L'amichevole cinefilo di quartiere

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Loro 2

Meno male che il cinema c’è.

TRAMA: Continua l’esplorazione e il racconto di Paolo Sorrentino della vicenda biografica e politica di Silvio Berlusconi.

RECENSIONE:

Se nel precedente film venivano introdotti i personaggi senza svilupparne eccessivamente il percorso, qui finalmente si arriva all’acme dell’opera ed al suo obiettivo primario, ossia l’osservazione dell’ex Cavaliere del Lavoro dal punto di vista umano: un abilissimo e prezzolato venditore piegato ma non ancora spezzato da un’anagrafe che ormai chiede il conto e da rapporti personali via via sempre più tribolati ed in bilico.

Rispetto al primo capitolo si ha quindi un ribaltamento di focus narrativo: se prima si avevano dei “loro” in funzione di un “lui”, qua l’occhio di bue del palco è sicuramente sul “lui” circondato da “loro”.
Nel cast di contorno emergono figure più socio-storicamente delineate, anche se ridotte a piccole comparsate parlate: da Ennio Doris, a Mike Bongiorno, a Fedele Confalonieri, esse contribuiscono ad esplicare il rapporto tra Berlusconi e gli altri, dando vita a figure di consiglieri più o meno disinteressati, più o meno amici, più o meno succubi.

Sicuramente preponderante nell’opera il tema del patetismo, derivante anch’esso da un confronto generazionale impari, in cui il Vecchio è ossessionato dall’inseguimento di una Gioventù totale in ogni suo aspetto: quella estetica, con i lifting ed il trapianto di capelli, quella di immagine in senso lato con il tempo passato in mezzo ai giovani ed alle giovani (non disdegnando di portarsi a letto quest’ultime, con il seduttore come ruolo di autoaffermazione di maschile vigoria) e quella comportamentale, con le celebri gaffes imbarazzanti ai meeting ufficiali dovute a scarsa maturità.

Silvio Berlusconi come Peter Pan che non vuole crescere, che prova un latente, ma nemmeno così tanto, senso di inferiorità, come un bambino che voglia avere sempre il giocattolo più bello e più nuovo rispetto ai compagnucci, un attore che accetti solo ruoli di assoluto protagonista, un Dorian Gray sempre al centro della società il cui ritratto però non sottrae la vecchiaia fisica al soggetto che vi sia raffigurato.

Il patetismo viene evidenziato anche dallo stuolo di leccaculo e Yes Men che circondano l’uomo di potere e ricchezza: vermi falsi, arrivisti, viscidi e l’immancabile zoccolame vario.

Premesso che una pellicola su Berlusconi senza una quantità smodatamente vergognosa di fica sia un po’ come una puntata de La corrida senza nessun suonatore di ascelle (sì, insomma, si sentirebbe la mancanza di qualcosa), in Loro 2 ci si immerge nel dorato mondo della villa in Sardegna e del suo stuolo di fanciulle tanto spregiudicate quanto discinte.

Provocanti all’eccesso e talmente sessualmente estremizzate da sfociare in un grottesco sarcasticamente nero e volontario (esplicativa in tal senso la sequenza di Meno male che Sivlio c’è, che pare un incrocio tra Colpo Grosso ed uno stacchetto soft porno da videoclip disco inizio anni 2000, una Destination Calabria dal vago retrogusto istituzionalizzato), le donne di questi due film posseggono il fascino della pantera ma non la di lei forza, incapaci di autosostentarsi senza svendere il proprio corpo e la propria anima; belle, profumate e brave ad arrampicarsi come i glicini, figure che sotto un’apparenza di pornografia esibita con protervia sottendono uno sporco squallore.

Interessantissimo in tal senso il rapporto con la consorte Veronica Lario (un’ancora ottima Elena Sofia Ricci) e le di lei prese di posizione nei confronti di un marito che ha ormai completato la trasformazione in ficantropo e passa sempre maggior tempo ad ululare verso un luminoso satellite lunare di passera.

I dialoghi tra i due, oltre a riprendere la lettera aperta pubblicata nel 2007 su la Repubblica della Lario nei confronti dell’ex consorte, evidenziano chiaramente le due anime del Paese pro e contro Berlusconi: se per bocca della Ricci emerge un’aspra critica politica ed umana alla rivoluzione A-culturale dell’imprenditore di Arcore, correlata da una elencazione dei suoi peccati terreni in campo personale o professionale (già enunciata in una scena precedente per mezzo di uno dei senatori che il compagno B. cerca di comprare per far cadere l’allora governo Prodi), si ha anche di rimando una puerile ma vibrante difesa del suddetto, in un “tutti sono disonesti, ma io sono il migliore” che va ad inserirsi nei già citati binari del patetismo come un “maestra, anche i miei compagni chiacchierano”.

Il Sergio Morra di Scamarcio è finalmente riuscito ad entrare nelle grazie berlusconiane, ad entrare in contatto con quel lontano “lui” che anelava, e ciò lo farà confrontare con quel regno d’avorio, carne e vulva così diverso e unitamente così viscerale.
Patetico tra i patetici, deluso tra i delusi, Morra è un Icaro che desidera volare il più vicino possibile ad un sole di potere, di soldi, di status e di passera, desiderandone sempre di più.

Toni Servillo straordinario come suo solito, protagonista di alcune scene non solo recitativamente ottime, ma che contribuiscono enormemente ed emblematicamente al tracciamento della personalità di Berlusconi per quello straordinario piazzista di aspirapolveri alle prese con la casalinga ignorante del popolo italiano.

Sguardo cupo da boss mafioso stanco dall’età e dall’eccessivo altalenarsi di vacche magre e grasse, quando viene a trovarsi nel suo habitat naturale sfoggia il più inquietante dei sorrisi da Stregatto, tentando di concupire le varie Alici che si trovano tra le sue grinfie in quella Wonderland illogica che è la vita del puttaniere.

Sicuramente un esperimento cinematografico interessante, che avrebbe meritato maggiore pubblicità nei cinema ed un approccio meno didascalico da parte di un pubblico che rischia di rimanere folgorato come Paolo sulla via di Damasco dal suo essere “pro” o “contro” il soggetto protagonista.

Consigliato senza dubbi.

Recensione di Loro 1 qui.

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