L'amichevole cinefilo di quartiere

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Doctor Strange

strange-locandinaSalagadula Marvelcabula bibbidi-bobbidi-bu.

TRAMA: Il noto neurochirurgo Stephen Strange resta vittima di un grave incidente che gli compromette l’uso degli arti superiori e minaccia di impedirgli di condurre una vita normale.
Alla ricerca di una soluzione e della guarigione, inizia un viaggio che lo conduce in Tibet, a incontrare l’Antico.

RECENSIONE: Breve riassunto del personaggio per chi non lo conosca:

Il dottor Strange è un uomo bravissimo nel suo lavoro, ma arrogante ed egoista…

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…subisce un incidente che lo mutila gravemente…

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…e questo lo fa maturare rendendolo un araldo delle forze del Bene.

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Cominciamo bene.

Per la regia di Scott Derrickson, director di pellicole horror memorabili come…. come…. beh, qualcuna mi verrà in mente, Doctor Strange è un pimpante spettacolo di fuochi d’artificio che riesce però in aggiunta a proporre un plot che, seppur ordinario, non renda il film un pretesto per una banale orgia di computer grafica.

Pur essendo infatti la classica storia di origini (e non poteva essere altrimenti, visto che Strange non è mai comparso nel Marvel Cinematic Universe fino ad ora), la trama riesce a sostenere un ritmo discreto e a non farsi incagliare da stilemi espositivi come gli ovvi “prova dei poteri”, “cambiamento psicofisico” o “conosciamo cosa vuole fare il cattivo”, superandoli invece con relativa regolarità.

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Per quanto concerne il comparto tecnico, ovvio fiore all’occhiello dei superhero movies, già nei suoi primi cinque minuti la pellicola concede allo spettatore un assaggio di quelle che saranno le sue potenzialità visive, e ciò sgrava di ulteriore peso l’ordinario inizio narrativo.

Tale aspetto è di sottovalutata importanza: se già il film anticipa quali siano i fattori stimolanti per l’intrattenimento, il pubblico accetta che vengano rispettati i canoni espositivi, un po’ come un bambino che mangia tutta la verdura perché ha intravisto una torta appoggiata sulla mensola.

Nello specifico, il pregio migliore degli effetti speciali di Doctor Strange risiede nella loro capacità di ammaliare lo spettatore provocando la sua oblianza dei macro-concetti di tempo e spazio per come egli li conosca e sia abituato a relazionarcisi.

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Il tempo diventa in Doctor Strange percorso sì lineare, ma bidirezionale, che può essere quindi percorso nei due versi; non si è quindi vincolati al procedere esclusivamente verso un destino dinanzi a noi, ma si può anche tornare sui propri passi sfruttando un tracciato scritto.
La dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi viene piegata da artefatti magici ed arti occulte, creando interessanti e addirittura intelligenti paradossi che pur concettualmente semplici danno maggiore brio alla trama.

Lo spazio è malleabile plastilina da manipolare a proprio piacimento, con un quasi totale dominio di gravità e baricentri, ottimamente supportato da un comparto tecnico che sul grande schermo mostra i muscoli.
Simile in alcuni segmenti alla dimensione onirica di Inception, pareti, mura ed addirittura interi paesaggi urbani vengono modificati dalle abilità dei personaggi, contribuendo all’intrattenimento generale.

Marvel's DOCTOR STRANGE..L to R: Mordo (Chiwetel Ejiofor) and Doctor Strange (Benedict Cumberbatch)..Photo Credit: Film Frame ..©2016 Marvel. All Rights Reserved.

Altra nota lieta è l’ironia, che presente in buone quantità segue il classico leitmotiv Marvel senza però scadere nella fastidiosità emersa da altre opere, mantenendo perciò un sottile e benefico garbo.

Pur andando persi nel doppiaggio italiano alcuni giochi di parole “Strange = strano”, i piccoli momenti di ironia alleviano la narrazione senza sostituirsi ad essa e mantenendo un positivo apporto ancillare senza strafare.

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Uno dei più grandi pregi della Marvel è senza dubbio il casting: per dare volto fisico alla folta schiera di supereroi facenti parte di questa casa fumettistica, sono stati infatti scelti interpreti sempre adeguati.

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Ok, quasi sempre.

Uno dei punti di forza anche di questo Doctor Strange è l’interpretazione dell’ottimo Benedict Cumberbatch.

Esteticamente molto simile alla controparte cartacea, l’attore inglese riesce al meglio a rappresentare cinematograficamente il personaggio creato da Steve Ditko nel 1963: per quanto inizialmente simile al già stravisto Tony Stark, Cumberbatch lo connota limando molto la sbruffoneria smargiassa del miliardario per adattarsi meglio a colui che abbia subito una grave perdita.

L’arroganza viene mitigata dalla determinazione, così come la volontà di primeggiare viene incanalata verso il desiderio di apprendere.

Attraverso in particolare il suo continuo studio, il personaggio offre al pubblico un costante miglioramento del proprio sé, e tale aspetto contribuisce in modo rilevante alla sua profondità psicologica, rendendolo piacevole e suscitando empatia nei suoi confronti.

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Stuzzicante interpretazione di Mads Mikkelsen come antagonista, anche se purtroppo il suo personaggio è dotato di scarso approfondimento e avrebbe forse meritato maggiore tempo in scena.
Buon apporto anche di un’androgina Tilda Swinton come Antico (nonostante le polemiche successive al suo casting a causa del famigerato whitewashing) e Chiwetel Ejiofor nei panni di Mordo.

