L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Patel’

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Pillole di cinema – Humandroid

humandroidI’m not a robot without emotions, I’m not what you see
I’ve come to help you with your problems, so we can be free.

TRAMA: Chappie, come ogni giovane, cerca di trovare la propria strada nel mondo, e viene influenzato in questo da persone buone e cattive.
C’è però una cosa che rende Chappie diverso da ogni altro bambino: è un robot, il primo capace di pensare e provare emozioni.

Pregi:

Tema principale: Il protagonista del film è a conti fatti un neonato, e in quanto tale il suo carattere è una pagina completamente bianca su cui si può scrivere qualsiasi cosa.
Seguendo tale concetto, la pellicola si sviluppa attraverso interazioni sociali ed esempi umani buoni o cattivi, mostrando quindi la maturazione psicologica del robot.
Ciò dimostra quanto siano importanti i rapporti con gli altri esseri viventi per la formazione mentale di un individuo, e di come il prossimo possa influenzare anche la propria cognizione del mondo.
Il protagonista inoltre, con la sua personalità, riesce ad elevarsi da semplice ammasso di ferraglia, rendendosi agli occhi del pubblico un essere cosciente e aumentando l’empatia con lo spettatore, che in alcuni frangenti potrebbe anche dimenticarsi dell’origine inanimata del personaggio.

Campionario umano: Legato al punto precedente, in Humandroid è stato ben costruito l’insieme di esseri umani che hanno via via a che fare con il protagonista, mostrando quindi allo spettatore personaggi positivi o meno.
Non sarà un microcosmo alla Fellini, ma gli attori hanno le facce giuste per i rispettivi ruoli, e tanto basta.

Ambientazione: È vero, con Blomkamp è sempre la solita menata sudafricana, ma la Johannesburg dalle enormi differenze sociali è ottimamente funzionale al tipo di storia, che come già detto si basa molto sulle differenze di relazioni individuali che conseguentemente si ripercuotono su un terzo. 

– Sceneggiatura: Con la fantascienza la tentazione è sempre di buttarla in caciara e far diventare la pellicola uno spara-spara ignorante.
Qui invece i momenti di azione sono limitati e calibrati in punti specifici, in modo da non scadere di toni.
Buoni i dialoghi, complessivamente piuttosto maturi.

Difetti:

Grandi somiglianze con le precedenti opere di Blomkamp: Come ho già accennato sopra, Humandroid ha molti punti in comune con il buon District 9 e il pessimo Elysium.
Di conseguenza se non avete apprezzato queste due pellicole (in particolare la prima), difficilmente digerirete questo Io, Robot in salsa zulu.

Consigliato o no? Assolutamente sì. Humandroid è un buon film, complessivamente accurato e relativamente profondo per i recenti standard del genere. Non è un capolavoro ma merita decisamente una visione.

Annunci

Marigold Hotel

TRAMA: 7 inglesi over 60 decidono per vari motivi di passare una vacanza in un hotel da sogno in India: viaggio e soggiorno riserveranno a tutti loro grosse sorprese.

RECENSIONE: Commedia carina per la regia di John Madden, che nel 1999 sbancò gli Oscar con Shakespeare in Love, vincendone 7 di cui quello per il miglior film. Nutrito cast british di vecchietti pimpanti in cui è stato racchiuso il top degli inglesi stagionati (Maggie Smith, Tom Wilkinson, Judi Dench, Bill Nighy) più il giovane ed ex Millionaire Dev Patel, molto simpatico ed esilarante nei suoi discorsi; l’inizio è scoppiettante, sorretto soprattutto dalla sarcastica e acida Smith (ex McGranitt della saga di Harry Potter), odiosa e apertamente razzista, riesce a regalare perle di politically uncorrect molto spontanee; Dench abbandona i panni della matrona per inserirsi piuttosto bene in un contesto corale affiatato, Wilkinson è una sicurezza come le zanzare in Pianura Padana e Nighy è (stranamente) sotto le righe: il contrasto con i suoi personaggi fuori di testa di I Love Radio Rock e Love Actually è radicale. L’India colorata e da cartolina è presente, con i suoi bambini, il suo casino, il suo cibo e le sue luci; il film è comunque parco dei luoghi comuni più stucchevoli, come elefanti e vacche sacre. Nella parte centrale la pellicola perde colpi (a una certa età capita 😉 ) ma riesce a riscattarsi in parte nel finale mantenendo la vena comica che la percorre interamente aggiungendo il sentimento e la riflessione, in modo comunque non patetico. La storia d’amore di Patel con la sua fanciulla è resa in modo non sorprendente ma fresco e si armonizza bene nel contesto generale di andro/menopausa. Nel complesso non male.

Tag Cloud