L'amichevole cinefilo di quartiere

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Twilight

twilightAridatece Bela Lugosi.

TRAMA: Tratto dal romanzo omonimo di Stephenie Meyer.
La tormentata storia d’amore tra l’adolescente umana Bella Swan e il vampiro Edward Cullen nella grigia cittadina di Forks, nello Stato di Washington.

RECENSIONE: Facile dire che questo film è una schifezza, ormai criticarlo negativamente è “mainstream”.

Credo però sia più utile e costruttivo spiegare perché una determinata opera sia di scarsa qualità, senza limitarsi a giudizi assoluti e anche un po’ infantili, che possono passare per sentenze da partito preso.
In certi casi è quindi necessaria una catarsi, immergendosi nel più oscuro putridume uscendone poi rigenerati.
O cose così.

Questa pellicola, uscita nel 2008 e diretta da Catherine Hardwick, è l’esatto esempio di cosa voglia dire offrire al grande pubblico (e in particolare alle nuove generazioni) un prodotto preconfezionato, prestrutturato e predigerito per appiattirne ancora di più le capacità mentali e per tarpare le ali alla naturale spinta che porta al ragionare con la propria testa.

Dal punto di vista tecnico siamo di fronte ad un’opera meno che mediocre.
La regia è da ABC del cinema, il montaggio è confusionario per quanto riguarda i ritmi ed è ulteriormente penalizzato da effetti speciali ampiamente rivedibili e da molt(issim)e scene francamente inutili.
A ciò si aggiunge una fotografia dai fastidiosissimi e perenni toni azzurro-verdi, che ha come unico risultato quello di spappolarti le cornee dopo un quarto d’ora.
Come tutte le pellicole basate sugli attori o sui personaggi da loro interpretati lo sforzo in fase tecnica è quindi operaio ed elementare, già sapendo in partenza che nessuno spettatore avrebbe prestato attenzione a queste cose.

Come fa questa ad essere una fotografia da interni? Ma neanche in un ospedale!

Come fa questa ad essere una fotografia da interni? Ma neanche in un ospedale!

Ma il problema non è quello.
Beh Dio, anche.

La pecca principale è che si offre ad un pubblico femminile giovane, formato per lo più da preadolescenti in fase di formazione psico-emotiva, un modello di ragazza completamente sbagliato.

Bella Swan narrativamente parlando NON FUNZIONA.

Una teenager che non fa assolutamente nulla se non farsi trascinare dagli eventi, dimostrandosi dipendente in modo perenne dai suoi due spasimanti senza mostrare la benché minima partecipazione o trasporto in ciò che le sta succedendo intorno.
Un personaggio blando, non avendo una caratterizzazione che la porti ad avere una personalità definita e che passa il tempo a vegetare non dando una scossa né alla propria vita né alle proprie relazioni.

Il romanticismo del film in sé non esiste perché un personaggio del genere costituisce un semplice corpo vuoto in cui la spettatrice possa immedesimarsi.
Capisco perfettamente che essere contesa da due bei maschioni sia un sogno sentimentale femminile piuttosto piacevole (vale anche coi sessi al contrario, state tranquille), ma se questa cosa poteva funzionare nei libri, il cinema è un altro tipo di mezzo espressivo.
Nel libro il lettore attraverso le parole che gli scorrono davanti agli occhi contestualizza ciò che viene descritto utilizzando la propria immaginazione: anche se un personaggio o un luogo ha una sua specifica descrizione sulle pagine, probabilmente ognuno lo immagina in modo diverso, perché fa parte della fantasia unire l’oggettivo (ad esempio se nel libro viene affermato che i capelli di Tizio sono castani, sono di quel colore e non biondi) al soggettivo (sì, ma castani di quale tonalità? E la lunghezza? E il taglio?).
Il libro si basa sull’immaginazione, il film sulla rappresentazione.

Non dare profondità introspettiva al personaggio principale (pur se la cosa è voluta) penalizza quindi il film, perché la pellicola viene a svolgersi non sullo schermo, ma dentro la testa di chi lo guarda.
E per chi non immagina fantasie sessuali su vampiri luccicanti il film è noioso non quanto compilare una dichiarazione dei redditi, ma quanto assistere ad un pensionato ottantenne che si fa aiutare dal padre centocinquenne a compilare una stramaledetta dichiarazione dei redditi.

A ciò si aggiunge un’interpretazione da parte di Kristen Stewart che è positiva per la pellicola più o meno come fare il bucato in una betoniera.
Basta guardare i suoi occhi: un vuoto incommensurabile, senza un minimo barlume di vita al loro interno.

Cinque film così...

Cinque film così. Espressioni? Quali espressioni?

E il problema è che non è una monoespressività divertente, come quella che ha Nicolas Cage in alcuni film. Qui non si possono neanche fare troppe battute, nemmeno quando lei emette suoni strani tipo sospiri, mugugni, brontolii o borborigmi vari.
Si prende atto del fatto che non cambi mai espressione e non chiuda mai completamente la bocca. Stop.

Lei farà della strada.
Spero col catrame in un cantiere.

