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“2001: Odissea nello spazio” torna al cinema

– Alla prima proiezione del film 241 persone uscirono in anticipo dal cinema, incluso l’attore Rock Hudson che dichiarò: «Qualcuno mi dirà di che diavolo si tratta?»
Arthur C. Clarke, autore del racconto a cui il film si ispira, disse una volta: «Se capisci il film abbiamo completamente fallito, volevamo sollevare molte più domande di quelle a cui abbiamo risposto».

– Sempre secondo Clarke, Stanley Kubrick voleva ottenere una polizza assicurativa dalla Lloyds di Londra per proteggersi dalle perdite economiche nel caso in cui fossero state scoperte informazioni certe sugli extraterrestri prima della pubblicazione del film.
La Lloyds si rifiutò.
Il celebre astronomo Carl Sagan ha commentato: «A metà degli anni ’60 non c’era nessuna ricerca sulla vita intelligente extraterrestre, e le possibilità di inciamparci accidentalmente entro pochi anni erano estremamente piccole: i Lloyds di Londra persero una buona scommessa».

– Secondo Douglas Trumbull, che curò gli effetti speciali, l’intero filmato girato è stato circa 200 volte la lunghezza finale del film.

– L’opera non è stata un successo finanziario durante le prime settimane della sua proiezione nelle sale.
La MGM, casa di produzione, stava già progettando di ritirarlo, quando fu persuasa da diversi proprietari di cinema a continuare: molti di loro hanno infatti registrato un numero crescente di giovani adulti presenti al film, che erano particolarmente entusiasti di vedere la sequenza “Star Gate” sotto l’influenza di psicofarmaci.
Ciò ha aiutato alla fine a rendere la pellicola un successo finanziario, nonostante le numerose reazioni negative iniziali.

– È stato cronologicamente l’ultimo film dedicato agli uomini sulla luna prima che Neil Armstrong e Buzz Aldrin vi si recassero nella vita reale.
Più di 40 anni dopo, ci sono ancora teorici della cospirazione che insistono sul fatto che questa non sia una coincidenza, sostenendo infatti che tutto il filmato del vero allunaggio sia stato un falso film diretto dallo stesso Kubrick riciclando scene e oggetti dei set.

– Avendo calcolato che una sola persona avrebbe impiegato 13 anni a disegnare e dipingere tutti i fondali necessari per inserire la navicella spaziale negli sfondi stellati, Kubrick assunse altre 12 persone, che hanno poi svolto il lavoro in un anno.

– Stanley Kubrick lavorò per diversi mesi con i tecnici degli effetti per ottenere un risultato convincente per la penna galleggiante nella sequenza dello shuttle.
Dopo aver provato molte tecniche diverse, senza successo, decise semplicemente di utilizzare una penna incollata con un nastro biadesivo su una lastra di vetro sospesa davanti alla videocamera.
In effetti, l’assistente dello shuttle può essere visto “staccare” la penna dal vetro quando la prende in mano.

– Non c’è dialogo nei primi 25 minuti del film (fino a quando una hostess parla al minuto 25:38), né negli ultimi 23 minuti (esclusi i titoli di coda).
Sommando queste due lunghe sezioni ad altre più brevi, nella pellicola ci sono circa 88 minuti senza dialoghi.

– L’idea iniziale per il dispositivo che alla fine sarebbe diventato il monolite nero consisteva in uno schermo trasparente, che avrebbe mostrato agli australopitechi come usare gli oggetti a mo’ di strumenti e armi. Clarke in seguito lo liquidò come “troppo ingenuo”.
Inoltre il computer HAL 9000 fu inizialmente pensato come un robot mobile, ma poiché Clarke temeva che questa visione dell’intelligenza artificiale sarebbe diventata irrimediabilmente obsoleta nei decenni successivi, si optò per l’onnipresente occhio rosso.

– L’unico Oscar vinto dal film fu per gli effetti speciali: venne assegnato a Stanley Kubrick e fu la sua unica vittoria su 13 nomination.
Tuttavia, mentre Kubrick ha progettato gran parte dell’aspetto del film e dei suoi effetti, molti dei tecnici coinvolti hanno ritenuto che fosse sbagliato che l’unico a riceverne i meriti fosse lui.
A seguito di questa controversia, l’Academy ha reso più selettive le sue regole di ammissibilità per il premio.

– Frank Miller, che interpreta la voce di controllo della missione, era un vero membro della US Air Force e un vero controllore: fu assunto perché la sua voce era la più autentica che i produttori potessero trovare per il ruolo.
Essendo nervoso, non riusciva a non battere il piede durante le sessioni di registrazione, e il suono veniva ripetutamente trasmesso sulle tracce audio; per ovviare al problema Kubrick piegò un asciugamano, lo mise sotto i piedi di Miller e per tranquillizzarlo gli disse di pronunciare le proprie battute attingendo al contenuto del suo cuore.

