L'amichevole cinefilo di quartiere

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Mad Max: Fury Road

mad max locandina“Ti ho mai detto qual è la definizione di follia, sì? Follia è fare e rifare la stessa cazzo di cosa, ancora e poi ancora, sperando che qualcosa cambi. Questa è follia.”

TRAMA: La storia di Max, uomo di poche parole, si intreccia con quella di Furiosa, donna in fuga dal terribile Immortan Joe, signore della guerra adirato perché gli è stato sottratto qualcosa di particolarmente prezioso.

RECENSIONE: Per la regia di George Miller, Mad Max: Fury Road è il reboot della celebre saga cinematografica australiana, composta da tre capitoli dal 1979 al 1985.

E, ve lo dico da subito, è una vera bomba.

mad max inquadratura

Uno degli elementi che poteva tranquillizzare sia i fan della serie nello specifico sia gli amanti del cinema in generale è la presenza in cabina di comando di Miller, regista e sceneggiatore anche della trilogia originale.

Ciò è rassicurante, perché nonostante il lungo arco di tempo trascorso tra la fine di una serie ed il suo restarting, avere la presenza dell’autore originario rende impossibile creare vaccate.

A parte ovviamente Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.

A parte ovviamente Blues Brothers: Il mito continua.

A parte ovviamente Prometh…ok, ok, a volte vengono fuori degli aborti comunque, ma queste sono rarità.

Più o meno.

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Per spiegare le caratteristiche del film facciamo lo stesso discorso di Cinquanta sfumature di grigio.

Qual è l’elemento fondamentale in un film action?

Robot giganti che si menano in un product placement vergognoso con sottofondo di Linkin Park?

No.

Omaccioni pompati vestiti come fantini omosessuali che sconfiggono il cattivone di turno lanciando battutine a spron battuto?

No.

Ippopotami in tutù che ballano insieme a dei coccodrilli sulle note della “Danza delle ore” di Ponchielli?

No.

Eh?!?

Il fattore essenziale in un film d’azione è la tensione.

E qui ne abbiamo a pacchi.

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Questo non è un road movie, questo è un chase movie. I protagonisti vengono costantemente braccati, l’azione è quasi senza respiro e allo spettatore viene trasmessa ottimamente la sensazione che hanno i personaggi di avere una spada di Damocle pendente sulla testa in modo ineluttabile.
O, per usare un francesismo, la sensazione di avere sempre qualcuno attaccato al culo.

Il film ne guadagna tantissimo in termini di ritmo (grazie anche ad un montaggio sapiente che non fa altro che acuire maggiormente tale sensazione), e in divertimento, risultando sinceramente godibile e non rendendo affatto pesanti i suoi 120 minuti di durata.

mad max hardy

Un altro elemento ottimo del film è l’ambientazione.

Essa è infatti molto ben caratterizzata, grazie alla fotografia di John Seale che gioca molto con i colori (rossastri di giorno, grigio-verdi di notte) riuscendo a fornire ciò che spesso manca alle pellicole di questo genere, ossia uno stile visivo ed estetico ben definito.

All’interno di questo ambiente viene rappresentata una paleosocietà anch’essa ben scolpita, in cui ha molto rilievo la scala gerarchica dei componenti con una ovvia ed enorme differenza tra i ricchi padroni e la povera massa.
La classe dei guerrieri risalta per quanto concerne il legame con le rispettive vetture, grezze portatrici di morte su ruote usate per distruggere ed uccidere i nemici.

Come le Wacky Races, ma con più morti ammazzati.

MadMax veicoli

I characters secondari del film sono uno più fuori di testa dell’altro, e quando vengono presentati agli occhi del pubblico è una goduria constatare quanto possano essere sopra le righe ed esaltati, rendendo il film frizzante e divertente.

Come Sarabanda, ma con più morti ammazzati.

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Tom Hardy non sfigura interpretando un Max di poche parole e molti fatti; un guerriero ferito nello spirito che cerca di trovare la propria strada sopravvivendo all’ostile mondo che lo circonda.
Il personaggio è stato ben trasposto dal cinema degli anni ’80 a quello attuale, raccogliendo degnamente il testimone da Mel Gibson, che nonostante alcune sue uscite alla Mercenari 3, per naturali motivi anagrafici oggi più che Interceptor – Il guerriero della strada potrebbe fare Voltaren – Il guerriero della bocciofila.

Mel Gibson in 1985's "Mad Max Beyond Thunderdome," left, and Tom Hardy in "Mad Max: Fury Road," premiering next spring.

Charlize Theron, Furiosa di nome e di fatto come quando in Biancaneve e il cacciatore le hanno detto che Kristen Stewart è più bella di lei nel reame, impersona bene i panni di guerriera cazzuta e rasata, menando spesso le mani e facendosi dimenticare come gnoccona della pubblicità Martini.

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Beh, quasi.

In generale un film ottimo, che merita sicuramente una visione e che sa tenere incollati alla poltrona senza annoiare.

Consigliato.

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World War Z

“Cuz this is thriller / Thriller night / And no one’s gonna save you / from the beast about to strike. ”  Thriller  – Michael Jackson (1984)

TRAMA: Un ex funzionario dell’ONU cerca di capire la causa di una epidemia che trasforma le persone in zombie e che si sta propagando in tutto il mondo.

