L'amichevole cinefilo di quartiere

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Deadpool 2

Volete il bis? Meglio preparare lo zabaione…

TRAMA: Il mercenario mutante Deadpool si ritrova a dover contrastare un nuovo nemico, il totemico Cable, arrivato dal futuro per uccidere un ragazzo.
Al gruppo di strani personaggi dell’avventura precedente si aggiunge tra gli altri anche Domino, capace di controllare le probabilità…

RECENSIONE:

Seguito di Deadpool di un paio d’anni fa, questo film…. oh, ma ci sei?

Ah, sì, scusa, mi ero un attimo distraPerché adesso sono azzurro??

Perché così visivamente balzi di più all’occhio e mi permette di sfruttarti in modo più efficace come pretesto per sviluppare meglio il mio giudizio sul film.

Ah, sì, me lo avevi spiegato anche l’altra volta, meta-narrazione o quella robe lì… però aspetta, se sono una parte della tua coscienza allora voglio che mi immagini come una delle personalità di Sylvester Stallone in quel grande classico americano: Spy Kids 3D!

Preferirei evitare.

Adam Sandler in Jack & Jill?

Piuttosto la morte… che ne dici di Fredric March ne Il dottor Jekyll del 1931? Ci ha anche vinto un Oscar…

Mark Ruffalo in The Avengers? Ha incassato un miliardo e mezzo, quindi vuol dire che è bellissimo, giusto?

Non provo nemmeno a spiegartelo… ok, Jim Carrey in Io, me & Irene: più vergognosamente in basso di così non scendo.

Accettato.

Uff, dicevamo, per la regia di David Leitch, che sostituisce Tim Miller dopo il primo episodio, Deadpool 2 è un superhero movie spassoso e leggero, che riesce a mantenere lo spirito del suo predecessore coniugando occhio al meteorite un’atmosfera sboccata e scanzonata a personaggi fuori di testa e scene d’azione adrenaliniche.

Esplosioni, sparatorie e fendenti di spada la fanno da padrona, con il nostro eroe che utilizza ogni mezzo a propria disposizione per regalare al pubblico scene di esagitato divertimento.

Si conferma quindi la solita, divertentissima somarata senza alcun senso razionale che

Ma che figata, da adesso la stupidità nei film è un pregio! Quando ci facciamo la maratona Transformers?

Nel duemilafottiti.
Non è così semplice, bisogna attuare una distinzione importante all’interno del meraviglioso e fatato mondo dell’idiozia: così come nel primo film, in Deadpool 2 la sfrenata deficienza presente lungo i centoventi minuti di durata possiede una caratteristica fondamentale per fare sì che il film non scada nell’orrido.

È volontaria.

I personaggi, i dialoghi, i risvolti della trama, i poteri stessi degli improbabili eroi, le dinamiche tra i characters… tutto è volutamente sopra le righe e senza freni, ed il risultato è un giocoso casino in cui nessuno si prende mai sul serio: lo stesso Deadpool, grazie ai numerosissimi sfondamenti della quarta parete e ad una buona autoironia da parte di Ryan Reynolds, è estremamente scanzonato e quasi surreale nella sua paciosa ultraviolenza.

La mia generale critica negativa alla stupidità nel cinema nasce invece dal fatto che, spesso, si rivelano intelligenti come un preservativo di cioccolata delle pellicole che teoricamente dovrebbero risultare seriose: questo è in assoluto il caso peggiore, perché si ha un’opera che suscita l’effetto radicalmente opposto rispetto al suo stesso obiettivo.

Tipo quando si vedono dei mega-scienziati intelligentissimi che fanno robe da poveri coglioni?

Esatto, oppure i casi in cui il film dovrebbe essere figo e accattivante ma risulta solo una incorreggibile e sifilitica puttanata machista.

Tipo quello con Bruce Willis che deve trivellare l’asteroide?

Cazzo, hai preso proprio il peggiore.