– Il sole e la luna crescente allineati l’uno con l’altra (nella scena di apertura) erano un simbolo dello zoroastrismo, un’antica religione persiana che precedette il buddismo e il cristianesimo e si basava sugli insegnamenti del profeta Zoroastro (noto anche come Zarathustra): in particolare questo allineamento simboleggiava l’eterna lotta tra la luce e le tenebre.
In modo abbastanza appropriato, il famoso “2001: A Space Odyssey Theme” è tratto da “Also Sprach Zarathustra” (“Così parlò Zarathustra”), il poema sinfonico di Richard Strauss basato su un libro di Friedrich Nietzsche, che contiene la sua famosa dichiarazione “Dio è morto”.

– I paesaggi preistorici africani mostrati all’inizio del film sono fotografie, non clip reali.

– Ad un certo punto della lavorazione, i Pink Floyd vennero contattati per eseguire la musica per il film, ma rifiutarono a causa di altri impegni.
Eppure ne mantengono una connessione: si dice infatti che la loro canzone “Echoes” dall’album “Meddle” possa essere perfettamente sincronizzata con la parte “Jupiter & Beyond the Infinite” del film.

– In origine Kubrick aveva chiesto al truccatore Stuart Freeborn di creare un aspetto primitivo, ma più umano, per gli attori che interpretavano gli australopitechi, ma non riusciva a trovare un modo per fotografarli in tutta la loro figura senza ottenere un X-rating dalla MPAA (dal momento che dovevano essere nudi) perciò si optò per un modello più peloso.
Con l’eccezione di due piccoli scimpanzé, tutti sono stati interpretati da esseri umani in costume, ed i primi spettatori si chiedevano dove Kubrick avesse ottenuto scimmie così ben addestrate.
In seguito egli scherzò sul fatto che il film abbia perso il premio Oscar per il Miglior Trucco verso John Chambers per “Il pianeta delle scimmie” perché i giudici non si rendevano conto che gli australopitechi erano davvero umani; in realtà non c’era nessuna lista di nomination effettive, poiché il premio ufficiale venne istituito solo nel 1981 e quello conferito a Chambers era meramente onorario.

– Per la scena della superficie lunare Kubrick aveva fatto importare, lavare e dipingere tonnellate di sabbia.

– Sia nel libro che nel film il nome del creatore di HAL, il Dr. Chandra, è stato quasi certamente scelto deliberatamente.
Chandra, oltre ad essere un comune cognome indiano, è infatti un nome della divinità lunare indù, e la parola “luna” in hindi. Il nome completo del Dr. Chandra, Sivasubramanian, può essere tradotto come “Caro sacerdote di Shiva”.
Shiva, il nome di una divinità suprema indù, ha come uno dei suoi significati “colui che non ammette imperfezioni”. Pertanto il Dr. Chandra, il creatore di un computer che si crede incapace di commettere errori, ha un nome univoco appropriato.
Arthur C. Clarke, che trascorse gran parte della sua vita in Sri Lanka (dove il buddismo è una religione importante e l’induismo è una religione minore), avrebbe quasi certamente conosciuto questi significati.

– Douglas Rain registrò le battute di HAL solo in post-produzione, poiché prima di lui vennero assunti e poi sostituiti altri attori.
Quindi Rain e Keir Dullea, che interpreta Dave, non hanno mai parlato direttamente l’uno con l’altro, e durante la lavorazione non si sono mai incontrati di persona.

– Dopo la proiezione in anteprima per i critici, le recensioni furono perlopiù negative. Tra queste vi furono:
“Qualcosa tra l’ipnotico e l’immensamente noioso” – The New York Times;
“Un film monumentalmente privo di immaginazione” – Harpers;
“Odissea nello spazio fallisce gloriosamente” – Newsday;
“La superba fotografia è una grande risorsa per una trama confusa e a lungo senza senso”- Variety.

– La posizione degli scacchi e le mosse che vediamo provengono da una partita giocata nel 1910 ad Amburgo, tra due giocatori di nome Roesch e Schlage.
Il computer afferma che la posizione finale è uno scacco matto in due mosse; in realtà il bianco non è obbligato a giocare la mossa suggerita da HAL (Axf3), quindi abbiamo uno scacco matto in tre mosse.
Un altro risultato della passione di Kubrick per gli scacchi è il personaggio Smyslov, dal nome di un campione russo.

Un film straordinario e rivoluzionario che torna eccezionalmente al cinema oggi e domani, in versione restaurata da Christopher Nolan, per festeggiare il suo cinquantenario.

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