L'amichevole cinefilo di quartiere

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PREMI OSCAR 2015

The 85th Academy Awards® will air live on Oscar® Sunday, February 24, 2013.

MIGLIOR FILM:

Premiato Birdman, la storia di un uomo che talvolta parla con un uccello, ossia la biografia spirituale del 90% di noi maschietti. Ottimo film ben costruito in ogni sua componente, batte l’agguerrita concorrenza di BoyhoodThe Imitation GameGrand Budapest Hotel La teoria del tutto.

In generale ciò che mi ha fatto molto piacere quest’anno da amante del cinema è l’elevata qualità media delle pellicole in concorso.
Ovvio che alcune meritassero più di altre o avessero maggiori probabilità di vincere determinati riconoscimenti, ma direi di aver apprezzato parecchio l’aria di “n’do coglio coglio” dovuta appunto alla ottima possibilità di scelta.

Il regista Alejandro González Iñárritu con alle spalle il cast del film.

Il regista Alejandro González Iñárritu con alle spalle il cast del film.

MIGLIOR REGIA:

Alejandro González Iñárritu (sì, per scriverlo giusto ho fatto copia e incolla da Wikipedia) si aggiudica anche la statuetta come miglior regista, venendo così premiate le due ore di piano sequenza ininterrotto da cui è costituito Birdman.
Battuti Wes Anderson per Grand Budapest Hotel, il favorito Richard Linklater che aveva filmato a più riprese nell’arco di dodici anni la crescita di un ragazzo in Boyhood, il quasi esordiente Morten Tyldum per The Imitation Game e Bennett Miller con Foxcatcher.

Cosa avevo detto del “dove prendo prendo”? Ah, già.

Alejandro González Iñárritu

Alejandro González Iñárritu

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTI:

Tra gli uomini quattro biografie su cinque, perché ormai sembra che il cinema sia diventato una succursale di History Channel.
L’unico a esimersi è Michael Keaton, che in Birdman interpreta un attore diventato famoso più di vent’anni fa interpretando un supereroe e poi finito nel dimenticatoio, che…


Ripensandoci, CINQUE biografie su cinque.

A proposito di uccelli, la vittoria del buon Keaton sarebbe stata la rinascita della fenice; così non è perché a trionfare è Eddie Redmayne, interprete di Stephen Hawking ne La teoria del tutto. Con questo riconoscimento l’Academy premia la capacità recitativa di un attore che ironicamente se ne sta immobile per quasi tutta la seconda parte della relativa pellicola.
Battuti anche l’allenatore di lotta libera Steve Carell di Foxcatcher, il tiratore scelto Bradley Cooper dell’eastwoodiano American Sniper e il decrittatore di codici nazisti Benedict Cumberbatch in The Imitation Game.  

Post di congratulazioni su Facebook di Stephen Hawking

Post di congratulazioni su Facebook da parte di Stephen Hawking

Nella categoria femminile premiata Julianne Moore, malata di Alzheimer in Still Alice.
Superate, in una sezione piuttosto equilibrata, Marion Cotillard per Due giorni, una notte dei sempre allegri Dardenne, Felicity Jones moglie di Hawking ne La teoria del tutto, Rosamund Pike nel fincheriano L’amore bugiardo e Reese Witherspoon per Wild.

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTI:

J. K. Simmons premiato per la sua interpretazione di un sergente maggiore Hartman con bacchetta da direttore d’orchestra in Whiplash. Per Simmons un Oscar a coronamento di una grande carriera da caratterista spesso sottovalutato.
Nominati anche Robert Duvall per The Judge, Ethan Hawke per Boyhood, Edward Norton per Birdman e Mark Ruffalo per Foxcatcher.