Comunque sì.

All’effetto comico contribuisce sicuramente, oltre all’ovvia assurdità del personaggio principale, un uso piuttosto disinvolto del linguaggio, ricchissimo di parolacce, sconcerie varie e carriolate di doppi sensi sessuali.

Sì, le cazzate sul sesso, quelle mi fan ridere un fottio!

E lo sai perché sono comiche? Perché il rapporto sessuale rimanda inevitabilmente all’immagine dell’unione degli organi genitali, con il pene e la vagina che congiungendosi esorcizzano la cenofobia, o “paura del vuoto”, l’horror vacui che è uno dei timori ancestrali dell’essere umano.

Ah… davvero?

Ovviamente no, coglione.

Fanno ridere perché in primis si è naturalmente sorpresi che in un film su tizi vestiti attillati che sparano computer grafica dalle mani vengano pronunciate determinate espressioni: un po’ l’effetto di sentire Renzo Arbore portare a Sanremo Il clarinetto.

Chi??

Sei una bestia.

In secundis queste gag portano il nostro inconscio a rendersi conto del grottesco e dell’assurdo di elementi che nella nostra vita sono comuni: situazioni imbarazzanti nelle quali, bene o male, buona parte della popolazione può riconoscersi.
In questo, la risata ha un atto semplicemente liberatorio, perché ciò che è tabù e può essere visto come una cosa imbarazzante viene ridicolizzato esorcizzando il tabù stesso.

Oltre al sesso, possono rientrare in tal senso le gag sulla morte, o sulla vita ultraterrena. Non a caso molte barzellette vertono su questi argomenti.

Ad ogni modo, bisogna tenere presente che il fattore tabù è semplicemente un elemento che potenzia la battuta, non la rende automaticamente più divertente.
Se invece una persona ride a prescindere, semplicemente è un idiota senza capacità di discernimento tra ciò che ha valore e cosa ne manca.

Del tuo discorso astratto ci ho capito poco o niente, ma mi fido.

“Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”, lo disse un grande filosofo.

Trapattoni?

No, cane, intendo un vero filosofo, un vecchio pensatore del passato…

Trapattoni È un vecchio pensatore del passato…

Non è Trapattoni!

Come sequel inoltre Deadpool 2 non è affatto male, poiché riesce a non fossilizzarsi su di una facile ripetizione dei medesimi stilemi di plot, anzi, sviluppandoli ed ampliandoli grazie all’inserimento dei nuovi personaggi che offrono il fianco a simpatiche dinamiche intranarrative, come ad esempio il lamentarsi di eventuali facilonerie tipiche dello script stesso.

Tradotto in un italiano comprensibile?

C’è il “due” nel titolo ma non è la stessa zuppa, quindi è un buon sequel, come Terminator 2, Shrek 2…

Una poltrona per due…

Lasciamo perdere.

Nel cast di contorno ritroviamo il Colosso in CGI (spassosi i suoi battibecchi con il protagonista), il tassista Dopinder, Testata Mutante Negasonica e i membri della nuova X-Force.
Particolarmente divertenti alcuni piccolissimi camei, che non spoilero ma che contribuiscono all’atmosfera surreale della pellicola.

Oh, ma proposito del cast, ma la polemica su Domino nera?

Beh, la mia opinione è… ‘sticazzi.

Che la Domino di Zazie Beetz non ci azzecchi nulla esteticamente con la sua versione classica è lapalissiano, ma va anche tenuto presente che l’appartenenza etnica non è una delle sue caratteristiche preponderanti.

Non è un personaggio storico o con stretto legame con la zona geografica di riferimento (come in Gods of Egypt in cui gli dei egiziani erano tutti bianchi e addirittura un DANESE nei panni Horus, o Exodus, con Mosè ed il faraone caucasici), quindi che l’attrice sia afroamericanotedesca (?) non è un elemento a cui mi senta di caricare particolare importanza.