Nonostante io sia particolarmente critico nei confronti di questa casa di produzione, devo dire che Doctor Strange è veramente un buon film, che non si lascia andare ad alcune facilonerie cercando di intrattenere il pubblico attraverso una buona qualità complessiva.

Uno dei migliori film del Marvel Cinematic Universe.

IL migliore.

Pillole di cinema – Lo chiamavano Jeeg Robot

lo chiamavano jeeg robot locandinaCóri, pischello laggiù.

TRAMA: A causa di un incidente, un ladro di mezza tacca scopre di avere un forza sovrumana. Ombroso, scorbutico e taciturno, egli accoglie il dono del nuovo potere come una benedizione per la sua carriera di delinquente.
Tutto cambia quando incontra Alessia, una strana ragazza convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio

PREGI:

– Roma (nun fa’ la stupida stasera): La capitale d’Italia, con i suoi rioni storici e il suo sottobosco di varia umanità, è perfetta come cupa ambientazione metropolitana per le vicende di un antieroe.

Non Caput Mundi, quindi, ma Gotham City all’amatriciana in cui personaggi brutti, sporchi e cattivi sbarcano il lunario attraverso vie lecite e non.

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– Claudio Santamaria: Attore di punta del cinema italiano, Santamaria ritorna al superhero movie dopo aver doppiato Christian Bale nei Batman di Nolan.

Cupo ai limiti della misantropia, l’ex Dandi di Romanzo Criminale incarna alla perfezione sia recitativamente che fisicamente l’eroe per caso e controvoglia, un burbero dal cuore d’oro.

Barba incolta, occhio spento e disincantato, Santamaria offre una prova matura e più profonda di quanto possa sembrare ad una visione superficiale, stratificando il suo personaggio su più livelli e rendendolo apprezzabile dal pubblico.

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– Luca Marinelli: un po’ Joker e un po’ villain alla Sin City, il suo “Zingaro”, l’antagonista principale del film, è un concentrato di piacevole assurdità e carisma.

Visivamente divertente quando agisce sopra le righe e con temibili scatti da arrabbiato, un personaggio tanto strano ed esagerato quanto artisticamente apprezzabile, che Marinelli interpreta con le giuste dosi di estrosità e gusto per l’eccesso.

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– Italiani supereroi? Ma ché, davéro?: Lo chiamavano Jeeg Robot ha complessivamente il grosso merito di essere una boccata d’aria fresca per la produzione cinematografica italiana, basata in maniera troppo preponderante su stereotipate commedie leggere una fotocopia dell’altra o su indigesti drammoni aventi come focus le problematiche della famiglia medio-alto borghese.

Così come Il ragazzo invisibile, questo film tratta un tema che c’entra con la filmografia tricolore come un cammello nel deserto, ma trasponendolo su pellicola con una fattura qualitativamente più che buona.

Regia solida e sicura nelle scene d’azione, un montaggio funzionale a quanto venga mostrato e con frizzante inventiva (e non a caso o operaio come spesso avviene) e una fotografia che non ti spappoli gli occhi dopo un quarto d’ora rendono la pellicola ben realizzata, e considerabile quindi come una piccola chicca.

Non sarà “la Marvel che incrocia Tarantino” (seh, bum) ma è comunque un’opera meritevole di visione e che spicca per originalità.

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DIFETTI:

– “Nessuno”…?: O meglio, è ovvio che questo film, come tutti del resto, abbia delle pecche, ma sono difetti più legati al genere in senso ampio che a quest’opera nello specifico.

Si potrebbe dire, ad esempio, che tecnicamente si nota talvolta il budget minore rispetto a produzioni riguardanti lo stesso tema (e grazie ar c**zo, è costato meno di due milioni); oppure che l’inizio della trama è un po’ troppo sbrigativo e diretto (anche se personalmente lo considero un pregio); o ancora che la vicenda risulti spesso esagerata e sopra le righe (ma lì dipende appunto dal tema del film).

Tutti punti deboli non ascrivibili quindi all’opera specifica ma al suo genere, e in quanto tali risultano in fin dei conti accettabili se si consideri la qualità della pellicola come contraltare.

Consigliato o no? Decisamente sì, non ci si può lamentare di quanto ripetitivo sia il cinema italiano se poi escono film come questo e nessuno se li fila.

Deadpool

deadpool poster itaI ❤ chimichangas.

TRAMA: Wade Wilson, ex agente operativo delle Forze Speciali e mercenario, si sottopone a un terribile esperimento per guarire dal cancro, acquisendo l’eccezionale potere del fattore rigenerante…

RECENSIONE: Per la regia di Tim Miller, Deadpool è un film che…

Eh-ehm… non ci stiamo dimenticando di qualcosa?

No, ma temo sia una domanda retorica.

Dai, io sono te, sai cosa voglio. Deadpool è un personaggio famoso per avere personalità multiple, voci nella testa e roba varia, quindi potremmo cogliere la palla al balzo e recensirlo ripetendo il ménage à deux di quella vecchia volta.
Non lo trovi un intelligente riferimento all’argomento dell’articolo, nonché un frizzante e costruttivo espediente narrativo?

No, la trovo una puerile perdita di tempo. Sono già in ritardo a scrivere la recensione, per cui se potessi costruttivamente levarti dalle palle…

LA RECENSIONE! Fermi tutti, è arrivato Roger Ebert!
Capirai che roba, la tua “recensione”:”Bla bla bla, battutine del cazzo, le pellicole sui supereroi fanno schifo perché li rendono personaggi piatti conditi da umorismo spicciolo, battutine del cazzo, bla bl…”

Veramente a me questo film è piaciuto.