Anche qui abbiamo una categoria piuttosto agguerrita e di alta qualità, e per questo Norton e Ruffalo nonostante la sconfitta hanno mostrato una calma invidiab…

edward norton american history x gif spara

hulk ruffalo gif trasformazione

Beh, forse no…

L’unico Oscar per Boyhood su sei Nomination lo porta a casa Patricia Arquette, che da quando non occupa le serate di Rai Tre con la sua medium mi ha guadagnato molti punti.
Superate Laura Dern (Wild), Keira Knightley (The Imitation Game) ed Emma Stone (Birdman), oltre alla sempiterna Meryl Streep, che sarebbe nominata anche se recitasse lo scrutinio per il Quirinale (“Mattarella, Sergio Mattarella, Esse punto Mattarella…”).

vincitori attori

J. K. Simmons, Patricia Arquette, Julianne Moore e Eddie Redmayne.

MIGLIORI SCENEGGIATURE ORIGINALE E NON ORIGINALE:

In un periodo cinematografico pieno di prequel, sequel, remake e adattamenti vari sono sinceramente stupito che abbiano trovato addirittura cinque sceneggiature originali per fare la relativa categoria.
Tra di esse vince Birdman, biografia non ufficiale di Michael Keat… no, dai, povero, a me piace anche come attore.

Tra le non originali The Imitation Game si aggiudica l’unico Oscar degli otto disponibili.

MIGLIORI SCENOGRAFIA, FOTOGRAFIA E COSTUMI:

Sempre Birdman per la fotografia, mentre scenografia e costumi sono appannaggio di Grand Budapest Hotel.
In particolare per questi ultimi l’ottantasettesima edizione della cerimonia degli Oscar si tinge un po’ di tricolore, vedendo la quarta vittoria in tale categoria dell’italiana Milena Canonero.

Tenk iù, Milena.

US-OSCARS-SHOW

Milena Canonero

MIGLIORI COLONNA SONORA E CANZONE:

Curiosamente Alexandre Desplat era in concorso per due opere, ossia Grand Budapest Hotel (per cui ha vinto il premio) e The Imitation Game.

Della serie, se non puoi battere la concorrenza, sii la concorrenza.

Come miglior canzone, se l’anno scorso trionfò una principessa dei ghiacci che lo/si lasciava andare, nel 2015 vince per il film Selma la canzone Glory, anch’esso inno alla libertà e all’autodeterminazione, seppur in senso ovviamente politico e sociale.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI:

Grazie a Dio Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher vincono per Interstellar, superando Apes Revolution e ben tre Marvel (Captain America: The Winter SoldierGuardiani della galassia X-Men: Giorni di un futuro passato).

Riassunto:

4/9 sia per Birdman (film, regia, sceneggiatura originale e fotografia) che per Grand Budapest Hotel (scenografia, colonna sonora, costumi e trucco).
3/5 per Whiplash (attore non protagonista, montaggio e sonoro), mentre tutti gli altri vincitori si sono aggiudicati una sola statuetta tra le loro Nomination.
Delusi eccellenti The Imitation Game (1/9) e Boyhood (1/6) più il veterano Eastwood, con un film non eccellente ma che forse sperava nel richiamo del nome (1/6).

Qui sotto un video con un breve best of della serata:

http://www.comingsoon.it/news/?key=40515

PREMI OSCAR 2014

The 85th Academy Awards® will air live on Oscar® Sunday, February 24, 2013.

MIGLIOR FILM:
12 anni schiavo vince uno dei premi più “No, ma dai?” della storia degli Oscar. Come ho già scritto nella relativa recensione non penso affatto che sia un brutto film, ma non è nemmeno il capolavoro di cui alcuni tessono le lodi. Credo che questo premio sia più frutto di alcune componenti moraleggianti della pellicola (retorica, buoni sentimenti, intensità socio-culturale ecc…) piuttosto che per la sua qualità vera e propria. Battuto, tra gli altri, The Wolf of Wall Street di Scorsese (prendere un cactus nel culo Parte 1).

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Il regista Steve McQueen con parte del cast di “12 anni schiavo”

MIGLIOR REGIA:
Alfonso Cuarón dimostra che se lo si tiene lontano dai blockbuster (il suo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban sfiora l’inguardabile) è un signor regista, e penso che il premio come miglior regia per Gravity sia meritato. Battute le regie piuttosto operaie di 12 anni schiavo e American Hustle, peccato per Scorsese e il suo The Wolf of Wall Street (prendere un cactus nel culo Parte 2).
Per Cuarón anche il premio Oscar come miglior montaggio.

