L'amichevole cinefilo di quartiere

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Pillole di cinema – Ex Machina

ex machina locandina[…] allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.”
Genesi 2, 7.

TRAMA: Un programmatore di computer si aggiudica la possibilità di trascorrere una settimana nella casa in montagna appartenente all’amministratore delegato della società per cui lavora; scoprirà di dover partecipare ad un esperimento che coinvolge una nuova modalità di intelligenza artificiale.

PREGI:

Dicotomie: Per la regia dell’esordiente Alex Garland, Ex Machina è un’opera interamente basata sui contrasti netti e manichei tra varie coppie di elementi antitetici.
Naturale/artificiale, creatore/creazione, uomo/macchina, dentro/fuori, controllo esercitato e subito sono i numerosi temi fondamentali della pellicola, la quale ne guadagna molto in profondità narrativa e spessore argomentativo.

Tutti questi contrasti sono costantemente presenti nel film, come tante coppie di calamite che si attraggono e respingono reciprocamente, costituendo allo stesso tempo colonne portanti della narrazione.

ex machina uomo robot

Fotografia: Legata in parte al punto precedente, la fotografia di Ex Machina riesce ad aumentare le differenze enormi tra l’interno e l’esterno della casa (asettico, geometrico e rigoroso il primo quanto ricco di vita, colori e potenza naturale il secondo) ponendo ancor più l’accento sulla distinzione tra l’ambiente cinto dalle quattro mura e lo sconfinato mondo al di fuori di esse.

Gli ocra e i rossi delle sezioni più tecnologiche della magione si fondono con l’ampio uso di verdi e azzurri della foresta esterna (il film è stato girato in Norvegia), dando così vita ai verdi-grigi delle zone intermedie atte alla conversazione e alla consumazione dei pasti da parte dei due umani.

ex machina casa

ex machina esterno

Oscar Isaac: Le già citate distinzioni manichee si riscontrano anche nella caratterizzazione dei due protagonisti.

Se la recitazione di Domhnall Gleeson (già visto nella chicca Frank) si mantiene spesso sotto le righe, Oscar Isaac al contrario gigioneggia incontrastato.

Alcolizzato e sarcastico padre-padrone-creatore senza freni nella sua onnipotenza economico-scientifica, il Nathan di Isaac è un personaggio estremamente complesso, che tiene in mano le redini del film giocando con se stesso e con lo spettatore in un tripudio di stoccate, esagerazioni e approcci pratici all’esistenza.

Un po’ visionario alla Steve Jobs, un po’ cinico magnate alla Donald Trump, un po’ megalomane come gli antagonisti di James Bond, considerato l’ottimo acting in questo film non vedo l’ora di vederlo come Apocalisse nel seguito di X-Men – Giorni di un futuro passato.

ex machina isaac

DIFETTI:

Collage di altre opere: Col senno di poi si ha la sensazione che Ex Machina più che un film organico con un suo stile proprio sia un insieme di elementi prese da altre pellicole e fusi insieme.

I celebri rimandi, che preferirei non menzionare nello specifico per non fare anticipazioni sulla trama, per quanto ben strutturati potrebbero dare quindi l’impressione di già visto ad uno spettatore scafato in materia sci-fi.

ex machina eva calbe

Consigliato o no? Decisamente sì. Un buon film di fantascienza con un notevole spessore narrativo, una trama intelligente e temi eticamente interessanti, contornati da un efficace comparto visivo.

Pillole di cinema – Terminator Genisys

terminator genisys locandinaVieni con me se vuoi una recensione.

TRAMA: 2029. Quando John Connor, leader della resistenza umana contro le macchine, spedisce Kyle Reese indietro nel 1984 per proteggere sua madre e salvaguardare il futuro, un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale. Kyle si troverà così in una nuova e sconosciuta versione del passato.

PREGI:

Mantenuti gli elementi tipici della serie:

Un sacco di armi.

Un sacco di esplosioni.

Un sacco di legnate.

Terminator è una saga cult della fantascienza con tutti i crismi del genere: robot, scontri a fuoco, futuri distopici e quella spruzzata di mumbo jumbo spazio-temporale che ci sta sempre bene.

