L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Malkovich’

Red 2

red 2Arrivano i rossi, arrivano i rossi.

TRAMA: Qualcuno vuole incastrare alcuni ex agenti della CIA che hanno lo status di “Red” (Retired Extremely Dangerous); essi dovranno sventare un complotto internazionale grazie anche ad alcuni loro omologhi russi.

RECENSIONE: Seguito di Red (2010), divertente film d’azione su super agenti segreti in pensione, che riesce ad unire l’azione alle risate scanzonate. In questa pellicola la formula rimane la medesima, ossia un road movie con parecchi personaggi secondari e tante sparatorie, caratterizzate comunque da una marcata ironia di fondo.

La regia di Dean Parisot riprende le caratteristiche di quella di Robert Schwentke, regista del primo film. Abbiamo quindi un’abbondanza di primi piani, molte scene d’azione concitate e qua e là inserti fumettosi che rimandano alla graphic novel della DC Comics da cui questi due film sono stati tratti. La sceneggiatura di Erich e Jon Hoeber prende molto spunto da classici dello spionaggio come Ian Fleming e Tom Clancy, essendo basata su complotti, doppi giochi, e passati burrascosi (nonché parecchio intrecciati tra loro) dei protagonisti.

Nel cast tornano le vecchie (pardon, “diversamente giovani”) conoscenze del primo episodio. Bruce Willis conferma di essere il più (auto)ironico tra gli eroi muscolari tutto esplosioni e battute fighe. John Malkovich nei panni dello schizzato è comodo e a suo agio come una casalinga in pigiama e pantofole e le sue espressioni facciali sono impagabili. Helen Mirren e Mary-Louise Parker costituiscono una presenza femminile che male non fa; glaciale la prima, più ingenua la seconda contribuiscono a rendere ancor più pittoresco il gruppone di esagitati.

Pezzi da novanta che appaiono in questo seguito sono la bellissima e magnetica Catherine Zeta-Jones, patrimonio nazionale del Galles insieme al laverbread, e Sua Maestà Anthony Hopkins, che suppongo non si sia letto la sceneggiatura del film 250 volte come fece per Il silenzio degli innocenti ma è godibile nei panni di uno scienziato svitato.

Un piccolo appunto. Siamo nel terzo millennio, epoca in cui con le moderne tecnologie tutti possono rimanere in contatto con tutti e ognuno può conoscere notizie riguardanti ogni parte del globo terracqueo. Un’epoca in cui le distanze geografiche sono state abbattute e rese relative. Detto questo, davvero si sente il bisogno di inserire nei film tutte le Cristo di volte un asiatico bravo con le arti marziali? Dubito che tutte le persone nate a est degli Urali non sappiano fare altro che distribuire calci in faccia e armeggiare con i computer, e allora perché non abbandonare questi luoghi comuni triti e ritriti?

Se vi è piaciuto, potrebbero piacervi anche: il suo predecessore Red (2010) e film polizieschi con tante risate, come la serie Beverly Hills Cop con Eddie Murphy o Arma letale con Mel Gibson e Danny Glover.

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Con Air

con airLe uscite di sicurezza da questo film sono qui, qui e qui.

TRAMA: Un ranger appena uscito dal carcere in cui era rinchiuso per eccesso di difesa viene coinvolto nel dirottamento dell’aereo sul quale viaggiava insieme a pericolosi criminali che dovevano essere trasferiti in un altro carcere.

RECENSIONE: Insieme a Independence DayArmageddon questo film del 1997 forma il podio delle pellicole più imbecilli della storia del cinema americano (e forse non solo). Dopo questa frizzante premessa vediamo un po’ le componenti di questo kebab andato a male.

La regia è di Simon West (tra l’altro al suo esordio), regista prestato al cinema dalla pubblicità che non capisce la differenza tra girare filmati di due ore e spot di qualche decina di secondi: sono presenti infatti una quantità esagerata di scene action senza un senso logico e la maggior parte di esse ha come unico scopo allungare la zuppa. Perfetto. Primi piani casuali, movimenti della telecamera incomprensibili e scelte interni-esterni discutibili riempiono questo mirabile capolavoro senza dare al tutto uno stile preciso. Si potrebbe obiettare nell’inesperienza dovuta all’esordio, peccato che West nella sua carriera dirigerà anche Lara Croft: Tomb Raider I mercenari 2,  non esattamente due “must-see movies”: diciamo semplicemente che è un regista scarso? Diciamolo.

