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Logan – The Wolverine

logan-locandinaI’m the best there is at what I do, but what I do best isn’t very nice.

TRAMA: 2029. Il mutante Wolverine ha perso gran parte del suo potere rigenerante, perciò sta invecchiando precocemente. A dispetto dei suoi problemi fisici deve tornare in azione per aiutare una bambina con i suoi stessi poteri, contro un’organizzazione governativa impegnata a trasformare i mutanti in veri e propri strumenti bellici.

N. B. Dopo la fine di questa recensione parlerò di due elementi del film che, pur non riguardando il finale, non sono presenti nei trailer. Essi dunque costituiscono spoiler.

RECENSIONE: James “Logan” Howlett.

Soprannome: “Wolverine”.

Chi è costui?

È un mutante dei fumetti Marvel. Ha un fattore di rigenerazione delle ferite estremamente rapido e uno scheletro ricoperto di metallo indistruttibile.
Di questo metallo sono composti anche i tre artigli che gli fuoriescono dalle nocche di ciascuna mano, cosa che lo rende, visivamente parlando, uno dei personaggi di fantasia più iconici e carismatici del mondo pop.

Caratterialmente Wolverine è un incazzoso, cinico, rissoso e sboccato tritacarne umano.

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Domanda: se il personaggio è così figo, perché i primi due film con lui protagonista fanno schifo?

Risposta: perché là non viene sfruttato nulla oltre ciò che ho elencato.

Perché invece Logan è una buona pellicola?

Perché gestisce decisamente meglio il personaggio, attraverso un depotenziamento che lo rende nettamente più empatico e inserendolo in un contesto deprimente che ben si confà al suo carattere rude e senza fronzoli.

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Uno dei temi principali e ben sfruttati di Logan è la convivenza generazionale tra tre characters estremamente diversi, che compensano a vicenda punti di forza e debolezza sia fisica che umana, creano uno strano ma efficace trio.

Il professor Charles Xavier, una volta preside della Scuola per  Giovani Dotati, è ora un novantenne malato che necessita del continuo aiuto del mutante canadese; nonostante la sua precaria condizione di salute, egli mantiene un’aura di bontà e saggezza che, pur essendo talvolta vista in modo troppo naif rispetto al materialismo di Howlett, fornisce un barlume di speranza in tempi bui.

Laura è una bambina nata in un contesto difficile che si ritrova in un guaio più grosso di lei, braccata da un’organizzazione senza scrupoli e che trova nei due vecchi mutanti una scialuppa di salvataggio per salvare una vita destinata alla deriva.

Logan è un uomo allo sbando, il suo fattore rigenerante non funziona più bene come un tempo e il suo nome un tempo leggenda è ora fonte sia di ingenua speranza che di scherno.

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Come accennato in apertura, che un personaggio notoriamente inarrestabile abbia qui importanti momenti di caducità lo rende più avvicinabile ad un pubblico che non si accontenti passivamente di un’ora e mezza di squartamenti, ma necessiti intellettualmente di una storia solida e con input emotivi di un certo spessore.

Pur essendo presenti nel film numerose scene action basate sul menare gli artigli (la cui violenza gli è valso il divieto ai minori di 17 anni negli Stati Uniti e ai minori di 14 in Italia), esse sono ben alternate a dialoghi vertenti temi come il cambiamento dei tempi ed il rapporto tra un passato glorioso ma ormai svanito nelle nebbie della memoria ed un futuro pericoloso ed ignoto.

Proprio il tempo è un leitmotiv interessante dell’opera, e trova le sue basi sia sui due arcinoti mutanti sia su di una giovane e misteriosa figura che funge da obiettivo per l’eventuale passaggio di testimone.

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Quando presente, l’azione è concitata, sanguinaria e brutale, addicendosi ottimamente a due personaggi con poteri tanto offensivi.
Le sferzate di artigli sono accompagnate da ringhi e grida che acuiscono ancor più l’elemento animalesco dei due mutanti, e pur essendo i combattimenti la fiera del separare parti del corpo dal rimanente o dell’infilare decine di centimetri metallici nei crani di poveri peones da macellare, lo spettacolo risulta godibile ed intrattenente, non sfociando in una eventuale ripetitività che sarebbe stata la morte del divertimento.