Ecco, sei il solito preven… no aspetta, cosa?!?

deadpool face

I supereroi spesso sono figure idealizzate in maniera esagerata: maschioni eroici che sfidano indomitamente le forze del male agghindati con costumi francamente improbabili.
Troppo perfetti, troppo valorosi, troppo… TROPPO.

Deadpool invece mi è piaciuto come film perché il suo protagonista non è così, lui è…

Lui.

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Alt, alt, alt, forse ho capito dove vuoi arrivare. Tu critichi negativamente i Guardiani della galassia perché li consideri personaggi stupidi e poi esalti Deadpool… per lo stesso motivo?

Sì, perché c’è una differenza fondamentale tra le due tipologie di character: Deadpool è intrinsecamente stupido e sopra le righe.

Il suo essere un concentrato di esagerazione fa parte della natura del personaggio: non è comico perché figo, ma è figo perché comico.

Per legarmi all’esempio che hai fatto tu, un procione parlante che spara mitragliate alla gente è un elemento “affascinante”, che può portare di conseguenza a gag, battute o scene comiche.

Deadpool invece ha la comicità insista nel personaggio: se gli si toglie questa caratteristica, ci si ritrova con un mercenario armato fino ai denti che, per quanto possa avere carisma, è un archetipo stravisto in molti media fumettistici e non.

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Deadpool è per prima cosa un tizio comico ed esagerato, e dopo un antieroe d’azione.

Capito?

Sinceramente no ma ti vedo convinto, per cui mi fido.

La tua stima mi commuove. Quello che dicevo prima viene evidenziato nel film da continui sfondamenti della quarta parete:  essi sono ripresi dai fumetti, dato che il “merc with a mouth” è fortemente connotato dall’essere l’unico personaggio Marvel con la consapevolezza di trovarsi in un’opera d’intrattenimento.

Non è l’unico, anche She-Hulk sa di essere il personaggio di un comic book.

Chi??

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Tipica sobrietà Marvel… quale sarebbe il senso di questo personaggio, rendere sessualmente appetibili le culturiste maggiorate con la pelle verd…

Ripensandoci, preferisco non saperlo.

Stai perdendo il filo, mi chiedo come facciano le persone a leggerti.

Io mi chiedo perché queste cose alle fashion blogger non capitino…

Dicevo, essendo comunque Deadpool un superhero movie la regia e il montaggio enfatizzano decisamente l’elemento action, alternando sequenze adrenaliniche di pura azione con altre più posate e comiche; in particolare il montaggio risulta ottimamente funzionale alle parti più frenetiche, sapendo utilizzare anche lo slow motion per esaltare determinati passaggi.

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Il punto focale della pellicola è ovviamente l’umorismo, che rende il film incredibilmente divertente.

I tantissimi riferimenti alla cultura pop (fumettistica e non), il sarcasmo imperante ed un linguaggio sboccatissimo e sessualmente esplicito rendono l’opera decisamente spassosa, con battute a mitraglia che si susseguono eliminando i tempi morti dei dialoghi.

Ciò maschera una trama che tolto tale elemento risulterebbe banale e “canonica”, ma che da questo fattore viene quindi piacevolmente arricchita superando il classico schema narrativo riguardante l’origine di un personaggio.

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“Il film è bello perché è divertente”? Wow, dici che i lettori riusciranno a raccapezzarsi tra questi termini così squisitamente tecnici e incredibilmente oggettivi?

Ok, allora diciamo che Deadpool è un personaggio carismatico perché incarnazione materiale dell’astrazione teorica di individuo che abbandona le regole tipiche dello stato sociale, ritornando ad una dimensione naturale e para-anarchica in cui possa sfogare senza limiti positivi gli eccessi della sua personalità.

Ciò corrisponde ad una concezione intrinsecamente istintuale della vita, che affascina e solletica i profondi appetiti delle persone perché costituisce una sublimazione catartica del concetto stesso di “libertà”, contribuendo alla fuoriuscita visiva del nucleo fondante dell’animale uomo.

Meglio così?

“Divertente” va benissimo.

Ti ringrazio.

Deadpool disegno

All’umorismo si unisce la violenza, molto esplicita sia nei comic book che nel film. Essa però non pesa negativamente sull’opera, perché legata indissolubilmente alla tipologia di personaggio rappresentata dal protagonista, quindi non “forzata” solo per il gusto dell’omicidio.

Anche in questo caso, si ha un quid che migliora il film rispetto ad altre pellicole simili: un protagonista ammazzatutti le cui azioni hanno un senso di esistere all’interno dell’opera artistica, senza appiattirsi su personaggi alla Steven Seagal che si limitano a sterminare bidimensionalmente per un’ora e mezza tutti i maderfacchers che attraversino il loro campo visivo.

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Violenza e comicità risaltano grazie anche alla presenza di figure di contorno piuttosto sopra le righe, che ben si armonizzano con l’atmosfera del film e contribuiscono a creare divertenti gag e siparietti comici.

È una mia impressione o a te i personaggi secondari piacciono solo quando sono strambi?

No, non mi piacciono gli elementi di contorno strani in sé, ma quelli che riescano a ritagliarsi uno spazio più o meno importante nella vicenda, in modo da aumentare il respiro dell’opera e non stancare lo spettatore concentrandosi solo su protagonista e antagonista.

