L'amichevole cinefilo di quartiere

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City of Crime


Perché “Criminopoli” in effetti suonava male…

TRAMA: New York. Un detective è sulle tracce di due rapinatori che hanno ucciso otto poliziotti. Nel corso della caccia all’uomo, che si compie nell’arco di una notte, e dopo aver scoperto una gigantesca cospirazione, matura la sensazione che nulla sia come sembra…

RECENSIONE:

Pronti via e stiamo già ad un sermone di un funerale ammazza che palle va bene che quello del poliziotto sia un mestiere pericoloso che devi combattere contro i criminali incalliti non sai mai se tornerai a casa e ti salta fuori da un anfratto il tossico schizzato o la puttana guatemalteca di novanta chili o che ne so però per iniziare un film con oggi ci siamo domani chissà Gesù che pesantezza ovviamente il ragazzino deve intraprendere il percorso paterno perché la mela non cade mai lontano dall’albero a meno che la mela sia quella di Newton allora uuuuuh che casino che poi si fanno i peggio dissing con Leibniz ma qua stiamo perdendo il filo dove eravamo ah già bom salto temporale di un ventennio ma non quello del Duce e la polizia ha gli affari interni cattivoni ma che poi dico io non ne hai abbastanza dei casini esterni c’hai pure quelli interni ok questo tipo è una testa calda stile BANG BANG vi ammazzo tutti figli di puttana ma figurati se non sente la mancanza della figura paterna che modestamente signora mia non sarò Freud ma a psicologia ho un certo fiuto basta solo avere un occhio acuto e le orecchie aperte se capisce cosa intendo ammazza pure la madre con l’Alzheimer oh va bene che le disgrazie portano all’empatia ma con questo qua pure i gatti neri si grattano i coglioni

tra una panoramica e l’altra sulla Grande Mela arrivano i cattivi accompagnati da una musica che è di un simil tribale che manco fosse Shaka che scatena gli Zulu tic tic tic ed entrano a rubare poi oh toh c’è più coca che ad un party di Umberto Smaila uno dei due vuole andarsene l’altro piglia tutto vince il più cattivo perché sennò il film non va avanti arrivano gli sbirri e scoppia un troiaio che la metà basta otto poliziotti morti e via andare vroomm sulle ali della notte con solita inquadratura sullo skyline che manco i sogni erotici di Renzo Piano e arriva il nostro eroe Pantera Nera incazzato come una biscia che guarda i corpi morti dei suoi ex colleghi e boh la scena più che scatenare reazione emotiva mi pare abbastanza scorreggiona ma io una divisa non l’ho mai portata che al massimo la t-shirt aziendale NO OH FERMI TUTTI ma perché cazzo ci sta J.K. Simmons in ‘sta boiata che ok fa il capitano ma PERCHÉ CAZZO CI STA J.K. SIMMONS IN ‘STA BOIATA

Sienna Miller è la topa del film che ormai non mi stupisco più di nulla tanto qua il casting lo hanno fatto fare ad un bambino bendato come nelle estrazioni del Lotto un tizio che vomita che è casualmente la mia stessa opinione finora sulla pellicola Taylor Kitsch nomen omen ricostruzione della dinamica della sparatoria eh ma gli accordi erano che ci fosse meno coca perché che avresti preferito la Pepsi no dai ok questa mi è scappata però era brutta ma come si fa dico io affari interni ancora ma basta per Dio Pantera Nera vuole chiudere Manhattan isola che mi risulta avere la bellezza di 1,6 no dico UNO PUNTO SEI milioni di abitanti e questi qua la isolano dal resto degli Stati Uniti manco fosse un monolocale da disinfestare ma seriamente mi sto guardando una roba del genere ho capito Wakanda Forever ma qua si esagera nel frattempo trattativa tra i due cazzoni con chi li ha assunti ok ho i soldi ma come cazzo li spendo beh dai sono problemi anche quelli immagino e si scopre la loro identità