Hugh Jackman, dopo aver annunciato il suo ritiro dal personaggio, affronta questo ultimo giro di giostra in modo efficacemente dolente e compassato.

Ansimante e tossente alla Walter White, con una pelle di cuoio che funge da mappa topografica per ferite e cicatrici, quest’ultimo Logan è un essere che ha fatto ormai il suo tempo. L’incontro con la piccola Laura è un mezzo che ha la pellicola per costruire un interessante rapporto “protettore/protetta” che funge da importante leva emotiva.

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La piccola Dafne Keen offre una buona prova, bypassando il suo mutismo per offrire una interpretazione prevalentemente facciale attraverso una recitazione talvolta espressiva ed in altri frangenti efficacemente quasi da Sfinge imperscrutabile.

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Nota dolente gli antagonisti principali, che risultano troppo banali ed assai poco memorabili; nonostante ciò credo che sia un difetto sorvolabile, poiché tirando le somme questa è un’opera basata sui protagonisti e sul rapporto che intercorre tra loro, quindi ci può stare che i villains in scena facciano un passo indietro.

Nonostante faccia parte di un genere che troppo spesso vira sull’eccessivamente disimpegnato e ridanciano, Logan è un film molto più maturo dei suoi colleghi, ed attraverso un mix tra superhero, chase e road movie riesce pur con qualche calo qualitativo a mantenere una rotta espositiva apprezzabile.

SPOILER ZONE

Ora parlerò dei due spoiler.

NON continuate a leggere se non avete visto il film.

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1) Non mi è piaciuto che il mutante antagonista X-24 sia la copia precisa di Wolverine.
Per quanto sia un elemento scientificamente logico (il suo DNA deriva direttamente da quello di Logan), questo è uno dei casi in cui avrei preferito una deroga alla razionalità in favore di maggiore fantasia stilistica.

Personalmente avrei apprezzato molto di più se il villain fosse stato basato sulla storica nemesi di Wolverine, Sabretooth, magari attraverso un ringiovanimento al digitale di Liev Schreiber, che interpretò il personaggio nel 2009.

2) Mi rendo conto che un coprotagonista non parlante per due ore e un quarto possa essere narrativamente pesante, ma un altro punto che credo andasse gestito meglio è il passaggio di Laura/X-23 dal mutismo alla loquacità.
Invece di sbloccarsi totalmente cominciando a conversare normalmente con Wolverine mi sarebbe piaciuto un cammino più graduale, magari cominciando da monosillabi o poche parole per poi piano piano sciogliersi una volta cementato il rapporto.
Avrei quindi preferito una relazione tra i due personaggi basata su di un graduale goccia-dopo-goccia piuttosto che un diga divelta all’improvviso.

Twilight

twilightAridatece Bela Lugosi.

TRAMA: Tratto dal romanzo omonimo di Stephenie Meyer.
La tormentata storia d’amore tra l’adolescente umana Bella Swan e il vampiro Edward Cullen nella grigia cittadina di Forks, nello Stato di Washington.

RECENSIONE: Facile dire che questo film è una schifezza, ormai criticarlo negativamente è “mainstream”.

Credo però sia più utile e costruttivo spiegare perché una determinata opera sia di scarsa qualità, senza limitarsi a giudizi assoluti e anche un po’ infantili, che possono passare per sentenze da partito preso.
In certi casi è quindi necessaria una catarsi, immergendosi nel più oscuro putridume uscendone poi rigenerati.
O cose così.

Questa pellicola, uscita nel 2008 e diretta da Catherine Hardwick, è l’esatto esempio di cosa voglia dire offrire al grande pubblico (e in particolare alle nuove generazioni) un prodotto preconfezionato, prestrutturato e predigerito per appiattirne ancora di più le capacità mentali e per tarpare le ali alla naturale spinta che porta al ragionare con la propria testa.