Se così fosse, non si avrebbe davanti agli occhi un film, ma un incontro di pugilato.

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Ok, ok, va bene. ‘Sti tizi sarebbero?

Beh, nei panni della fiamma del protagonista abbiamo una sexy e tosta Morena Baccarin, aficionada delle serie tv; Colosso, l’X-Man russo (“In Soviet Russia metal forges you”), è interpretato con la tecnica del motion capture da Andre Tricoteux per quanto riguarda il fisico, mentre il viso è di Greg LaSalle, supervisore di tale tecnica di recitazione.
La semi-esordiente Brianna Hildebrand è Negasonic Mutant Warhead, la lottatrice Gina Carano (Fast & Furious 6) è Angel Dust, mentre Ed Skrein (già visto ne I vichinghi) veste i panni di Ajax.

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“Ajax” come quello di Cruijff?

No, “Ajax” come i due dell’Iliade.

Ah, bello, è mica il film dove Brad Pitt spacca i culi sulla spiaggia?

Farò finta di non aver sentito… fortunatamente la recensione è andata.

Visto musone che non è stato difficile? Dai, alla fine la Marvel ti ha sputato fuori una robetta mica male, cosa vuoi di più?

Beh, se mi facessero un film decente su di lui non mi dispiacerebbe…

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Lo han messo nella serie tv su Daredevil.

Ho detto “film”.

Non ne hanno già fatti due?

Ho detto “decente”…

Pillole di cinema – Fantastic 4 – I Fantastici Quattro

FANTASTIC-4-I-FANTASTICI-4-Poster-Locandina-2015Si ringrazia per il sottotitolo italiano indispensabile.

TRAMA: Durante un esperimento, quattro giovani vengono teletrasportati in un altro universo che altera i loro fisici e dà loro incredibili abilità; dovranno imparare a usare i loro poteri e a lavorare insieme per affrontare minacce alla Terra…

PREGI:

– Fa capire allo spettatore la teoria della relatività: Nonostante l’ora e quaranta di durata sia tutto sommato ridotta per gli standard dei superhero movie, a causa dell’iniziale ritmo lento dell’opera questi 100 minuti risultano ETERNI.

Il pubblico ne trarrà quindi un importante insegnamento scientifico, apprendendo sulla propria pelle quanto la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi possa essere distorta in base alle nostre percezioni.

Avete presente la citazione attribuita al grande fisico Albert Einstein secondo cui “Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore”?

Ecco, Fantastic 4 non è una bella ragazza.

Ma proprio no.

fantastici 4 tombe

– Prima o poi termina: Pregio legato indissolubilmente al primo punto, a differenza dell’universo, della stupidità umana e dell’amore femminile per i gatti, Fantastic 4 non è infinito.

DIFETTI:

[Dopo un’attenta riflessione e cercando di riassumere mentalmente tutto ciò che ho visto, posso arrivare a concludere che il difetto principale del film è…]

– Ogni cosa: Fantastic 4 non ha UNA componente che sia DECENTE.

Come per Ant-Man credo sia interessante conoscere la storia produttiva della pellicola. Le “divergenze” tra il regista Josh Trank e la Fox sono state ampie e troppo lunghe da spiegare, vi lascio un articolo QUI nel caso vi interessi un riassunto.

Sicuramente ciò ha portato ad un film ben al di sotto degli standard anche del più medio cinecomic.

O, per meglio dire, ben al di sotto di qualsiasi standard.

fantastici 4 spazio

La regia non ha un minimo stile visivo che la renda originale o personale; non si nota un tocco artistico del director che possa particolareggiare il film, dato che le riprese sono poste in atto con la più basilare diligenza dell’ABC del cinema.
Niente invenzioni particolari, niente usi di camera interessanti o brillanti, solo un gran ping pong di inquadrature alla lunga banali e stancanti, unite ad un montaggio senza guizzi e ad una CGI finta e irrealistica come poche.

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La fotografia è tutto un gran blu-nero alla Nolan dei poveri, scelta incomprensibile visto che alle tonalità scure delle scene non si accompagna un’accurata introspezione narrativa che le possa rendere intense emotivamente.

Il tono emozionale di una sequenza cinematografica deve essere basato su tematiche interiori, sentimenti e profondità psicologica; questi aspetti dell’animo umano devono essere poi accompagnati visivamente da una determinata scelta dei toni di colore, legata a fotografia e scenografia.

Non viceversa, Cristo.

DF-14999r Reed Richards (Miles Teller) and Sue Storm (Kate Mara) harness their daunting new abilities to save Earth from a former friend turned enemy. Photo credit: Alan Markfield

Sempre rimanendo sulle modalità narrative, è da registrare quanto l’ironia tipica dei Marvel movies qui sia praticamente assente.
Persino il cupo e drammatico X-Men: Giorni di un futuro passato, sempre distribuito dalla Fox, aveva ogni tanto qualche botta di spirito.

Qui il nulla, se non brevissimi sprazzi più o meno stupidotti.

fantastici 4 scena

La sceneggiatura è, come sempre, la vera piaga di queste pellicole.

Qui in particolare ha più buchi di un groviera, e ciò risulta ancor più evidente da una prima metà molto (ma molto) lunga, con un ritmo molto (ma molto) lento che la rende molto (MA MOLTO) noiosa.
Ad essa fanno seguito una cinquantina di minuti dove ci si ricorda improvvisamente della presenza della quinta marcia sulla propria automobile e si decide di utilizzare solo quella, inanellando un evento dietro l’altro a raffica senza dar tempo allo spettatore di capire cosa stia veramente succedendo e senza spiegare le dinamiche narrative.

