L'amichevole cinefilo di quartiere

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GTA V In-Game Movies (Capolavoro – The Loneliest Robot in Great Britain – Meltdown)

RECENSIONE: Tre finti film della durata di circa 10 minuti ciascuno che è possibile vedere entrando nei cinema all’interno del mondo di gioco del videogame GTA V.

In generale mi sono piaciuti, perché hanno tutti una componente fortemente parodistica e in un videogioco del genere questo è un aspetto fondamentale. Tutti e tre colpiscono un sottogenere della cinematografia e per farlo vanno a esasperare i difetti intrinsechi dei diversi tipi di narrazione, partorendo dei prodotti godibili e ben realizzati.

Capolavoro è un incomprensibile corto onirico in bianco e nero parlato contemporaneamente in francese e spagnolo. Per le atmosfere, le tecniche registiche e il montaggio esso è una satira contro i film dalla forte componente introspettiva (italiani, in particolare) dove a dialoghi a fiume si contrappongono immagini di cui è difficile capire i legami logici. Non ha un senso e non vuole averlo.

The Loneliest Robot in Great Britain è del trio quello che ho apprezzato di più. Ambientato in un’Inghilterra del futuro in cui robot e umani convivono, all’apparenza è simile ai corti d’animazione per i più piccoli; in realtà contiene sarcasmo, scene sessuali esplicite, violenza e una dose massiccia di sadismo. Per risate nerissime.

Meltdown, ispirato in parte a Wall Street di Oliver Stone, racconta l’ascesa di un giovane ambizioso e rampante preso sotto l’ala protettrice da uno squalo della finanza. L’aspetto più ironico del corto è che i personaggi parlano di espedienti cinematografici (come cliché, ellissi temporali, voci fuori campo ecc…) come se loro stessi si rendessero conto di questi elementi e di far parte di un film.

Carini.

 

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Tutto tutto niente niente

Un po’ tutto e un po’ niente.

TRAMA: Tre personaggi molto diversi fra loro vengono aiutati ad entrare in Parlamento: il politicante meridionale Cetto La Qualunque, il secessionista veneto Rodolfo Favaretto e l’oppiomane Frengo Stoppato.

RECENSIONE: Sequel di Qualunquemente, grande successo di pubblico in Italia (15 milioni incassati ad inizio 2011), da cui viene ripreso il personaggio principale con altre due creature dello stesso Antonio Albanese. Come per il precedente la regia è di Giulio Manfredonia (Se fossi in te, Si può fare, un bel film con Claudio Bisio dolceamaro) e la sceneggiatura è scritta da Albanese insieme a Piero Guerrera; il film aumenta in varietà triplicando personaggi e situazioni, e soprattutto non ricorre nel clamoroso autogol del predecessore (che per fortuna loro non ha inciso più di tanto sull’incasso) con un Albanese onnipresente in televisione a declamare battute su battute tra quelle già presenti nel film. A differenza del primo capitolo, che poteva essere sintetizzato in “Viva lu pilu!!” e che era basato esclusivamente sulle gag, qui si sono sforzati di inserire un briciolo di sceneggiatura anche nella pratica e non solo nei crediti del film (non troppa mi raccomando); ciò aumenta il raggio di azione della satira e i suoi bersagli: ancora tanta politica (con onorevoli che fanno di tutto tranne che lavorare e il Parlamento visto come circo equestre) a cui si affiancano battute sul razzismo simil-Lega, le fanatiche religiose cattoliche tutte cazzo e Chiesa e le droghe leggere soluzione di ogni male secondo i fricchettoni. Come personaggi secondari ricompare l’entourage di La Qualunque al completo e vengono  aggiunti il deus ex machina politico Fabrizio Bentivoglio, con ciuffo alla Cameron Diaz di Tutti pazzi per Mary, e Lunetta Savino bigotta esaltata e odiosa il giusto: purtroppo essendo i comprimari molto numerosi non riescono a fornire una spalla decente ad Albanese come il Gerry Salerno di Sergio Rubini nel primo film e il risultato alla lunga un po’ stanca. Film che può far ridere (più o meno) e riflettere (più o meno) ma che dal punto di vista strettamente cinematografico è un po’ piatto.

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