Se anelate vedere salvo il futuro dell’umanità nel modo più plumbeo possibile questo è un franchise che fa per voi.

terminator genisys braccio

– Arnold Schwarzenegger:

Assomiglia ad un robot gigante.

[Nella versione originale] Parla come un robot gigante .

È espressivo come un robot gigante.

È nato per interpretare questo ruolo!

La sua mimica facciale inesistente e i suoi lineamenti dalla mobilità di un portaombrelli in granito sono ottimi per calarlo nella parte del Terminator, robot programmato per distruggere (prima) e salvare (poi) la famiglia Connor utilizzando la minore gamma di espressioni possibili.

He’s back.

ArnoldSchwarteneggerTerminatorGenesys

Riferimenti ai precedenti episodi: Sempre gradite, come ho scritto anche QUI, le connessioni con altre opere per creare una pellicola più organica e che dimostri di aver chiaro quale sia il proprio contenitore.

Battute, personaggi, scene, nomi e strizzate d’occhio varie ed eventuali rendono la visione maggiormente piacevole, stimolando l’occhio dello spettatore a cogliere determinati spunti.

DIFETTI:

Spudorato product placement della Nike: In Terminator Genisys c’è uno spudorato product placement della Nike.

Sì, non serve Cicerone per argomentare questo punto.

Va bene che sono anch’esse un richiamo al primo Terminator, ma quando vado al cinema lo faccio per vedere un film, non un paio di scarpe.

terminator genisys scarpe

Emilia Clarke: Far interpretare la virago Sarah Connor ad una ragazzina dagli occhioni cerbiattosi è una scelta di casting più che infelice, soprattutto nel caso la si paragoni alla Linda Hamilton dei primi due episodi cinematografici o alla Lena Headey (collega della Clarke in Medioevo & Tette) della sfortunata serie tv Terminator: The Sarah Connor Chronicles.

terminator sarah connor 2

Trova l’intrusa.

Sarah Connor è un personaggio femminile molto forte ed emancipato, e questa determinazione nei 157 centimetri della Clarke non la vedo, soprattutto considerando che il suo character si trova perennemente a fianco di omoni muscolosi, robot assassini o Schwarzy (che è un po’ l’unione dei due elementi precedenti).

Seriamente, le pantofole orsacchiotte sono più terrificanti.

Timeline: Questo film prende la linea temporale della saga originale e la manda platealmente a fare in c… ehm, volevo dire… ci getta sopra un colpo di spugna netto.

Ciò vuol dire che la rappresentazione degli eventi di Terminator Terminator 2 – Il giorno del giudizio viene eliminata totalmente.

La cancellazione di tale linea temporale costituisce la possibile pecca principale di questa pellicola.

terminator genisys T 100

Consigliato o no? Dipende proprio da quanto appena detto.

I primi due capitoli della saga sono ottimi film. Se pensate che proprio per questo debbano essere lasciati stare così come sono senza incasinarli ulteriormente, allora è altamente probabile che Terminator Genisys vi faccia salire la bile.

Se pensate invece che una retcon (alterazione della linea narrativa) possa rinverdire una serie cinematografica per renderla apprezzabile a distanza di parecchi anni, allora il film dovrebbe piacervi.

Comunque sia, tranquilli: non fa schifo come Terminator 3.

Transformers 4 – L’era dell’estinzione

transformers4_locandinaDi questi film, spero.

[Quella cosa sconclusionata che secondo Michael Bay e i suoi compagni di merende dovrebbe essere la] TRAMA: Un meccanico scopre per caso il transformer Optimus Prime, che si sta nascondendo dagli umani che lo vogliono distruggere.
Nel frattempo un gruppo di scienziati, studiando questi esseri, si spinge troppo oltre…

RECENSIONE: Premettendo che l’essere arrivati fino al capitolo quattro di questo franchise è un’onta per la parte senziente del genere umano, Transformers 4 – L’era dell’estinzione è un’inguardabile baracconata flagellata da stupidità, dialoghi improbabili e stereotipi tanto esagerati quanto fastidiosi.

Tipo Una mamma per amica al maschile.