E quindi via di cose poco chiare, tirate per i capelli o bellamente ignorate.

fantastici 4 macchina

Gli attori non riescono ad essere credibili nell’interpretazione.

Una sceneggiatura che tratteggia i personaggi in due dimensioni-due fronte e retro di sicuro non aiuta, ma quelle che si vedono sembrano quasi più degli abbozzi o delle pallide imitazioni annacquate che delle interpretazioni vere e proprie; gli attori faticano molto a reggere il peso di figure nate editorialmente nel 1961, e che quindi sono arcinote a generazioni di ragazzini.
A ciò si aggiunge il totale stravolgimento dei personaggi, che vengono modificati veramente tanto per adattarli ad una sceneggiatura povera di spessore e di unità narrativa.

Il risultato è uno sciapo teen-drama, con la caratterizzazione di un diluito telefilm per famiglie e la profondità narrativa di un B-movie.

Per quanto riguarda l’attinenza fisica…

fantastici 4 cast marvel

…tazione è fondamentale fin dalle sue origini, con il teatro greco legato a maschere fisse e monoemotive, le quali avevano lo scopo di incarnare un archetipo caratteriale cercando di trasmettere tale sentimento al pubbli…

fantastici 4 cast marvel

…pete le uova dividendo i tuorli dagli albumi: montate quindi sia i tuorli che gli albumi in due ciotole distinte. In una nuova ciotola versate la fari…

fantastici 4 cast marvel

LO SO… che non vi è piaciuto! Lo so, ho capito, ho afferrato il concetto!

Sì, ok, hanno cambiato etnia a Johnny Storm senza un vero motivo; focalizzarsi solo su questo aspetto estetico, però, vorrebbe dire tralasciare ben più importanti difetti del film.

E implicitamente equivarrebbe anche ad affermare che le pellicole tratte da fumetti Marvel non abbiano mai avuto scelte di casting sbagliate o personaggi mal resi.

Sicuri?

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tim roth emil blonsky abominio marvel

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marvel alba sue storm

ghost rider nicolas cage marvel

jamie foxx electro marvel

electra marvel garner

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Ecco, diciamo che rispetto alla Torcia Umana afroamericana c’è di peggio.

Anche in questo stesso film.

fantastici 4 doom

L’azione è concentrata quasi solo nei pochi minuti finali, ma visto com’è l’andazzo della pellicola sino a quel momento, lo scontro dell’epilogo sarebbe potuto anche consistere in una battaglia rap e non sarebbe cambiato nulla.

TUNZ-TUNZ-YO!
Sono Mr. Fantastic
ti frantumo come un joystick
scopo la Donna Invisibile
tu sei un coglione inguardabile
con la testa di metallo
spari lampi a più non posso,
il tuo design è entrato in stallo
tra Electro e Colosso?
Covi rancore sotto traccia
diventando tutto pazzo
io non allungo solo braccia,
quindi succhiami il c**zo!

Ripensandoci, sarebbe stato quasi migliore del risultato originale.

Un film veramente pessimo da bocciare su tutta la linea, e non solo limitandosi al genere di appartenenza.

Consigliato o no? 

get out gif cary grant

P.S. Piccola curiosità spoilerosa: in QUESTO ARTICOLO potete trovare un elenco di tutte le scene dei vari trailer di Fantastic 4 che però NON sono poi presenti nel film.

Avengers: Age of Ultron

avengers 2 locandinaCi son due super agenti e un tizio in armatura
Due piccoli mutanti, un robot assassino
Un dio, un bestione, un veterano
Non manca più nessuno
Solo non si vedono
I due uomini-insetto.

TRAMA: Per aiutare gli altri Vendicatori, Tony Stark ha creato Ultron, un’avanzata intelligenza artificiale auto-cosciente. Ultron però non ha sentimenti umani, e presto il suo intelletto superiore capisce che l’unico modo per rendere migliore la vita sulla Terra è eliminare la minaccia principale per essa: l’uomo.

RECENSIONE: Chi conosce questo blog sa che i miei giudizi sono piuttosto diretti, dato che personalmente preferisco far capire immediatamente cosa io pensi di una pellicola piuttosto che perdermi in giri di parole senza costrutto.

Perciò lo dico subito.

Appartenente ad un genere che io amo alla follia (e di cui ho già detto un gran bene ad esempio QUI, QUI e QUI), Avengers: Age of Ultron è in assoluto il film più bello che io abbia mai visto.

pinocchio-nose gif

Se fosse (mettiamo il caso) un film mediocre avrei iniziato scrivendo:

Avete presente quelle persone molto vivaci, estroverse, esagitate e che non stanno mai ferme?
Avete presente quando qualcuno chiede loro di fare per una volta “le persone serie”, e per quanto essi ci provino si vede lontano un chilometro che non ce la fanno?
Ecco, Avengers: Age of Ultron è la stessa cosa.

avengers martello

E invece no: come recensore mi sento molto in imbarazzo, perché so già che nessun altro film nei prossimi anni (ma che dico anni, decenni) potrà eguagliare le vette artistiche raggiunte da questa magna opera dell’umano intelletto.

Così come il sommo Dante si trova in soggezione nel descrivere a parole la bellezza ultraterrena del Paradiso, io da umile scribacchino cercherò di spiegare con il mio povero favellare la magnificenza di questo film, che fissa sicuramente un irrangiungibile ed iperuranico standard qualitativo che mai avrei pensato potesse essere toccato da una creazione umana.

