L'amichevole cinefilo di quartiere

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Pillole di cinema – Terminator Genisys

terminator genisys locandinaVieni con me se vuoi una recensione.

TRAMA: 2029. Quando John Connor, leader della resistenza umana contro le macchine, spedisce Kyle Reese indietro nel 1984 per proteggere sua madre e salvaguardare il futuro, un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale. Kyle si troverà così in una nuova e sconosciuta versione del passato.

PREGI:

Mantenuti gli elementi tipici della serie:

Un sacco di armi.

Un sacco di esplosioni.

Un sacco di legnate.

Terminator è una saga cult della fantascienza con tutti i crismi del genere: robot, scontri a fuoco, futuri distopici e quella spruzzata di mumbo jumbo spazio-temporale che ci sta sempre bene.

Se anelate vedere salvo il futuro dell’umanità nel modo più plumbeo possibile questo è un franchise che fa per voi.

terminator genisys braccio

– Arnold Schwarzenegger:

Assomiglia ad un robot gigante.

[Nella versione originale] Parla come un robot gigante .

È espressivo come un robot gigante.

È nato per interpretare questo ruolo!

La sua mimica facciale inesistente e i suoi lineamenti dalla mobilità di un portaombrelli in granito sono ottimi per calarlo nella parte del Terminator, robot programmato per distruggere (prima) e salvare (poi) la famiglia Connor utilizzando la minore gamma di espressioni possibili.

He’s back.

ArnoldSchwarteneggerTerminatorGenesys

Riferimenti ai precedenti episodi: Sempre gradite, come ho scritto anche QUI, le connessioni con altre opere per creare una pellicola più organica e che dimostri di aver chiaro quale sia il proprio contenitore.

Battute, personaggi, scene, nomi e strizzate d’occhio varie ed eventuali rendono la visione maggiormente piacevole, stimolando l’occhio dello spettatore a cogliere determinati spunti.

DIFETTI:

Spudorato product placement della Nike: In Terminator Genisys c’è uno spudorato product placement della Nike.

Sì, non serve Cicerone per argomentare questo punto.

Va bene che sono anch’esse un richiamo al primo Terminator, ma quando vado al cinema lo faccio per vedere un film, non un paio di scarpe.

terminator genisys scarpe

Emilia Clarke: Far interpretare la virago Sarah Connor ad una ragazzina dagli occhioni cerbiattosi è una scelta di casting più che infelice, soprattutto nel caso la si paragoni alla Linda Hamilton dei primi due episodi cinematografici o alla Lena Headey (collega della Clarke in Medioevo & Tette) della sfortunata serie tv Terminator: The Sarah Connor Chronicles.

terminator sarah connor 2

Trova l’intrusa.

Sarah Connor è un personaggio femminile molto forte ed emancipato, e questa determinazione nei 157 centimetri della Clarke non la vedo, soprattutto considerando che il suo character si trova perennemente a fianco di omoni muscolosi, robot assassini o Schwarzy (che è un po’ l’unione dei due elementi precedenti).

Seriamente, le pantofole orsacchiotte sono più terrificanti.

Timeline: Questo film prende la linea temporale della saga originale e la manda platealmente a fare in c… ehm, volevo dire… ci getta sopra un colpo di spugna netto.

Ciò vuol dire che la rappresentazione degli eventi di Terminator Terminator 2 – Il giorno del giudizio viene eliminata totalmente.

La cancellazione di tale linea temporale costituisce la possibile pecca principale di questa pellicola.

terminator genisys T 100

Consigliato o no? Dipende proprio da quanto appena detto.

I primi due capitoli della saga sono ottimi film. Se pensate che proprio per questo debbano essere lasciati stare così come sono senza incasinarli ulteriormente, allora è altamente probabile che Terminator Genisys vi faccia salire la bile.

Se pensate invece che una retcon (alterazione della linea narrativa) possa rinverdire una serie cinematografica per renderla apprezzabile a distanza di parecchi anni, allora il film dovrebbe piacervi.

Comunque sia, tranquilli: non fa schifo come Terminator 3.

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I mercenari 3 – The Expendables

I_Mercenari_3Benvenuti al Jurassic Park.

TRAMA: Il team dei mercenari si ritrova ad affrontare Conrad Stonebanks, cofondatore anni addietro proprio di tale gruppo e diventato ora trafficante d’armi.