Ah, quindi per il colore dei personaggi dei fumetti ce ne sbattiamo le palle?

Beh, no, dipende da QUALI personaggi dei fumetti si sta parlando.

Un esempio abbastanza chiaro che ti posso fare è Magneto: Erik Lehnsherr è ebreo, e DEVE essere ebreo, perché dalle persecuzioni che ha ricevuto nascono il suo rancore, il suo dolore ed il suo desiderio di rivalsa nei confronti degli umani, delle cui più bieche malvagità ha potuto subire effetto diretto.

Togliere la sua appartenenza giudaica snaturerebbe il personaggio, eliminandone un quid caratteristico molto importante per la sua delineazione introspettiva, e quindi impoverendolo notevolmente.

Tornando quindi al discorso iniziale, non trovi anche tu che la diatriba Domino bianca / Domino nera sia piuttosto speciosa?

Non lo so.

Non sai se è speciosa?

Non so che vuol dire “speciosa”.

Vuol dire “di poco valore”.

Beh, non è “specioso” che sia un gran bel pezzo di…

Per concludere, Deadpool 2 è un film divertente e disimpegnato, utile per una serata spassosa per tutta la famiglia che…

Beh, “tutta la famiglia” no, c’è mica il divieto per i minori?

No, negli Stati Uniti c’è il divieto per i minori di 17 anni non accompagnati da adulti, in Italia il film è per tutti: bollino verde.

È un’altra presa per il culo?

No, sono serio: ti ricordi che in sala con noi c’era un bambino di quattro anni?

Secondo te quante battute ha capito?

Per il suo futuro sviluppo psichico, spero il meno possibile. C’è altro o posso terminare?

Ah, sì, un’ultima roba: mi spieghi perché il finale di Infinity War è una presa per il culo?

Non ci sei arrivato? Il finale è una presa in giro perché

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Life – Non oltrepassare il limite

Nello spazio nessuno può sentirti copiare.

TRAMA: I sei membri di una stazione spaziale internazionale si trovano in missione nel cosmo e sono impegnati ad analizzare un campione di materiale proveniente da Marte che potrebbe costituire la prova dell’esistenza di forme di vita aliene.
Inaspettatamente il frammento, di natura organica, si dimostra dotato di intelligenza e aggressività.

RECENSIONE: L’equipaggio di un’astronave affronta un alieno che cerca di accopparli uno dopo l’altro.

Trama originale, non l’avevo mai sentita.

Ah no, scusate, l’avevo sentita in UNO DEI FILM PIÙ FAMOSI DELLA STORIA DEL CINEMA.

Life è Alien.

No, non ho detto che “lo ricorda”.

Non ho detto che “ci assomiglia”.

LO È.

In una sua versione ovviamente peggiore, più noiosa, più raffazzonata.

E più diversamente intelligente.

Per la regia di Daniel Espinosa, Life è un film profondamente inutile nel suo essere una copia carbone di un’altra opera arcinota che pur con quasi quattro decadi sulla groppa giganteggia artisticamente nei confronti di questo suo clone abortito, che rivela l’onta di nulla aggiungere al classico tòpos della minaccia esterna in ambiente interno.

Nonostante infatti un piacevole e ben realizzato piano sequenza iniziale, che risulta tirando le somme l’unica nota lieta di una composizione stridente e stonata, Life nemmeno tenta di crearsi un proprio binario narrativo, il quale avrebbe evitato una perenne sensazione di déjàvu gradevole quanto leccare la sabbia.

E sapete cosa sarebbe meglio fare piuttosto che assistere ad un pessimo remake di Alien?

Oltre a fissare il sole per due ore?

RIGUARDARSI IL FOTTUTO ALIEN. 

