L'amichevole cinefilo di quartiere

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Speakers’ Corner – The Umbrella Academy

Basata sull’omonimo fumetto di Gerard Way, frontman del gruppo punk-rock “My Chemical Romance”, The Umbrella Academy è una serie televisiva supereroistica che pur piazzando qua e là buon idee sia sul lato tecnico-visivo che sulla sponda prettamente narrativa, non riesce purtroppo a spiccare all’interno di un’offerta tematica ultrasatura come quella dei superumani.

La trama alterna simpatiche ed astruse bizzarrie relative alla disfunzionale famiglia protagonista (sei fratelli si riuniscono alla morte del proprio padre adottivo e cercano di sventare un’enorme minaccia) quanto una serie di cliché ormai arcinoti e dallo svolgimento banale, con il risultato di assistere ad una prosecuzione della storia ondivaga e zoppicante.

La mancanza di una chiara direzionalità espositiva si fa sentire anche per quanto concerne la caratterizzazione dei personaggi, con un’impressione di “freno a mano tirato” che limita un approfondito svisceramento a trecentosessanta gradi di individui sicuramente non noiosi, ma piuttosto limitati nel loro tratteggio psicologico, che avrebbe potuto e dovuto essere ben più esteso.

Tra il cast abbiamo un fin troppo ingessato Tom Hopper, Dickon Tarly de Il trono di spade, Robert Sheehan forse uno dei migliori del gruppo insieme al giovane Aidan Gallagher ed Ellen Page, la cui recitazione sofferente è qui molto più croce che delizia.

Ottime potenzialità, risultato solo passabile.

Peccato.

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Macchine mortali

Maledetti diesel Euro 2…

TRAMA: La razza umana ha cambiato radicalmente stile di vita dopo che il mondo civilizzato è stato spazzato via da un cataclisma: non sono più le persone a spostarsi, ma le città, che ora sono in grado di viaggiare da un capo all’altro della Terra distruggendosi a vicenda nei loro spostamenti…

RIFLESSIONI SPARSE:

Esteticamente è un film più che buono: la CGI, pur ultra-invasiva riesce a fornire una piacevole resa degli agglomerati urbani su ruote, piccoli o grandi, in perenne caccia tra loro come leoni e gazzelle nella savana su National Geographic.

Spettacolari in particolare le sequenze iniziali e finali, in cui la pellicola mostra i muscoli riuscendo ad intrattenere con azione ad ampio respiro e una sana dose di esplosioni random: siamo di fronte ad un fantasy-action, in fin dei conti quello si chiede al film.

Wroom Wroom scooteroni.

– La storia si basa su elementi che personalmente credo di aver già visto un numero di volte molto vicino a quello di Avogadro: caratterizzazione dei personaggi, svolgimento della trama, relazione tra le varie figure umane… decisamente nulla di nuovo sotto il sole.

Tutto già deciso, tutto già scritto, ogni pisquano che compare su schermo porta sul capo un’insegna al neon con l’indicazione o meno della sua futura morte… ciò rende l’opera ben poco interessante, soprattutto nelle sequenze di dialogo o introspezione di quel o quella tizio/a che ovviamente servono come il pane ad intervallare le parti action.

Piccola nota di demerito: se mi capita ancora un film in cui vengano pronunciate tutte e tre le battute «Che Dio ci aiuti…», «Io sono il futuro, tu sei il passato» e «Cosa avete fatto…?» vomito.

Hugo Weaving molto meglio come antagonista: vuoi per il suo profilo sopraccigliare che rimanda vagamente a Jack Nicholson, vuoi una presenza scenica potente, credo offra prestazioni decisamente migliori quando cerchi di ammazzare Neo piuttosto che nel presenziare il concilio di Granburrone.

«Fatemi controllare se mi sono allontanato abbastanza da “Wolfman”…»

– Mi fa piacere constatare che Robert Sheehan ogni tanto riesca a vincere un casting contro il suo succedaneo Brenton Thwaites (dai, sono lo stesso tipo di interprete).
Non che il nostro Bobby sia un fulmine di guerra su schermo, ma lo vedrò sempre con simpatia dopo Misfits ([indossando occhiali improbabili berciando urla incomprensibili] «Indovinate chi sono! […] Vi do un indizio, sono un coglione fastidioso! […] Sono Bono!»).

– Cast in generale discretamente partecipe: al di là di un numero spropositato di interpreti con gli occhi azzurri (tutta invidia perché i miei sono nocciola), c’è pure Stephen Lang massacrato dalla computer grafica nei panni di un simil-androide.
Cosa volete di più?

[…]

Ah, già, un altro attore di peso oltre Weaving…

Tirando le somme, Macchine mortali è un film che batte la ultra-abusata bandiera del “ma sì, dai, si guarda” senza però riuscire a rendersi memorabile o spiccare per un elemento in particolare.

Un costoso giocattolone da 100 milioni di dollari che il “papi” regala al figlio viziato ed annoiato.

L’ultimo dei Templari

l'ultimo dei templariNicolas Cage contro la sposa di Belzebù?
No, ma è una battuta?

TRAMA: 1300. Due cavalieri crociati disertori accettano, per evitare di essere condannati a morte, di portare una ragazza accusata di stregoneria in una lontana abbazia dove possa essere processata e giustiziata.

RECENSIONE: Prima di cominciare, una doverosa premessa.

