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Smetto quando voglio – Ad Honorem

Laurea honoris causa (o ad honorem): titolo accademico onorifico conferito da una università (o da altra istituzione equivalente) a una persona che si è distinta in modo particolare, nella materia di laurea, nel corso della propria vita.

TRAMA: Nonostante l’aiuto fornito alla polizia, Pietro e la banda dei ricercatori sono ancora nei guai. Ora, in carcere ci sono proprio tutti. Chi è il misterioso produttore di droghe sintetiche che li ha incastrati? In cosa consiste esattamente il suo diabolico piano a base di gas nervino?

RECENSIONE: Dopo Smetto quando voglio Smetto quando voglio – Masterclass, uscito sempre quest’anno, si conclude la trilogia con protagonisti il neurobiologo Pietro Zinni e il suo sconclusionato gruppo di laureati.

Più una storia divisa in tre atti incrociati che una trilogia di opere a se stanti (consigliata la visione solo a chi ha visto i primi due film, in caso contrario la comprensione delle dinamiche sarebbe piuttosto confusa), questo Ad Honorem riesce a chiudere le vicende principali completando un percorso narrativo circolare.

Elementi delle prime due pellicole che parevano inizialmente secondari assumono senso logico, con una sceneggiatura che mantiene apprezzabile globalità costruttiva senza perdersi in complicazioni fini a se stesse.
Positiva l’aggiunta di un background all’antagonista che, per quanto semplice, consente di capirne più efficacemente le motivazioni e a dargli quello spessore caratteriale benefico in un’opera con personaggi comici piuttosto estremizzati.

La comicità si mantiene di pregevole fattura ed è strutturata sui consueti più livelli di lettura: sono presenti gag corporali quanto specifici riferimenti culturali-scientifici utili per la caratterizzazione professionale delle “migliori menti in circolazione”, situazioni comiche basate sugli equivoci o altre sulla esagerazione della situazione stessa, linguaggio forbito oppure romanesco, e l’insieme del tutto permette di ridere di elementi diversi in base alla soggettività dello spettatore.

Tra una gag e l’altra si trova il tempo anche per una critica al sistema italiano dell’istruzione, in cui pullulano raccomandazioni, una burocrazia farraginosa ed inutile, tagli su tagli alle eccellenze e notevoli difficoltà per ricercatori, professori meritevoli e gli stessi allievi.

Per quanto tale critica sia piuttosto didascalica è positivo trovarla anche in questo terzo capitolo, essendo il leit motiv da cui nasce l’intera storia a partire dal primo film (il protagonista decise di commerciare droga perché non gli venne rinnovato l’assegno di ricerca dall’università) ed inserendo così un elemento di carattere sociale.

I vari componenti della banda mantengono una propria connotazione caratteriale che oltre a renderli apprezzabilmente simpatici si amalgama bene con quella degli altri membri, grazie ad una scrittura frizzante che riesce a ritagliare ad ognuno un piccolo spazio ilare.

Sugli scudi in particolare il solito Stefano Fresi, qui mattatore nella divertentissima scena della rappresentazione teatrale, e maggior spazio per il Murena di un ottimo Neri Marcorè, anche lui fornito di un passato che gli conferisca tridimensionalità.

Consigliato.

Pillole di cinema – Smetto quando voglio – Masterclass

smetto-quando-voglio-locandinaSmart drug: sostanza con proprietà psicotrope, per lo più stimolanti, che legalmente non viene però considerata una droga.

TRAMA: Dopo l’originale esperienza nei panni di produttori e spacciatori di droghe sintetiche, Pietro Zinni e i suoi amici sono contattati dai tutori della legge: vengono infatti convinti a mettere di nuovo in piedi la banda per formare una task force che contribuisca a fermare il traffico di stupefacenti.
Seguito di Smetto quando voglio (2014).

PREGI:

– Non un calo qualitativo rispetto al primo episodio: Nonostante fosse allettante idea di limitarsi ad un mero sfruttamento della pellicola originale, qualche anno fa buon successo di pubblico e critica, Masterclass è un film divertente e dal ritmo frizzante, che riprende ciò che di buono è apparso nell’opera del 2014 evolvendo la trama con l’ovvia aggiunta di nuovi personaggi e sottotrame.

Non si ha quindi l’effetto “seguito de I pirati dei Caraibi“, bensì si cerca di mantenersi su un livello più che soddisfacente, dimostrando un rispetto per il pubblico che troppo spesso manca.

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– Nuovi personaggi: Come accennato nel punto precedente, in Masterclass vengono inserite ulteriori figure utili per il prosieguo del plot, tenendo anche conto che contemporaneamente a questa pellicola è stata girata anche la terza parte della trilogia, dal titolo provvisorio Smetto quando voglio – Ad Honorem.

Tra i tanti strani ricercatori universitari che non hanno trovato sbocchi professionali legati al loro percorso di studi, molto divertente in particolare il Lucio Napoli interpretato da Giampaolo Morelli, ingegnere partenopeo riciclatosi a promoter della vendita di armi ai guerriglieri nigeriani.

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– Trilogia alla Matrix… in Italia? Fa piacere che un progetto ad ampio respiro venga messo in pratica anche nel nostro Paese, soprattutto considerandolo all’interno di un genere come la commedia, troppo spesso impantanato tra riciclo all’infinito delle stesse idee (cinepanettoni) o degli stessi interpreti (comici di Zelig, tormentoni).

– Divertimento su più livelli: Oltre ad essere genuinamente spassoso Smetto quando voglio – Masterclass ha, come del resto il suo predecessore, il notevole merito di intrattenere lo spettatore in più modi diversi, sfruttando le diversità dei personaggi o delle varie situazioni che vano a succedersi lungo le due orette di durata.

Un linguaggio che è un misto tra verace volgarità (e qui un buon assist lo dà l’inflessione romana) e termini ricercati (molti degli stravaganti membri della banda usano spesso un lessico forbito), azione sconclusionata à la Blues Brothers e l’intreccio che non guasta mai tra dinamiche “lavorative” e familiari creano sommate tra loro un melting pot ironico molto leggero e stimolante.

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– Colonna sonora: Azzeccata in ogni frangente senza avere però la sensazione che abbiano ficcato a forza canzoni per riempire buchi sonori.

DIFETTI:

– È un “Capitolo Due”: Più che una pecca, una nota per gli eventuali futuri spettatori.

Per goderselo appieno andrebbe decisamente visto prima il film del 2014, in modo da non fare confusione tra i vari personaggi e sapere già quali siano le caratteristiche personali di ognuno. Inoltre, bisogna tenere conto che la parte iniziale di questo seguito contiene moltissimi riferimenti al finale del primo.

Consigliato o no? Sto già aspettando il terzo.

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