L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Johnson’

Rampage – Furia animale

Il grosso e le bestie.

TRAMA: Davis Okoye, esperto di primati, ha stretto un fortissimo legame con George, un gorilla albino dotato di una viva intelligenza. A causa di un esperimento genetico, George si trasforma in un gigantesco e pericolosissimo mostro, impossibile da contenere e controllare.

TRAMA, QUELLA VERA:

Pronti via e compare subito il principale antagonista: UNA SCHERMATA ESPLICATIVA DI TESTO BIANCO SU SFONDO NERO, AAAAHHH SI SALVI CHI PUÒ!!!

Riprese di una stazione spaziale a gravità zero: PTSD su Life – Non oltrepassare il limite intensifies.

Persona che comprende la gravità della situazione muore dopo qualche minuto di film.
Sei proprio tu, Deep Impact?

Scena con le scimmie, ed è subito 2001: Odissea nello spazio, però più culturale.

Comunicazione tramite il linguaggio dei segni tra un gorilla albino ed un ex wrestler samoano.

Dialoghi che vertono su una frizzante allusione tra la sottomissione animale ed il sesso che… quando si leva dalle palle questo branco di comprimari inutili?

Oggetto che piove dallo spazio. È sperare troppo che sia uno tra Venom, Superman, il Gigante di ferro o i gusci di Cocoon?

Mi accontento anche dell’Edgar-abito.

Persone in giacca e cravatta: siamo i cattivi dai tempi di Matrix.
Battute a parte, credo che gli unici antagonisti più banali, ovvi e stereotipati di loro possano essere…

… i militari! Eccovi qua, la festa è al completo.

Malin Ackerman: chissà se ci scappa il topless.

Joe Manganiello: chissà se ci scappa il topless.

La mega azienda cattivissima si chiama “Energyne”, come un integratore vitaminico del discount: in una porcheria del genere potevano anche chiamarla direttamente “Team Rocket” e sarebbe stato uguale.

«Devo trovare qualcuno che sappia esattamente cos’è questo» facile, un film di merda.

Naomie Harris?? Ma non sei mica stata candidata ad un Oscar??

«Sono una genetista presso la Energyne» no, grazie, preferisco l’Energade.

Sul serio, ragazzi, ma che nome bastardo è? Chiamatela, che so, Hydra, Umbrella…

L’unico pregio di questa brodaglia sarebbe che non optino per la pellegrinata dello scegliere i fattori positivi di animali completamente diversi per unirli tra loro creando dei super-geni di crescita, se non fosse che è esattamente quello che fanno.

Questo fil.. oddio, questa “roba” è tratta da un videogioco in cui con degli animali giganti distruggevi palazzi e ammazzavi persone, sarebbe come realizzare una trasposizione cinematografica di Battaglia navale.

Appunto…

Alla company scientifica e al gruppo paramilitare si aggiunge un uomo in giacca e cravatta che è pure del governo americano.
Dai, metteteci pure una capo cheerleader bionda, così completiamo la collezione dei personaggi bidimensionali.

Aeroplano che precipita tipo La mummia, esercito ottuso stile [inserire film action a caso con militari], tizio che stende facilmente qualche recluta disgraziata come in The Edge of TomorrowDwayne Johnson sull’elicottero alla San Andreas, senza purtroppo prorompenti seni daddariosi.

La CGI di Rampage vi è stata presentata da After Effects.

Come una proustiana madeleine, l’apparizione di un Feraligatr selvatico mi riporta la mente a quando, ingenuo pargolo, mi sciroppavo Pokémon Argento sul Game Boy.

Ovviamente la reazione de La Roccia è «Beh, brutta storia». Pensa a chi ha pagato, Dwayne…

«[…] i server della Energyne…», dai, per cortesia, cambiatele nome. Va bene anche “Los Pollos Hermanos”.

Mumbo-jumbo tecnologico ed è subito «Mi sono uploadato nel mainframe della nave».

«Cerchiamo qualsiasi cosa che inizi con RPG».
“Role-playing game”?
“Ruchnoy Protivotankovyj Granatomjot”?