Tolta come già detto l’apertura, regia e fotografia si rivelano piuttosto mediocri: basata troppo spesso su jump scares e sul solito solitume dell’atmosfera opprimente la prima, troppo blu-nera la seconda, enfatizzando talmente tanto l’ovvio (l’astronave non è sicura, è terreno di caccia, lo abbiamo capito) da portare fastidio e noia per un occhio che vista la pochezza complessiva dell’opera avrebbe in realtà disperato bisogno di beveraggio artistico.

Passiamo ai temi?

Sfruttare l’arroganza umana creando una storia in cui un gruppo di persone si trova di fronte ad una minaccia che persino per un branco di homo sapiens sapiens si rivela più che ostica è un buon modo per instillare il germe della paura.

Il problema è che per essere avvincente, una minaccia deve costituire una certezza nell’esistenza (cioè deve essere davvero un pericolo per i protagonisti, e fin qua ci siamo) ma un’incertezza nei modi di esecuzione e nelle sue caratteristiche intrinseche (In cosa consiste l’avversario? Quanto male può fare? Cosa può sfruttare per uccidere?).

Legandoci a questo discorso, uno dei tanti grossi difetti di Life è molto semplice.

L’alieno è troppo forte.

Se un antagonista, per quanto minaccioso, ha un punto debole, si crea un meccanismo inconscio per cui il pubblico è curioso di vedere con il prosieguo della storia se e come questo tallone d’Achille verrà sfruttato, quanto ci impiegheranno a notarlo e chi trionferà in conclusione.

Ma se io spettatore mi ritrovo davanti ad una FOTTUTA BESTIA RESISTENTE AD OGNI OFFESA POSSIBILE ED IMMAGINABILE, tale schema mentale non funziona più, perché darò per scontato che entro la fine della pellicola i nostri prodi verranno macellati tutti senza pietà.

Se ho ragione mi autospoilero il finale, e quindi chi cazzo me l’ha fatto fare di sprecare due ore della mia vita.

Se ho torto, il film che sto guardando dimostra di non avete una costruzione narrativa lineare, perché molto probabilmente per superare tale empasse si affiderà a risvolti di sceneggiatura imbecilli o ad un vero e proprio deus ex machina stupido o random.

Il cast, pur vantando nomi noti, è sprecato principalmente per due motivi: il primo è che ovviamente trovandosi immersi in un doppione risultano assai poco memorabili, il secondo è che purtroppo la loro caratterizzazione psicologica è spessa quanto il domopak, quindi lo spettatore non è coinvolto nelle esperienze negative che essi vivono.

E non c’è nulla di peggio per l’intrattenimento che vedere un personaggio di un film crepare orribilmente e rendersi conto che emotivamente non ce ne frega proprio un tubo.

Jake Gyllenhaal è probabilmente è l’unico peone che riesce ad essere soddisfacente, approfittando del notevole screen time a lui riservato e dell’essere circondato da un branco di carne da macello multietnica che serve solo a far scommesse su chi nutrirà per primo l’alieno.

Ed approfittando anche di una Rebecca Ferguson, scosciatona ed in topless di spalle nell’ultimo Mission: Impossible, espressiva quanto un idrante.

Un ultimo appunto per i distributori italiani: capisco che le tag-lines originali del film “Be careful what you search for” e “We were better off alone” fossero rispettivamente un po’ stupidotta la prima e portatrice di qualche problema in fase di traduzione la seconda, ma cosa mi significa l’aggiunta del sottotitolo “Non oltrepassare il limite”?

Pare Il titolo di una pubblicità progresso contro l’eccesso di velocità sulla strada.

Un filmaccio.

Deadpool

deadpool poster itaI ❤ chimichangas.

TRAMA: Wade Wilson, ex agente operativo delle Forze Speciali e mercenario, si sottopone a un terribile esperimento per guarire dal cancro, acquisendo l’eccezionale potere del fattore rigenerante…

RECENSIONE: Per la regia di Tim Miller, Deadpool è un film che…

Eh-ehm… non ci stiamo dimenticando di qualcosa?

