L'amichevole cinefilo di quartiere

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Speakers’ Corner – Escape Room


Saw – L’enigmista
passato dalla mutua, Escape Room è una dimenticabile cazzata che cerca di sfruttare beceramente una forma di intrattenimento (?) esplosa nell’ultimo paio d’anni.

Personaggi dall’utilità di un eskimo in Costa d’Avorio e piacevoli quanto una chiave inglese nel retto si barcamenano da una stanza all’altra sfoltendosi di volta in volta nel più prevedibile degli schemi, con la trama che è infatti una sequela di situazioni già viste altre decine di volte.
«Ma Cube – Il cubo lo abbiamo visto solo in quattro stronzi?» e l’unica domanda che scaturisce dall’osservazione del solito branco di stereotipi ambulanti (ragazza timida, ragazza tosta, businessman arrivista…) che non aggiungono perciò nulla a quanto già mostrato, grazie anche ad innumerevoli seguiti, dalla già citata saga di James Wan e dal Final Destination del quasi omonimo James Wong.

La regia operaia di Adam Robitel, che inquadra qualsiasi cosa accada in modo da essere sicuro che persino l’osservatore meno normodotato intellettualmente riesca a seguire la machiavellica complessità del plot, è paradossalmente mortifera per l’attenzione del pubblico, che della sorte dei protagonisti se ne sbatte più che presto i coglioni.

Due menzioni (dis)onorevoli:
–  Il riciclatissimo personaggio del giovane nerd che OVVIAMENTE la figa non sa nemmeno se sia verticale o orizzontale, il cui unico scopo è quello di spiegare le regole del gioco non tanto agli altri protagonisti, quanto agli spettatori paganti metti caso siano cerebralmente morti.
– Il finale, che è una puttanata invereconda.

Un film che non dovrebbe trovarsi sul piano dell’esistente.

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