Scegliere tra lei e Pattinson riguardo a chi sia migliore in questo film è come scegliere a quale piede spararsi.
Lui mi è piaciuto in Cosmopolis (diretto però dal signor Cronenberg), ma qui passa un’ora e mezza a fare espressioni che dovrebbero essere da figaccione inarrivabile, ma che se le faceste ad una ragazza nella vita reale probabilmente vi porterebbero ad avere un’ordinanza restrittiva nei suoi confronti.

E gli altri?
Quali “altri”? Il film è Bella&Edwardcentrico (nonostante poi si sviluppi un triangolo amoroso piuttosto improbabile), quindi tutti gli altri personaggi, che siano alleati o nemici, hanno uno spazio marginale che impedisce in alcuni casi persino una loro elementare caratterizzazione. 

Un film che dal punto di vista mentale ha gli stessi effetti che ha dal punto di vista fisico un’epidemia di colera.

Però obiettivamente avrebbe potuto essere peggiore.
Avrebbero potuto metterci anche Cage.

P.S. Perché la recensione non risultasse lunga il doppio ho volutamente evitato ogni accenno allo sputtanamento del vampiro in quanto creatura del folklore, dato che qui a tale personaggio sono stati aggiunti elementi che, detto fuori dai denti, non stanno né in cielo né in terra.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Tutto: se vi è piaciuta ‘sta roba amerete qualsiasi film con un ragazzo e una ragazza come protagonisti.

Oltre al danno ovviamente la beffa: questa saga ha fatto un successo al botteghino stratosferico, incassando circa 384 milioni di dollari per quanto riguarda il primo episodio e circa 3 miliardi e 340 milioni di dollari come serie totale di film.

La mia reazione quando l’ho saputo:

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Supervixens

“Colline bianche e solchi misteriosi / dove si appuntano gli sguardi dei golosi / perché al mondo, al mondo / ci sono troppe poppe, poppe, poppe.” Poppe poppe poppe – Ivan Graziani (1994)

TRAMA: Un uomo in fuga dopo essere stato accusato ingiustamente dell’omicidio della sua fidanzata vive tragicomiche avventure con ragazze disinibite e maggiorate.

RECENSIONE: Supervixens è un film del 1975, rientrante nel genere sexploitation e che si può sintetizzare in tre parole: tettone, tettone e tettone. Ora che ho attirato la vostra attenzione passiamo alla recensione vera e propria.

Diretto da Russ Meyer, la cui citazione più famosa è “Io giro solo film di tette”, il film ha tutti gli elementi tipici dell’immaginario di questo regista: seni enormi (repetita iuvant) perennemente baciati dal sole e dal vento, sesso visto in maniera esagerata con donne assatanate e una violenza cartoonesca e sopra le righe. Questa pellicola è un po’ la summa di tutto ciò.

Nel reparto cocomeri e meloni sono presenti ben sette pulzelle con fisico da pin-up, e la loro presenza numericamente maggiore rispetto ad altri film dello stesso regista carica ancora di più la pellicola del fattore “road movie”, aumentandone anche la comicità. Più personaggi = più situazioni, scene, gag eccetera, creando di conseguenza maggiori spunti comici. La comicità come già detto è fuori dagli schemi e si lega alla violenza; anche quest’ultima è estrema, ma più concettualmente che visivamente, e in questo prende spunto dai cartoni animati. Sfracellarsi in un burrone cadendo da cento metri o essere investiti da un camion sono immagini molto violente, ma perdono la loro carica sanguinaria se a subire questa fine è, ad esempio, uno smilzo coyote in un contesto ironico; in questo modo la reazione dello spettatore non è di repulsione ma di ilarità. Il principio qui è lo stesso.

In Supervixens sono presenti molti attori ricorrenti nelle pellicole di Meyer. Oltre alle pettorute fanciulle Shari Eubank e Uschi Digard abbiamo come disgraziato protagonista Charles Pitts e nei panni dell’antagonista Charles Napier, aficionado del regista californiano e con una buona carriera anche nel cinema più conosciuto, avendo recitato ad esempio in The Blues Brothers (era il leader dei Good Ole Boys) e ne Il silenzio degli innocenti. In generale comunque gli attori hanno nel cinema di Meyer un’importanza relativa, in quanto quelli maschili sono semplicemente il tramite per mostrare allo spettatore belle donne discinte o gag, mentre i personaggi femminili… avete capito.

In generale Supervixens è un film molto pop (in tutti i sensi, battutaccia) e sopra le righe, in alcuni punti più simile ad un cartone animato che ad un film. Il suo genere è molto particolare, e potrebbe essere considerato da persone miopi e ignoranti alla stregua di un porno senza genitali. Se non si cade in questo errore e si riesce eventualmente a sopportare un doppiaggio italiano scadente, questa pellicola può rivelare qualche pregio in mezzo al mare di coriandoli. E di tette.

CURIOSITÀ:

1)Bruce Springsteen cita questo film nel ritornello della canzone Pilgrim in the temple of love del 1996. Per la cronaca, la canzone inizia con: “It was Christmas eve, I was standing in the parking lot of “Fabulous Girls – Nude, Nude, Nude”. In the car next to me there was a young lady givin’ a blow job to a man in a Santa Claus suit”. Dio benedica il Boss. (Born to run? Pfff…)

2) Un esplicito omaggio ai cartoni animati si ha con l’utilizzo in questo film del celebre beep beep, verso del Road Runner dei Looney Tunes.

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