No, ma temo sia una domanda retorica.

Dai, io sono te, sai cosa voglio. Deadpool è un personaggio famoso per avere personalità multiple, voci nella testa e roba varia, quindi potremmo cogliere la palla al balzo e recensirlo ripetendo il ménage à deux di quella vecchia volta.
Non lo trovi un intelligente riferimento all’argomento dell’articolo, nonché un frizzante e costruttivo espediente narrativo?

No, la trovo una puerile perdita di tempo. Sono già in ritardo a scrivere la recensione, per cui se potessi costruttivamente levarti dalle palle…

LA RECENSIONE! Fermi tutti, è arrivato Roger Ebert!
Capirai che roba, la tua “recensione”:”Bla bla bla, battutine del cazzo, le pellicole sui supereroi fanno schifo perché li rendono personaggi piatti conditi da umorismo spicciolo, battutine del cazzo, bla bl…”

Veramente a me questo film è piaciuto.

Ecco, sei il solito preven… no aspetta, cosa?!?

deadpool face

I supereroi spesso sono figure idealizzate in maniera esagerata: maschioni eroici che sfidano indomitamente le forze del male agghindati con costumi francamente improbabili.
Troppo perfetti, troppo valorosi, troppo… TROPPO.

Deadpool invece mi è piaciuto come film perché il suo protagonista non è così, lui è…

Lui.

deadpool gif 2

Alt, alt, alt, forse ho capito dove vuoi arrivare. Tu critichi negativamente i Guardiani della galassia perché li consideri personaggi stupidi e poi esalti Deadpool… per lo stesso motivo?

Sì, perché c’è una differenza fondamentale tra le due tipologie di character: Deadpool è intrinsecamente stupido e sopra le righe.

Il suo essere un concentrato di esagerazione fa parte della natura del personaggio: non è comico perché figo, ma è figo perché comico.

Per legarmi all’esempio che hai fatto tu, un procione parlante che spara mitragliate alla gente è un elemento “affascinante”, che può portare di conseguenza a gag, battute o scene comiche.

Deadpool invece ha la comicità insista nel personaggio: se gli si toglie questa caratteristica, ci si ritrova con un mercenario armato fino ai denti che, per quanto possa avere carisma, è un archetipo stravisto in molti media fumettistici e non.

deadpool macchina

Deadpool è per prima cosa un tizio comico ed esagerato, e dopo un antieroe d’azione.

Capito?

Sinceramente no ma ti vedo convinto, per cui mi fido.

La tua stima mi commuove. Quello che dicevo prima viene evidenziato nel film da continui sfondamenti della quarta parete:  essi sono ripresi dai fumetti, dato che il “merc with a mouth” è fortemente connotato dall’essere l’unico personaggio Marvel con la consapevolezza di trovarsi in un’opera d’intrattenimento.

Non è l’unico, anche She-Hulk sa di essere il personaggio di un comic book.

Chi??

She-Hulk_Dialogue_1

Tipica sobrietà Marvel… quale sarebbe il senso di questo personaggio, rendere sessualmente appetibili le culturiste maggiorate con la pelle verd…

Ripensandoci, preferisco non saperlo.

Stai perdendo il filo, mi chiedo come facciano le persone a leggerti.

Io mi chiedo perché queste cose alle fashion blogger non capitino…

Dicevo, essendo comunque Deadpool un superhero movie la regia e il montaggio enfatizzano decisamente l’elemento action, alternando sequenze adrenaliniche di pura azione con altre più posate e comiche; in particolare il montaggio risulta ottimamente funzionale alle parti più frenetiche, sapendo utilizzare anche lo slow motion per esaltare determinati passaggi.

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Il punto focale della pellicola è ovviamente l’umorismo, che rende il film incredibilmente divertente.

I tantissimi riferimenti alla cultura pop (fumettistica e non), il sarcasmo imperante ed un linguaggio sboccatissimo e sessualmente esplicito rendono l’opera decisamente spassosa, con battute a mitraglia che si susseguono eliminando i tempi morti dei dialoghi.