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Bene, partiamo.

Avete presente quelle americanate basate su esplosioni, battutacce figaccione ed esagerazioni?

Ecco.

Avengers-Age-of-Ultron- esplosione

Dimenticatevele.

La sublime intelligenza di questo film sta innanzitutto nella cornice: l’aver optato per un contesto più cupo e drammatico è GENIALE.

Le pellicole Marvel infatti sono notorie per la loro atmosfera cupa, dark, molto drammatica e cruda. Difficilmente si ride (come sapete, sono film molto asciutti e assai seriosi) e la sensazione di opprimente negatività li permea per tutta la loro durata.

Certo, se per ipotesi fossero state spesso delle cazzatone ridanciane con personaggi gradassi e ridicoli, l’effetto risultante sarebbe stato quello di inserire i Teletubbies a Gotham City, ma dato che, come già detto, Iron-Man, Thor e Capitan America in un contesto più serio ci stanno DA DIO, tale mossa è azzeccatissima.

avengers 2 cast

Le già citate atmosfere serie sono acuite ancor di più dai dialoghi, sempre composti e misurati.
MAI ci si lascia andare a battute fuori contesto giusto per strappare una risata facilona e telecomandata al pubblico, preferendo in loro vece degli scambi di parole più umili e sotto le righe.
Ciò permette all’opera di non sembrare ASSOLUTAMENTE una viril gara a chi possegga il fallo più imponente, aumentando al contrario la sensazione di aver di fronte personaggi complessi e sfaccettati all’interno di vicende drammatiche.

La sceneggiatura inoltre è calibrata al millimetro, non presentando affatto buchi di sceneggiatura o passaggi iniziali di trama troppo veloci per essere compresi appieno dal pubblico.

avengers scena

E quindi, i personaggi?

Una delle critiche più assurde che viene loro rivolta è che a parte le superficiali differenze di un soldato, un miliardario, un principe nordico, un mulatto, un albino, una zanzara, la mia libidine, in fin dei conti essi siano un po’ tutti uguali.

Tale rimostranza è insensata.

Ad esempio:

-Iron-Man è un tizio amato da tutti con un’armatura scintillante;

-Capitan America è un tizio amato da tutti con uno scudo scintillante;

-Thor è un tizio amato da tutti con un martello scintillante.

Come potete non notare le gigantesche differenze tra loro?!

Attraverso la moderna cinematografia questi fulgenti eroi gonfiano i loro eburnei petti proseguendo la tradizione narrativa che raccoglie Gilgamesh, Ulisse, Beowulf e Orlando, non facendoli affatto sfigurare ma anzi portando l’epica ad un livello superiore.

avengers 2 stark thor america

Altra critica stupida è di essere un universo troppo maschile, e che il personaggio di Vedova Nera sia basato esclusivamente sull’aspetto estetico.

BAL-LE.

I personaggi Marvel sono la versione moderna (e migliore, ovviamente) del pantheon greco: anch’esso era composto principalmente da divinità maschili, mentre le dee incarnavano solitamente aspetti dell’animo negativi e deprecabili.

Come la vendetta. O la discordia. O la saggezza.

Attuale Venere Callipigia, Black Widow con le sue grazie completa ottimamente il gruppo testosteronico, ritagliandosi uno spazio importante e non risultando AFFATTO una semplice donnina da mostra, ma imponendosi come un personaggio tridimensionale e profondo.

avengers 2 vedova nera

Qui un lapalissiano esempio della suddetta tridimensionalità.

Ma la sagacia di un sequel si riscontra anche dalle new entries rispetto all’opera precedente, e qui hanno fatto veramente il botto: Scarlet Witch e Quicksilver sono stati due surplus che oserei definire meravigliosi.

avengers scarlet quicksilver

La prima è interpretata da Elizabeth Olsen, sorella minore delle celeberrime Ashley e Mary-Kate, con le quali forma la dinastia hollywoodiana più famosa ed importante (Coppola? Barrymore? Pfff!), ed è un character basato sull’inganno, una sorta di semplice trickster al femminile.

Ciò è azzeccatissimo, in quanto Scarlet nell’universo fumettistico non è PER NULLA un personaggio assai complesso, protagonista magari di uno dei più interessanti what if della Marvel, e quindi, essendo di poco conto, connotarla dandole solo un paio di caratterizzazioni è stata una gran mossa.

avengers no more mutants
Per quanto riguarda il di lei fratello Argentovivo, il merito di Avengers: Age of Ultron è di essere stato il PRIMO film a portare tale mutante sul grande schermo.
Se, per puro costrutto teorico, lo stesso personaggio fosse comparso in un precedente film della grande M, magari addirittura protagonista di una scena molto ben realizzata, allora si sarebbe avuta una sensazione di già visto.

Dato che così NON È, ce lo si gode per la prima volta.

Ma ogni eroe deve avere un antagonista, e Ultron è il meglio che si possa avere.

Il rischio di usare come villain un robot assassino che si libera dei vincoli che lo legavano agli esseri umani è di ottenere uno strampalato incrocio tra HAL 9000 e Pinocchio.

Così è stato?

Ma va là: Ultron non scade MAI in situazioni che sfiorino il ridicolo dove il suo corpo enorme e la sua mente neonata lo rendano simile a Kronk de Le follie dell’imperatore.
Sempre misurato e composto, questo robot mantiene la serietà e l’alone minaccioso del precedente antagonista degli Avengers, ossia Loki, che ricordiamo essere lampante esempio di villain austero e serioso.

