L'amichevole cinefilo di quartiere

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Deadpool

deadpool poster itaI ❤ chimichangas.

TRAMA: Wade Wilson, ex agente operativo delle Forze Speciali e mercenario, si sottopone a un terribile esperimento per guarire dal cancro, acquisendo l’eccezionale potere del fattore rigenerante…

RECENSIONE: Per la regia di Tim Miller, Deadpool è un film che…

Eh-ehm… non ci stiamo dimenticando di qualcosa?

No, ma temo sia una domanda retorica.

Dai, io sono te, sai cosa voglio. Deadpool è un personaggio famoso per avere personalità multiple, voci nella testa e roba varia, quindi potremmo cogliere la palla al balzo e recensirlo ripetendo il ménage à deux di quella vecchia volta.
Non lo trovi un intelligente riferimento all’argomento dell’articolo, nonché un frizzante e costruttivo espediente narrativo?

No, la trovo una puerile perdita di tempo. Sono già in ritardo a scrivere la recensione, per cui se potessi costruttivamente levarti dalle palle…

LA RECENSIONE! Fermi tutti, è arrivato Roger Ebert!
Capirai che roba, la tua “recensione”:”Bla bla bla, battutine del cazzo, le pellicole sui supereroi fanno schifo perché li rendono personaggi piatti conditi da umorismo spicciolo, battutine del cazzo, bla bl…”

Veramente a me questo film è piaciuto.

Ecco, sei il solito preven… no aspetta, cosa?!?

deadpool face

I supereroi spesso sono figure idealizzate in maniera esagerata: maschioni eroici che sfidano indomitamente le forze del male agghindati con costumi francamente improbabili.
Troppo perfetti, troppo valorosi, troppo… TROPPO.

Deadpool invece mi è piaciuto come film perché il suo protagonista non è così, lui è…

Lui.

deadpool gif 2

Alt, alt, alt, forse ho capito dove vuoi arrivare. Tu critichi negativamente i Guardiani della galassia perché li consideri personaggi stupidi e poi esalti Deadpool… per lo stesso motivo?

Sì, perché c’è una differenza fondamentale tra le due tipologie di character: Deadpool è intrinsecamente stupido e sopra le righe.

Il suo essere un concentrato di esagerazione fa parte della natura del personaggio: non è comico perché figo, ma è figo perché comico.

Per legarmi all’esempio che hai fatto tu, un procione parlante che spara mitragliate alla gente è un elemento “affascinante”, che può portare di conseguenza a gag, battute o scene comiche.

Deadpool invece ha la comicità insista nel personaggio: se gli si toglie questa caratteristica, ci si ritrova con un mercenario armato fino ai denti che, per quanto possa avere carisma, è un archetipo stravisto in molti media fumettistici e non.

deadpool macchina

Deadpool è per prima cosa un tizio comico ed esagerato, e dopo un antieroe d’azione.

Capito?

Sinceramente no ma ti vedo convinto, per cui mi fido.

La tua stima mi commuove. Quello che dicevo prima viene evidenziato nel film da continui sfondamenti della quarta parete:  essi sono ripresi dai fumetti, dato che il “merc with a mouth” è fortemente connotato dall’essere l’unico personaggio Marvel con la consapevolezza di trovarsi in un’opera d’intrattenimento.

Non è l’unico, anche She-Hulk sa di essere il personaggio di un comic book.

Chi??

She-Hulk_Dialogue_1

Tipica sobrietà Marvel… quale sarebbe il senso di questo personaggio, rendere sessualmente appetibili le culturiste maggiorate con la pelle verd…

Ripensandoci, preferisco non saperlo.

Stai perdendo il filo, mi chiedo come facciano le persone a leggerti.

Io mi chiedo perché queste cose alle fashion blogger non capitino…

Dicevo, essendo comunque Deadpool un superhero movie la regia e il montaggio enfatizzano decisamente l’elemento action, alternando sequenze adrenaliniche di pura azione con altre più posate e comiche; in particolare il montaggio risulta ottimamente funzionale alle parti più frenetiche, sapendo utilizzare anche lo slow motion per esaltare determinati passaggi.

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Il punto focale della pellicola è ovviamente l’umorismo, che rende il film incredibilmente divertente.

I tantissimi riferimenti alla cultura pop (fumettistica e non), il sarcasmo imperante ed un linguaggio sboccatissimo e sessualmente esplicito rendono l’opera decisamente spassosa, con battute a mitraglia che si susseguono eliminando i tempi morti dei dialoghi.

Ciò maschera una trama che tolto tale elemento risulterebbe banale e “canonica”, ma che da questo fattore viene quindi piacevolmente arricchita superando il classico schema narrativo riguardante l’origine di un personaggio.

dopinder deadpool

“Il film è bello perché è divertente”? Wow, dici che i lettori riusciranno a raccapezzarsi tra questi termini così squisitamente tecnici e incredibilmente oggettivi?

Ok, allora diciamo che Deadpool è un personaggio carismatico perché incarnazione materiale dell’astrazione teorica di individuo che abbandona le regole tipiche dello stato sociale, ritornando ad una dimensione naturale e para-anarchica in cui possa sfogare senza limiti positivi gli eccessi della sua personalità.

Ciò corrisponde ad una concezione intrinsecamente istintuale della vita, che affascina e solletica i profondi appetiti delle persone perché costituisce una sublimazione catartica del concetto stesso di “libertà”, contribuendo alla fuoriuscita visiva del nucleo fondante dell’animale uomo.

Meglio così?

“Divertente” va benissimo.

Ti ringrazio.

Deadpool disegno

All’umorismo si unisce la violenza, molto esplicita sia nei comic book che nel film. Essa però non pesa negativamente sull’opera, perché legata indissolubilmente alla tipologia di personaggio rappresentata dal protagonista, quindi non “forzata” solo per il gusto dell’omicidio.