Ciò maschera una trama che tolto tale elemento risulterebbe banale e “canonica”, ma che da questo fattore viene quindi piacevolmente arricchita superando il classico schema narrativo riguardante l’origine di un personaggio.

dopinder deadpool

“Il film è bello perché è divertente”? Wow, dici che i lettori riusciranno a raccapezzarsi tra questi termini così squisitamente tecnici e incredibilmente oggettivi?

Ok, allora diciamo che Deadpool è un personaggio carismatico perché incarnazione materiale dell’astrazione teorica di individuo che abbandona le regole tipiche dello stato sociale, ritornando ad una dimensione naturale e para-anarchica in cui possa sfogare senza limiti positivi gli eccessi della sua personalità.

Ciò corrisponde ad una concezione intrinsecamente istintuale della vita, che affascina e solletica i profondi appetiti delle persone perché costituisce una sublimazione catartica del concetto stesso di “libertà”, contribuendo alla fuoriuscita visiva del nucleo fondante dell’animale uomo.

Meglio così?

“Divertente” va benissimo.

Ti ringrazio.

Deadpool disegno

All’umorismo si unisce la violenza, molto esplicita sia nei comic book che nel film. Essa però non pesa negativamente sull’opera, perché legata indissolubilmente alla tipologia di personaggio rappresentata dal protagonista, quindi non “forzata” solo per il gusto dell’omicidio.

Anche in questo caso, si ha un quid che migliora il film rispetto ad altre pellicole simili: un protagonista ammazzatutti le cui azioni hanno un senso di esistere all’interno dell’opera artistica, senza appiattirsi su personaggi alla Steven Seagal che si limitano a sterminare bidimensionalmente per un’ora e mezza tutti i maderfacchers che attraversino il loro campo visivo.

deadpool violence 2

Violenza e comicità risaltano grazie anche alla presenza di figure di contorno piuttosto sopra le righe, che ben si armonizzano con l’atmosfera del film e contribuiscono a creare divertenti gag e siparietti comici.

È una mia impressione o a te i personaggi secondari piacciono solo quando sono strambi?

No, non mi piacciono gli elementi di contorno strani in sé, ma quelli che riescano a ritagliarsi uno spazio più o meno importante nella vicenda, in modo da aumentare il respiro dell’opera e non stancare lo spettatore concentrandosi solo su protagonista e antagonista.

Se così fosse, non si avrebbe davanti agli occhi un film, ma un incontro di pugilato.

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Ok, ok, va bene. ‘Sti tizi sarebbero?

Beh, nei panni della fiamma del protagonista abbiamo una sexy e tosta Morena Baccarin, aficionada delle serie tv; Colosso, l’X-Man russo (“In Soviet Russia metal forges you”), è interpretato con la tecnica del motion capture da Andre Tricoteux per quanto riguarda il fisico, mentre il viso è di Greg LaSalle, supervisore di tale tecnica di recitazione.
La semi-esordiente Brianna Hildebrand è Negasonic Mutant Warhead, la lottatrice Gina Carano (Fast & Furious 6) è Angel Dust, mentre Ed Skrein (già visto ne I vichinghi) veste i panni di Ajax.

deadpool ajax

“Ajax” come quello di Cruijff?

No, “Ajax” come i due dell’Iliade.

Ah, bello, è mica il film dove Brad Pitt spacca i culi sulla spiaggia?

Farò finta di non aver sentito… fortunatamente la recensione è andata.

Visto musone che non è stato difficile? Dai, alla fine la Marvel ti ha sputato fuori una robetta mica male, cosa vuoi di più?

Beh, se mi facessero un film decente su di lui non mi dispiacerebbe…

the punisher 2

Lo han messo nella serie tv su Daredevil.

Ho detto “film”.

