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Lo sguardo di Satana – Carrie

lo sguardo di satana carrie“L’atrocità della vendetta non è proporzionale all’atrocità dell’offesa, ma all’atrocità di chi si vendica.” (Nicolás Gómez Dávila, scrittore colombiano).

TRAMA: Maine. Carrie è una ragazza semplice che vive con la madre, fanatica religiosa. Con l’arrivo della pubertà si accorgerà di avere strani poteri…
Tratto dall’omonimo romanzo del 1974 di Stephen King. 

RECENSIONE: Per la regia di Kimberly “Boys Don’t Cry” Pierce, Lo sguardo di Satana – Carrie è un film piuttosto inutile, apparentemente fatto senza molta voglia nel suo non aggiungere nulla di nuovo a ciò che King su carta e De Palma su schermo (1976) ci hanno portato.

Dopo questa premessa pregna di entusiasmo, vediamo di commentare un po’ l’opera.

Più che un horror nel senso classico del termine, siamo di fronte ad un thriller psicologico con protagonista una ragazzina, vessata sia nel suo ambiente familiare, che normalmente dovrebbe costituire il proprio guscio di sicurezza, sia all’esterno di esso, con il normale punching ball scolastico che le persone considerate “in” attuano nei confronti di quelle “out”.
È ambientato in un liceo dei giorni nostri, quindi via alla sagra degli stereotipi: nella prima metà del film, lenta come la coda alle Poste, abbiamo presidi ottusi, atleti figaccioni, troiette vanesie, ragazzacci belli e dannati; tutte le caste indiane che forgiano la mentalità di ragazzi e ragazze dando loro una testa da vincenti o da losers complessati.

Ma c’è un colpo di scena fondamentale ai fini della narrazione: qui l’amica buona è bionda e la perfida stronza è mora!

Di solito al cinema è il contrario!

Beh, che vi aspettavate? Una brava attrice che si sputtana nella pubblicità dell’acqua tonica?

Un film rosso, Kieślowski permettendo: il sangue come mezzo di corruzione (le mestruazioni iniziali della protagonista nell’ottica bigotta di sua madre, il sangue di maiale nella parte finale) si unisce al fuoco e alla rabbia che simboleggiano un’esplosione, caratteriale oltre che ormonale, con una forte personalità in fermento che sfonda gli argini in cui è costretta per riversarsi con decisione e consapevolezza di sé.

Un ulteriore elemento che risalta nel film è la bellezza estetica vista come un traguardo da raggiungere.
Il ballo di fine anno è rappresentato come un’importante fiera da esposizione di bestiame e costituisce il veicolo su cui si poggia la volontà di Carrie di normalizzarsi, con l’uguaglianza che diventa d’altro canto appiattimento e banalizzazione di se stessi.

Protagonista Chloë Grace Moretz (Kick-Ass 2) paradossalmente troppo bella per il personaggio, che sarebbe dovuto essere molto più sciatto e comune. Brava però a rappresentare in modo piuttosto efficace l’iniziale soggezione di fronte alle altre ragazze, considerate migliori e modello da imitare, e la Erinni mortifera che diventa dopo essersi scatenata.

CARRIE

lo sguardo di satana carrie2

Brava anche Julianne Moore (Don Jon) come madre odiosa e bigotta fino all’esasperazione: dato che la Prima Legge di King recita “La religione è il Male”, questo personaggio schiaccia il piede sull’acceleratore dell’esagerazione e dell’insopportabilità.
Fatto per essere detestato, ci riesce piuttosto bene.
Deboli le figure dei compagni di scuola e gli altri (pochi) personaggi secondari, i cui caratteri come già accennato sono stereotipati e smussati con l’ascia.

Un divertissement o poco più.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Oltre al primo film tratto da tale libro, una bella letta alle opere cartacee del Re (e film correlati) non farebbe male.
Qualche titolo oltre a questo? Shining (1977 libro, 1980 film di Kubrick con Jack Nicholson), La zona morta (1979 libro, 1983 film di Cronenberg con Christopher Walken) e L’incendiaria (1980 libro, 1984 film intitolato in Italia Fenomeni paranormali incontrollabili di Lester con Drew Barrymore).

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Chronicle

Supereroi con superproblemi. Per gli altri.

TRAMA: Tre liceali entrano in una buca nel terreno da cui proviene uno strano rumore; dopo esserne usciti scopriranno di aver acquisito strani poteri telecinetici.

RECENSIONE: Film in stile mockumentary (girato cioè con telecamera a spalla in prima persona) è un godibile film fantascientifico a basso budget (12-15 milioni di dollari, The Avengers ne è costati 240) partorito dalla mente di Max Landis, autore del soggetto e sceneggiatore, figlio del grande John (Animal House 1978, The Blues Brothers 1980). Il continuo spostarsi con la macchina da presa è reso in modo non eccessivamente forzato e ciò non rende il film troppo pesante da guardare, considerando anche che, essendo una tecnica alla lunga stancante, per realizzare il film si è optato per una durata contenuta (80” circa). L’aggiunta ai vari titoli precedenti che hanno utilizzato un approccio registico di questo tipo è che qui ogni telecamera, non solo quella principale, è usata per riprendere le scene del film, e ciò fa spostare spesso i punti di vista che riguardano una stessa situazione creando un montaggio in certi casi interessante: telecamere di curiosi, telecamere a circuito chiuso per la sorveglianza di alcuni edifici ecc diventano parte integrante dell’occhio dello spettatore, che si trova ad avere una visione multipla non facendo rimpiangere in parecchi casi la presenza di una regia fissa vera e propria. Buoni i tre protagonisti (stereotipati il giusto e amalgamati abbastanza bene) interpretati da attori praticamente sconosciuti, che riescono a creare un comportamento da liceali credibile il più possibile senza dare del liceo americano e dei suoi frequentatori un’idea mitizzata e leggendaria tipica delle scialbe commedie teen made in USA. Sia per il budget ridotto sia per pecche proprie del film non è una pellicola che possa competere con Cloverfield (2008) prodotto da J.J. Abrams, probabilmente la miglior pellicola di questo genere, ma la si può considerare in fondo una piccola chicca con alcune trovate originali e che si lascia vedere tranquillamente.

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