Anche in questo caso, si ha un quid che migliora il film rispetto ad altre pellicole simili: un protagonista ammazzatutti le cui azioni hanno un senso di esistere all’interno dell’opera artistica, senza appiattirsi su personaggi alla Steven Seagal che si limitano a sterminare bidimensionalmente per un’ora e mezza tutti i maderfacchers che attraversino il loro campo visivo.

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Violenza e comicità risaltano grazie anche alla presenza di figure di contorno piuttosto sopra le righe, che ben si armonizzano con l’atmosfera del film e contribuiscono a creare divertenti gag e siparietti comici.

È una mia impressione o a te i personaggi secondari piacciono solo quando sono strambi?

No, non mi piacciono gli elementi di contorno strani in sé, ma quelli che riescano a ritagliarsi uno spazio più o meno importante nella vicenda, in modo da aumentare il respiro dell’opera e non stancare lo spettatore concentrandosi solo su protagonista e antagonista.

Se così fosse, non si avrebbe davanti agli occhi un film, ma un incontro di pugilato.

deadpool al

Ok, ok, va bene. ‘Sti tizi sarebbero?

Beh, nei panni della fiamma del protagonista abbiamo una sexy e tosta Morena Baccarin, aficionada delle serie tv; Colosso, l’X-Man russo (“In Soviet Russia metal forges you”), è interpretato con la tecnica del motion capture da Andre Tricoteux per quanto riguarda il fisico, mentre il viso è di Greg LaSalle, supervisore di tale tecnica di recitazione.
La semi-esordiente Brianna Hildebrand è Negasonic Mutant Warhead, la lottatrice Gina Carano (Fast & Furious 6) è Angel Dust, mentre Ed Skrein (già visto ne I vichinghi) veste i panni di Ajax.

deadpool ajax

“Ajax” come quello di Cruijff?

No, “Ajax” come i due dell’Iliade.

Ah, bello, è mica il film dove Brad Pitt spacca i culi sulla spiaggia?

Farò finta di non aver sentito… fortunatamente la recensione è andata.

Visto musone che non è stato difficile? Dai, alla fine la Marvel ti ha sputato fuori una robetta mica male, cosa vuoi di più?

Beh, se mi facessero un film decente su di lui non mi dispiacerebbe…

the punisher 2

Lo han messo nella serie tv su Daredevil.

Ho detto “film”.

Non ne hanno già fatti due?

Ho detto “decente”…

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Pillole di cinema – Fantastic 4 – I Fantastici Quattro

FANTASTIC-4-I-FANTASTICI-4-Poster-Locandina-2015Si ringrazia per il sottotitolo italiano indispensabile.

TRAMA: Durante un esperimento, quattro giovani vengono teletrasportati in un altro universo che altera i loro fisici e dà loro incredibili abilità; dovranno imparare a usare i loro poteri e a lavorare insieme per affrontare minacce alla Terra…

PREGI:

– Fa capire allo spettatore la teoria della relatività: Nonostante l’ora e quaranta di durata sia tutto sommato ridotta per gli standard dei superhero movie, a causa dell’iniziale ritmo lento dell’opera questi 100 minuti risultano ETERNI.

Il pubblico ne trarrà quindi un importante insegnamento scientifico, apprendendo sulla propria pelle quanto la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi possa essere distorta in base alle nostre percezioni.

Avete presente la citazione attribuita al grande fisico Albert Einstein secondo cui “Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore”?

Ecco, Fantastic 4 non è una bella ragazza.

Ma proprio no.

fantastici 4 tombe

– Prima o poi termina: Pregio legato indissolubilmente al primo punto, a differenza dell’universo, della stupidità umana e dell’amore femminile per i gatti, Fantastic 4 non è infinito.

DIFETTI:

[Dopo un’attenta riflessione e cercando di riassumere mentalmente tutto ciò che ho visto, posso arrivare a concludere che il difetto principale del film è…]

– Ogni cosa: Fantastic 4 non ha UNA componente che sia DECENTE.

Come per Ant-Man credo sia interessante conoscere la storia produttiva della pellicola. Le “divergenze” tra il regista Josh Trank e la Fox sono state ampie e troppo lunghe da spiegare, vi lascio un articolo QUI nel caso vi interessi un riassunto.

Sicuramente ciò ha portato ad un film ben al di sotto degli standard anche del più medio cinecomic.

O, per meglio dire, ben al di sotto di qualsiasi standard.

fantastici 4 spazio

La regia non ha un minimo stile visivo che la renda originale o personale; non si nota un tocco artistico del director che possa particolareggiare il film, dato che le riprese sono poste in atto con la più basilare diligenza dell’ABC del cinema.
Niente invenzioni particolari, niente usi di camera interessanti o brillanti, solo un gran ping pong di inquadrature alla lunga banali e stancanti, unite ad un montaggio senza guizzi e ad una CGI finta e irrealistica come poche.

fantastici 4 reed

La fotografia è tutto un gran blu-nero alla Nolan dei poveri, scelta incomprensibile visto che alle tonalità scure delle scene non si accompagna un’accurata introspezione narrativa che le possa rendere intense emotivamente.

Il tono emozionale di una sequenza cinematografica deve essere basato su tematiche interiori, sentimenti e profondità psicologica; questi aspetti dell’animo umano devono essere poi accompagnati visivamente da una determinata scelta dei toni di colore, legata a fotografia e scenografia.

Non viceversa, Cristo.

DF-14999r Reed Richards (Miles Teller) and Sue Storm (Kate Mara) harness their daunting new abilities to save Earth from a former friend turned enemy. Photo credit: Alan Markfield

Sempre rimanendo sulle modalità narrative, è da registrare quanto l’ironia tipica dei Marvel movies qui sia praticamente assente.
Persino il cupo e drammatico X-Men: Giorni di un futuro passato, sempre distribuito dalla Fox, aveva ogni tanto qualche botta di spirito.

