L'amichevole cinefilo di quartiere

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Loro 1

Il cinema l’Arte che amo.
Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti.
Qui ho imparato, dalla mia passione e dalla vita, il mio hobby di rompere le palle sui film.

TRAMA: Silvio Berlusconi, imprenditore e miliardario italiano votatosi alla politica negli anni Novanta, fino a diventare Presidente del Consiglio della Repubblica, è una figura emblematica che ha segnato irreversibilmente la storia del Paese.

RECENSIONE: Diretto da Paolo Sorrentino e seguito da una seconda parte al cinema dal dieci maggio, Loro 1 è un film principalmente di introduzione, in cui il regista napoletano si limita (se di limite si possa parlare) al disporre sullo scacchiere i vari pezzi senza, per ora, dare indicazione precisa di quale sarà la loro conclusione narrativa.

Al centro della galassia narrativa, pur, come vedremo, non essendone fisicamente presente per buona parte, un Silvio Berlusconi novello Re Sole, alla cui corte cerca di introdursi il più classico degli eserciti di nani e ballerine bene o male in arnese, disperatamente in cerca un posto al sole di luce riflessa che possa elevarli dalla loro mediocre condizione sociale o economica verso un futuro radioso grazie a LUI.

Proprio il pronome personale assume un forte valore connotativo all’interno della pellicola: a Berlusconi ci si riferisce spesso con questo termine, al tempo stesso vago ed estremamente identificativo del soggetto a cui è legato.

La comparsa di Servillo allo scoccare dell’ora di film non è quindi un difetto, poiché la sua è un’assenza paradossalmente mai così tanto “presente”, sulle bocche e nelle azioni del variegato sottobosco sociale e politico mostrato dall’opera.

Sorrentino non indugia in un’esposizione cronachistica fine a se stessa, prediligendo al contrario un’approccio più narrativo e quasi torbidamente favolistico, nell’alternanza di scene di rara crudezza a sequenze visivamente ai limiti dell’onirico.

Agli innumerevoli festini a base di coca e mignotte, le cui mammelle nude abbandonano ogni possibile connotazione materna per deviare unicamente in frutti esposti generosamente dall’albero della lussuria e che vergano pennellate da Lupo di Wall Street alla vaccinara, si alternano tanto brevissimi spaccati sulle vite personali dei characters quanto immagini assurdamente azzeccate nella loro alienità (la pecora, il rinoceronte, il camion della nettezza urbana…) in un crogiolo di materialismo ed astrattezza metaforica.

Sorprendentemente positivo Riccardo Scamarcio nella parte di un alter ego di Gianpaolo Tarantini, il cui nome, come quello di altri figuri, viene cambiato in un più discreto Sergio Morra.

Animalesco come una scopata selvaggia e clandestina ma sporco come la masturbazione internettiana, il suo Morra è tanto un ragno tessitore di intrallazzi quanto, tirando le somme, un povero diavolo desideroso di separarsi da una per lui troppo stretta vita di provincia, non rendendosi però conto del generico squallore contemporaneo; figura quasi farsesca, lo spettatore assiste passo dopo passo al suo tentativo di scalata, che spero avrà degna conclusione nel seguito.

Toni Servillo ottimo come ex cavaliere del lavoro, incarnandone tutte le caratteristiche comiche o tetre a cui abbiamo assistito negli anni; azzeccato in particolare il dialogo con il nipotino, in cui la più cruda essenza berlusconiana emerge in tutta la sua nitidezza.

Brava anche Elena Sofia Ricci nelle vesti di un’algida Veronica Lario, uno dei pochi personaggi del film precisamente identificati.
Il suo frustrato desiderio di arte e di cultura fanno da perfetto contraltare alla sessuale ed economica bramosia lupesca di Berlusconi, con il vicino yacht di troie nude che è nuovo canto delle sirene per un invecchiato Ulisse lombardo.

Piccoli ruoli per una Kasia Smutniak mai così torbida e giaguara nel suo essere puttana (quasi) irraggiungibile e per una quasi irriconoscibile Euridice Axen nei panni della compagna di Morra.

Particolarmente divertente e tragicomico l’ex ministro Santino Recchia di Fabrizio Bentivoglio, personaggio che racchiude in sé diverse anime del centrodestra berlusconiano: l’eccentricità nel vestire unita ai pietosi video da g-g-giovane di Roberto Formigoni o la propensione alla poesia di Sandro Bondi lo rendono Legione di bozze che efficacemente non si fossilizza su un nome, ma su un insieme di idee.

Pellicola interlocutoria, in attesa del proseguimento.

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