86th Annual Academy Awards - Show

Alfonso Cuarón

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTI:
L’Oscar stranamente non va a DiCaprio (prendere un cactus nel culo Parte 3), ma dato che l’Academy lo ha sempre premiato generosamente sommergendolo di statuette è giusto far vincere un po’ anche gli altri, e credo che il buon Leo non sia troppo dispiaciuto se per questa volta gli è andata male.
Matthew McConaughey, vincitore per Dallas Buyers Club, non punta più ad arrapare le sue spettatrici ma a portare sullo schermo ottime interpretazioni, e ciò gli fa onore. Da maschio eterosessuale spero continui così e che alla soglia dei 45 anni abbandoni, se Dio vuole definitivamente, le scadenti commediole patinate. Battuti anche Bale per American Hustle e Ejiofor per 12 anni schiavo.
La favorita Cate Blanchett vince il premio per Blue Jasmine di Woody Allen battendo le agguerrite Amy Adams per American HustleSandra Bullock per Gravity e l’onnipresente Meryl Streep (per I segreti di Osage County), che rasenta la candidatura ad honorem.
Personalmente patteggiavo per la Adams, ma essendo la Blanchett una grande attrice non ne sono troppo dispiaciuto.

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTI:
Jared Leto (ma non era un cantante?) affianca McConaughey per Dallas Buyers Club, battendo Bradley Cooper per American Hustle e Michael Fassbender per 12 anni schiavo (forse il premio che tale film avrebbe meritato di più). Come per l’altro attore gratificato per questa pellicola l’Academy decide di premiare il trasformismo e le performance più estreme.
Lupita Nyong’o batte Jennifer Lawrence per American Hustle in quella che forse viste le Nomination era la categoria più “debole” tra le quattro relative agli attori. Con tutto il dovuto rispetto, per l’attrice di 12 anni schiavo il discorso da fare è lo stesso relativo al suo film in generale: non è una performance scarsa, ma non è neanche così eccezionale come altre.

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Matthew McConaughey, Cate Blanchett, Lupita Nyong’o e Jared Leto

MIGLIORI SCENEGGIATURE ORIGINALE E NON ORIGINALE:
Premi vinti rispettivamente da Spike Jonze per Her e John Ridley per 12 anni schiavo.
Peccato che Her arrivi in Italia con la puntualità di un regionale Aosta-Gioia Tauro, perché dare al grande pubblico la possibilità di vederlo prima delle premiazioni non sarebbe stata un’idea pellegrina.
Per quanto riguarda le non originali, avete già capito che ne penso della pellicola premiata, e siccome repetita iuvant sed stufant andrò oltre. Tra i candidati anche Terence Winter per The Wolf of Wall Street (sì, prendere un cactus nel culo Parte 4).

MIGLIOR FILM STRANIERO:
La grande bellezza ha vinto, stappiamo la boccia. A differenza del secondo me mediocre (e ruffiano, e malfatto, e sopravvalutato) La vita è bella, qui posso essere contento del riconoscimento di un’eccellente pellicola in generale e non solo perché “il film è italiano”, concetto tanto amato dal grande pubblico ma che aprirebbe le porte ad un “sì, ma se vince un film italiano di merda?”.
Va beh, La grande bellezza è un gran film, il premio lo ha preso, passiamo alla cassa.

Tenk iù, Paolo.

la grande bellezza OSCAR

Toni Servillo, Paolo Sorrentino e Nicola Giuliano (produttore)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE:
In un’edizione degli Oscar in cui le sorprese sono state praticamente inesistenti e in cui sulla maggioranza dei premi si sarebbe potuto scommettere un mese prima la propria verginità anale (no, non sto parlando di The Wolf of Wall Street) vince l’Oscar il musical on ice Frozen, di cui ho sentito dire “Cantano sempre, è bellissimo” come anche “Cantano sempre, son due coglioni che non ne hai idea”.
Ho già detto diverse volte di non amare l’animazione? Ecco, appunto.
Battuti I Croods ed è un peccato, perché il protagonista doppiato da Nicolas Cage aveva il suo perché.

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Peter Del Vecho (produttore) con i registi Jennifer Lee e Chris Buck per “Frozen”

MIGLIORI SCENOGRAFIA, FOTOGRAFIA E COSTUMI:
Oscar per la migliore scenografia a Catherine Martin (che si porta a casa anche il premio per i migliori costumi) e Beverley Dunn per Il grande Gatsby (ciusto), mentre per la fotografia vince Emanuel Lubezki per Gravity (più che ciusto).