Per coloro che come me abbiano visto questo film al cinema, spendendo quindi i soldi del biglietto, non vi preoccupate: esistono centri di recupero appositi, dove potete farvi aiutare.
In questi casi l’importante è che ci si renda conto di avere un problema, e questo è il primo passo per risolverlo; non consideratevi deboli, anzi: chi ammette di aver bisogno di aiuto dimostra forza morale e consapevolezza di sé.

Io sono uscito dal tunnel di Nicolas Cage. Potete farlo anche voi.

Chiuso questo breve excursus L’ultimo dei templari, uscito nel 2011, è una pellicola obiettivamente realizzata da cani ed ha in particolare un grosso problema.

OLTRE all’attore protagonista, ovviamente.

La grossa pecca è di essere un film raffazzonato, nel vero senso del termine.
Lo sviluppo dei personaggi è fuori da una qualsiasi logica umana o divina (crociati filosofeggianti che si rifiutano di perpetrare omicidi in nome di Dio? Ma quando mai?), la sceneggiatura ha moltissimi snodi tirati per i capelli di Mastro Lindo e il risultato è quindi una pellicola approssimativa, realizzata con la malavoglia tipica di un compito scolastico per casa piuttosto che per portare sugli schermi un’opera di intrattenimento.

L’inizio in particolare è qualcosa di talmente sciatto, mal realizzato e assemblato con la Fattoria Parlante della Mattel da far capire subito al malcapitato spettatore cosa lo aspetti: computer grafica e fotografia sfascia-occhi (poi ne parliamo), dialoghi talmente sopra le righe da risultare surreali e scene banali senza guizzi contribuiscono a piantare i chiodi alla bara del film già dai primi minuti.

Visto come si rivela in seguito quest’opera, è un po’ come se un maratoneta si rompesse un ginocchio dieci metri dopo essere partito.

Computer grafica scadente, sei proprio tu?

Computer grafica pietosa, sei proprio tu?

Il regista Dominic Sena, che aveva già diretto il nostro prode Cage nel dimenticabilissimo Fuori in 60 secondi, appartenente al sempreverde genere “f**a e motori”, non riesce a dare al film uno stile che sia un minimo personale, andando ad attingere persino da altre opere molto più elevate di questa, come Il nome della rosa Il settimo sigillo.
Si ha quindi l’impressione che il tutto si riveli uno sterile esercizio di copia e incolla con dovizia di ignoranza.

Ma MOLTA dovizia.

Già accennata la pochezza in fase di scrittura (forse “nullità” sarebbe un termine più calzante), sembra inoltre che la caccia alle streghe venga in qualche modo “giustificata”, sia per l’importanza che ha essa nella trama sia per come viene menzionata l’opinione generale nei confronti della donna, qui raffigurata come un essere pericoloso, infido ed amante dei gatti, nei confronti del quale bisogna sempre tenere un occhio aperto.

Beh, effettivamente la parte sull’amare i gatti è vera…

Battute a parte quest’ultimo punto sarebbe forse apprezzabile perché rappresenta la reale visione dell’epoca nei confronti del gentil sesso, ma porta ad un altro difetto del film: porre due protagonisti mentalmente molto più “avanti” rispetto al loro tempo in un contesto del genere non crea un alone di fascino e rispetto nei loro confronti, ma fa sì che il tutto scada nel ridicolo involontario; i toni seri e drammatici all’orecchio dello spettatore diventano quasi farseschi, e tanti saluti all’epicità e alla tensione.

Idolo

Rimetti il coniglio nella scat… ah, no.

Un ennesimo punto a sfavore de L’ultimo dei templari (e spero sia veramente l’ultimo) è la scadentissima computer grafica, con un uso idiota degli effetti speciali i quali sembrano letteralmente incollati alla pellicola in stile découpage.
Di solito in opere di questo genere (cioè obbrobri disimpegnati) sono le uniche cose che si salvano, qui forse abbassano ulteriormente il livello.

Cage capellone in stile Con Air è l’acme di questo film ignobile (e l’effetto comico è dato soprattutto dal fatto che lui ci creda davvero e ci metta un notevole impegno nell’interpretare un cavaliere crociato del 1300 che parla come Voltaire), con l’allegro compare Ron Perlman che in filmacci del genere ci sguazza che è una meraviglia (era anche in Pacific Rim, tanto per dire).
Piccole parti per Stephen Graham, la star di Misfits Robert Sheehan e Christopher Lee, nessuno dei quali alzi particolarmente la qualità del tutto.

Data anche la impossibilità pratica della cosa.

Concludendo vorrei sottolineare la ormai consueta scelta deficiente per quanto riguarda i titoli italiani dei film.
In originale infatti si chiama Season of the Witch, che almeno rende l’idea su quale sia l’argomento principale della pellicola, mentre da noi è stato affibbiato un nome che è legato solo a ciò che viene mostrato nei primi dieci minuti (e i due protagonisti non appartengono nemmeno all’ordine monastico-cavalleresco dei Templari).
Considerato il livello infame del film questo dato è più o meno come la ciliegina sulla torta.

O come se dopo averti investito con la macchina ti spaccassero un remo in testa.

Un film bello come bere il verderame.

Per chi non lo abbia visto, eccone una breve scena:

CURIOSITÀ:
Il film ha ricevuto due nomination ai Razzie Awards 2011: Peggior attore protagonista per Nicolas Cage (strano!) e Peggior coppia, condiviso tra Nicolas Cage e “chiunque appaia sullo schermo insieme a lui”.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: I film (parliamone) con protagonista Nicolas Cage più idioti che occhio, cervello e salute mentale umani possano sopportare. Per maggiori informazioni vedere la recensione di Segnali dal futuro.

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