scena in disco la cui utilità mi sfugge a parte essere un’occasione per sforacchiare a caso un tipo fondamentale per arrivare ai criminali che quindi viene accoppato e via che ci sono collegamenti in alto poco chiari o meglio poco chiari se non hai mai visto un poliziesco in vita tua che vabbè nuova identità dei due peones altra sparatoria ad cazzum ma qua il piombo vola come folaghe J.K. Simmons paternale inutile qualcuno lo salvi finché siamo in tempo altra corsa per il nascondiglio dei tizi irruzione che puzza più dell’ascella di un muratore algerino il 21 agosto infarcita con un’altra ennesima sparatoria da venti secondi inutile Riggs e Murtaugh versione criminale si separano Kitsch crepa ma non era quello più abbronzato che di solito nei film stira le zampine per primo ma fa lo stesso lasciamo perdere che qua si scade nel non politicamente corretto

occhio che qua stronzo numero due rivela la storia della rapina e a Black Panther non torna un cazzo ma nemmeno un pene quindi il merdone sta cominciando piano a piano a dipanarsi però chiacchiera che ti chiacchiera il furfante scappa ma osteria chiamate gli altri Avengers perché questo qui è il supereroe del discount almeno Thor gli attaccava la 220 o tre sfogonate in genere altro giro altro dialogo utile come un buco del culo sul gomito che qua sono tutti corrotti come un arbitro con il Rolex hai capito a non fare il test di cultura generale nelle selezioni per il personale pubblico che io da cittadino onesto che paga le tasse pretendo che i tutori dell’ordine sappiano chi ha vinto Sanremo nel 1997 che esatto ho scelto proprio l’anno dei Jalisse perche vacca boia sono gli Eurythmics italiani mica ceci

ultimo inseguimento finale-finale con solito giochino della metropolitana con dentro-fuori dai vagoni che manco se non hai il biglietto che magari è pluritimbrato perché l’hai pagato di più Sienna Miller spara al nero che muore per ultimo e ovviamente salta fuori che è coinvolta nel mega complottone come pure Simmons che finisce ammazzato e se reciti in delle cagate del genere mi sembra anche il minimo Miller invece vive perché siamo female friendly primo piano sul Panterone panoramica sui grattacieli e buonanotte ai suonatori.

Abbastanza una cazzata.

La La Land

la-la-land-poster-itaBeverly Hills, that’s where I want to be!
Living in Beverly Hills…
Beverly Hills, rolling like a celebrity!
Living in Beverly Hills…

TRAMA: Mia e Sebastian sono due giovani, innamorati e sognatori, che lavorando come cameriera e musicista in un piano bar tentano di soddisfare le proprie aspirazioni artistiche e di arrivare dignitosamente alla fine del mese.

RECENSIONE: Concettualmente parlando, rappresentare una storia d’amore sul grande schermo non è difficile.

Basta prendere un attore caruccio ed un’attrice caruccia, inserirli in una città famosa o comunque facilmente identificabile, circondarli di comprimari tutti più o meno inutili o fastidiosi (i genitori dei due, l’amico gay, l’amica ninfomane, l’anziano/a saggio/a…) e annacquare la brodaglia per la classica novantina di minuti tattica.

Cos’è allora che incide il solco all’interno del genere romantico tra il compitino cinematografico ed il buon film?

L’atmosfera.

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Come scrissi recensendo l’Anticristo, essendo il film un’opera visiva l’atmosfera che riesce a creare è estremamente importante: attraverso di essa infatti si può passare da un’intrattenimento esclusivamente passivo, in cui il pubblico subisce le immagini e la trama derivante, ad un’immedesimazione dello spettatore nel mondo narrativo che si sta dispiegando davanti ai suoi occhi.

Lo spettatore si dimentica di essere davanti a delle immagini in sequenza proiettate in una sala buia.

Si dimentica di assistere a personaggi fittizi interpretati da attori doppiati in una lingua non loro.

Si dimentica della finzione.