Qui il nulla, se non brevissimi sprazzi più o meno stupidotti.

fantastici 4 scena

La sceneggiatura è, come sempre, la vera piaga di queste pellicole.

Qui in particolare ha più buchi di un groviera, e ciò risulta ancor più evidente da una prima metà molto (ma molto) lunga, con un ritmo molto (ma molto) lento che la rende molto (MA MOLTO) noiosa.
Ad essa fanno seguito una cinquantina di minuti dove ci si ricorda improvvisamente della presenza della quinta marcia sulla propria automobile e si decide di utilizzare solo quella, inanellando un evento dietro l’altro a raffica senza dar tempo allo spettatore di capire cosa stia veramente succedendo e senza spiegare le dinamiche narrative.

E quindi via di cose poco chiare, tirate per i capelli o bellamente ignorate.

fantastici 4 macchina

Gli attori non riescono ad essere credibili nell’interpretazione.

Una sceneggiatura che tratteggia i personaggi in due dimensioni-due fronte e retro di sicuro non aiuta, ma quelle che si vedono sembrano quasi più degli abbozzi o delle pallide imitazioni annacquate che delle interpretazioni vere e proprie; gli attori faticano molto a reggere il peso di figure nate editorialmente nel 1961, e che quindi sono arcinote a generazioni di ragazzini.
A ciò si aggiunge il totale stravolgimento dei personaggi, che vengono modificati veramente tanto per adattarli ad una sceneggiatura povera di spessore e di unità narrativa.

Il risultato è uno sciapo teen-drama, con la caratterizzazione di un diluito telefilm per famiglie e la profondità narrativa di un B-movie.

Per quanto riguarda l’attinenza fisica…

fantastici 4 cast marvel

…tazione è fondamentale fin dalle sue origini, con il teatro greco legato a maschere fisse e monoemotive, le quali avevano lo scopo di incarnare un archetipo caratteriale cercando di trasmettere tale sentimento al pubbli…

fantastici 4 cast marvel

…pete le uova dividendo i tuorli dagli albumi: montate quindi sia i tuorli che gli albumi in due ciotole distinte. In una nuova ciotola versate la fari…

fantastici 4 cast marvel

LO SO… che non vi è piaciuto! Lo so, ho capito, ho afferrato il concetto!

Sì, ok, hanno cambiato etnia a Johnny Storm senza un vero motivo; focalizzarsi solo su questo aspetto estetico, però, vorrebbe dire tralasciare ben più importanti difetti del film.

E implicitamente equivarrebbe anche ad affermare che le pellicole tratte da fumetti Marvel non abbiano mai avuto scelte di casting sbagliate o personaggi mal resi.

Sicuri?

deadpool marvel2

Elizabeth-Olsen-Scarlet-Witch-marvel-avengers-2

tim roth emil blonsky abominio marvel

ben kingsley mandarino 2 marvel

marvel alba sue storm

ghost rider nicolas cage marvel

jamie foxx electro marvel

electra marvel garner

marvel gambit 2

Ecco, diciamo che rispetto alla Torcia Umana afroamericana c’è di peggio.

Anche in questo stesso film.

fantastici 4 doom

L’azione è concentrata quasi solo nei pochi minuti finali, ma visto com’è l’andazzo della pellicola sino a quel momento, lo scontro dell’epilogo sarebbe potuto anche consistere in una battaglia rap e non sarebbe cambiato nulla.

TUNZ-TUNZ-YO!
Sono Mr. Fantastic
ti frantumo come un joystick
scopo la Donna Invisibile
tu sei un coglione inguardabile
con la testa di metallo
spari lampi a più non posso,
il tuo design è entrato in stallo
tra Electro e Colosso?
Covi rancore sotto traccia
diventando tutto pazzo
io non allungo solo braccia,
quindi succhiami il c**zo!

Ripensandoci, sarebbe stato quasi migliore del risultato originale.

Un film veramente pessimo da bocciare su tutta la linea, e non solo limitandosi al genere di appartenenza.

Consigliato o no? 

get out gif cary grant

P.S. Piccola curiosità spoilerosa: in QUESTO ARTICOLO potete trovare un elenco di tutte le scene dei vari trailer di Fantastic 4 che però NON sono poi presenti nel film.

Avengers: Age of Ultron

avengers 2 locandinaCi son due super agenti e un tizio in armatura
Due piccoli mutanti, un robot assassino
Un dio, un bestione, un veterano
Non manca più nessuno
Solo non si vedono
I due uomini-insetto.

TRAMA: Per aiutare gli altri Vendicatori, Tony Stark ha creato Ultron, un’avanzata intelligenza artificiale auto-cosciente. Ultron però non ha sentimenti umani, e presto il suo intelletto superiore capisce che l’unico modo per rendere migliore la vita sulla Terra è eliminare la minaccia principale per essa: l’uomo.

RECENSIONE: Chi conosce questo blog sa che i miei giudizi sono piuttosto diretti, dato che personalmente preferisco far capire immediatamente cosa io pensi di una pellicola piuttosto che perdermi in giri di parole senza costrutto.

Perciò lo dico subito.

Appartenente ad un genere che io amo alla follia (e di cui ho già detto un gran bene ad esempio QUI, QUI e QUI), Avengers: Age of Ultron è in assoluto il film più bello che io abbia mai visto.

pinocchio-nose gif

Se fosse (mettiamo il caso) un film mediocre avrei iniziato scrivendo:

Avete presente quelle persone molto vivaci, estroverse, esagitate e che non stanno mai ferme?
Avete presente quando qualcuno chiede loro di fare per una volta “le persone serie”, e per quanto essi ci provino si vede lontano un chilometro che non ce la fanno?
Ecco, Avengers: Age of Ultron è la stessa cosa.

avengers martello

E invece no: come recensore mi sento molto in imbarazzo, perché so già che nessun altro film nei prossimi anni (ma che dico anni, decenni) potrà eguagliare le vette artistiche raggiunte da questa magna opera dell’umano intelletto.

