L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Netflix’

Speakers’ Corner – La ballata di Buster Scruggs

Diretto dai fratelli Coen e distribuito, dopo una fugace apparizione nelle sale statunitensi, in esclusiva sulla piattaforma Netflix (proiettare i film al cinema? Pff, eresia!), La ballata di Buster Scruggs è un’efficace antologia di fiabe nere inserite nel peculiare mondo del selvaggio West.

I sei episodi, della durata di circa venti minuti ciascuno, vanno a pennellare ritratti di Copley raffiguranti varie anime del Lontano Ovest: da rocamboleschi fuorilegge a vecchi cercatori d’oro, da impresari male in arnese a tenaci coloni, da diligenze erranti a fanciulle sfortunate, ogni individuo è tessera di un puzzle umano sociale ed economico caratteristico ed irripetibile.

Nonostante varie incursioni nel grottesco, l’atmosfera che si respira e nera e sulfurea come polvere da sparo, caratterizzata da uno spiccato fatalismo che, in connubio con un’impronta parabolica e quasi assurdamente pedagogica, rende le peripezie degli uomini crude favole degli sterminati Grimm che sono gli Stati Uniti.

Estremamente ricco il cast, che vede la presenza tra gli altri di Tim Blake Nelson, James Franco, Tom Waits, Zoe Kazan e Brendan Gleeson.

Di buona qualità tutti gli episodi (il primo, il più surreale è quello che presta il titolo al film), tra i quali spicca per impatto emotivo Meal Ticket, con Liam Neeson girovago di intrattenimento.

Consigliato.

Annunci

Malevolent – Le voci del male

Un prodotto originale Netflix.

Paura, eh?

TRAMA: Glasgow, 1986. Angela e Jackson sono due fratelli che si spacciano per cacciatori di fantasmi in grado di parlare con i morti. Dopo aver raggirato diverse persone, la coppia viene chiamata a intervenire all’interno di una grande villa che, quindici anni prima, è stata teatro di un macabro pluriomicidio.

RECENSIONE:

L’orchite (dal greco orcheis (ορχεις), testicolo, con la desinenza -ite, processo infiammatorio) consiste nell’ingrossamento acuto o cronico di uno o di entrambi i testicoli, parte dell’apparato genitale maschile.
Tranne alcuni casi particolari (per lo più orchite secondaria a parotite), il disturbo è quasi sempre associato ad un interessamento infiammatorio dell’epididimo (detto “epididimite”) e pertanto prende, più correttamente, il nome di orchi-epididimite.

Le cause dell’infiammazione possono essere di origine epatica o batterica: nella maggior parte dei casi essa compare a seguito della parotite, più raramente a seguito di sifilide, tubercolosi, gonorrea e prostatite.
Nei casi di pazienti affetti da paraplegia e con una vescica neurologica la causa può essere dovuta ad una cateterizzazione sbagliata.

I sintomi dell’infiammazione sono un forte dolore locale associato in genere all’aumento di volume e di consistenza dello scroto, tumefazione testicolare, edema e arrossamento dello scroto, febbre tra i 37 e 38°.
Talvolta compare un lieve sanguinamento delle urine ed una atrofia testicolare con un calo della produzione degli spermatozoi.

Sollevando lo scroto in corso di orchiepididimite si potrà indurre un alleviamento del dolore (“Segno di Prehn”). Il riflesso cremasterico è conservato.

Le complicazioni più gravi sono l’atrofia testicolare e la conseguente sterilità irreversibile.
Questa però si presenta solo in caso di orchite bilaterale.

Come terapia, è opportuno che tutti i pazienti siano trattati in modo empirico utilizzando antibiotici attivi nei confronti di Chlamidia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae.
La terapia di primo livello include ceftriaxone (250 mg per via intramuscolare in una singola dose) associato a doxiciclina (100 mg due volte al giorno per 10 giorni).
I fluorchinoloni (ciprofloxacina, norfloxacina, levofloxacina ed altri) non sono da utilizzarsi se si sospetta un’infezione sostenuta dal gonococco, data l’elevata resistenza dimostrata da N. gonorrhoeae nei confronti di questi agenti.

Per il trattamento del dolore e dell’infiammazione si può ricorrere a farmaci antinfiammatori non steroidei o cortisonici.
Nei casi più gravi questi composti non sono sufficienti per impedire l’instaurarsi dell’atrofia testicolare e quindi della sterilità del testicolo.

Serenate. Parole e opinioni in libertà – Happy! (Serie TV)

Ovvero felice.

