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Pillole di cinema – Lo chiamavano Jeeg Robot

lo chiamavano jeeg robot locandinaCóri, pischello laggiù.

TRAMA: A causa di un incidente, un ladro di mezza tacca scopre di avere un forza sovrumana. Ombroso, scorbutico e taciturno, egli accoglie il dono del nuovo potere come una benedizione per la sua carriera di delinquente.
Tutto cambia quando incontra Alessia, una strana ragazza convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio

PREGI:

– Roma (nun fa’ la stupida stasera): La capitale d’Italia, con i suoi rioni storici e il suo sottobosco di varia umanità, è perfetta come cupa ambientazione metropolitana per le vicende di un antieroe.

Non Caput Mundi, quindi, ma Gotham City all’amatriciana in cui personaggi brutti, sporchi e cattivi sbarcano il lunario attraverso vie lecite e non.

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– Claudio Santamaria: Attore di punta del cinema italiano, Santamaria ritorna al superhero movie dopo aver doppiato Christian Bale nei Batman di Nolan.

Cupo ai limiti della misantropia, l’ex Dandi di Romanzo Criminale incarna alla perfezione sia recitativamente che fisicamente l’eroe per caso e controvoglia, un burbero dal cuore d’oro.

Barba incolta, occhio spento e disincantato, Santamaria offre una prova matura e più profonda di quanto possa sembrare ad una visione superficiale, stratificando il suo personaggio su più livelli e rendendolo apprezzabile dal pubblico.

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– Luca Marinelli: un po’ Joker e un po’ villain alla Sin City, il suo “Zingaro”, l’antagonista principale del film, è un concentrato di piacevole assurdità e carisma.

Visivamente divertente quando agisce sopra le righe e con temibili scatti da arrabbiato, un personaggio tanto strano ed esagerato quanto artisticamente apprezzabile, che Marinelli interpreta con le giuste dosi di estrosità e gusto per l’eccesso.

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– Italiani supereroi? Ma ché, davéro?: Lo chiamavano Jeeg Robot ha complessivamente il grosso merito di essere una boccata d’aria fresca per la produzione cinematografica italiana, basata in maniera troppo preponderante su stereotipate commedie leggere una fotocopia dell’altra o su indigesti drammoni aventi come focus le problematiche della famiglia medio-alto borghese.

Così come Il ragazzo invisibile, questo film tratta un tema che c’entra con la filmografia tricolore come un cammello nel deserto, ma trasponendolo su pellicola con una fattura qualitativamente più che buona.

Regia solida e sicura nelle scene d’azione, un montaggio funzionale a quanto venga mostrato e con frizzante inventiva (e non a caso o operaio come spesso avviene) e una fotografia che non ti spappoli gli occhi dopo un quarto d’ora rendono la pellicola ben realizzata, e considerabile quindi come una piccola chicca.

Non sarà “la Marvel che incrocia Tarantino” (seh, bum) ma è comunque un’opera meritevole di visione e che spicca per originalità.

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DIFETTI:

– “Nessuno”…?: O meglio, è ovvio che questo film, come tutti del resto, abbia delle pecche, ma sono difetti più legati al genere in senso ampio che a quest’opera nello specifico.

Si potrebbe dire, ad esempio, che tecnicamente si nota talvolta il budget minore rispetto a produzioni riguardanti lo stesso tema (e grazie ar c**zo, è costato meno di due milioni); oppure che l’inizio della trama è un po’ troppo sbrigativo e diretto (anche se personalmente lo considero un pregio); o ancora che la vicenda risulti spesso esagerata e sopra le righe (ma lì dipende appunto dal tema del film).

Tutti punti deboli non ascrivibili quindi all’opera specifica ma al suo genere, e in quanto tali risultano in fin dei conti accettabili se si consideri la qualità della pellicola come contraltare.

Consigliato o no? Decisamente sì, non ci si può lamentare di quanto ripetitivo sia il cinema italiano se poi escono film come questo e nessuno se li fila.

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