L'amichevole cinefilo di quartiere

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I due papi

[Premessa: chi scrive è un ateo praticante]

Distribuito da Netflix, “I due papi” è un film discretamente interessante incentrato su una rappresentazione (volutamente piuttosto romanzata) del passaggio di testimone tra i due pontefici Benedetto XVI e Francesco.

Ciò che lo rende appetibile per un pubblico al di fuori del gregge cattolico è il suo concentrarsi sulla religione in modo relativo, facendo emergere (giustamente) più un umano confronto di opinioni.

Un’organizzazione vecchia di due millenni sta perdendo l’appeal e la forza che l’hanno contraddistinta per il corso della sua esistenza. Che fare?
Tentare di renderla sempre più forte e granitica, in modo che sia un punto di riferimento e quindi per definizione tragga la sua legittimazione dal restare immota ed immutata, oppure viceversa provare a portarvi delle aperture che con il tempo la rendano più liquida e legata alla società del nostro tempo?

Entrambi gli approcci hanno vantaggi e svantaggi, pro e contro, ed il film centra l‘obiettivo di rendere interessante questa contrapposizione di figure opposte, coperte però dallo stesso ombrello della Chiesa: due decani dalle esperienze diametralmente differenti ma mossi da una sincera volontà di servire al proprio meglio il seggio di Pietro.

La pellicola riesce a rendere questo scambio di idee equilibrato, fornendo sì più spazio a Bergoglio (soprattutto grazie ad una lunga serie di flashback che ne mostrano la gioventù segnata dal controverso legame con il regime dittatoriale del suo Paese), ma non cadendo nella faciloneria di dipingere l’argentino come un Voltaire illuminato al cospetto di un Ratzinger ottusamente retrogrado.

Il tedesco è infatti visto come un uomo oberato di enormi pesi, dovuti sia al suo stato di salute personale che al suo essere pontefice in un periodo storico estremamente complesso per la Chiesa e al suo esterno.
Se posti nei suoi panni il suo punto di vista di uomo teorico e strettamente intellettuale è logico, perciò non si scade in una rappresentazione del ben poco carismatico Benedetto come un Imperatore Palpatine colluso e austero.

Pregevole per somiglianza estetica la scelta dei due attori, Anthony Hopkins e Jonathan Pryce; sottilmente ironico che Pryce presti il volto al papa Francesco dopo essere stato oggetto per anni di battute derivanti dalla sua somiglianza tra il cardinale sudamericano e l’High Sparrow di Game of Thrones da lui interpretato.

Consigliato.

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