RECENSIONE: Terzo capitolo dell’omonima saga testosteronica inzuppata nella terza età, I Mercenari 3 è la solita accozzaglia di reperti archeologici che sparano, ammazzano, zompano e mostrano il fisicaccio incuranti dell’artrite galoppante.

È inutile: pellicole come questa mi fanno sempre venire in mente il video della canzone ’74-’75 dei Connells.

Per chi non sappia di cosa stia parlando, ’74-’75 è una canzone del 1993. Nel relativo video vengono mostrate alcune persone confrontando le foto del loro annuario scolastico (l’annata ’74-’75 del titolo) con il loro aspetto 18 anni dopo.

Un po’ il video, un po’ il testo, un po’ la musica, diciamo che non siamo di fronte a palate di allegria.

E anche quando vedo le star action degli anni ’80 incartapecorite dai decenni l’unico sentimento che mi assale è di profonda tristezza, perché invece di assistere a ‘sta sagra dell’osteoporosi avrei la possibilità di ripescare i film di quando erano ancora giovani e spaccavano i culi.

Rocky e Rambo. Ivan Drago. Conan e Terminator. Zorro. Indiana Jones e Han Solo.

Personaggi che da bravo maschietto apprezzo, nonostante a volte la semplicità e il marcato disimpegno delle rispettive opere.

E i cui interpreti sono qui ridotti a cariatidi che si comportano da giovanotti ostinandosi a non accettare la visita di Padre Tempo.

Mercenari stallone

Ma di cosa stavamo parlando, di quando negli anni ’50 di auto ne passava una ogni ora?

Ah, no, dei fossili.

Questo terzo episodio (a quattro anni dal primo e due dal seguito) riprende il solito leitmotiv: un sacco di lunghe sparatorie, esplosioni esagerate e senza senso, battute sarcastiche tra uomini e tanto machismo inutile.

La regia si genuflette a completa disposizione del cast, assumendo così un’inutile funzione ancillare e non mostrando guizzi, idee o espedienti tecnici apprezzabili.
A parte ovviamente un uso dei muzzle flashes spropositato.

Come aggiungere quindi un po’ di pepe al film? Inserendo una specie di confronto generazionale tra le vecchie querce carismatiche e un branco di GGGiòvani memorabili come piastrelle, in modo da dimostrare che l’esperienza può unirsi al giovanile entusiasmo creando una squadra vincente.

Tale dinamica narrativa sarebbe anche apprezzabile, peccato che sia stata creata con lo spessore del domopak e, per quanto mi sia sforzato, di tutto questo bailamme non me ne è fregato un tubo fin da subito.

mercenari 3

La sceneggiatura di questo cimitero degli elefanti è infatti pressoché inutile, e nonostante ciò fosse prevedibile come tette e morti ammazzati in Game of Thrones, mi irrita che in quel di Hollywood continuino a fregarsene bellamente della logica negli script.

Concetto di “consequenzialità”?

No, eh?

New entries a “Villa Arzilla” Harrison Ford (quello che dovrebbe stare in un museo), Wesley Snipes (appena uscito di galera sia nel film che nella vita), Mel Gibson (appena uscito da Machete Kills) come stereotipato ex amico ora villain e Antonio Banderas (appena uscito dal mulino) negli inusuali panni di un caricaturizzato espediente comico, apprezzabile qualche volta ma nel complesso troppo sopra le righe.

mercenari 3 gibson

Gli altri attori di età antidiluviana ci sono tutti: Stallone che non ha espressioni, Statham che non ha espressioni, Lundgren che non ha espressioni….

Ctrl + C; Ctrl + V; Ctrl + V; Ctrl + V.

Vabbé, avete capito.

Tra i nipotini che diventano sempre più alti ogni volta che i nonni li vedono abbiamo il Kellan Lutz di Twilight e la lottatrice Ronda Rousey, che segue le orme della Gina Carano di Fast & Furious.

Brindiamo quindi all’ennesimo film fiacco, stupido e improbabile.

Con acqua fuori frigo, mi raccomando.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Un film d’azione qualsiasi con uno qualsiasi degli attori qui presenti.

Escape Plan – Fuga dall’inferno

escape planLe case di riposo sono più moderne di quanto pensassi.

