L'amichevole cinefilo di quartiere

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Serenate. Parole e opinioni in libertà – I 10 film che fanno schifo a tutti. Tranne a me.

Ovvero facciamo uscire gli scheletri dall’armadio.

Articolo che mi ronzava nella testa da un po’ di tempo e che in pratica è il gemello di I 5 film che piacciono a tutti. Tranne a me, scritto ormai quasi un anno fa.

Qui ho voluto raddoppiare i titoli per due semplici motivi:

  • nel precedente articolo ne avrei comunque potuti mettere almeno una trentina (mi sarebbe bastato annotare le prime posizioni delle classifiche di incassi negli ultimi 10-20 anni o più).
  • l’autoironia fa bene.

N.B. OVVIAMENTE non credo che i seguenti film siano capolavori assoluti della Settima Arte: sono solo opere che a me piacciono (meri gusti personali), e guardandomi intorno mi rendo conto di essere uno dei pochissimi ad apprezzarle.

N. MOLTO B. Probabilmente la vostra reazione all’articolo sarà questa:

what the fuck am i reading spiderman

Ciò spiega il titolo del suddetto.

Musica, maestro.

ELENCO:

Be Cool (di F. Gary Gray, 2005). Per molti il tanto vituperato seguito di Get Shorty.

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A tante persone questa pellicola non piace perché è considerata un gran casino di personaggi e sottotrame.
L’esatto motivo per cui piace a me.

Tanti attori più o meno di contorno che interpretano characters svalvolati e macchiettistici nel meraviglioso (forse) mondo delle major musicali.
Travolta come pseudo-impresario diverte e si diverte, e il micromondo musicale con le sue regole non scritte è reso in maniera comica e scanzonata.

Un film che credo si prenda molto meno sul serio di chi lo critica negativamente.

Dark Shadows (di Tim Burton, 2012). Per molti il segno (sarebbe meglio dire “uno dei”) che Burton sta inesorabilmente perdendo il suo tocco magico.

Dark Shadows

Io penso che Dark Shadows sia inequivocabilmente una baracconata, però con brio.
La sceneggiatura ha più buchi del groviera, i personaggi sono smussati con l’ascia e alcuni snodi narrativi sono campati per aria, ma l’ambientazione goticona, l’effetto “famiglia Addams” e il legame tra i Collins e la loro comunità sinceramente mi ha divertito.

Sia chiaro, non lo paragonerei mai ai veri capisaldi della cinematografia di Burton, però come divertissement penso ci possa stare.

No, eh…?

The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo (di Roland Emmerich, 2004). Per molti uno dei tanti film catastrofici.

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Io credo invece che sia l’unica pellicola di questo genere degna di essere vista.

L’aspetto scientifico, per quanto possa essere un po’ tirato per i capelli, è molto più verosimile di tutti gli altri disaster movies, ci sono attori bene in parte (Dennis Quaid e Jake Gyllenhaal soprattutto) e il rapporto padre-figlio è interessante.

Le scene d’azione naturali sono spettacolari (l’inondazione di New York, l’avanzata dei ghiacci) e intrattengono lo spettatore non sfociando eccessivamente nella baggianata senza arte né parte.

From Paris with Love (di Pierre Morel, 2010). Per molti una scadente pellicola d’azione.

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Io lo vedo più come un esagerato action movie senza pretese.

John Travolta (Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?) come super-agente calvo e sboccatissimo è una meraviglia da vedere, Jonathan Rhys Meyers recitando sotto le righe gli dà un sacco corda e Kasia Smutniak sembra davvero recitare (dai, quasi).

Scene d’azione adrenaliniche, comicità a pacchi, esplosioni a go-go e un bel complottone a fare da sfondo narrativo.

Una pellicola molto “Cazzo bum bum” (cit.)

Indiavolato (di Harold Ramis, 2000). Per molti un film deboluccio con un attore inguardabile.

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D’accordo, Brendan Fraser è una pippa, e recentemente ha unito la sua scarsa bravura a film che neanche una gru da cantiere manovrata da Morgan Freeman riuscirebbe a sollevare.

Però questa commedia, diretta dal recentemente scomparso Harold Ramis, ha molti elementi per divertire, primo tra tutti proprio il trasformismo del protagonista. Tale aspetto lo rende ridicolo, e Fraser ha la faccia giusta per interpretare un disgraziato i cui vari desideri al Diavolo (Elizabeth Hurley) hanno conseguenze sempre negative per lui.