Tratta dall’omonimo fumetto di Grant Morrison e Brian Taylor, e distribuita in Italia da Netflix, Happy! è una serie televisiva surreale e divertente, il cui humour nero e la corrosività dei personaggi fanno da sfondo ad una crime-story sopra le righe.

Protagonista improbabile il sicario Nick Sax, ex poliziotto cinico, cardiopatico e pure alcolizzato, che dopo una sparatoria in cui viene coinvolto si risveglia riuscendo a vedere un unicorno volante blu di nome Happy; questo buffo personaggio è l’amico immaginario di una bambina, in cerca d’aiuto quando quest’ultima viene rapita da uno squilibrato vestito da Babbo Natale.

Se già dalla generica sinossi si può intuire quanto particolare sia il mood dell’opera, proseguendo nel corso delle otto puntate da circa 45 minuti ciascuna veniamo immersi in una New York cupa e caotica, in cui puttane, papponi, mafiosi e criminali di ogni genere imperversano grazie ad un corpo di polizia assente se non addirittura platealmente corrotto.

A differenza però di approcci più crudamente dark, ad esempio alla Watchmen, sempre per restare in ambito fumettistico, in Happy! il disilluso sarcasmo del protagonista, unito a sequenze e caratterizzazioni, soprattutto criminali, smussate con l’accetta, stempera anche i passaggi più drammatici, alleggerendo l’esposizione narrativa grazie quindi ad una piacevole venatura di caustico humour nero.

Tale ironia è inoltre accentuata, oltre che dall’ovvia contrapposizione manichea tra i due protagonisti che porta a confronti assurdi (con il killer prezzolato abituato a modi piuttosto pittoreschi ed il più ingenuo cartoon), anche da numerose situazioni paradossali ed esplicitamente oniriche, in cui avviene un’estremizzazione talvolta radente il nonsense.

La regia si può quindi sbizzarrire, altalenando inquadrature con più strettamente legate al comic puro, con tanto di riquadri a dividere personaggi ai quali mancano solo veri e propri balloon di dialogo per la fusione tra i due media, a montaggi più veloci per le numerose scene di inseguimento o scazzottate, fino alle sopraccitate sequenze da trasmissione televisiva o videoclip musicale.

Con una storia ambientata in dicembre, l’atmosfera natalizia sfiora più volte il grottesco, con la sua zuccherosità magica e candida ad avvolgere una società corrotta e cruda: lo stesso antagonista incarna alla perfezione questo paradosso, predatore di bambini in un costume di Babbo Natale, icona di gioia e generosità nei confronti dei più piccoli che diventa fonte di pericolo e sofferenze.

Sicuramente sugli scudi nei panni del protagonista l’imponente Christopher Meloni, noto anche per aver vestito i panni di Keller in Oz e del detective Stabler in Law & Order: l’attore di Washington riesce a fornire un’ottima caratterizzazione recitativa al personaggio, rendendolo tanto un duro e cinico borderline senza nulla da perdere quanto un disilluso e addirittura simpatico diavolo che con tutti i suoi difetti viene convinto in fin dei conti a fare la cosa giusta.

Il suo umorismo lo inserisce nel gruppo di personaggi televisivi il cui menefreghismo e linguaggio sopra le righe donano immediato carisma, e con dialoghi che ben si prestano a diventare pane per citazione: pensiamo ad esempio al dottor House della serie omonima, a Cox e Kelso di Scrubs o al Rick Sanchez della fortunata serie Rick & Morty.
A differenza dei characters citati, però, il suo sarcasmo non deriva dal possesso di un’intelligenza superiore (reale o presunta) rispetto coloro che gli stanno intorno, ma ad una più pura ed autentica disillusione, dovuta alla parabola discendente assunta dalla sua vita.

Dio non esiste, le persone sono violente, il mondo è malvagio.

Tutto fa schifo.

Nei ruoli di contorno buona prova di Lili Mirojnick, dai lineamenti affilati alla Noomi Rapace, nei panni di una tosta poliziotta con più di uno scheletro nell’armadio e di Ritchie Coster, ex ceceno de Il cavaliere oscuro, tra i villain mafiosi tanto esagerati quanto il protagonista.

Per i temi e la tipologia di comicità sicuramente non è una serie per tutti, ma in un panorama televisivo magari un po’ troppo incentrato sui ragazzini o sul crime più tradizionale, sicuramente un’opera interessante.

Consigliata.

Tag Cloud