Così come il sommo Dante si trova in soggezione nel descrivere a parole la bellezza ultraterrena del Paradiso, io da umile scribacchino cercherò di spiegare con il mio povero favellare la magnificenza di questo film, che fissa sicuramente un irrangiungibile ed iperuranico standard qualitativo che mai avrei pensato potesse essere toccato da una creazione umana.

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Bene, partiamo.

Avete presente quelle americanate basate su esplosioni, battutacce figaccione ed esagerazioni?

Ecco.

Avengers-Age-of-Ultron- esplosione

Dimenticatevele.

La sublime intelligenza di questo film sta innanzitutto nella cornice: l’aver optato per un contesto più cupo e drammatico è GENIALE.

Le pellicole Marvel infatti sono notorie per la loro atmosfera cupa, dark, molto drammatica e cruda. Difficilmente si ride (come sapete, sono film molto asciutti e assai seriosi) e la sensazione di opprimente negatività li permea per tutta la loro durata.

Certo, se per ipotesi fossero state spesso delle cazzatone ridanciane con personaggi gradassi e ridicoli, l’effetto risultante sarebbe stato quello di inserire i Teletubbies a Gotham City, ma dato che, come già detto, Iron-Man, Thor e Capitan America in un contesto più serio ci stanno DA DIO, tale mossa è azzeccatissima.

avengers 2 cast

Le già citate atmosfere serie sono acuite ancor di più dai dialoghi, sempre composti e misurati.
MAI ci si lascia andare a battute fuori contesto giusto per strappare una risata facilona e telecomandata al pubblico, preferendo in loro vece degli scambi di parole più umili e sotto le righe.
Ciò permette all’opera di non sembrare ASSOLUTAMENTE una viril gara a chi possegga il fallo più imponente, aumentando al contrario la sensazione di aver di fronte personaggi complessi e sfaccettati all’interno di vicende drammatiche.

La sceneggiatura inoltre è calibrata al millimetro, non presentando affatto buchi di sceneggiatura o passaggi iniziali di trama troppo veloci per essere compresi appieno dal pubblico.

avengers scena

E quindi, i personaggi?

Una delle critiche più assurde che viene loro rivolta è che a parte le superficiali differenze di un soldato, un miliardario, un principe nordico, un mulatto, un albino, una zanzara, la mia libidine, in fin dei conti essi siano un po’ tutti uguali.

Tale rimostranza è insensata.

Ad esempio:

-Iron-Man è un tizio amato da tutti con un’armatura scintillante;

-Capitan America è un tizio amato da tutti con uno scudo scintillante;

-Thor è un tizio amato da tutti con un martello scintillante.

Come potete non notare le gigantesche differenze tra loro?!

Attraverso la moderna cinematografia questi fulgenti eroi gonfiano i loro eburnei petti proseguendo la tradizione narrativa che raccoglie Gilgamesh, Ulisse, Beowulf e Orlando, non facendoli affatto sfigurare ma anzi portando l’epica ad un livello superiore.

avengers 2 stark thor america

Altra critica stupida è di essere un universo troppo maschile, e che il personaggio di Vedova Nera sia basato esclusivamente sull’aspetto estetico.

BAL-LE.

I personaggi Marvel sono la versione moderna (e migliore, ovviamente) del pantheon greco: anch’esso era composto principalmente da divinità maschili, mentre le dee incarnavano solitamente aspetti dell’animo negativi e deprecabili.

Come la vendetta. O la discordia. O la saggezza.

Attuale Venere Callipigia, Black Widow con le sue grazie completa ottimamente il gruppo testosteronico, ritagliandosi uno spazio importante e non risultando AFFATTO una semplice donnina da mostra, ma imponendosi come un personaggio tridimensionale e profondo.

Ma la sagacia di un sequel si riscontra anche dalle new entries rispetto all’opera precedente, e qui hanno fatto veramente il botto: Scarlet Witch e Quicksilver sono stati due surplus che oserei definire meravigliosi.

avengers scarlet quicksilver

La prima è interpretata da Elizabeth Olsen, sorella minore delle celeberrime Ashley e Mary-Kate, con le quali forma la dinastia hollywoodiana più famosa ed importante (Coppola? Barrymore? Pfff!), ed è un character basato sull’inganno, una sorta di semplice trickster al femminile.

Ciò è azzeccatissimo, in quanto Scarlet nell’universo fumettistico non è PER NULLA un personaggio assai complesso, protagonista magari di uno dei più interessanti what if della Marvel, e quindi, essendo di poco conto, connotarla dandole solo un paio di caratterizzazioni è stata una gran mossa.

avengers no more mutants
Per quanto riguarda il di lei fratello Argentovivo, il merito di Avengers: Age of Ultron è di essere stato il PRIMO film a portare tale mutante sul grande schermo.
Se, per puro costrutto teorico, lo stesso personaggio fosse comparso in un precedente film della grande M, magari addirittura protagonista di una scena molto ben realizzata, allora si sarebbe avuta una sensazione di già visto.

Dato che così NON È, ce lo si gode per la prima volta.

Ma ogni eroe deve avere un antagonista, e Ultron è il meglio che si possa avere.

Il rischio di usare come villain un robot assassino che si libera dei vincoli che lo legavano agli esseri umani è di ottenere uno strampalato incrocio tra HAL 9000 e Pinocchio.

Così è stato?

Ma va là: Ultron non scade MAI in situazioni che sfiorino il ridicolo dove il suo corpo enorme e la sua mente neonata lo rendano simile a Kronk de Le follie dell’imperatore.
Sempre misurato e composto, questo robot mantiene la serietà e l’alone minaccioso del precedente antagonista degli Avengers, ossia Loki, che ricordiamo essere lampante esempio di villain austero e serioso.