E nella pellicola c’è pure una morale (d’accordo, piuttosto sottilina) sull’apprezzarsi per vivere meglio, senza abbandonarsi a desideri eccessivi.

Io, loro e Lara (di Carlo Verdone, 2010). Per molti: “Verdone che fa il prete? Ma che cazzata è?!”.

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In Io, loro e Lara l’attore e regista romano esplora l’ambiente famigliare inserendo all’interno della sua famiglia cinematografica di tutto: il fratello drogato, la sorella psicanalista con le figlie emo, il prete, il vecchio che va con la badante e la bella ragazza che si spoglia in webcam.

Non ci sono pretese di realismo, ma si viene a creare un melting pot ora comico, ora drammatico in cui con leggerezza e brio si mostrano vari problemi (che difficilmente potrebbero avvenire contemporaneamente, a meno di sfiga atavica), che travolgono il protagonista, nonostante egli sia il primo ad aver bisogno di sostegno.

Nel panorama italiano recente MOLTO meglio di tanti altri film.

Shaolin Soccer (di Stephen Chow, 2001). Per molti un orrore doppiato da calciatori.

shaolin soccer

Sì, la scelta di usare Tommasi, Pancaro, Delvecchio & co. in fase di doppiaggio è stata oscena, ma se si chiude un occhio (e magari le orecchie) Shaolin Soccer è un film tanto assurdo quanto divertente sullo sport più conosciuto del mondo.

Quel mattacchione di Stephen Chow (di suo vi consiglio anche Kung Fusion del 2004) unisce lo sport alla spettacolarità delle arti marziali, dando vita a partite esagerate e sopra le righe, ideali per mettere in pausa il cervello per 90 minuti.

Se Capitan Tsubasa (in italiano Holly e Benji) fosse reale, penso assomiglierebbe molto a questa pellicola.

Sucker Punch (di Zack Snyder, 2011). Per molti “ragazze discinte che menano la gente”.

SUCKER PUNCH

A me la versione femminile e ultrapop di 300 non è dispiaciuta. Certo, Snyder come regista ha limiti tematici e realizzativi notevoli (come testimonia anche il pessimo L’uomo d’acciaio), ma l’idea di base del viaggiare attraverso mondi fantasiosi l’ho abbastanza apprezzata.

Non ho inoltre disprezzato la scelta delle attrici e le varie ambientazioni, che a mio modo di vedere sono ben caratterizzate e con una notevole (e piacevole) dose di ignoranza.

Certo, le pretese davanti a quest’opera devono essere basse, ma sinceramente mi pare eccessivo l’accanimento negativo nei confronti di Sucker Punch a dispetto di altre pellicole, per me ben peggiori.

Tropic Thunder (di Ben Stiller, 2008). Per molti un film senza senso.

tropic thunder

Delle dieci pellicole inserite in questo articolo, Tropic Thunder è quello di cui meno capisco lo scarso apprezzamento.

Ingredienti: Ben Stiller, Jack Black e Robert Downey Jr. NON in versione cazzone insopportabile, tanti bravi attori di contorno, tantissime gag divertenti e una generale satira all’industria cinematografica americana.
Attori, produttori, agenti e registi inseriti in un vortice di comicità da cui emergono le fisime e i caratteri di persone completamente diverse tra loro, accomunate dal far parte del magico mondo della Settima Arte.

Riconosco che forse bisogna conoscere abbastanza bene il cinema per capire la parodia, ma penso che sia uno dei film più divertenti degli ultimi dieci anni e seriamente non mi capacito di come a molte persone non sia piaciuto.

Wild Wild West (di Barry Sonnenfeld, 1999). Per molti “EH?!?!”.

wild wild west

Dei dieci, Wild Wild West è il più “guilty pleasure”.

Sì, lo so: è una generale cazzatona, la trama è sconclusionata, Smith, Kline e Branagh sono sprecatissimi e l’unione tra West e steampunk scricchiola.

Però mi ha sempre divertito molto, e pur rendendomi conto dei suoi giganteschi difetti oggettivi, se voglio staccare il cervello e rilassarmi sul divano, per me è l’ideale.

I gusti sono gusti, giusto?

No, eh…?

Bene, direi che la pulizia alla mia soffitta della vergogna è finita.

E voi che dite?

Anche a voi piace un film (o più di uno) tra quelli menzionati qui sopra?

C’è un film (o più di uno) che apprezzate nonostante a molt(issim)i non piaccia?

