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Pillole di cinema – Macbeth

Macbeth_2015_poster“What man dare, I dare.” – Macbeth, Atto III, Scena IV.

TRAMA: Scozia medievale. Macbeth, generale dell’esercito di re Duncan, viene messo a corrente della profezia di tre streghe che ne preannunciano prima la nomina a barone e poi quella a re.
Egli, spinto anche dalla brama di potere della sua Lady, non verrà meno a quanto predetto dalle streghe, ma la sua ascesa non sarà indolore…
Adattamento cinematografico dell’omonima tragedia di William Shakespeare (1605-1608).

PREMESSA: Essendo la fonte originaria vecchia di più di quattro secoli, la recensione seguente conterrà spoiler (anticipazioni sulla trama).

PREGI:

– Michael Fassbender: Personaggio caratterizzato da una notevole sfaccettatura e dotato di numerose connotazioni introspettive, Macbeth è un character estremamente complesso.

Se in alcuni frangenti infatti si comporti da risoluto e spietato tiranno, egli vive altresì in un perpetuo stato di ansia e timore, dovuto alla crescente paranoia nei confronti di ciò che lo circonda e alla temibile influenza esercitata su di lui dalla determinata consorte. La profezia delle Norne condiziona pesantemente il modo di comportarsi del generale (prima) e re (poi), trascinandolo progressivamente verso l’alienazione.

L’attore nato nel Baden-Württemberg è un Macbeth realistico in ogni sua connotazione, offrendo una prova recitativa decisamente profonda e matura, attraverso la quale lo spettatore può assistere ai numerosi turbamenti del personaggio.

macbeth fassbender

– Marion Cotillard: vedi alla voce precedente.
Lady Macbeth è un personaggio estremamente arrivista, spietato e determinato, tanto che è lei ad assumere il comando degli eventi dopo la frattura nella psiche del marito.
Ciò avviene fino al suo crollare come il masso di Sisifo nella parte conclusiva della tragedia, in cui emergono le sue debolezze e il peso insopportabile di ciò che ha commesso, che la schiaccia senza pietà.

L’attrice francese è ottima come Regina di Picche, sfruttando espressività, linguaggio del corpo e perfino sessualità attraverso una recitazione in linea con il personaggio e che non pare farla strabordare dalle righe.

macbeth e lady

– Attinenza al testo originario: Sempre ben accetta, la fedeltà alle opere letterarie dimostra il rispetto nutrito dai successivi adattatori nei confronti di ciò su cui stanno mettendo le mani.

Ovviamente talune rivisitazioni possono risultare ben realizzate e piuttosto curiose (come il Macbeth del 2010 con protagonista Patrick Stewart ed ambientazione ricordante la Russia sovietica), ma se non si è abbastanza sicuri delle proprie capacità o fiduciosi sul risultato finale, basarsi su testi notori da secoli non è un’idea pellegrina.

– Costumi e fotografia: Tanto barocchi i primi, che portano agli occhi dello spettatore sia il fasto delle corti medievali che gli indumenti da battaglia lordi di fango e sangue, quanto tetra e satura la seconda, che pare avvolgere i protagonisti in una mefitica cappa dovuta alle loro turpi azioni.

macbeth streghe

– “O Flouer o Scotland / Whan will we see / Your like again…”: Molto apprezzabile la scelta di connotare il film di una prepotente ambientazione scozzese: le Highlands, la nebbia e i landscapes la fanno infatti da padrone in numerose inquadrature, e in molte altre offrono il loro freddo abbraccio agli interpreti.

Ciò fa sì che l’elemento umano abbia una connessione più stretta con quello naturale, non rendendo i personaggi elementi estranei e fuori posto, ma stabilendo un contatto simile a quello che si instaura su di un palcoscenico vero e proprio.

DIFETTI:

– Bbaaatttaagggllliieeee iiinn ssslllooouummmooossscccioooonnn…: Per quanto questa tecnica possa esaltare la crudezza del conflitto ed enfatizzare perciò lo sforzo dei partecipanti, in un contesto medievale shakespeariano risulta un espediente registico piuttosto forzoso e stonato.

In generale non è una scelta che mi dispiaccia in sé, ma usata qui può lasciare un po’ perplessi.

macbeth battaglia

Consigliato o no? Assolutamente sì. Che amiate o meno uno dei più grandi drammaturghi della storia occidentale o che conosciate o meno il testo della tragedia, l’undicesima trasposizione per il grande schermo del Macbeth è un’ottima pellicola dall’eccellente realizzazione.

Othello

othello“Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre.” Iago ad Otello, atto III, scena III.