Potrei dilungarmi ulteriormente a descrivere l’inusitata meraviglia di tale pellicola, ma credo di essermi già ampliato eccessivamente, e non voglio quindi rovinarvi una visione estatica del film.

Perciò qui concludo.

 

 

N.d.A. Dato che in questa recensione ci sono andato giù piuttosto deciso con il sarcasmo, una precisazione seria.

Così come per tutti gli articoli da me scritti, ricordo che in questa sede esprimo solo mie personali opinioni motivate (tale annotazione è presente anche nella home page di questo blog) virate spesso sull’esagerazione comica; se vi piace qualcosa di cui ho parlato male o viceversa, dipende molto semplicemente da gusti ed interessi di ciascuno.

Tutto qui. Ognuno ha le sue preferenze.

Io da Signor Nessuno mi permetto semplicemente di scrivere i miei personali giudizi, che dipendono dalla mia personale visione del cinema e dai miei gusti in materia.

Precisato questo, spero che non ve la siate troppo pres…

folla inferocita avengers

Come non detto.

Il ragazzo invisibile

“I’m more than you know / I’m more than you see here / More than you let me be / You don’t see me but you will / I am not invisible”

il ragazzo invisibile locandinaTRAMA: Michele, ragazzino introverso e impopolare, scopre per caso di poter diventare invisibile. La sua vita cambierà radicalmente.

RECENSIONE: Per la regia di Gabriele Salvatores (recentemente regista di Educazione siberiana), Il ragazzo invisibile è un buon film che riesce a centrare un obiettivo spesso dimenticato o mancato dal cinema italiano dell’ultimo decennio: essere originale.

Se uno dei difetti che viene maggiormente imputato al cinema tricolore è quello di proporre sempre la solita zuppa (commedie corali pecoreccie, drammoni stucchevoli, pellicole con protagonista il comico popolare del momento), qui abbiamo una pellicola che si stacca dalla solfa a cui siamo stati abituati per proporre qualcosa di nuovo, e lo fa col botto.

Rendere all’italiana un genere che sprizza stelle e strisce da ogni poro come il “superhero movie” era un’impresa assai impervia, ma Salvatores centra il bersaglio, portando nelle sale un’opera che, pur non essendo paragonabile ai blockbusteroni cazzeggeri della Marvel o simili, può essere considerata di buona fattura e con tutti gli elementi necessari per non sfigurare nel relativo ambito.

I canoni del genere infatti ci sono tutti: il protagonista sfigato (come ad esempio l’Uomo Ragno), la paura e l’astio nei confronti del diverso (come per gli X-Men) e la grande forza di volontà nell’aiutare il prossimo (tipo Capitan America o Superman) sono miscelati in salsa italiana, dando al pubblico l’impressione non di essere davanti a una mera e banale scopiazzatura di successi yankee, ma ad una rivisitazione all’interno dei nostri confini.

il-ragazzo-invisibile-un-sogno-che-diventa-realt

Oltre a tale aspetto sono apprezzabili i numerosi riferimenti a film celebri, oltre che un uso della macchina da presa che ne enfatizzi la presenza stessa tra lo spettatore e ciò che egli vede (ad esempio l’obbiettivo spaccato che rende l’immagine sfocata, della vernice che ci si stampa sopra eccetera); questo elemento dona un’ulteriore connotazione fantastica ed irrealistica al tutto, accentuando la fantasia visiva e dando brio alle scene.

In una Trieste per definizione terra di confine in senso geografico è ambientata una storia ricca di personaggi “di confine” come connotazione, ossia caratterizzati da problemi o elementi particolari che ne determinano la diversità e li fanno quindi spiccare all’interno della massa.
Ciò è valorizzato anche dalla fotografia fredda e grigiastra di Italo Petriccione, fedelissimo di Salvatores, che attraverso il suo lavoro dà visivamente al pubblico uno spaccato urbano tranquillo ma al tempo stesso particolare e misterioso, che non si confonda quindi con una normale e monotona città, ma che ci renda partecipi delle sue problematiche.

il ragazzo invisibile trieste

Con tutto il dovuto rispetto per gli amici friulani, probabilmente pensando all’ambiente caratteristico per un supereroe vengono prima in mente le immaginarie Gotham e Metropolis o la reale New York che questo capoluogo, ma come già accennato non si tratta qui di copiare ciò che è americano, ma di trasporlo in Italia.

Per quanto riguarda il cast spicca l’ottima interpretazione, considerando la giovane età, del protagonista Ludovico Girardello, che rende ottimamente il suo Michele riuscendo a passare in maniera efficace dalla tristezza, alla rabbia, alla determinazione e diventando quindi er Peter Parker de noantri.

il ragazzo invisibile protagonista

In un cast composto da molte facce sconosciute spiccano Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio, che come al solito forniscono un’interpretazione solida.
Più seria e composta lei, più sopra le righe e tendente al comico lui, entrambi danno un contributo qualitativamente buono all’opera nella sua complessità.valeria-golino- ragazzo ionvisibilefabrizio-bentivoglio ragazzo invisibile

 

 

 

In conclusione come già detto un film originale che merita una visione per il suo (riuscito) tentativo di mostrare qualcosa di nuovo in Italia, il cui cinema troppo spesso si adagia sulle solite cose e ha poca voglia di innovare.

Consigliato.