Non ne hanno già fatti due?

Ho detto “decente”…

X-Men le origini – Wolverine

Sono il migliore nei film che faccio. Ma i film che faccio non sono belli.

TRAMA: Spin-off sulle origini del mutante Wolverine, futuro membro degli X-Men.

RECENSIONE: Basato sul personaggio dei fumetti Marvel creato nel 1974 da Len Wein e Herb Trimpe.

Uscito nel 2009 con protagonista ancora Wolverine che interpreta Hugh Jackman che interpreta Wolverine, questo film è un’opera scontata e senza sostanza, che poteva avere alcuni spunti interessanti purtroppo affossati dall’eccessiva dose di azione, troppo presente a scapito di tutto il resto. Quello che funziona nei fumetti, ossia un protagonista rabbioso come un automobilista in coda e inarrestabile, perennemente impegnato in combattimenti furibondi, non funziona sullo schermo: il risultato è infatti una pellicola troppo ripetitiva, senza personalità e mancante di un’ossatura non solo non adamantina, ma neanche passabile.

La regia è di Gavin Hood, diventato relativamente famoso agli addetti ai lavori (non al grande e ignorante pubblico, ovviamente) per Il suo nome è Tsotsi, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 2006. Probabilmente il blockbuster fumettoso non è il suo pane, visto che già dai primi minuti decide di schiacciare il pedale sull’acceleratore e chi si è visto si è visto, senza “abituare” lo spettatore a ciò a cui sta assistendo. Le riprese sono molto (troppo) frenetiche, talvolta con scelte di angolazione non ben comprensibili, e la fotografia di Donald McAlpine non lo aiuta, risultando a volte troppo scura e a volte troppo satura in maniera repentina e quasi fastidiosa, facendo venire il sospetto che si sia guastato il contrasto della tv. Nonostante la regia non sia un granché, la vera kryptonite di questo film (pardon, sbagliato supereroe) è la sceneggiatura, o quello che qui viene erroneamente considerata tale. Opera di Skip Woods e del futuro sceneggiatore de Il Trono di Spade David Manioff, essa è praticamente inesistente e avrebbero potuto riassumerla in un corto da 10 minuti invece che in un lungometraggio da 100. Per chi ha esperienza nel settore, ricorda molto la modalità “Storia” dei videogiochi picchiaduro: il protagonista fa un combattimento, poi c’è un filmato o un breve intermezzo che lo porta ad avere un altro combattimento e via così ripetendo questi passaggi fino alla fine.

Non avendo uno script, anche le performance degli attori ne risentono. Jackman essendo fisicamente pompato e molto affine al personaggio porta a casa la proverbiale pagnotta, facendo quasi dimenticare allo spettatore di essere un attore che interpreta un ruolo (da qui la mia battuta alla prima riga), mentre sugli altri non c’è moltissimo da dire. Sabretooth è Liev Schreiber, che forse dovrebbe ritornare dietro la macchina da presa, cosa che ha fatto con successo con Ogni cosa è illuminata nel 2005 e che guadagna punti grazie al buon doppiaggio di Pino Insegno. Danny Huston, figlio di John e fratello di Anjelica, è un William Stryker piuttosto scialbo e peggiore rispetto all’interpretazione dello stesso personaggio resa da Brian Cox in X-Men 2. In piccoli ruoli di altri mutanti compaiono l’ex Merry de Il Signore degli Anelli (o l’ex Charlie di Lost, se preferite) Dominic Monaghan, il cantante Will. i. am e Ryan Reynolds, che dà volto a un Deadpool che non c’entra nulla o quasi con la sua versione a fumetti.

È veramente un peccato che un personaggio comunque molto carismatico abbia avuto un così debole film da protagonista. Nonostante questo buco nell’acqua nel 2013 ne uscirà un altro, Wolverine – L’immortale, ambientato in Giappone, che si spera possa strappare almeno la sufficienza.

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