RECENSIONE: Tratto dal romanzo World War Z. La guerra mondiale degli zombi di Max Brooks del 2006. Senza tanti giri di parole il film è una delle più ridicole pagliacciate arrivate sullo schermo in questo 2013, uno zombie-movie pieno di irrazionalità e comicità involontaria che riesce a far passare allo spettatore due ore di grasse risate.

La regia è di Marc Forster (bello il suo Neverland – Un sogno per la vita sullo scrittore James Matthew Barrie e con Johnny Depp senza l’ennesimo make up), qui molto “operaio” e al servizio del protagonista Brad Pitt. Rispettati tutti i canoni e gli stereotipi della regia action, probabilmente lo spirito del director è stato “prima si inizia, prima si finisce”.

La sceneggiatura di Damon Lindelof e Drew Goddard è una deflagrante cazzata, caratterizzata da buchi grossi come crateri lunari, scelte irrazionali dei personaggi e caratteristi ridicoli e inutili. In generale vi è nella pellicola un senso del ridicolo che si palesa più volte, in alcuni casi anche quando ci dovrebbero essere momenti di tensione.

Brad Pitt protagonista indiscusso e quasi sempre presente sullo schermo (simile in questo aspetto a Io sono leggenda con Will Smith, altro film con simil-morti viventi), e qui anche nelle vesti di produttore. Forse l’unica nota positiva del film ma anche la dimostrazione che un attore da solo, seppur bravo, famoso e carismatico, non possa sollevare più di tanto il livello di un film tanto pessimo. Il fatto che abbia speso soldi su questo progetto dimostra quanto ci tenga, ma il risultato è quello che è. Nei panni di sua moglie Mireille Enos, che si sta specializzando nel ruolo di lagnosa ed inutile Eva essendo stata anche a fianco di Josh Brolin in Gangster SquadRuoli minori per James Badge Dale, ex braccio destro di Guy Pearce-Killian in Iron Man 3 e per Pierfrancesco Favino.

Riassumendo: come film di zombie è scadente, come film d’azione è senza infamia e senza lode. Come film comico è ottimo!

Piccola considerazione personale. L’argomento “zombie” nell’ultimo periodo tira, non c’è niente da fare: film, serie televisive, videogiochi, fumetti (The Walking Dead è PRIMA una serie a fumetti), libri ecc… Questo è normale, ogni pugno di anni viene scovata dal mercato una vacca da mungere e si martella il pubblico solo con quel tipo di prodotto (ad esempio negli ultimi anni abbiamo avuto il filone “vampiri”). Quello che mi chiedo io (se vogliamo, ingenuamente) è: quando si verrà a creare un equilibrio tra distributori e pubblico per cui l’offerta possa essere varia e qualitativamente accettabile senza una saturazione di un particolare tema?

After Earth

Dopo “Earth”? Wind & Fire.

TRAMA: Padre e figlio si schiantano con una navicella spaziale sulla Terra, mille anni dopo che essa è stata abbandonata dagli umani. Salvarsi sarà un’impresa.

RECENSIONE: Diretta da M. Night Shyamalan, regista e sceneggiatore di Signs, questa pellicola è un’inguardabile porcata in cui da salvare c’è veramente poco o nulla.
Con una trama che raccoglie elementi già visti e stravisti, una recitazione scadente ad essere generosi e una sceneggiatura senza un briciolo di senso logico, After Earth conferma il declino inarrestabile del regista e sceneggiatore di origini indiane.

Forse sarebbe meglio la smettesse di campare di rendita sul successo de Il sesto senso e muovesse il culo per fare film decenti.

Will Smith a un anno dallo scarso Men in Black 3 ha la malaugurata idea di produrre con la moglie Jada Pinkett un film che ha come unico scopo tentare di lanciare la carriera hollywoodiana di suo figlio, l'”attore” e rapper in pannolino Jaden Smith, che ha recitato assieme al principe di Bel-Air anche ne La ricerca della felicità.

Recitazione di rara piattezza da parte di entrambi, con un Big Smith che sembra quasi scusarsi e dire: “No, non guardate me, la mega star, guardate lui” e Little Smith con sempre la stessa espressione simil-intensa-senza-riuscirci-lontanamente e il carisma di un parcheggio.
Ringraziamo Sandro Acerbo che almeno ci prova e offre come sempre una buona prestazione. Compare anche la bella squinzia Zoe Kravitz, figlia del sobrio Lenny (ma qua nepotismo a manetta?) ed ex Angel in X-Men-L’inizio.

Probabilmente recitare in una tale ciofeca non aiuta Father & Son, perché le pecche qui sono un’infinità.

La sceneggiatura è banalissima, con elementi ridicoli, personaggi stereotipati all’ennesima potenza e persino scopiazzature di altre opere (addirittura Lost) in maniera più o meno palese.
L’assenza di logica regna sovrana perché vengono compiute azioni senza alcun senso rispetto al contesto, molte scene sono tirate per i capelli tanto per guadagnare minutaggio e dal punto di vista strettamente concettuale l’idea della Terra dopo mille anni è resa malissimo.
Dubito fortemente che in soli mille anni (pur senza la presenza umana) gli elementi naturali e vegetali possano evolversi in quella maniera, e scientificamente parlando nel film sono presenti delle assurdità belle e buone.

Aggiungiamo riprese da un punto di vista no-sense, escamotage tanto per sfruttare gli effetti speciali ma senza un senso concreto (la tuta che cambia colore, ad esempio) e anche visivamente After Earth si rivela un’indecenza.

Evitatelo come la peste.

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