L'amichevole cinefilo di quartiere

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Speakers’ Corner – The Umbrella Academy

Basata sull’omonimo fumetto di Gerard Way, frontman del gruppo punk-rock “My Chemical Romance”, The Umbrella Academy è una serie televisiva supereroistica che pur piazzando qua e là buon idee sia sul lato tecnico-visivo che sulla sponda prettamente narrativa, non riesce purtroppo a spiccare all’interno di un’offerta tematica ultrasatura come quella dei superumani.

La trama alterna simpatiche ed astruse bizzarrie relative alla disfunzionale famiglia protagonista (sei fratelli si riuniscono alla morte del proprio padre adottivo e cercano di sventare un’enorme minaccia) quanto una serie di cliché ormai arcinoti e dallo svolgimento banale, con il risultato di assistere ad una prosecuzione della storia ondivaga e zoppicante.

La mancanza di una chiara direzionalità espositiva si fa sentire anche per quanto concerne la caratterizzazione dei personaggi, con un’impressione di “freno a mano tirato” che limita un approfondito svisceramento a trecentosessanta gradi di individui sicuramente non noiosi, ma piuttosto limitati nel loro tratteggio psicologico, che avrebbe potuto e dovuto essere ben più esteso.

Tra il cast abbiamo un fin troppo ingessato Tom Hopper, Dickon Tarly de Il trono di spade, Robert Sheehan forse uno dei migliori del gruppo insieme al giovane Aidan Gallagher ed Ellen Page, la cui recitazione sofferente è qui molto più croce che delizia.

Ottime potenzialità, risultato solo passabile.

Peccato.

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Flatliners – Linea mortale

Elettroencefalogramma piatto: quello che vi verrà guardando questo film.

TRAMA: Intenzionati a indagare i misteri della morte e dell’Aldilà, cinque studenti di medicina compiono una pericolosa esperienza pre-morte.

RECENSIONE: Remake dell’omonimo mediocre film del 1990 diretto dal tizio che ha quasi ammazzato Batman, Flatliners mantiene la sua curiosa maledizione inca relativa al regista, visto che qui abbiamo l’esimio Niels Arden Oplev, già alla guida del celeberrimo (su questo blog) Dead Man Down con Colin Farrell e Noomi Rapace, cagatona stellare ed a mio parere una delle piaghe cinematografiche più pallose che occhio umano abbia mai dovuto subire.

Dai, Colin, non guardarmi così, lo sai anche tu…

Qui il nostro re Mida al contrario riesce nell’impresa di rendere visivamente inappagante un tema (l’afterlife e i suoi misteri) che avrebbe potuto anche essere vagamente interessante e spettacolarizzabile, scegliendo invece di farcirlo pigramente con cliché tecnici vuoti e stravisti.

Tra slow motion di dubbia utilità, birichine copulazioni off-screen ed apparizioni molto poco appariscenti, la pellicola si rivela frizzante e sbarazzina all’incirca quanto il bingo degli anziani il giovedì sera.
Potrei dilungarmi ulteriormente sullo stile registico alternante primi piani di gente catatonica (non sapevo avessero piazzato delle telecamere dentro al cinema) ai soliti ripetitivi jump-scares telefonati un quarto d’ora prima, ma preferisco mettervi una foto di ciò che vedo dalla finestra di camera mia, a simboleggiare la ricerca dell’orizzonte insita nella natura umana e quella di contenuti per un blogger che non sa come arrivare a fine articolo.

La sceneggiatura ha come missione ascetica quella di catalizzare ogni stereotipo umanamente immaginabile del genere.

Riuscendoci.

Tra personaggi smussati con l’ascia, motivazioni che definire farlocche sarebbe cavalleresco eufemismo, sentimentalismo che aspettatevi una causa per plagio dalla Harmony ed una sottospecie di para-morale scorreggiona che non può mai mancare, Flatliners inanella una scenaccia dietro l’altra senza prendersi la briga di fermarsi ad approfondire meccaniche narrative banalissime.

Sorprende che questo film sia stato scritto dallo stesso Ben Ripley che aveva messo il suo talento (questa è squallida, scusatemi) nell’apprezzabile Source Code di Duncan Jones; potrei partire con una filippica sull’importanza e la crucialità della scrittura nella rappresentazione cinematografica essendo quest’ultima una storia per immagini, ma se non si sono impegnati loro nel realizzarlo, non vedo perché dovrei farlo io nel recensirlo.

Vi metto perciò qui sotto il video del primo allunaggio, momento storico per l’umanità e sicuramente spettacolo migliore di questo liquame su pellicola.

In particolare spiccano negativamente i personaggi, il cui spessore narrativo è paragonabile alle sagome di Indovina chi? e che si ritrovano ad ammazzarsi e resuscitarsi a vicenda perché… yawn… perché… per….

Zzzzzzzzzzzzz….

Scusate, mi ero abbioccato.

Nel cast spiccano l’Ellen Page degli X-Men, il Diego Luna di Rogue One, la Nina Dobrev di Tette e Vampiri e… boh, basta, altre facce a caso che interpretano cartonati parlanti.

Ora sarebbe il momento di criticare negativamente ogni stereotipo caratteriale (il donnaiolo, l’ambiziosa, la stressata, il bravo ragazzo…), ma piuttosto vi inserisco il video dei rigori di Italia-Francia del 2006, perché è un pagina sportiva allegra e si rivedono desaparecidos tipo Iaquinta.

Torna dal film originale Kiefer Sutherland nei panni del dottor Cameo de Inutilis: speravo fosse in realtà l’agente Jack Bauer in incognito giunto lì per ammazzarli (definitivamente) tutti e invece no.

Peccato.

Flatliners – Linea mortale: una valida alternativa ad osservare per un’ora e quaranta il sole.

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