Abbandonate ogni vergogna e, se vi va, scrivetelo pure nei commenti!

Credo che l’effetto sarà molto “alcolisti anonimi”, ma il ghiaccio l’ho già rotto io (ciao, mi chiamo Mattia e mi piace Wild Wild West)…

I sogni segreti di Walter Mitty

i sogni segreti di walter mittyImmagina, puoi.

TRAMA: Walter Mitty è un comune editor fotografico di un magazine che compie regolarmente dei viaggi mentali lontano dalla sua noiosa esistenza. Quando lui e la sua collega, della quale è segretamente innamorato, rischiano di perdere il lavoro, Walter è costretto a passare veramente all’azione partendo per un viaggio intorno al mondo.

RECENSIONE: Secondo film tratto dal racconto The Secret Life of Walter Mitty scritto da James Thurber nel 1939 e remake quindi del film del 1947 Sogni proibiti.

Se dovessi scegliere un lemma (nome chic per “parola”) che rappresenti alla perfezione I sogni segreti di Walter Mitty sceglierei nonostante.

Perché questa è una buona pellicola:
Nonostante abbia insieme ad Avatar uno dei peggiori trailer degli ultimi vent’anni. Che senso ha raccontarmi tutto il film prima che io lo vada a vedere?
Nonostante abbia avuto il solito classico paragone con il solito classico filmone. Nel suo caso la definizione “il nuovo Forrest Gump“, azzeccata come il plaid a Ferragosto.
Nonostante so già che in Italia incasserà l’equivalente in euro del valore di un cesto natalizio aziendale. Però quello senza il salame, altrimenti si viaggerebbe verso cifre folli.

I sogni segreti di Walter Mitty è un film molto poetico che sa creare un connubio efficace tra intimismo e avventura; abbiamo infatti il rapporto tra la mente dell’uomo comune (interno) con i suoi desideri di ribalta e la maestosità del mondo (esterno), bello e pericoloso, che merita di essere affrontato per scoprire quali siano i propri limiti.
Il viaggio è quindi un mezzo di cambiamento, per risultare alla fine di esso arricchiti e maturati attraverso le difficoltà che comporta e scoprendo ciò che ci è geograficamente o mentalmente estraneo.

Un uomo come tanti altri che si mette alla prova perché la sua attività lavorativa appartiene ormai al passato, come il jukebox, i pantaloni a zampa o l’Harlem Shake.

Ben Stiller, qui regista e attore protagonista, offre una buona prova in entrambi gli ambiti.

Al suo quinto film dietro la macchina da presa (gli ultimi due furono Zoolander (2001) e Tropic Thunder (2008), tanto belli quanto sottovalutati) crea un’opera visivamente notevole sia per i paesaggi e gli ambienti che Madre Natura ci ha donato sia per le sue scelte registico-stilistiche, grazie anche all’ottima fotografia di Stuart Dryburgh.
Slow motion, parole scritte che si amalgamano con gli ambienti (a voler sottolineare ulteriormente il rapporto tra uomo e natura; da un lato il civile, quindi artefatto, e dall’altro lo spontaneo) e sfondamento (letterale) delle scene immaginifiche nella realtà sono i tratti salienti della regia, costituendo un elemento lodevole e di notevole impatto visivo.

Come protagonista riesce a mantenere un sottile equilibrio tra leggerezza ed intensità, risultando credibile come impiegato senza particolari peculiarità. Quando il suo personaggio parte per l’avventura Stiller mostra una determinazione interiore narrativamente efficace senza scadere nel ridicolo che si sarebbe avuto se fosse diventato una pallida copia di Indiana Jones (o di Allan Quatermain, se preferite), ma dando prova di sensibilità e facendo capire allo spettatore le motivazioni che spingono una persona comune ad una scelta tanto drastica.

In piccoli ma significativi ruoli abbiamo Kristen Wiig come amata del protagonista, che riesce ad essere anonima e particolare allo stesso tempo, essendo credibile come collega di lavoro tra le tante ma con quella scintilla che ti fa ricordare di lei, Shirley MacLaine amorevole madre e Sean Penn cazzuto fotografo, che offre buone interpretazioni indipendentemente che consistano in 5 minuti o in un ruolo da protagonista.      

Un product placement leggero come una balena spiaggiata non intacca la validità di questa pellicola ben realizzata.
Musiche di Theodore Shapiro con Space Oddity (1969) di David Bowie a farla da padrone.           

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: L’originale del 1947 e L’arte del sogno (2006) di Michel Gondry.

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