Un film con l’aggravante di non fingere nemmeno di essere una buona opera spegni-cervello, ma che fissa fieramente negli occhi lo spettatore con il tipico sguardo di ghiaccio eastwoodiano accusando sua madre di tenere abitudini sessuali assai vittoriane.

Dal punto di vista più tecnico e specifico, i difetti della pellicola sono talmente evidenti che la recensione potrebbe anche non essere scritta.

Tornate qua, era per dire!!

La regia ha infatti tutti i Bayismi che ormai critica e pubblico ben conoscono (vedere anche l’ultimo articolo da me scritto su questo regista), e una pellicola di buona fattura con tali premesse è quindi come il confine tra Italia e Germania.

Sì, l’ultima battuta non è immediata, vi do quei 2-3 secondi per capirla.

Facezie a parte, niente di nuovo sul fronte cinematografico: esplosioni tanto colossali quanto casuali, slow motion ancor più utilizzata di 300 e relativo seguito (che senza l’uso di tale tecnica durerebbero 35 minuti), tanto sole e tanta ignoranza.

Ma tanta.

MA TANTA.

Sì, buonanotte.

Sì, buonanotte.

Il pedale dell’acceleratore viene spinto sempre al massimo nelle scene d’azione, e questo mette ancora più in risalto la debolezza strutturale del film, che risulta quindi essere un castello di carte con dei pesi di piombo attaccati ai vari piani: tutto ciò che può esplodere, sfasciarsi, crollare e sbriciolarsi lo fa, dimostrando il probabile odio di Bay nei confronti degli ingegneri edili.

Provate a contare quante volte si vedono i protagonisti in mezzo allo schermo, con alle loro spalle un’esplosione in slowmo e un (fastidiosissimo alla lunga) raggio di sole che gli filtra da dietro andando a piantarsi nella vostra pupilla.

Dovrete ricorrere alle dita dei piedi dopo meno di un’ora.

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E siccome le disgrazie vanno sempre in coppia (come un’altra cosa), vai con la sceneggiatura.

Non nascondiamoci dietro a un dito: Ehren Kruger, sceneggiatore di tutti i film sui robot giganti dal secondo round in poi, ha probabilmente prodotto questo script tra una partita a Ruzzle e l’altra.

Questa è infatti l’unica spiegazione logica, oltre all’abuso contemporaneo di eroina, Jack Daniels e Slurm, per cui la mente di un essere umano presumibilmente capace d’agire potrebbe partorire una massa di insulsaggini, battutacce, reazioni umane casuali e scene tirate per i capelli della durata complessiva di due ore e quaranta: centosessantaminuti stupidi, frustranti ed inutili.

Come spiegare la regola del fuorigioco a una donna.

Provate a pensare a un cliché dei film d’azione.
Una cosa che si vede sempre, che viene detta sempre e che è diventato quasi un must di questa tipologia di film.
Uno a caso.
In Transformers 4 c’è.

Uguale identico a come lo si è visto altre decine di volte.

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Mark Wahlberg sostituisce Shia LaBeouf come protagonista di questo circo equestre; chiedersi chi tra i due sia il migliore è come scegliere cosa potrebbe abbattere meglio un carro armato tra un sasso e un ramo; entrambi nei panni di personaggi improbabili, entrambi spinti da una motivazione a n zeri.

Denaro, che gli fai tu agli attori…

Nicola Peltz (classe 1995, a ‘sto giro Bay si è dato al genere “Barely legal”) è la gnocca monoespressiva di turno.
Considerato che nei film di tale regista le donne sono solo ed esclusivamente lamentose principesse da salvare o incorreggibili troioni d’assalto, non si può chiederle di sollevare granché la qualità complessiva del film; mi sentirei quindi di considerarla più una vittima che una complice.

Poi mi viene in mente che ha recitato anche in quell’informe ammasso di bolo de L’ultimo dominatore dell’aria e la sua presenza diventa allora intollerabile.

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E se in una pellicola recitano male persino Kelsey Grammer e Stanley Tucci (circondati tra l’altro da un supporting cast di scappati di casa con personaggi francamente inutili), significa che i buoi sono usciti dal recinto ormai da un pezzo.

Per concludere, una considerazione di carattere generale.

