da Christopher Nolan e da lui anche scritto in collaborazione col fratello Jonathan, Interstellar è un’opera magnifica ed enorme, sia materialmente (170 minuti di durata) sia per i temi trattati e per l’impatto che l’elemento audiovisivo ha sul pubblico.

Dopo il trittico Batman Begins / Il cavaliere oscuro / Il cavaliere oscuro – Il ritorno, film che il grande pubblico ha molto apprezzato, e il trittico Memento / The Prestige / Inception, film che il grande pubblico ha molto finto di aver capito, Nolan porta sugli schermi una pellicola che strizza l’occhio agli autori di grandi opere fantascientifiche (Tarkovskij e Kubrick in particolare) riuscendo ad unire alcuni tra i basilari tòpoi della narrativa con un comparto tecnico eccellente, che contribuisce ad immergere e ad appassionare lo spettatore nella trama.

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La regia cerca più di stringere l’inquadratura su volti o porzioni limitate di spazio visivo piuttosto che lasciarsi andare a campi lunghi e lunghissimi strabordanti di effetti speciali: questi ultimi sono utilizzati massicciamente in situazioni specifiche, solitamente per meglio rappresentare la sensazione di pericolo o di ignoto.
Ciò è un bene perché in tal modo non vi è una genuflessione del director alla tecnologia, ma egli mantiene salda la presa sui comandi servendosi di essa come veicolo alla sua idea artistica.

È ovvio che i menzionati effetti speciali siano visivamente eccezionali, e grazie anche alla grandezza fisica dello schermo cinematografico riescono a creare immagini spettacolari, che hanno però il merito di non autocompiacersi, rimanendo quindi funzionali alla storia e non dando mai la sensazione di sgargiante carta da parati che cerchi di coprire un muro scadente.

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La sceneggiatura, come già accennato, è ricca di temi importanti, primo fra tutti il viaggio.

Elemento che da sempre affascina l’umanità, per sua natura desiderosa di oltrepassare i propri limiti (in questo caso fisico-materiali), qui il viaggio ha una forte connotazione di mistero: non solo, infatti, la destinazione è sconosciuta, ma anche il punto di partenza potrebbe venire a sgretolarsi dopo essere stato lasciato.

Come un navigatore che si appresti a salpare conscio che una volta staccatosi dalla terraferma essa potrebbe non esistere più come lui la ricordi, così i protagonisti intraprendono un viaggio basato sulla speranza, ma disperato al tempo stesso, con la mente proiettata in avanti per poter dare un futuro a ciò che hanno lasciato indietro.

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Oltre al viaggio abbiamo la massiccia presenza degli elementi fondamentali della natura: lo spazio e il tempo.

Lo spazio costituisce un tòpos importante in Interstellar perché l’alternanza tra il piccolo (il pianeta Terra) e il grande (lo spazio profondo) è alla base stessa dell’opera. L’umanità ha bisogno di spazio (materiale e vitale) perché quello in cui si trova non le permette più di prosperare, e attraverso lo spazio (cosmo) va alla ricerca di un possibile futuro.
Abbandonare le proprie certezze e le proprie difficoltà per buttarsi in un’area infinitamente più grande, cercando la luce di una candela nel buio di una gelida notte invernale.

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Se per quanto riguarda quest’ultimo aspetto alcuni elementi possono essere riconducibili a Inception, in cui lo spazio era l’elemento attraverso cui venivano “costruiti” i sogni, il concetto di tempo rimanda inevitabilmente alle prime due opere di Nolan, ossia Following e Memento, che personalmente ritengo il suo capolavoro.
La missione dei protagonisti è una corsa contro il tempo, il quale può però non essere lineare come noi lo conosciamo, ma subire delle modifiche radicali e al di là della umana comprensione.

A fare da contraltare a macroconcetti come viaggio, spazio e tempo vi è il tema della famiglia.

La famiglia, nucleo fondamentale della società secondo Aristotele, è la base dei rapporti umani.
Il pericolo, l’ignoto e altri elementi negativi o spaventosi dell’esistenza umana possono essere combattuti attraverso il sostegno delle persone a noi care, con le quali formiamo legami che lontananza e rapporti difficili non potranno comunque mai eliminare completamente.

L’affetto per la nostra famiglia ci spinge a oltrepassare i nostri limiti e tentare imprese talvolta impensabili, spinti non da ricchezze o ricompense materiali, ma dall’immagine di una persona amata nella nostra mente.

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Probabilmente centinaia di film orrendi hanno indurito il mio cuore di cinefilo, perché sinceramente non ero più abituato alla sensazione di magone davanti a uno schermo.
Molte scene sono davvero intense dal punto di vista emotivo, e devo ammettere che in più di un’occasione stava per prendere il sopravvento la commozione, dovuta sia alla profondità di alcune dinamiche narrative sia alla bravura degli attori, ben integrati nelle rispettive parti.

Visto che non sono così cattivo? È che mi disegnano così…

Protagonista Matthew McConaughey (Oscar per Dallas Buyers Club e recentemente in The Wolf of Wall Street True Detective): ottimo protagonista e ultimamente decisosi a recitare come Cristo comanda in film realizzati come Cristo comanda, riesce ad essere il fulcro della storia senza risultare un eroe stereotipato e bidimensionale. Anzi, la sua profondità caratteriale lo fa apprezzare ancora di più, perché non appare come una persona granitica e irrealistica ma come un padre normale che cerca solo di dare un futuro ai propri figli.

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Siccome a Nolan piace uscire con la stessa compa, anche in Interstellar sono presenti un paio attori con i quali ha già lavorato in passato, ossia Michael Caine e Anne Hathaway (Oscar nel canterino Les Misérables).
In generale tutto il cast (oltre agli attori già citati è presente l’ottima Jessica Chastain) è stato ben scelto, con ogni faccia che si incastra bene nel rispettivo character senza elementi fuori luogo o che stridono con l’ambito narrativo.

Ottima la colonna sonora di Hans Zimmer: essa riesce ad alternare potenza e silenzi, oltre ad essere usata ottimamente all’interno della pellicola, accompagnando in modo splendido e funzionale ciò che lo spettatore si trovi ad osservare. Tale elemento è molto importante, perché così facendo l’esperienza sensoriale del pubblico non è zoppa, ma si combina il video con l’audio aumentando la già citata immersione nell’opera stessa.

Ricapitolando: un film meraviglioso, con un’ottima regia, una sceneggiatura solida, temi importanti, intensità emotiva e una valida interpretazione da parte degli attori.

In Italia non incasserà una lira.

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The Maker

the makerSi. Può. Fare!!!

TRAMA: La creazione della vita da parte di una strana creatura simile a un coniglio.

RECENSIONE: Cortometraggio semplicemente fantastico, l’unione di poesia, arte e artigianato con una metafora di fondo sulla vita. Il tutto viene raffigurato in meno di sei minuti, con una ottima stop motion, che contribuisce a dare spessore e consistenza a personaggio e oggetti.

Assolutamente da vedere, non c’è altro da dire.

Qui il link al video su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=YDXOioU_OKM

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