L'amichevole cinefilo di quartiere

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GTA V In-Game Movies (Capolavoro – The Loneliest Robot in Great Britain – Meltdown)

RECENSIONE: Tre finti film della durata di circa 10 minuti ciascuno che è possibile vedere entrando nei cinema all’interno del mondo di gioco del videogame GTA V.

In generale mi sono piaciuti, perché hanno tutti una componente fortemente parodistica e in un videogioco del genere questo è un aspetto fondamentale. Tutti e tre colpiscono un sottogenere della cinematografia e per farlo vanno a esasperare i difetti intrinsechi dei diversi tipi di narrazione, partorendo dei prodotti godibili e ben realizzati.

Capolavoro è un incomprensibile corto onirico in bianco e nero parlato contemporaneamente in francese e spagnolo. Per le atmosfere, le tecniche registiche e il montaggio esso è una satira contro i film dalla forte componente introspettiva (italiani, in particolare) dove a dialoghi a fiume si contrappongono immagini di cui è difficile capire i legami logici. Non ha un senso e non vuole averlo.

The Loneliest Robot in Great Britain è del trio quello che ho apprezzato di più. Ambientato in un’Inghilterra del futuro in cui robot e umani convivono, all’apparenza è simile ai corti d’animazione per i più piccoli; in realtà contiene sarcasmo, scene sessuali esplicite, violenza e una dose massiccia di sadismo. Per risate nerissime.

Meltdown, ispirato in parte a Wall Street di Oliver Stone, racconta l’ascesa di un giovane ambizioso e rampante preso sotto l’ala protettrice da uno squalo della finanza. L’aspetto più ironico del corto è che i personaggi parlano di espedienti cinematografici (come cliché, ellissi temporali, voci fuori campo ecc…) come se loro stessi si rendessero conto di questi elementi e di far parte di un film.

Carini.

 

Il dittatore

Zabibah and the Cohen.

TRAMA: Il dittatore mediorientale generale Aladeen dell’immaginaria Wadiya deve presenziare alla sede dell’ONU per impedire che la dannosa democrazia possa prosperare nel suo Stato. Si troverà alle prese con un sosia e con intrighi di palazzo.

RECENSIONE: Dopo Ali G (2002), Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan (2006) e Bruno (2009) torna Sacha Baron Cohen (che cura anche soggetto, sceneggiatura e produzione), eclettico attore comico ebreo, con un nuovo eccentrico personaggio assolutamente sopra le righe e semplicemente fuori di testa.

Rispetto ai precedenti il film (ispirato ironicamente al libro Zabibah and the King scritto da Saddam Hussein) è più politico e meno sociale, e la satira che ne consegue è indirizzata paradossalmente sia ad un modello di vita e di società americana che si autoproclama “giusto” sia al mondo nordafricano e mediorientale; come nelle precedenti pellicole gli stereotipi ci sono tutti, e il personaggio del Generale è un dittatore sui generis che riunisce tutte le caratteristiche possibili di questo tipo di figura, con esiti esilaranti che derivano principalmente dal suo assoluto disprezzo per qualsiasi minoranza o diversità etnica, religiosa, linguistica e sessuale.

Si ride in modo sguaiato e di pancia quando le gag sono di tipo scatologico (sesso soprattutto) ma con un orecchio anche ad uno humor linguistico basato sulle parole e sul significato che possono avere in determinate situazioni, creando quindi una risata a “livelli”.

Probabilmente più “film” degli altri, con un montaggio che si distacca dallo stile documentaristico e dalle gag/candid camera, ha una sceneggiatura basilare arricchita dal personaggio politicamente scorrettissimo che non esita a maltrattare chiunque con la sua tronfia stupidità e ad usare metodi di persuasione tipici di regimi diversamente democratici; in questo Baron Cohen (doppiato ancora da Pino Insegno, che quando si dedica al doppiaggio e non alla tv o alla tristissima Premiata Ditta guadagna punti) dimostra di avere una capacità di immedesimazione in personaggi assurdi e sgradevoli fuori dal comune.

Per la regia di Larry Charles, director dei due precedenti film coheniani che si affida completamente al personaggio principale, il film vede la presenza di Ben Kingsley (premio Oscar 1983 per Gandhi), John C. Reilly (con cui Baron Cohen aveva già lavorato in Ricky Bobby – La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno (2006)), che ritorna al comico dopo lo straordinario Carnage (2011) di Roman Polanski, e Anna Faris, ex protagonista di tutta la saga di Scary Movie, in un ruolo da femminista, vegana, new age e chi più ne ha più ne metta.

Probabilmente Borat aveva una carica corrosiva maggiore e un effetto-novità che lo accompagnava, e ciò contribuiva a renderlo più caustico, ma anche Il dittatore può essere godibile, a patto ovviamente che piaccia questo tipo di comicità.

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