Il grosso problema di opere come questa (oltre ovviamente ad essere delle inguardabili troiate) è che si fanno troppo spesso scudo con la classica paraculata “è un film di disimpegno, non lo potete criticare negativamente”.
Tale ragionamento, oltre ad essere francamente irritante, è concettualmente sbagliato.

Esso porta infatti a ritenere erroneamente i film leggeri o di svago pessimi a prescindere, dimenticandosi che nella storia del cinema sono state realizzate delle ottime pellicole di disimpegno, diventate giustamente cult e conosciute in tutto il mondo (come The Blues BrothersL’aereo più pazzo del mondo Frankenstein Junior tanto per dirne tre, ma ce ne sarebbero altre).

blues brothers

Quindi sono gli stessi creatori (e talvolta gli amanti) di pessimi film a denigrare il cosiddetto “film leggero”, e ciò porta purtroppo ad un appiattimento qualitativo verso il basso dell’intrattenimento cinematografico e dell’Arte stessa, destinata temo a peggiorare sempre più col passare degli anni.

E a portare sugli schermi sempre più prodotti come Transformers 4, un film con lo stesso valore artistico di un concerto di scorregge con le ascelle.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: La trilogia precedente del relativo franchise, Pacific Rim e usare una pistola al posto del phon.

Pacific Rim

pacific-rim-la-locandina-italiana-275593Tipo Transformers però ancora più “cazzo bum bum”.

TRAMA: Il mondo è sotto l’attacco di giganteschi mostri, noti come Kaiju. Per fronteggiarli vengono ideati enormi robot antropomorfi chiamati Jaegers, controllati simultaneamente da piloti le cui menti sono collegate a una rete neurale.

RECENSIONE: Film diretto e scritto da Guillermo del Toro, papà dei due Hellboy (a molti sono piaciuti un sacco, io ho trovato il primo buono) e de Il labirinto del fauno (a molti non è piaciuto, a me sì) che qui dà sfogo senza mezzi termini alle sue manie infantili più sfrenate.

Robot vs mostri? Quale bambino non ha fantasticato almeno una volta su qualcosa del genere? Enormi bestie primordiali che si scontrano con il ricavato più moderno della tecnologia umana, in un’epica guerra che sancirà il vincitore tra bestialità e ragione. Eroismo a pacchi, scienza farlocca quanto basta e via a menarsi.

Il problema è che tanto questa cosa è una figata con gli occhi e la mente di un bambino, tanto diventa idiota una volta passati i 18 anni, età raggiunta la quale si può votare, guidare un’automobile e giudicare i film con un po’ di criterio.

Se la regia può anche risultare funzionale e ben fatta, dovendo filmare moltissime scene ciclopiche che possono risultare piacevoli, gli stereotipi, con personaggi spessi come un foglio di carta ed eccessivamente caricaturizzati, contribuiscono a far virare il film verso il blockbuster senza pretese sgretolando l’idea di partenza.

Gli attori non sono estremamente conosciuti. Il protagonista è Charlie Hunnam, che interpreta lo stereotipo del soldato americano dei film degli anni duemila, ossia trentenne, bianco e gradasso. Più li vedo nei film è più ho nostalgia di quando gli eroi action erano montagne austriache inarrestabili o italoamericani con la paresi e la voce di Ferruccio Amendola. Quelli sì che spaccavano culi! Poi ci sono Idris Elba, che aggiunge un’altra perla alla sua collana formata da Thor (con cui si è rimbambito Kenneth Branagh), Prometheus (con cui si è rimbambito Ridley Scott) e Ghost Rider (su cui non ho neanche la forza di fare battute). Accanto a Elba l’asiatica Rinko Kikuchi, con un personaggio irritante a dir poco. Comparsate di russi glaciali e australiani cazzuti.

In poche parole manca solo un francese raffinato e i luoghi comuni razziali e razzisti ce li siamo giocati tutti.

Fotografia di Guillermo Navarro, di buona fattura ma troppo poco per sollevare un film con problemi del genere.

Della sceneggiatura, scritta dallo stesso del Toro e da Travis Beacham, ho preferito non discorrere in maniera troppo diffusa perché non è buona educazione parlare degli assenti.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Transformers, Power Rangers, varie ed eventuali.

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