MIGLIORI COLONNA SONORA E CANZONE:
Steven Price per Gravity vince il premio come miglior colonna sonora, mentre la miglior canzone (ho già accennato al fatto che quest’anno non ci siano state delle gran sorprese?) è Let it Go, tratto dal “canta che ti passa” della Disney Frozen. In quest’ultima categoria battuti Pharrell Williams con Happy e gli U2 per Ordinary Love.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI:
Vincitori Webber, Lawrence, Shirk e Corbould per Gravityche (giustamente, a mio avviso) battono Lo Hobbit- La desolazione di Smaug, Into Darkness – Star Trek Iron Man 3.

Riassunto:
7 Oscar su 10 Nomination per Gravity (regia, montaggio più tanti tecnici), 3 premi per 12 anni schiavo (film, attrice non protagonista e sceneggiatura non originale) e Dallas Buyers Club (i due attori più il trucco).
Trombat… ehm, volevo dire… “delusi” American Hustle (10 Nomination, tra cui quelle per tutti e quattro gli attori, nessun premio vinto), Captain Phillips e Nebraska (0/6 per entrambi), The Wolf of Wall Street (un film di Scorsese che porta a casa uno 0/5 fa specie) e Lo Hobbit – La desolazione di Smaugche si fa battere in effetti speciali, sonoro e montaggio sonoro.

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Ennio Morricone

MorriconeOvvero, il Maestro.

È molto difficile per un ignorante come me scrivere un articolo che non sia la solita, banale ruffianata fatta nei confronti di un uomo considerato unanimemente “grande” nel suo campo.

Già il fatto di battere sulla tastiera del mio pc può essere considerata a ragione come una volgare mancanza di rispetto. L’ode a un gigante composta da un onesto cialtrone.

Da semplice cinefilo quello che posso dire è che Ennio Morricone è per il cinema un grande accompagnatore. Anzi, IL grande accompagnatore. Uso questo termine perché mentre i registi mostrano (come diceva un altro Maestro, Fellini) e gli attori animano il film, colui che compone la colonna sonora e le musiche si occupa di portare, o quasi cullare lo spettatore, le sue orecchie, attraverso l’opera cinematografica stessa.

Lo spettatore vede ciò che accade sullo schermo, è questo ciò che il pubblico medio fa, ma allo stesso tempo ascolta, spesso inconsapevolmente, ciò che il compositore ha creato attraverso la sua arte per traghettarlo e accompagnarlo alla scena successiva, all’azione successiva, alla battuta successiva.

Se lo spettatore vede un paesaggio naturale sconfinato attraverso l’allontanarsi della macchina da presa, o assiste ad un combattimento all’ultimo sangue tra l’eroe senza macchia e il cattivo o sente scorrergli nel corpo l’adrenalina data da una inquadratura buia chiedendosi che cosa succederà nel prossimo istante, prova su se stesso la potenza della musica e ciò che essa gli trasmette.

Morricone nel corso dei decenni ha contribuito attraverso la sua arte a rendere immortali grandi capolavori del cinema italiano come i film di Sergio Leone, i cui western sono stati associati per antonomasia al compositore a causa del grande successo delle loro colonne sonore. Senza dimenticare, tra i moltissimi lavori, Uccellacci e uccellini di Pasolini, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Petri, il sodalizio con Dario Argento, l’epopea Novecento di Bertolucci e Nuovo Cinema Paradiso La leggenda del pianista sull’oceano di Tornatore. Opere che grazie alle musiche sono state completate nel loro senso artistico e hanno guadagnato un enorme valore aggiunto.

Il Premio Oscar alla carriera ricevuto nel 2007 dalle mani di Eastwood è una delle pagine più belle e toccanti dell’Academy, nonostante sia l’unico premio datogli dopo cinque nomination. “Non un punto di arrivo ma un punto di partenza per migliorarmi al servizio del cinema e al servizio anche della mia personale estetica sulla musica applicata”.

