L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Larson’

Captain Marvel


TRAMA: Anni Novanta. La Terra viene coinvolta in una guerra galattica fra due razze aliene. Carol Danvers, pilota dell’aeronautica degli Stati Uniti, indossa il costume di Captain Marvel e diventa uno dei supereroi più potenti del pianeta.

 

 

 

 

RECENSIONE:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

Speakers’ Corner – La Marvel punta sul “Girl Power”. Ma non così tanto.

marvel avengers capitan

A destra il cavallo vincente, a sinistra una tizia espressiva come Jason Statham in una tutina da pilota di Mazinga.

Diciamocela tutta: che il trailer di Captain Marvel sia stato seguito dopo soli quattro giorni dal teaser del prossimo Avengers, l’evento cinematografico più atteso del prossimo anno (che fa capire come siamo messi, ma questa è un’altra storia), è la dimostrazione più lampante possibile che del film su Carol Danvers non frega un tubo nemmeno a quelli che lo hanno realizzato.

Perché non gli interessa? Perché la pellicola con Brie Larson diventerà l’equivalente femminile di quello che Black Panther fu nei confronti del pubblico afroamericano: lanciare sul mercato alla bell’e meglio un supereroe che possiede solo un briciolo di carisma rispetto a personaggi introdotti già parecchi anni (e film) fa in modo da usarlo come un mero e facile mezzo per attirare nelle sale fasce di spettatori statisticamente meno inclini al genere.

Su BP la prova provata sono i tentativi di pomparlo e doparlo in modo disumano ad ogni premiazione possibile (oltre alla recente candidatura ai Golden Globes, basti pensare al putiferio generato da quella geniale idea dell’Oscar al film popolare), per CM le infelici dinamiche temporali con cui si è scelto di pubblicizzarlo.

oscar film popolare

Sparata che ha ricevuto ampi consensi.

Va anche rilevato un altro fattore che accomuna i destini dei due super: la loro peculiarità estetica.

T’Challa di Chadwick Boseman è andato ad inserirsi in un panorama filmico in cui Spawn e il Catwoman con Halle Berry sono a dir poco indecenti, Falcon, War Machine e Storm (aridaje con Halle Berry) hanno ruoli comprimari, mentre il Cyborg della Justice League è un misto delle due.

Se aggiungiamo all’equazione che Hancock con Will Smith evidentemente non conta e del povero Blade di Wesley Snipes nessuno pare avere memoria (vergognatevi: il primo è carino, il secondo anche ed il terzo pure, a parte il fatto che esiste), la nomea di first black superhero era facilmente ottenibile, seppur falsuccia.

pantera nera

Batman dovrebbe farti causa per plagio.

E Captain Marvel con le donne?

Beh, c’è Wonder Woman. Che è della DC.

La già citata Catwoman. Sempre DC.

Il Suicide Squad harleycentrico. Ancora DC.

Ok, e la Marvel?

Beh, oddio: Elektra con Jennifer Garner lasciamo perdere, per la Donna Invisibile ci hanno provato due volte (Alba e Mara) e stendiamo un pietoso velo… l’unica che potrebbe rivendicare lo scettro è la Vedova Nera, oggetto sessuale interpretato da un’attrice apprezzata dal pubblico generalista quasi esclusivamente anche come oggetto sessuale.

Quindi stesso principio del principe di Wakanda.

vedova nera sedere

Un’espressività soda come il marmo.

Supereroe africano perché, sorpresona, una fascia di pubblico è di origini africane.

Supereroe con la vagina perché, sorpresona, una fascia di pubblico ha la vagina.

Che tristezza.

Non è un problema di per sé che la “Casa delle idee” abbia come idea principale quella di fare dei gran soldi: è l’obiettivo principale di ogni mega-impero commerciale che si rispetti, e da fruitore dei loro prodotti bisogna prenderne atto.

Ma magari, ecco, la prossima volta… un po’ meno spudorati

Pillole di cinema – Kong: Skull Island

Non sono stati i recensori, è stato il cinema che ha ucciso la bestia.

TRAMA: Un gruppo di esploratori particolarmente assortito raggiunge una sperduta isola del Pacifico: tanto bella quanto pericolosa, questa terra è il regno di un gigantesco gorilla.