Guardiani della Galassia

guardiani-della-galassia«A Riccà, nei firm de prima avèmo messo l’omo de féro, er reduce de guéra, er dio vichingo e er bestione verde che se ‘ncazza; mo’ che ce ‘nventàmo?»

«A Francè, ma che te frega? Mettice ‘n procione che spara e n’arbero parlante, tanto ‘a ggente sicuro che lo va a vede…»

TRAMA: Dopo aver rubato una misteriosa sfera al terribile Ronan, il pilota terrestre Peter Quill si allea con una banda di reietti sopra le righe per salvare la galassia dal temibile nemico.

RECENSIONE: Ci sono film che sanno mascherare bene i propri difetti.

Ne hanno (e tu che li stai guardando lo sai bene) ma la loro ricerca è difficoltosa, dato il loro celare rughe e crepe sotto innumerevoli strati di spesso fondotinta o sgargiante carta da parati.

Facendo un paragone venatorio, individuare le pecche di certe opere è come andare a caccia di quaglie nel sottobosco, con una fitta nebbia e armato di una cerbottana difettosa.

Avete capito cosa intendo?

Bene, qui è esattamente il contrario.

Trovare difetti in Guardiani della Galassia è facile come abbattere un capodoglio spiaggiato in una giornata agostana di sole a picco e armati di bazooka.

guardians-galaxy-movie-preview

E il problema non è il partire prevenuti, ma che a parte rari casi (dirò fino all’afonia che X-Men: Giorni di un futuro passato, pur coi suoi tanti difetti, è un film supereroistico come Cristo comanda) le pellicole sui personaggi della Marvel Comics sono la solita menata a base di effetti speciali roboanti, ironia infantile e sceneggiatura desaparecida.

Detto in termini metaforici cari a Fedro, è il lupo che intorbidisce l’acqua perché sta a monte, non l’agnello che la beve a valle.

E mi dispiace dover ripetere sempre le stesse cose, sembrando un disco rotto, un segnale orario inceppato o “un predicatore del cavolo che mi parla dell’inferno e del paradiso” (cit.), ma la situazione è questa: incassano tantissimo perché come capacità di attirare i ragazzi sono la versione maschile dei saldi da Sephora, ma ad un occhio critico non possono che risultare meno di mediocri.

Potete teoricamente andare a rileggervi il mio commento su The Avengers, che a suo tempo mi fece ricevere una camionata di insulti irripetibili (e che fu inoltre una delle prime cose che scrissi, perché io la captatio benevolentiae non so neanche dove stia di casa) e cambiarne i nomi.

Cosa abbiamo qui di diverso?

Guardians-of-the-Galaxy-Trailer-2-Features-Groot-Rocket-Raccoon

A PARTE due tizi usciti da una fantasia allucinogena dei Led Zeppelin?

Poco o niente.

La regia dell’ex Troma-boy James Gunn non si discosta dai binari dettati dall’astronave madre Marvel: facciamo vedere esplosioni, botte, inseguimenti, facciamo vedere esplosioni, botte, inseguimenti eccetera eccetera.
Lo sviluppo sempre più accurato della computer grafica ne permette un uso molto più massiccio rispetto ad altre opere anche solo di pochi anni fa, per cui essa diventa spesso una stampella per il director che abbia poche idee e un grosso budget a disposizione.
Le scene di combattimento nello spazio sono un’overdose di luci e colori, tanto di impatto esteticamente quanto rendano difficile l’individuazione di mezzi, ostacoli ed elementi materiali vari.

In pratica spesso non si capisce un tubo di chi stia sparando a cosa.

Guardians-of-the-Galaxy-Trailer-Milano-Explosion-2

Il motion capture, inoltre, consente anche di avventurarsi in primi piani che tempo fa sarebbero sembrati piuttosto azzardati, e che ora invece inquadrano volti molto più realistici e particolareggiati.
Utile se uno dei passatempi preferiti dello spettatore sia contare le vibrisse dei propri animali domestici, altrimenti tale scelta risulta sovente un po’ troppo fine a se stessa.

Sulla sceneggiatura preferirei non dire nulla perché è maleducazione parlare degli assenti.

No, dai, diciamo che è la solita accozzaglia di stereotipi: gli inseguimenti, il tradimento, il cattivo che si rivela buono, i reietti dal cuore d’oro e dalle abilità particolari che tutti insieme combattono un’enorme minaccia ecc…
Le relazioni tra i vari personaggi sono (e ti pareva) raffazzonate e poco sviluppate, tanto da apparire casuali, e ovviamente il tutto è condito dalla solita Cristo di ironia Marvel: esagerazione nei toni, infantilità nei contenuti, personaggi carismatici in maniera troppo marcata, elementi troppo macchiettistici e chi più ne ha più ne metta.

Qui nello specifico il loop anagrafico di Groot e l’incapacità di Drax nel capire il linguaggio figurato sono veramente troppo… troppo…

Troppo.

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Cast?

Coralità alla Quella sporca dozzina, soliti attori in rampa di lancio (Bradley Cooper come procione doppiato da Christian Iansante ruba la scena), soliti volti notissimi in ruoli secondari (qui Glenn Close, John C. Reilly, Djimon Hounson e Benicio del Toro, già visto in Thor: The Dark World) che Dio sa quanto li abbiano pagati.

movies-guardians-of-the-galaxy-the-collector

Il solito.

Non vi piace la Marvel? Evitatelo come i monatti.

Vi piace la Marvel? Mi dispiace per voi.

Su, scherzo: se apprezzate il genere andatelo a vedere.

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