Potrei dilungarmi ulteriormente a descrivere l’inusitata meraviglia di tale pellicola, ma credo di essermi già ampliato eccessivamente, e non voglio quindi rovinarvi una visione estatica del film.

Perciò qui concludo.

 

 

N.d.A. Dato che in questa recensione ci sono andato giù piuttosto deciso con il sarcasmo, una precisazione seria.

Così come per tutti gli articoli da me scritti, ricordo che in questa sede esprimo solo mie personali opinioni motivate (tale annotazione è presente anche nella home page di questo blog) virate spesso sull’esagerazione comica; se vi piace qualcosa di cui ho parlato male o viceversa, dipende molto semplicemente da gusti ed interessi di ciascuno.

Tutto qui. Ognuno ha le sue preferenze.

Io da Signor Nessuno mi permetto semplicemente di scrivere i miei personali giudizi, che dipendono dalla mia personale visione del cinema e dai miei gusti in materia.

Precisato questo, spero che non ve la siate troppo pres…

folla inferocita avengers

Come non detto.

Il ragazzo invisibile

“I’m more than you know / I’m more than you see here / More than you let me be / You don’t see me but you will / I am not invisible”

il ragazzo invisibile locandinaTRAMA: Michele, ragazzino introverso e impopolare, scopre per caso di poter diventare invisibile. La sua vita cambierà radicalmente.

RECENSIONE: Per la regia di Gabriele Salvatores (recentemente regista di Educazione siberiana), Il ragazzo invisibile è un buon film che riesce a centrare un obiettivo spesso dimenticato o mancato dal cinema italiano dell’ultimo decennio: essere originale.

Se uno dei difetti che viene maggiormente imputato al cinema tricolore è quello di proporre sempre la solita zuppa (commedie corali pecoreccie, drammoni stucchevoli, pellicole con protagonista il comico popolare del momento), qui abbiamo una pellicola che si stacca dalla solfa a cui siamo stati abituati per proporre qualcosa di nuovo, e lo fa col botto.

Rendere all’italiana un genere che sprizza stelle e strisce da ogni poro come il “superhero movie” era un’impresa assai impervia, ma Salvatores centra il bersaglio, portando nelle sale un’opera che, pur non essendo paragonabile ai blockbusteroni cazzeggeri della Marvel o simili, può essere considerata di buona fattura e con tutti gli elementi necessari per non sfigurare nel relativo ambito.

I canoni del genere infatti ci sono tutti: il protagonista sfigato (come ad esempio l’Uomo Ragno), la paura e l’astio nei confronti del diverso (come per gli X-Men) e la grande forza di volontà nell’aiutare il prossimo (tipo Capitan America o Superman) sono miscelati in salsa italiana, dando al pubblico l’impressione non di essere davanti a una mera e banale scopiazzatura di successi yankee, ma ad una rivisitazione all’interno dei nostri confini.

il-ragazzo-invisibile-un-sogno-che-diventa-realt

Oltre a tale aspetto sono apprezzabili i numerosi riferimenti a film celebri, oltre che un uso della macchina da presa che ne enfatizzi la presenza stessa tra lo spettatore e ciò che egli vede (ad esempio l’obbiettivo spaccato che rende l’immagine sfocata, della vernice che ci si stampa sopra eccetera); questo elemento dona un’ulteriore connotazione fantastica ed irrealistica al tutto, accentuando la fantasia visiva e dando brio alle scene.

In una Trieste per definizione terra di confine in senso geografico è ambientata una storia ricca di personaggi “di confine” come connotazione, ossia caratterizzati da problemi o elementi particolari che ne determinano la diversità e li fanno quindi spiccare all’interno della massa.
Ciò è valorizzato anche dalla fotografia fredda e grigiastra di Italo Petriccione, fedelissimo di Salvatores, che attraverso il suo lavoro dà visivamente al pubblico uno spaccato urbano tranquillo ma al tempo stesso particolare e misterioso, che non si confonda quindi con una normale e monotona città, ma che ci renda partecipi delle sue problematiche.

il ragazzo invisibile trieste

Con tutto il dovuto rispetto per gli amici friulani, probabilmente pensando all’ambiente caratteristico per un supereroe vengono prima in mente le immaginarie Gotham e Metropolis o la reale New York che questo capoluogo, ma come già accennato non si tratta qui di copiare ciò che è americano, ma di trasporlo in Italia.

Per quanto riguarda il cast spicca l’ottima interpretazione, considerando la giovane età, del protagonista Ludovico Girardello, che rende ottimamente il suo Michele riuscendo a passare in maniera efficace dalla tristezza, alla rabbia, alla determinazione e diventando quindi er Peter Parker de noantri.

il ragazzo invisibile protagonista

In un cast composto da molte facce sconosciute spiccano Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio, che come al solito forniscono un’interpretazione solida.
Più seria e composta lei, più sopra le righe e tendente al comico lui, entrambi danno un contributo qualitativamente buono all’opera nella sua complessità.valeria-golino- ragazzo ionvisibilefabrizio-bentivoglio ragazzo invisibile

 

 

 

In conclusione come già detto un film originale che merita una visione per il suo (riuscito) tentativo di mostrare qualcosa di nuovo in Italia, il cui cinema troppo spesso si adagia sulle solite cose e ha poca voglia di innovare.

Consigliato.

Guardiani della Galassia

guardiani-della-galassia«A Riccà, nei firm de prima avèmo messo l’omo de féro, er reduce de guéra, er dio vichingo e er bestione verde che se ‘ncazza; mo’ che ce ‘nventàmo?»