Dal punto di vista tecnico siamo di fronte ad un’opera meno che mediocre.
La regia è da ABC del cinema, il montaggio è confusionario per quanto riguarda i ritmi ed è ulteriormente penalizzato da effetti speciali ampiamente rivedibili e da molt(issim)e scene francamente inutili.
A ciò si aggiunge una fotografia dai fastidiosissimi e perenni toni azzurro-verdi, che ha come unico risultato quello di spappolarti le cornee dopo un quarto d’ora.
Come tutte le pellicole basate sugli attori o sui personaggi da loro interpretati lo sforzo in fase tecnica è quindi operaio ed elementare, già sapendo in partenza che nessuno spettatore avrebbe prestato attenzione a queste cose.

Come fa questa ad essere una fotografia da interni? Ma neanche in un ospedale!

Come fa questa ad essere una fotografia da interni? Ma neanche in un ospedale!

Ma il problema non è quello.
Beh Dio, anche.

La pecca principale è che si offre ad un pubblico femminile giovane, formato per lo più da preadolescenti in fase di formazione psico-emotiva, un modello di ragazza completamente sbagliato.

Bella Swan narrativamente parlando NON FUNZIONA.

Una teenager che non fa assolutamente nulla se non farsi trascinare dagli eventi, dimostrandosi dipendente in modo perenne dai suoi due spasimanti senza mostrare la benché minima partecipazione o trasporto in ciò che le sta succedendo intorno.
Un personaggio blando, non avendo una caratterizzazione che la porti ad avere una personalità definita e che passa il tempo a vegetare non dando una scossa né alla propria vita né alle proprie relazioni.

Il romanticismo del film in sé non esiste perché un personaggio del genere costituisce un semplice corpo vuoto in cui la spettatrice possa immedesimarsi.
Capisco perfettamente che essere contesa da due bei maschioni sia un sogno sentimentale femminile piuttosto piacevole (vale anche coi sessi al contrario, state tranquille), ma se questa cosa poteva funzionare nei libri, il cinema è un altro tipo di mezzo espressivo.
Nel libro il lettore attraverso le parole che gli scorrono davanti agli occhi contestualizza ciò che viene descritto utilizzando la propria immaginazione: anche se un personaggio o un luogo ha una sua specifica descrizione sulle pagine, probabilmente ognuno lo immagina in modo diverso, perché fa parte della fantasia unire l’oggettivo (ad esempio se nel libro viene affermato che i capelli di Tizio sono castani, sono di quel colore e non biondi) al soggettivo (sì, ma castani di quale tonalità? E la lunghezza? E il taglio?).
Il libro si basa sull’immaginazione, il film sulla rappresentazione.

Non dare profondità introspettiva al personaggio principale (pur se la cosa è voluta) penalizza quindi il film, perché la pellicola viene a svolgersi non sullo schermo, ma dentro la testa di chi lo guarda.
E per chi non immagina fantasie sessuali su vampiri luccicanti il film è noioso non quanto compilare una dichiarazione dei redditi, ma quanto assistere ad un pensionato ottantenne che si fa aiutare dal padre centocinquenne a compilare una stramaledetta dichiarazione dei redditi.

A ciò si aggiunge un’interpretazione da parte di Kristen Stewart che è positiva per la pellicola più o meno come fare il bucato in una betoniera.
Basta guardare i suoi occhi: un vuoto incommensurabile, senza un minimo barlume di vita al loro interno.

Cinque film così...

Cinque film così. Espressioni? Quali espressioni?

E il problema è che non è una monoespressività divertente, come quella che ha Nicolas Cage in alcuni film. Qui non si possono neanche fare troppe battute, nemmeno quando lei emette suoni strani tipo sospiri, mugugni, brontolii o borborigmi vari.
Si prende atto del fatto che non cambi mai espressione e non chiuda mai completamente la bocca. Stop.

Lei farà della strada.
Spero col catrame in un cantiere.

Scegliere tra lei e Pattinson riguardo a chi sia migliore in questo film è come scegliere a quale piede spararsi.
Lui mi è piaciuto in Cosmopolis (diretto però dal signor Cronenberg), ma qui passa un’ora e mezza a fare espressioni che dovrebbero essere da figaccione inarrivabile, ma che se le faceste ad una ragazza nella vita reale probabilmente vi porterebbero ad avere un’ordinanza restrittiva nei suoi confronti.