E in un film romantico, soprattutto quando esso racconti una storia verosimile senza alcun elemento fantasioso, fantascientifico o irreale, è un aspetto fondamentale, perché la love story è un’esperienza umana generica, può toccare tutti, e quindi azzerando le distanze tra audience e pellicola avviene la sublimazione del rapporto tra l’arte e chi la sta ammirando.

E La La Land ci riesce in maniera ottima.

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Attraverso una trama ordinata ma non noiosa, Damien Chazelle racconta una storia fatta di sogno e speranza, che vede protagonisti due giovani innamorati che cercano di far fronte a varie difficoltà legate alle loro ambizioni artistiche.

Il tutto ammantato di un’alone musicale efficace perché gestito in modo consequenziale: non si assiste a stacchi danzerecci fuori contesto o spuntati dal nulla, ma ogni canzone o balletto si inserisce nella storia come diretto passaggio successivo al segmento parlato precedente.
I numeri musicali sono ottimamente orchestrati ed hanno il grande merito di conferire alla pellicola una costante idea di gioia e movimento, a cominciare dalla canzone di apertura eseguita in piano sequenza.

La La Land non è un film statico, in cui si assiste alla costruzione monolitica della narrazione, ma un’opera estremamente cinetica, in cui anche nella sequenza più banale ed ordinaria si percepisce un costante movimento (della camera, dei personaggi, della storia stessa).
Il film quindi non annoia, e scorre costante senza battute a vuoto.

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Sapiente anche la fusione tra il sempiterno fascino rétro delle coreografie (oltre ai numerosi rimandi a cinema, musica e ricordi) e la modernità tecnologica conseguente all’ambientazione odierna: va quindi a crearsi un crogiolo il cui sapore ricorda quasi una sorta di opposto estetico dello steampunk, in cui viceversa elementi moderni sono inseriti in ambientazione storica.

Unendo passato e presente alla proiezione nel futuro dei due protagonisti, che inseguono sogni, speranze e progetti, La La Land nonostante contenga precisi riferimenti temporali risulta paradossalmente acronico: conseguenza di tale scelta è che la storia vada infatti a trascendere i limiti del tempo, sdoganandosi da una normale costrizione cronologica ed assumendo una connotazione temporale molto più fluida.

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Detto che le musiche sono azzeccatissime e si integrano ottimamente alla trama, in una love story vestono un’importanza fondamentale gli attori.

Ryan Gosling ed Emma Stone affiatatissimi (alla terza collaborazione in cinque anni dopo Crazy, Stupid Love Gangster Squad), la loro chimica contribuisce enormemente al realismo della pellicola, facendo loro perdere lo status di giovani e famosissimi attori per diventare Sebastian e Mia, aspiranti artisti squattrinati nella città d’oro dell’intrattenimento statunitense.

Gosling (che per prepararsi alla parte ha imparato a suonare il piano in soli tre mesi) grazie alla sua interpretazione dell’appassionato jazzista riesce a far trasparire l’ardore del musicista che crede fermamente nel potere della musica e nelle emozioni che essa veicola.
Sovente in completo, la sua eleganza vestiaria diventa quella del cavaliere galante, che nel mondo delle attuali cafonaggini si trova a medievaleggiare attraverso uno stile musicale da lui stesso definito “morente”, ma che adora in maniera viscerale tanto quanto ama la propria donna.

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Emma Stone è qui di una carineria infinita, ornata di frizzanti abitini monocromatici che risaltano la sua struttura esile.
Tanto dolce ed un po’ svanita quanto determinata a diventare una grande attrice, la rappresentazione dei suoi fallimenti è fonte di grande empatia da parte del pubblico, che la prende quindi facilmente in simpatia.
Sorprendente la maturazione artistica di questa interprete.

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La La Land è un film veramente ottimo sotto ogni punto di vista, che contribuisce a rinverdire un genere abbastanza stantio con un’iniezione endovenosa di brio e classe.

Sognante ma non ingenuo, canterino ma non a sproposito, romantico ma non sciropposo.

Consigliato a tutti.

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