«A Francè, ma che te frega? Mettice ‘n procione che spara e n’arbero parlante, tanto ‘a ggente sicuro che lo va a vede…»

TRAMA: Dopo aver rubato una misteriosa sfera al terribile Ronan, il pilota terrestre Peter Quill si allea con una banda di reietti sopra le righe per salvare la galassia dal temibile nemico.

RECENSIONE: Ci sono film che sanno mascherare bene i propri difetti.

Ne hanno (e tu che li stai guardando lo sai bene) ma la loro ricerca è difficoltosa, dato il loro celare rughe e crepe sotto innumerevoli strati di spesso fondotinta o sgargiante carta da parati.

Facendo un paragone venatorio, individuare le pecche di certe opere è come andare a caccia di quaglie nel sottobosco, con una fitta nebbia e armato di una cerbottana difettosa.

Avete capito cosa intendo?

Bene, qui è esattamente il contrario.

Trovare difetti in Guardiani della Galassia è facile come abbattere un capodoglio spiaggiato in una giornata agostana di sole a picco e armati di bazooka.

guardians-galaxy-movie-preview

E il problema non è il partire prevenuti, ma che a parte rari casi (dirò fino all’afonia che X-Men: Giorni di un futuro passato, pur coi suoi tanti difetti, è un film supereroistico come Cristo comanda) le pellicole sui personaggi della Marvel Comics sono la solita menata a base di effetti speciali roboanti, ironia infantile e sceneggiatura desaparecida.

Detto in termini metaforici cari a Fedro, è il lupo che intorbidisce l’acqua perché sta a monte, non l’agnello che la beve a valle.

E mi dispiace dover ripetere sempre le stesse cose, sembrando un disco rotto, un segnale orario inceppato o “un predicatore del cavolo che mi parla dell’inferno e del paradiso” (cit.), ma la situazione è questa: incassano tantissimo perché come capacità di attirare i ragazzi sono la versione maschile dei saldi da Sephora, ma ad un occhio critico non possono che risultare meno di mediocri.

Potete teoricamente andare a rileggervi il mio commento su The Avengers, che a suo tempo mi fece ricevere una camionata di insulti irripetibili (e che fu inoltre una delle prime cose che scrissi, perché io la captatio benevolentiae non so neanche dove stia di casa) e cambiarne i nomi.

Cosa abbiamo qui di diverso?

Guardians-of-the-Galaxy-Trailer-2-Features-Groot-Rocket-Raccoon

A PARTE due tizi usciti da una fantasia allucinogena dei Led Zeppelin?

Poco o niente.

La regia dell’ex Troma-boy James Gunn non si discosta dai binari dettati dall’astronave madre Marvel: facciamo vedere esplosioni, botte, inseguimenti, facciamo vedere esplosioni, botte, inseguimenti eccetera eccetera.
Lo sviluppo sempre più accurato della computer grafica ne permette un uso molto più massiccio rispetto ad altre opere anche solo di pochi anni fa, per cui essa diventa spesso una stampella per il director che abbia poche idee e un grosso budget a disposizione.
Le scene di combattimento nello spazio sono un’overdose di luci e colori, tanto di impatto esteticamente quanto rendano difficile l’individuazione di mezzi, ostacoli ed elementi materiali vari.

In pratica spesso non si capisce un tubo di chi stia sparando a cosa.

Guardians-of-the-Galaxy-Trailer-Milano-Explosion-2

Il motion capture, inoltre, consente anche di avventurarsi in primi piani che tempo fa sarebbero sembrati piuttosto azzardati, e che ora invece inquadrano volti molto più realistici e particolareggiati.
Utile se uno dei passatempi preferiti dello spettatore sia contare le vibrisse dei propri animali domestici, altrimenti tale scelta risulta sovente un po’ troppo fine a se stessa.

Sulla sceneggiatura preferirei non dire nulla perché è maleducazione parlare degli assenti.

No, dai, diciamo che è la solita accozzaglia di stereotipi: gli inseguimenti, il tradimento, il cattivo che si rivela buono, i reietti dal cuore d’oro e dalle abilità particolari che tutti insieme combattono un’enorme minaccia ecc…
Le relazioni tra i vari personaggi sono (e ti pareva) raffazzonate e poco sviluppate, tanto da apparire casuali, e ovviamente il tutto è condito dalla solita Cristo di ironia Marvel: esagerazione nei toni, infantilità nei contenuti, personaggi carismatici in maniera troppo marcata, elementi troppo macchiettistici e chi più ne ha più ne metta.

Qui nello specifico il loop anagrafico di Groot e l’incapacità di Drax nel capire il linguaggio figurato sono veramente troppo… troppo…

Troppo.

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Cast?

Coralità alla Quella sporca dozzina, soliti attori in rampa di lancio (Bradley Cooper come procione doppiato da Christian Iansante ruba la scena), soliti volti notissimi in ruoli secondari (qui Glenn Close, John C. Reilly, Djimon Hounson e Benicio del Toro, già visto in Thor: The Dark World) che Dio sa quanto li abbiano pagati.

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Il solito.

Non vi piace la Marvel? Evitatelo come i monatti.

Vi piace la Marvel? Mi dispiace per voi.

Su, scherzo: se apprezzate il genere andatelo a vedere.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Chi indovina vince un orsacchiotto.

X-Men: Giorni di un futuro passato

x men giorniViaggi nel tempo? Preparo la DeLorean.

TRAMA: In un futuro prossimo i mutanti si trovano sull’orlo dell’estinzione. I pochi superstiti decidono di spedire la coscienza di Wolverine indietro nel tempo, per cercare loro stessi da giovani e avvisarli di ciò che sarà il futuro, impedendo così la loro fine.
Ispirato al fumetto Giorni di un futuro passato, scritto da Chris Claremont e John Byrne.

RECENSIONE: Settima pellicola su uno dei gruppi di supereroi più famosi dei fumetti, X-Men: Giorni di un futuro passato vede in cabina di regia Bryan Singer, che come gli assassini di Agatha Christie torna sul luogo del delitto dopo X-Men (2000) X-Men 2 (2003).