E gli altri?
Quali “altri”? Il film è Bella&Edwardcentrico (nonostante poi si sviluppi un triangolo amoroso piuttosto improbabile), quindi tutti gli altri personaggi, che siano alleati o nemici, hanno uno spazio marginale che impedisce in alcuni casi persino una loro elementare caratterizzazione. 

Un film che dal punto di vista mentale ha gli stessi effetti che ha dal punto di vista fisico un’epidemia di colera.

Però obiettivamente avrebbe potuto essere peggiore.
Avrebbero potuto metterci anche Cage.

P.S. Perché la recensione non risultasse lunga il doppio ho volutamente evitato ogni accenno allo sputtanamento del vampiro in quanto creatura del folklore, dato che qui a tale personaggio sono stati aggiunti elementi che, detto fuori dai denti, non stanno né in cielo né in terra.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Tutto: se vi è piaciuta ‘sta roba amerete qualsiasi film con un ragazzo e una ragazza come protagonisti.

Oltre al danno ovviamente la beffa: questa saga ha fatto un successo al botteghino stratosferico, incassando circa 384 milioni di dollari per quanto riguarda il primo episodio e circa 3 miliardi e 340 milioni di dollari come serie totale di film.

La mia reazione quando l’ho saputo:

Biancaneve e il cacciatore

Non il più bel film del reame.

TRAMA: Rilettura gotica della celebre fiaba.

RECENSIONE: Diretto dal regista esordiente Rupert Sanders, questo film delude le aspettative risultando un collage abbastanza scialbo di situazioni che sanno di già visto.

Alcuni pregi comunque li ha: l’interpretazione della bravissima Charlize Theron (Oscar nel 2004 per Monster e nomination per North County- Storia di Josey (2006)) supportata da un gran doppiaggio italiano di Roberta Pellini, sua “storica” doppiatrice, che ne riproduce le modulazioni di voce e i continui cambi di registro; ciò dà vita a una regina forte e allo stesso tempo debole nella sua ossessione per la bellezza, in un gioco di contrasti gioventù-vecchiaia e bellezza-bruttezza con lifting a go-go, che viene rispecchiato anche dall’ambiente circostante; le scenografie sono ben curate, sia quelle aperte nella foresta sia quelle al chiuso dei palazzi, dando veramente l’idea di trovarsi immersi in questi luoghi; infine gli effetti speciali sono per la maggior parte di fattura più che sufficiente.

Oltre a questo, da salvare purtroppo c’è poco: spicca in negativo Kristen Stewart (che conoscono anche i sassi come Bella nella saga di Twilight (2008) e seguenti), la cui impassibilità è paragonabile a quella di un termosifone e che ha sempre la stessa espressione con la bocca dischiusa e gli incisivi in fuori, e dire che ha recitato anche in Panic Room (2002) di Fincher e in Into the wild (2007) di Sean Penn! ; un altro da buttare giù dalla proverbiale torre è il culturista-cacciatore Chris Hemsworth (Thor (2011) e l’allegra reunion dei Supereroi Anonimi dell’anno seguente): che abbia in mano un’ascia o un martello spara-fulmini alla fine è sempre la solita zuppa, con tanti bicipiti e sotto niente; i nani appaiono relativamente poco e sono prevedibili, nonostante gli attori che li interpretano (tra cui Bob Hoskins e Ian McShane), il principe azzurro di Sam Claflin fa da soprammobile e molte scene sono telefonate o ancor peggio sfociano nel ridicolo involontario, grande pecca considerata l’atmosfera dark dell’intera pellicola (sarebbe potuta essere migliore la sceneggiatura dell’iraniano Hossein Amini, che aveva dato buona prova di sé nel gran Drive (2011)).

Dal punto di vista tecnico da registrare il montaggio di Conrad Buff IV già co-montatore per James Cameron; predica nel deserto la grande regina (tanto per restare in tema) dei costumi Colleen Atwood (9 nomination agli Oscar di cui 3 vinti per Chicago, Memorie di una geisha e Alice in Wonderland).

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