TRAMA: Tratto dall’omonima opera di William Shakespeare (1603). Il generale Otello è invidiato dal suo alfiere Iago, che ordisce un piano per fargli credere che la sua bella moglie Desdemona lo tradisca con il luogotenente Cassio.

RECENSIONE: Film del 1995 diretto dall’esordiente Oliver Parker, che poi si butterà con alterne fortune sulle commedie e metterà alla luce quell’obbrobrio di Dorian Gray (2009), questa trasposizione dal teatro è piuttosto controversa, in quanto ha pregi particolari quanto difetti piuttosto evidenti.

Per cominciare è troppo barocco, sia come atmosfere generali che per alcune scene nello specifico, anche se si riscatta in parte grazie alla scelta di utilizzare i veri interni ed esterni veneziani, in grado quindi di dare maggior realismo alle scene.

I dialoghi sono presi dall’opera originale solo per circa un terzo e l’immersione nell’atmosfera del tardo Cinquecento è evidente (e se vogliamo ben ricreata), ma spesso si scade nell’esagerazione o nella banalità, non riuscendo mai il film a seguire dei precisi binari registici o estetici.
Tanti primi piani uniti a montaggi tanto sporadicamente quanto inutilmente frenetici disorientano lo spettatore che letteralmente non sa come approcciarsi all’opera, indeciso se farlo con uno spirito teatrale o cinematografico.

Ma Othello ha indubbiamente un punto di forza: l’interpretazione maestosa di Iago da parte di Kenneth Branagh.

iago

Iago è un personaggio incredibilmente sfaccettato, incarnando l’archetipo dell’uomo intelligente, acculturato, machiavellico e apparentemente affabile.
Tradisce Otello perché crede che non gli vengano riconosciuti i suoi giusti meriti e che le sue qualità non siano premiate: il Moro preferisce a lui come suo vice il puttaniere Michele Cassio, e ciò lo fa infuriare portandolo ad ordire trame che coinvolgono non solo l’oggetto della sua rabbia ma anche molte altre persone, costruendo un intrigo di grosse proporzioni. A finire nella sua rete infatti sono Otello, Desdemona e Cassio, ma anche Roderigo, un veneziano pateticamente innamorato anch’egli di Desdemona, e che Iago usa come suo galoppino e portafogli ambulante.

L’alfiere come già detto incarna pregi ammirevoli, come anche la buona capacità di eloquio e la razionalità, intorbidendoli però a causa di un costante senso di rivalsa nei confronti di Otello, che ritiene non lo stimi abbastanza da affidare a lui la posizione di prestigio tanto agognata. Iago usa quindi le sue abilità per vendetta e invidia nei confronti del Moro, il quale si trova ad essere un totale burattino nelle sue mani, preso com’è dalle pulsioni dovute alla gelosia per la bella moglie dovute alle false voci dell’amico.

Il patetismo di questo antagonista è evidente, con un ulteriore sottotesto di mancanza di fiducia in se stessi nonostante la spavalderia e la risolutezza con cui egli agisce, in quanto paradossalmente le sue abilità lo rendono (o renderebbero) una brava persona e un uomo di una certa levatura, stimato dagli altri.

Branagh nell’interpretarlo è eccezionale perché sfonda continuamente la quarte parete (per chi non mastichi cinema, si intende il muro immaginario che divide lo schermo dallo spettatore) guardando fisso in camera e quasi provocando il pubblico come a voler scatenare le sue reazioni. Nella versione originale in lingua inglese usa dei repentini cambi di registro che rendono ottimamente la sua mellifluità e la sua determinazione nell’attuare il proprio proposito (il celebre monologo “I hate the Moor” fa venire la pelle d’oca).
Il pubblico, assistendo a tali macchinazioni, si sente quindi in fondo suo complice. 

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Una prova semplicemente maiuscola, che riscatta qualitativamente la pellicola nonostante (a causa anche della cattiva distribuzione) sia stata un fiasco commerciale, incassando circa due milioni di dollari con un costo di undici.

Di fronte a questa prova gli altri attori risultano in ombra. Lawrence Fishburne come Otello (primo attore afroamericano ad interpretare tale parte) è tanto solido nella parte iniziale del film, quando i dubbi non avvelenano la sua mente, quanto in preda alla furia e con una totale mancanza di raziocinio successivamente.

Nathaliel Parker interpreta un Cassio piuttosto bidimensionale (ma anche la parte in sé non ha un grande approfondimento psicologico), peccato per Irène Jacob nella parte di Desdemona: bella, sì, ma in lingua originale il suo marcatissimo accento francese la rende alla lunga fastidiosa. Piccolo ruolo per il buon Michael Sheen nei panni di Lodovico.

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A parte questa:

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