Tratto (molto liberamente) dal già citato fumetto, se questo film non fosse prodotto dalla Marvel, non avesse come protagonisti dei personaggi della Marvel e non mostrasse a caratteri cubitali il logo Marvel

…non sembrerebbe un film della Marvel.

Mi spiego.

Nella pellicola sono sì presenti tutte le caratteristiche tipiche dei film di questa casa di produzione, ma non sono esagerate o esasperate come in altre opere, aumentando così di molto la sua qualità complessiva.

È presente l’ironia, ma non ai livelli prescolari di The Avengers o di un Iron-Man a caso.
Le battute sono inserite con criterio all’interno dei dialoghi, e non si ha quindi l’impressione (molto presente soprattutto nelle ultime pellicole supereroistiche) di avere di fronte un film comico con elementi d’azione e non viceversa.

Sono presenti azione e combattimenti, ma riescono ad essere ben fatti esteticamente senza essere o troppo lunghi o eccessivamente sopra le righe o delle esagerazioni senza cognizione alcuna.

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È inoltre presente udite udite una seria introspezione psicologica di alcuni personaggi, i cui dubbi vengono rappresentati in modo maturo, senza cazzate del tipo “Non siamo su binari diversi, sei tu il mio binario” o “Più riempio la scatola più mi sembra leggera”.

Vero, The Amazing Spider-Man 2?

Rimane infatti dalla pellicola precedente (X-Men: L’inizio, di Matthew Vaughn) il focus narrativo riguardante il contrasto tra Charles “Professor X” Xavier ed Eric “Magneto” Lehnsherr, le cui differenze di opinioni riguardanti la minoranza di appartenenza sono paragonabili (e in parte ispirate) a quelle tra Martin Luther King e Malcolm X negli anni ’60.

Tentiamo un confronto con loro in modo da instaurare una pacifica convivenza…
…o cerchiamo l’affermazione sociale attraverso il conflitto?

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Un altro pregio molto importante dell’opera, dal punto di vista strettamente narrativo, è quello di riuscire ad incastrare bene tutti i pezzi che compongono la storia complessiva degli X-Men, in modo da dare ordine al casino creatosi nel franchise a causa di sequel, prequel e spin-off vari (i due pessimi su Wolverine, ossia X-Men le origini – Wolverine Wolverine – L’immortale).

Si può pensare quindi a questo film come all’ingranaggio che collega tutti gli altri, facendo muovere la macchina in maniera scorrevole e regolare.

L’ho già accennato, Singer è come l’Impero: colpisce ancora.

Dopo aver infatti diretto le uniche pellicole ben realizzate sugli X-Men (insieme, va detto, al già menzionato X-Men: L’inizio), qui Singer riprende in mano la regia del franchise, facendo un buon lavoro.
Primi piani piuttosto frequenti, usati per accentuare la profondità psicologica dei personaggi, si alternano a poche ma colossali scene di ampio respiro, che mostrano allo spettatore la magnificenza di alcuni poteri attraverso un ottimo uso degli effetti speciali.
Ottima anche la differenza di estetica tra il passato, con i colori vivaci e gli elementi scenici tipici degli anni ’70, e il futuro, molto cupo e tetro, con colori di un blu-nero talvolta estremo e quasi seppiato, a simboleggiare l’assenza di speranza e l’enorme drammaticità della situazione.

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La sceneggiatura di Simon Kinberg modifica parecchio il fumetto originale, non in maniera stupida o caciarona ma, anzi, confezionando un plot stranamente piuttosto accurato per gli standard Marvel (c’è da dire, bassi come i Dachshund).
Le differenze con la versione cartacea di tale storia sono innumerevoli, ma anche per chi l’abbia letta non si ha l’impressione di una snaturazione di essa in nome del dio denaro, ma di una sostituzione di alcuni aspetti per fornire allo spettatore un prodotto di buona qualità.

Dopo aver combattuto contro Magneto, contro William Stryker, contro Magneto (e dai) e contro il Club Infernale, in questo capitolo gli X-Men si trovano a che fare con alcuni tra i loro nemici più iconici: le Sentinelle.

Trasponendole nel relativo franchise cinematografico si risponde quindi a domande importanti come “Chi le ha create?” e “Perché?” (ma non a quella fondamentale, ossia “Quale malato di mente farebbe dipingere dei robot sterminatori giganti di viola?”), e nella pellicola  esse sono la metafora di una spada di Damocle che pende sulla testa delle persone, un nemico inarrestabile creato dai governanti e che persegue la sua incessante opera di distruzione e morte.

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Parlare del cast è difficile, perché ci sono più personaggi qui che bionde con la quarta di seno nella Playboy Mansion; il film crea anche interessanti parallelismi tra le versioni giovani e vecchie degli stessi characters, aumentando quindi l’effetto corale.

Per citarne solo alcuni, qui abbiamo Hugh Jackman ormai completamente integrato nel Wolverine e che come al solito spacca culi stile Kevin Sorbo in Hercules, James McAvoy e Michael Fassbender ottimi e che dimostrano di essere tra gli attori under 40 più in forma, Jennifer Lawrence vera protagonista del film con la sua Mystica tormentatissima e sempre in bilico tra il bene e il male, Patrick Stewart e Ian McKellen che in fondo si divertono parecchio.

Nei panni di Bolivar Trask, creatore dei robot, c’è l’ottimo Peter Dinklage, attore di… ehm… avete presente quella serie tv in costume che guardano in pochi e che su Facebook non viene praticamente mai citata… adesso sinceramente non ricordo come si chiami…

Ah, già: Tette & Medioevo.

Probabilmente uno dei migliori film della Marvel mai usciti.