TRAMA: Un collaudatore di prigioni ed esperto di evasioni viene rinchiuso dentro un penitenziario di massima sicurezza detto La tomba. Uscirne non sarà semplice.

RECENSIONE: Per la regia dello svedese (quindi automaticamente metallaro e satanista) Mikael Håfström, Escape Plan è un film la cui visione non mi faceva assistere a tanta vecchiaia in una pellicola sola dai tempi di Svegliati Ned. Come tutti i film con eroi d’azione degli anni ’80 che hanno da tempo maturato i contributi per la pensione, anche questa opera è fondata sul carisma dei partecipanti, sui muscoli e sulle battute steroidee, una sorta de I mercenari indoor.

Il risultato è godibile per coloro che hanno apprezzato il suddetto film, molto meno per quelli che si sono un po’ stufati della eccessiva mania di protagonismo di queste vecchie glorie. Sono il primo a riconoscere che ai loro tempi spaccavano i proverbiali culi, ma purtroppo o per fortuna il loro tempo è passato.

Sono quindi d’accordo con quanti affermano che gli eroi action di oggigiorno non valgano un centimetro di vitiligine senile di questi rudi maschioni un po’ stagionati, il problema è che continuare a fare film li espone al ridicolo, cosa che in fondo non meritano nonostante la loro carriera sia costellata di cazzate più o meno col botto.

Quindi, che fare?

Assistere turandosi talvolta il naso ad un film senza infamia né lode con diverse cadute nell’assurdo, in cui la sceneggiatura non ha senso ed è zavorrata da una profondità paragonabile ai testi delle Spice Girls. I presunti “colpi di scena” sono scontati come la presenza del calendario delle donne nude dal meccanico e sono soverchiati dalle numerose scene di scazzottate, così ricorrenti da sembrare quasi una gag. Qualche piccola idea del plot affonda quindi in un marasma generale, con troppa presenza quantitativa dei canoni e degli stereotipi dell’action movie ignorante, soprattutto nella seconda parte del film.

Stallone è il solito pio bove che ha più espressività nei deltoidi che sul volto. I suoi discorsi pseudo intellettuali sono poco credibili, e tentano (non riuscendoci) di elevare un minimo il livello. Molto meglio quando mena le mani. Ossia spesso.
Tra i detenuti, efferati criminali almeno quanto il direttore del doppiaggio italiano di Monty Python e il Sacro Graal, abbiamo Arnold Schwarzenegger, che inespressivo e gigione come al solito forma insieme a Stallone la coppia d’assi su cui il film sorge.
In fondo sono due simpatici armadi a due ante che si divertono a picchiare, sparare e ammazzare. Se poi non facessero film sarebbero perfetti.

Tante facce note per quanto concerne il resto del cast. Il direttore del carcere è l’ex Gesù del film diretto da Psycho-Mel, ossia James Caviezel; il capo delle guardie è Vinnie Jones, che è stato il difensore più cattivo della storia del calcio ma che almeno non cambierà il suo nome in un ruffiano “Pace nel Mondo” come un suo equivalente in NBA. Il braccio destro del protagonista è il rapper 50 Cent e il dottore della prigione è il buon Sam “Jurassic Park Neill.

Piuttosto dimenticabile.

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche: Oltre ovviamente alle pellicole di Sly e Schwarzy, per quanto riguarda il tema prigioni La grande fuga (1963), Papillon (1973), Fuga da Alcatraz (1979) e Brubaker (1980).

Total recall

Ridateci Schwarzy.

TRAMA: Un operaio decide di godersi una vacanza virtuale per staccare da una vita frustrante, impersonando un agente segreto con tanto di finti ricordi annessi. Durante la procedura però, qualcosa va storto ed egli diventa un ricercato, braccato dalla polizia sotto il controllo di un dittatore.

RECENSIONE: Quando le idee scarseggiano Hollywood si rifugia nei cari vecchi remake, spacciando film già visti come innovativi solo perché pompati di effetti speciali, nuove tecnologie di ripresa, tridimensionalità e altri specchietti per le allodole; in questo caso a farne le spese è il povero Atto di forza (1990) di Paul Verhoeven con Arnold Schwarzenegger e Sharon Stone, film che non sarà annoverato tra gli imperdibili capolavori della sci-fi ma che dopo due decadi fa ancora la sua porca figura.

