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Southpaw – L’ultima sfida

southpaw locandina itaDo it for your people
Do it for your pride
Never gonna know if you never even try.

TRAMA: Dopo una grave tragedia che lo ha colpito, un pugile ex campione dei pesi mediomassimi con una figlia piccola deve ricominciare la sua carriera dal nulla, con l’aiuto e gli insegnamenti di un vecchio allenatore.

RECENSIONE: Per la regia di Antoine Fuqua, Southpaw è un boxe movie piuttosto convenzionale per quanto riguarda la composizione dei suoi segmenti narrativi, che si eleva però dalla media grazie soprattutto alla convincente interpretazione di Jake Gyllenhaal e alla fotografia dell’italiano Mauro Fiore, sempre attenta a a trasmettere attraverso luci e toni gli stati d’animo emergenti dalle varie scene.

La sceneggiatura di Kurt Sutter, creatore della serie tv Sons of Anarchy, tesse una tela dalla rigorosità sequenziale che va a mettere in scena l’ottovolante della vita, che con i suoi sali-scendi mette alla prova la resistenza dello spirito di una persona.

Il proverbiale percorso formativo dalle stelle alle stalle ha qui valenza di rinascita umana prima che sportiva, con una maggiore maturità caratteriale che deve essere acquisita dal protagonista in modo da superare i momenti bui e lasciarsi alle spalle errori ed eccessi.

southpaw palestra

A fare da cornice a questa metamorfosi è l’aspetto prettamente romantico dello sport; non un romanticismo inteso nel senso strettamente amoroso del termine, anche se in Southpaw emerge rilevante il tema della famiglia, ma legato piuttosto ad un sentimento globale che pervade ogni azione o competizione dell’umana persona.

Versione moderna e in parte glamour dell’epica antica, il confronto sportivo assume toni ancestrali agli occhi del pubblico, con l’idolatria attribuita agli atleti in quanto campioni in discipline che a vario titolo mettono alla prova il fisico umano.

In quest’opera è inoltre importante il rapporto padre-figlia, in cui la figura genitoriale mostra dinamiche personali che la rendono sotto certi aspetti più infantile della sua stessa discendenza, la quale però ha l’importante ruolo di motivazione per la sua faticosa ed impervia risalita personale.

southpaw figlia 2

La fotografia acuisce questo elemento, focalizzandosi principalmente su toni scuri e bui in ambienti quali la palestra o la strada e prediligendo invece il chiarore nelle scene familiari o i colori vivaci nei segmenti pugilistici svolti sul ring.
Ciò contribuisce ad evidenziare le difficoltà della situazione personale del protagonista, la lunga ascesa fatta di duri allenamenti, il già menzionato importante ruolo della figlia e il ring come ambiente dove la natura del pugile possa esprimersi ai massimi livelli cercando di raggiungere l’affermazione della propria natura.

southpaw ring

Come già accennato in apertura, Jake Gyllenhaal interpreta il mancino (“southpaw”) del titolo offrendo una buona prova sia per quanto riguarda la resa del personaggio prettamente fisica sia sul versante emotivo.
Credibile come pugile sul ring quanto come padre disperato, l’attore californiano dà vita ad una notevole trasformazione fisica che aumenta nello spettatore il senso di realtà in ciò a cui sta assistendo.

southpaw figlia

In conclusione Southpaw è una pellicola piuttosto convenzionale ma con qualche freccia al suo arco, che rappresenta una classica parabola umano-sportiva fatta di vittorie e sconfitte.

Perché, talvolta, vedere qualcuno favorito o meno in una competizione è una mera invenzione della nostra mente.

E dei nostri occhi.

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