Parole di chi la musica e il cinema li ama.

http://www.youtube.com/watch?v=HJDN1e_OIKw

PREMI OSCAR 2013

MIGLIOR FILM: Si comincia col botto: Argo di Ben Affleck vince il premio come miglior film, battendo Lincoln (soprattutto), ma anche gli eventuali ritorni di fiamma di Amour (che però si consola con lo scontatissimo premio come miglior film straniero), Vita di Pi e il musical outsider I miserabili. Premio che conferma l’enorme maturazione artistica di Ben Affleck e che si spera possa lanciarlo definitivamente nell’ambito dei film di qualità.

MIGLIOR REGIA: Spielberg ancora battuto, questa volta da Ang Lee, per il suo Vita di Pi, che riesce dove Avatar di Cameron aveva fallito nel 2010, ossia vincere alla miglior regia sfruttando il potenziale del 3D. Lee riesce a creare una giusta alchimia tra le scene naturalistiche, veramente molto belle e intense, e l’introspezione del protagonista, le sue riflessioni e i suoi tormenti. Per questo premio era una lotta a due, con gli underdog Haneke, Russel e Zeitlin.

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTI: Nella categoria dei maschietti grandi interpreti, anche se il vincitore Daniel Day-Lewis era quello più in vantaggio secondo critici, bookmakers e il calendario di Frate Indovino. Molto buona la sua interpretazione di Lincoln, con quel sano patriottismo e quella sana retorica che non guasta mai e aiuta a vincere premi (e infatti..). Phoenix e Washington i possibili avversari, con il primo che ha un rapporto abbastanza conflittuale con l’Academy ma che comunque ha conquistato la sua terza Nomination e il secondo che paga forse un film carino ma niente di più contro un peso massimo come la pellicola di Spielberg. Jennifer Lawrence per Il lato positivo vince come miglior attrice protagonista, un premio per il quale tutti la davano favorita, ma per citare Trapattoni “don’t say cat if you have not in the sac”. Scontro generazionale con Riva e Wallis, la più matura (è una signora, portare rispetto) e giovane nominata nella storia degli Oscar. Chastain battuta sul filo di lana, probabilmente, e Watts per cui è un risultato non disprezzabile anche solo la Nomination, la seconda a nove anni da quella per 21 grammi.

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTI: Grande Christoph Waltz negli attori non protagonisti, che batte la concorrenza di Hoffman e dei senatori Tommy Lee Jones, De Niro e Arkin. Ennesimo premio Made in Tarantino, grazie ad un personaggio più incisivo rispetto a quelli degli altri concorrenti e più presente sullo schermo. Come attrice non protagonista Anne Hathaway, primo Oscar alla seconda Nomination dopo la chicca Rachel sta per sposarsi con l’iconico ruolo di Fantine, sfigatissimo personaggio de I miserabili di Hugo; battuta Amy Adams, unica donzella nel trio di The Master (nessuno dei quali ha vinto l’Oscar) e risultato meritato vista la trasformazione fisica per il ruolo.

MIGLIORI SCENEGGIATURE ORIGINALE E NON ORIGINALE: impossibile non vincesse Tarantino nella prima categoria, il regista del Tennessee meritava uno zuccherino; questo Oscar può confermare l’ idea di molti, secondo cui Quentin è più bravo a scrivere un film che a girarlo. Battuti Wes Anderson per Moonrise Kingdom, con una sceneggiatura molto dolce e Mark Boal per Zero Dark Thirty. Nella categoria non originale vince Chris Tierro per Argo, tratto dall’omonimo libro del protagonista Tony Mendez.

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE: ma siamo proprio sicuri al cento per cento che Ribelle della Pixar sia meglio di Frankenweenie di Burton e di Ralph Spaccatutto della Disney? Premiata forse più la tradizionalità rispetto alle idee vere e proprie, per un film fintamente femminista che in realtà grida al men power da tutti i pori, visto che la protagonista è sostanzialmente un maschio con le tette: togliete la red-head e sostituitela con un Aladdin qualsiasi e il risultato sarà identico. Peccato.