Ispirato a un racconto breve di Philip Dick, Ricordiamo per voi, questo remake ha la regia di Len Wiseman (regista e sceneggiatore di Underworld più il quarto Die Hard (2007)), che si preoccupa più di mostrare il film che di costruirlo, attingendo sia da Dick stesso sia da altri capisaldi della fantascienza, ormai diventati quasi stereotipati a causa del largo utilizzo; è incomprensibile il perché questo film abbia avuto bisogno di ben tre sceneggiatori (Bomback, Vanderbilt e Wimmer, sceneggiatore del bel Giustizia Privata (2009)) visto che il film è simile all’ originale del 1990 sia in linea generale sia in alcune scene ricalcate in modo vero e proprio come si fa con un disegno appoggiato contro la finestra.

Come in altri film di qualità medio-scadente una botta di vita viene data dal comparto tecnico, in questo caso le scenografie dell’esperto Patrick Tatopoulos, che risultano efficaci e inquadrano bene il contesto dell’azione, e le musiche di Harry Gregson-Williams, autore anche delle musiche dei capitoli 2, 3 e 4 della saga di videogame Metal Gear Solid.

Colin Farrell (il disgraziato Alexander (2004), l’ancor più disgraziato Miami Vice (2006), ultimo sostituto di Heath Ledger in Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo (2009)) rende il suo personaggio meno iconico-kitsch e più realistico rispetto al film di Verhoeven, ma in questo caso ciò è un male perché il film si appiattisce e perde il suo alone artigianale, diventando uno tra i tanti film futuristici.
A Kate Beckinsale (protagonista della saga di Underworld, viva le raccomandazioni) l’ingrato compito di sostituire Sharon Stone in un ruolo più ampliato rispetto a quello della bionda accavalla – gambe, con Jessica Biel (l’ex Mary di Settimo Cielo, sul grande schermo in Un matrimonio all’inglese (2008), film salvabile in mezzo a cazzate varie ed eventuali) a ingaggiare i cari vecchi catfights (scazzottate tra fanciulle) piacevoli per un feticista e nulla più.

Di contorno cliché assortiti: i “cattivi” non andrebbero a segno nemmeno con un missile termonucleare mentre i “buoni” hanno la mira di Tex Willer, i personaggi secondari sono caratterizzati in modo trito e ritrito, le scene di inseguimento sono eccessivamente lunghe. Spiace soprattutto per gli onesti Bill Nighy (Davy Jones nella saga/sega de Pirati dei Caraibi (2006 e 2007), I Love Radio Rock (2009), Love Actually (2003)) e Bryan Cranston, meraviglioso papà nella sitcom Malcolm (2000-2006) e già visto negli ultimi anni in Drive (2011) e Rock of Ages (2012).

Batman & Robin

The Ambiguosly Gay Duo.

TRAMA: Batman e Robin si trovano ad affrontare due nuovi nemici: Mister Freeze e Poison Ivy. [P.s. giuro, la trama è solo questa e non saprei che altro dire…]

RECENSIONE: Un film semplicemente orrendo, un abominio di incommensurabile bruttezza che non solo ha messo il Batman cinematografico in una bara, ma che vi ha anche piantato tutti i chiodi e l’ha fatta sprofondare nella Fossa delle Marianne. Anche sforzandosi di essere generosi non c’è una sola cosa che funzioni in questa pellicola, che in alcune scene sembra più un videogioco che un’opera cinematografica dal tanto è incasinata, roboante e sopra le righe. E no, non è un complimento, se voglio uno spettacolo del genere prendo un joystick, Cristo.

Recensirlo normalmente sarebbe un lavoro titanico, perciò bisogna utilizzare un altro metodo, quello culinario. Batman & Robin è un atroce cocktail di bruttezza dai seguenti ingredienti e preparazione: prendete un regista pessimo come Schumacher, che tolto Un giorno di ordinaria follia non aveva ancora diretto niente di rilevante (sì, anche il suo capitolo precedente Batman Forever è inguardabile, ma come direbbe Figaro “Uno alla volta, per carità!”); il suo tocco magico rende i personaggi di una frivolezza imbarazzante anche per un Gay Pride, e i leggendari bat-capezzoli e bat-culi sulle tute dei nostri eroi molto fashion e trendy sono diventati leggendari per indicare qualcosa di ridicolo e imbarazzante.