Se la regia è scadente, la sceneggiatura è un orrore. Trama spessa come il domopak e telefonata dopo quindici minuti, personaggi così stereotipati da sfociare nel ridicolo involontario e battute così cazzone, fasciste e sopra le righe da sembrare un perenne discorso del Sergente Maggiore Hartman di Full Metal Jacket (senza la sua classe ovviamente). Per quasi due ore si assiste a dei detenuti che cazzeggiano su un cavolo di aeroplano con lo spirito dei boy scout in gita nei boschi finendo per odiarli dal primo minuto; il problema è che non li si odia perché sono i villains del film, ma perché ci si rende conto che più ne muoiono più il finale si avvicina. Altro dato stupido è che a differenza dei film d’azione senza pretese manca la presenza femminile da arredo, la bella ragazza mezza nuda inutile ai fini della trama. Potrebbe anche mancare perché il protagonista cerca di tornare dalla sua famiglia, e quindi ci sono di mezzo i sacri valori morali, ma Con Air è una pellicola per famiglie quanto può esserlo La sottile linea rossa, quindi perché ometterla?

Come protagonista di questa oscenità spicca un Nicolas Cage capelluto alla “ultimo dei Mohicani” che conferma la sua inespressività e la sua partecipazione a film piacevoli come leccare la sabbia. Si mantiene sui suoi standard e basta, altrimenti ci sarebbero troppe cose da dire e troppi santi da scomodare. Per concludere, come recita il vecchio detto “il totale a volte è inferiore alla somma delle parti”, si registra la presenza in questa chiavica di grandi attori sputtanati come Steve Buscemi e John Malkovich.
Ah già, c’è anche John Cusack….

Educazione siberiana

“La notte adesso scende / con le sue mani fredde su di me / Ma che freddo fa / Ma che freddo fa.” “Ma che freddo fa” – Nada (1969)

TRAMA: La formazione del giovane Kolima in Transnistria, nella Moldavia Orientale, dove vive una comunità criminale regolata da leggi secolari e ferree, che prevede l’educazione a tali immutabili principi fin dall’infanzia.

RECENSIONE: Tratto dal romanzo omonimo e in parte autobiografico di Nicolai Lilin, scrittore russo naturalizzato italiano, questo è un bel film con una temperatura emotiva di meno quaranta gradi, in cui le persone sono dei pezzi di acciaio con le gambe che vivono in funzione delle antiche regole della loro comunità, immutabili ai tempi che cambiano.

Grazie alla regia di Gabriele Salvatores (che ha curato anche la sceneggiatura), Premio Oscar per il miglior film straniero nel 1992 per Mediterraneo (quando ancora Claudio Bisio partecipava a pellicole intelligenti), si assiste a scontri tra soggetti che corrono su binari paralleli e che cercano di tirare avanti alla bell’e meglio in tempi magri.

Tra tanti attori autoctoni e sconosciuti, con facce da russi-lituani-georgiani riconoscibili da un chilometro di distanza, spicca la star americana John Malkovich, ottimo come mentore e guida della comunità, sempre di poche parole ma dette con cognizione di causa, intenso nello sguardo e nell’espressione. Accanto a lui lo svedese Peter Stormare, che torna a film di qualità dopo alcuni flop (Dylan Dog, Premonition) e che come spesso gli capita interpreta un personaggio piuttosto schizzato. In questo caso il maestro di tatuaggi Ink (nomen omen), che spiega allo spettatore il significato dei tatuaggi e l’antico codice che si nasconde dietro di essi. Un po’ come le misure del reggiseno: seconda coppa b, terza coppa c… sigle incomprensibili e arcane che solo i più saggi sanno interpretare.

Un po’ racconto di formazione, un po’ analisi socio-culturale, con riferimenti e scene prese da altre pellicole (rimandi al capolavoro “C’era una volta in America” di Leone, ad esempio), l’ora e cinquanta minuti di durata scorre abbastanza spedita e questo è sempre un bene.
Forse si sarebbe potuto osare un po’ di più in sede di sceneggiatura, ma non chiediamo troppo agli Dei e accontentiamoci di un buon film italiano girato all’estero con attori stranieri (come anche il recente La migliore offerta di Tornatore). Molto buona la fotografia e colonna sonora azzeccata, che contribuiscono anch’esse ad abbassare ulteriormente la colonnina di mercurio del termometro, come se ce ne fosse bisogno.

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