MIGLIORI SCENOGRAFIA, FOTOGRAFIA E COSTUMI: Lincoln (Rick Carter e Jim Erickson) batte abbastanza a sorpresa I Miserabili e Lo Hobbit, forse più meritevoli del premio come miglior Scenografia. L’italoamericano Carlo Miranda vince come miglior fotografia per Vita di Pi battendo il buon John Deakins per Skyfall oltre ai pluripremiati Richardson e Kamisnki per Django Unchained e Lincoln. Costumi a Jacqueline Durran per Anna Karenina, che batte la scomparsa Eiko Ishioka per Biancaneve.

MIGLIORI COLONNA SONORA E CANZONE: Mychael Danna per Vita di Pi per la miglior colonna sonora, mentre per quanto riguarda la canzone vince il premio Oscar più scontato della storia Adele per Skyfall dopo avere intasato le radio di tutto il mondo.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI: Vita di Pi 1. Hobbit e supereroi 0.

MIGLIOR CORTO ANIMATO: scontato Paperman, un bellissimo corto a cui però personalmente avrei forse preferito Adam and dog.

Riassunto: 4 Oscar a Vita di Pi (tra cui regia), 3 ad Argo (film, sceneggiatura non originale e montaggio) e Les Misérables. 2 a Lincoln, Skyfall e Django Unchained.

Curiosità: prima volta che vince un Oscar un attore che abbia recitato per un film di Steven Spielberg.

Argo

Quando un film ti salva la vita.

TRAMA: Tratto da una storia vera.
Nel corso della rivoluzione islamica di Teheran, il 4 novembre 1979, alcuni militanti fanno irruzione nella sede dell’ambasciata americana prendendo in ostaggio 52 persone; riescono a sfuggire alla cattura solo 6 funzionari, che si rifugiano presso la residenza dell’ambasciatore del Canada.
Per riportarli negli Stati Uniti viene fatto passare il gruppo per membri di una troupe cinematografica canadese, in Iran in cerca di paesaggi da utilizzare come set per un fittizio film di fantascienza intitolato Argo.

RECENSIONE: Film diretto e interpretato, nel ruolo principale dell’agente CIA Tony Mendez, da Ben Affleck, risorto come l’araba fenice dopo una parabola discendente (per non dire verticale) cominciata successivamente alla buona sceneggiatura di Will Hunting – Genio ribelle.

Tale crollo in picchiata lo ha portato a interpretare delle porcherie imperdonabili come:

-l’americanata invereconda Armageddon – Giudizio finale, che si gioca con Independence Day l’ambito premio di “Film più imbecille degli ultimi trent’anni”;
-Pearl Harbor, inguardabile mattonata di tre ore con cui Affleck ha vinto un meritatissimo Razzie Award (premio Oscar al contrario);
-la mirabolante accoppiata del 2003 Daredevil – Paycheck, che gli ha fruttato una delle tre nomination totali ai già citati Razzies, aggiungendo anche una nomination a peggior attore degli anni 2000.

Dopo questa abominevole sequela di fischi e fiaschi, improvvisamente il caro Ben ha capito che forse era meglio smettere di rubare lo stipendio e si è riciclato come regista/attore serio, realizzando nel ruolo di director Gone baby gone e The Town, entrambi buoni film.
Questo suo cambiamento, improvviso come Claudia Koll che scopre la fede dopo aver scoperto altro, continua quindi con Argo, che probabilmente vedranno in tre gatti ma che mostra buone cose: due ore di tensione ben tenute, uno stile registico che fonde documentario e pellicola contribuendo al realismo del film (unito a una grande accuratezza visiva per quanto riguarda le scenografie e i costumi di fine anni ‘70) e un gruppo di facce ben scelte, sia tra i personaggi principali sia per quanto riguarda quelli secondari.
Tra i caratteristi di contorno spiccano infatti John Goodman (grandissimo Walter nel fantastico Il grande Lebowski e presente in un ruolo minore pure in The Artist) e il premio Oscar 2007 Alan Arkin (per Little Miss Sunshine) in vesti di spalle comiche, oltre al buon Bryan Cranston, che dove lo metti sta.

Buona fotografia di Rodrigo Prieto (nomination per Brokeback Mountain) sia per quanto riguarda gli ambienti USA, con abbondanza di interni, sia per l’ambito iraniano, con una ben realizzata alternanza tra esterni e spazi chiusi.

Se passasse inosservato sarebbe un peccato.

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