Aggiungete un George Clooney monoespressivo, che acquista un po’ di movenza facciale indossando una maschera che gli copre il viso al 50 % (si potrebbe persino rivalutare Val Kilmer di Batman Forever. No, forse no). Mai scelta fu tanto sbagliata per il ruolo dell’uomo pipistrello, interpretato magistralmente da Michael Keaton prima e benone da Christian Bale poi. Poi spremete un Chris O’Donnell inutile quanto basta e piagnone all’inverosimile, che non conosce probabilmente il concetto di “spalla” come aiutante dell’eroe. Infine amalgamate il tutto con i due villains Uma Thurman e Arnold Schwarzenegger (“Hasta la vista, pipistrello”) spaesati e con l’aria di chi non sa per quale motivo si trovi sul set (suggerirei il cachet) e che è fonte inesauribile di trovate kitsch e irritanti.

Il risultato, da servire tiepido e cremoso, sarà un enorme giocattolone omosessuale con tanta gomma, tanto lattice e tante cazzate (una Bat-carta di credito, siparietti tra i due eroi che avrebbero fatto vergognare anche Stanlio e Ollio). Un film diarroico.

P.S. Secondo un sondaggio del 29 marzo 2013 della celebre rivista EmpireBatman & Robin è risultato il peggior film di sempre.

I mercenari 2

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TRAMA: Il gruppo dei Mercenari torna in azione, su richiesta di Mr. Church, per un lavoro apparentemente facile e veloce con due nuovi membri. Le cose però si mettono male: dovranno combattere in territorio ostile, dove tutto e tutti sono contro loro.
In loro soccorso arriveranno vecchi amici.

RECENSIONE: Sequel de I mercenari (2010), a differenza del quale Stallone si limita alla sceneggiatura e alla recitazione, lasciando la regia a Simon West (suoi i mirabolanti Con Air (1997) con Nicolas Cage galeotto e Tomb Raider (2001) con Angelina Jolie salterina).

I mercenari 2 è un film iper-muscolare ed esageratissimo in tutto, con una regia pressoché inesistente che si limita a ripetere diverse scene quasi uguali tra loro, caratterizzate da migliaia di proiettili vaganti, nemici maciullati ed esplosioni assortite.
Come un naturalista potrebbe riprendere il rituale d’accoppiamento del tricheco, così West, uno che dovrebbe andare a scavare in miniera, cattura con il suo obiettivo Stallone, Schwarzenegger, Statham o altri pensionati del cinema d’azione anni ’80 mentre si spostano da un luogo all’altro con la discrezione di una manica di unni.
Il montaggio accentua il più possibile tutto questo, con dovizia di nemici crivellati in primo piano o di campi stretti sui protagonisti, che spolverati i loro vecchi fucili (nel senso di armi) si divertono come bimbi a Gardaland.

La sceneggiatura (frutto dell’immane sforzo creativo di raffinato stile proustiano di Stallone) si poggia anch’essa interamente sulle sparatorie e sugli scontri, senza avere un qualsiasi percorso logico e risultando alla fine dei conti un semplice e lungo inseguimento; la “recitazione” è basata su sguardi bovini da duro e sui duetti incazzosi tra i vari personaggi (divertenti soprattutto quelli tra Stallone e Statham).

Il grande, e direi anche “unico”, pregio di questo film è che nonostante qualitativamente sia un obbrobrio fa molto ridere (volontariamente o no), e questo porta ad un’esagerazione che sta perfettamente nel suo contesto: i dialoghi talmente sopra le righe da essere surreali e testosteronici senza limite, le punzecchiature tra i vari personaggi, la loro estremizzazione dal punto di vista caratteriale e (soprattutto) i continui riferimenti a film recitati dagli attori presenti (Rambo, Die Hard, Terminator) contribuiscono a non prendere giustamente questo film sul serio, rendendolo simpatico e anche godibile.
Un esempio? Van Damme interpreta il cattivo Vilain, nome che in gergo cinematografico significa “il cattivo”.

Data di nascita degli attori principali: Stallone 1946, Statham 1967, Van Damme 1960, Lundgren 1957, Schwarzenegger 1947, Willis 1955, Norris 1940.

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