RECENSIONE:

PREGI:

– CGI: Elemento su cui i film di puro intrattenimento dovrebbero basarsi, ma che talvolta si rivela una più o meno evidente delusione, l’aspetto prettamente visivo dell’opera è ben realizzato e risulta una piacevole sorsata d’acqua fresca per la sete dell’occhio.

Vegetali e mostri vari creati virtualmente grazie al computer sono infatti ben armonizzati con la controparte materiale e “reale” dell’ambientazione (attori e location) offrendo un’amalgama convincente e non fastidiosamente posticcia.

L’ottavo King Kong del grande schermo è in particolare una bestia di proporzioni gargantuesche: con i suoi oltre trenta metri di altezza è un titano che supera nettamente le sue precedenti incarnazioni (per darvi un’idea il Kong più recente, quello di Peter Jackson, era alto una decina di metri) ed è visivamente efficace nel suo veicolare la potenza della natura sull’uomo.

– Ritmo: Senza scomodare Marie Claire D’Ubaldo e la sua The Rhythm is magic, la cadenza narrativa è basilare in un action movie, e questo Skull Island ne ha una piuttosto apprezzabile, grazie alle sue due orette di durata ricche di avvenimenti e relativamente povere di chiacchiere inutili.

Lo spettatore che si mette a guardare un film del genere si aspetta infatti poche cose precise: un primate colossale che spacca tutto, dinosauri, mostri preistorici e comprimari che crepano in modi orribili.
Niente scambi di battute sui massimi sistemi o pseudo pretese filosofiche scorreggione e fuori contesto: personalmente ciò di cui mi accontento è che i dialoghi siano basilari e sufficienti, la storia va benissimo anche lineare e un po’ di sana esagerazione naturalistica.

Tutti elementi qui presenti.

Me felice.

DIFETTI:

– È comunque un po’ la solita menata: Come facilmente intuibile, non siamo di fronte ad un’opera che spicchi per inventiva.
Unite un’isola estremamente ostile come clima, flora e fauna ad un branco di cialtroni male in arnese ed il massimo dell’imprevedibilità sarà scommettere con i vostri amici sull’ordine esatto in cui i vari personaggi ci lasceranno le penne.

Qualcosina-ina di un po’ più articolato del solito in fase iniziale non esenta il film dall’eccessiva ordinarietà della trama.

– I personaggi: Banali come Focus Storia che manda in onda uno speciale sul nazismo, i characters di Kong: Skull Island sono poco più che pedine del Cluedo da macellare.
Nonostante possano essere utili per spostare l’attenzione dello spettatore sul mostro, la loro eccessiva piattezza diventa un boomerang e porta a scarsa empatia da parte del pubblico, che non vede in loro qualcuno alle cui vicende appassionarsi.

Il giovane scienziato desideroso di sapere, i militari guerrafondai e patriottici, il reduce suonato in stile Dennis Hopper di Apocalypse Now e l’agente governativo viscido sono macchiette troppo bidimensionali per spiccare, con inoltre l’aggravante di avere il volto di ottimi attori (Tom Hiddleston, John Goodman, Samuel L. Jackson…).

Nel cast spiccano particolarmente in negativo…

– …Brie Larson ed il suo personaggio: la Weaver di Brie Larson è indubbiamente il personaggio peggio gestito dell’intera sceneggiatura: se come già detto gli altri membri del gruppo sono quasi archetipi, la fotografa pacifista, sospettosa e determinata avrebbe potuto ricevere migliore trattamento introspettivo, con l’aggiunta di sfumature purtroppo non presenti nel film.

A questa occasione mancata si unisce un’interpretazione non particolarmente esaltante e quasi “annoiata” dell’attrice, come se il disaster movie fosse una tappa obbligata per affermarsi nel cinema mainstream dopo l’Oscar vinto nel 2015 e prima dell’approdo alla Marvel.

Ah, dimenticavo, solita polemica pruriginosa ed inutile sulle sue (grosse e belle) tette in fase di promozione del film.

Che pazienza.

Consigliato o no? Dipende essenzialmente da quanto apprezziate il genere di appartenenza.

Kong: Skull Island non è certamente un film memorabile e si limita a fare il suo senza tentare escamotages imprevedibili, ma devo ammettere che nel suo ambito ci sono molte pellicole nettamente peggiori.

Per una serata leggera ci può stare.

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