O perlomeno, tra quelli degli ultimi anni sicuramente.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: I già citati film sugli X-Men fatti come Dio (e non Marvel/Disney) comanda: X-Men (2000), X-Men 2 (2003) e X-Men: L’inizio (2011).

Tanto per darvi un’idea di quanta gente abbiano tirato fuori nel corso degli anni:

E questa è una piccola chicca, che capirete quando vedrete il film:

The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro

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TRAMA: Peter Parker vive la sua tranquilla vita quotidiana tra la scuola e Gwen, ormai diventata la sua ragazza. Tutto fino a quando il passato non torna a tormentarlo, con il contemporaneo ritorno di un vecchio amico, Harry Osborn…

RECENSIONE: Seguito di The Amazing Spider-Man (2012), diretto anch’esso da Marc Webb, questo film è purtroppo un’opera piatta, con alcune buone idee che però affondano in una scialbezza generale evidente.

In parole povere, per ogni elemento degno di nota ce ne sono subito dopo almeno un paio malfatti, tirati per i capelli o ridicoli, e da estimatore del primo reboot è per me un vero peccato constatarlo.

Inizialmente la mia paura più grande era la presenza di ben tre nemici: tale aspetto mi provocava un pericoloso déjà vu riguardante Spider-Man 3 (2007), pellicola immonda il cui posto è tra le fiamme dell’Inferno e che è stata utile al rispettivo franchise come Batman & Robin coi suoi bat-capezzoli e bat-carta di credito.

bat carta di credito 

Quanti chiodi devo piantare sulla bara, dottò’?

Il problema principale di The Amazing Spider-Man 2 non sono però tanto i villains (beh anche, ma poi ci arriviamo), quanto non essere riusciti in fase di regia e sceneggiatura a creare una dignitosa spina dorsale che potesse sostenere, oltre ad essi, anche una complicata storia d’amore e i tormenti familiari del protagonista.

So che non è molto critico-oggettivo dirlo, ma a vedere questa pellicola mi sono sentito continuamente “sedotto e abbandonato” da (pochi) notevoli elementi alternati a palesi cazzate, e ciò non può portarmi a una valutazione positiva dell’opera.

La regia di Webb sarà anche efficace in alcune scene di battaglia (aiutata anche dagli ottimi effetti speciali valorizzati dal 3D) ma talvolta calca troppo la mano sull’eccesso e sulla estremizzazione dell’azione.
Non si riesce a riscontrare in cabina di regia uno stile ben preciso, che si limita quindi ad essere un pallido riverbero della regia del primo capitolo, non aggiungendo un nuovo quid a parte forse qualche inquadratura del supereroe a zonzo per la città; tali inquadrature saranno sì magnificenti per l’occhio, ma si rivelano ben presto fini a se stesse, non essendo inserite in un contesto stilistico caratterizzato appieno.

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La sceneggiatura (qui opera di Kurtzman, Orci e Pinkner) conferma di essere il tallone d’Achille di quasi tutti i film della Marvel.

Sì, d’accordo, alcuni elementi sono sviluppati con cura (ad esempio il personaggio di Harry Osborn per quanto didascalico non è stato reso male) ma in altri si richiede da parte dello spettatore una sospensione dell’incredulità veramente notevole, e a meno che non si chiudano occhi e orecchie spegnendo pure un 50 % del cervello le pecche risultano evidenti.

Evidenti mentre si guarda il film, non dopo averci rimuginato sopra e averlo digerito, il problema è soprattutto questo.

Piena di difetti è in particolare la parte legata ai genitori di Peter (preoccupante, sarebbero due geniali scienziati), che nonostante la sua drammaticità risulta a tratti involontariamente ridicola, raffazzonata e inserita tanto per allungare il brodo.
Anche il rapporto tra Peter e Gwen (ma in generale ogni relazione tra un personaggio e l’altro) non è dei resi meglio su pellicola, con scelte e reazioni umane piuttosto stiracchiate, se non casuali, oltre alle già accennate esagerazioni senza senso.

Nonostante la pellicola sia orchestrata in stile casella 16 del gioco dell’oca (“avanza di una casella, poi vai indietro di due”) gli attori non sono neanche tanto male.

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Andrew Garfield è ben calato nei panni del supereroe creato da Lee e Ditko nel 1962: credibile sia come Peter Parker (nella sua nuova versione più scanzonata-high tech e meno sfigata-inibita) che come ciarliero supereroe, riesce ad essere simpatico ma non borioso.
Emma Stone dovrebbe essere cazzuta ma scade troppo spesso nel complesso della damigella da salvare, e risulta perciò un character più schematico rispetto al primo episodio.
Più convincente Dane DeHaan (già visto in Chronicle e Come un tuono), il cui Harry Osborn è stato forse raffigurato troppo dandy e fuori contesto ma alla fine della fiera è uno dei pochi a salvarsi.

Come villains abbiamo Paul Giamatti in una breve apparizione nei panni di Rhino (sia benedetto chi ha pensato all’esoscheletro da guerra al posto del costumino grigio attillato con un corno sulla testa) e soprattutto il Puffo Elettrico Jamie Foxx (si scrive “Delectro”, la D è muta).

Quest’ultimo è purtroppo un personaggio sviluppato da cani, risultando lo stereotipo di se stesso: una persona trattata male dagli altri e “invisibile” agli occhi dei più si trasforma in un un banale cattivo “say my name” in cerca di ribalta e fama.
Ciò lo rende una macchietta o poco altro e forza le emozioni dello spettatore nei suoi confronti, dato che esse non nascono spontanee (come dovrebbero) ma vengono provate perché non potrebbe essere altrimenti.

In generale, The Amazing Spider-Man 2 di “amazing” ha ben poco.

Una delusione.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi: Come al solito, i film della Marvel.
Che iniziano ad assomigliarsi tra loro in maniera piuttosto preoccupante.

 

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