Ai comandi di un elicottero senza coda, il nostro prode sfrutta il crollo di un edificio per cavalcarlo e attutire l’impatto con il suolo.

«Roba da matti», il mio giudizio sul film in tre parole.

Non sono stati gli aerei, è stata la bestia ad uccidere l’altra bestia.

Questo era, in breve, Rampage – Furia animale.

Una roba da chiodi.

Annunci

Cinquanta sfumature di rosso

Cinquanta sfumature di grigio: 571 milioni di dollari incassati nel mondo.

Cinquanta sfumature di nero: 381 milioni di dollari incassati nel mondo

TRAMA: Christian e Anastasia sono convolati a nozze. La loro felicità viene messa in pericolo da Jack Hyde, che vuole vendicarsi per essere stato licenziato, e da Elena, che intende mettere i bastoni fra le ruote alla coppia.

RECENSIONE: Io ho un problema con questa serie di film.

Se “film” li si può definire.

Il mio cruccio è che questa sega saga oltre a, per usare un termine prettamente tecnico, fare schifo alla minchia è costituita da tre episodi concettualmente identici.

Nel senso che i difetti ivi presenti sono i medesimi, ed io, da bravo coglione quale sono, la recensione accurata ed esplicativa me la sono bruciata subito con il primo.

Quindi dopo uno scritto sul secondo in stile “passi per l’accettazione mentale”, il mio articolo sul terzo sarebbe stata una mera ripetizione di concetti già affermati in precedenza, confermando né più né meno quanto già espresso.
Siccome repetita iuvant sed stufant, oltre a proporvi le due recensioni già vergate mi limiterò ora ad illustrare per sommi capi la triade nel suo complesso.

Recensione Cinquanta sfumature di grigio.

Recensione Cinquanta sfumature di nero.

Cinquanta sfumature, giudicata nella sua totalità, è un tifone monsonico di merda, uno tsunami di vomito che abbatte ogni umana resistenza mentale con inarrestabili ondate e ondate di rigurgito gastroesofageo pestilenziale, una cascata Vittoria di feci equine inarrestabili, un Giove Pluvio di guano, una piaga biblica che ok, basta.

Siccome mi sembrerebbe però un po’ sbrigativo chiudere già qui l’articolo, e onde non essere eccessivamente negativo, voglio ora consigliarvi qualche opera appartenente ad altre arti, che in caso amiate questa sequela di inenarrabili puttanate serie cinematografica, molto probabilmente apprezzerete.

.

LETTERATURA

Come non citare gli Harmony: rimarrete probabilmente stupefatti dalla straordinaria pletora di primari di chirurgia trentacinquenni alti, palestrati, biondi, con gli occhi cerulei e single, così come dalla miriade di lord sette-ottocenteschi agiati, progressisti e ovviamente scapoli.

Romanzi che imbarazzerebbero Stephenie Meyer mai banali, trame sempre imbecilli avvincenti, personaggi improbabili come come le lauree di Oscar Giannino dall’eccellente sviluppo introspettivo, per una lettura sicuramente di raro spessore emotivo ed intellettuale.

MUSICA

T’appartengo, di Ambra Angiolini.

Legato indissolubilmente ai saldi di fine estate legami all’interno di una coppia, T’appartengo vede al suo interno lyrics memorabili quali “T’appartengo ed io ci tengo / E se prometto poi mantengo / M’appartieni e se ci tieni / Tu prometti e poi mantieni / Prometto, prometti” che ben sottolineano la potenza degli impegni presi nei confronti di un’altra persona.

Mirabile anche l’uso delle onomatopee e dell’accomunare il sentimento a un’arma (“Perché un amore col silenziatore / Ti spara al cuore e pum! / Tu sei caduto giù”) ed il celeberrimo ritornello grondante metafore (“Ti giuro amore un amore eterno / Se non è amore me ne andrò all’inferno / Ma quando ci sorprenderà l’inverno / Questo amore sarà già un incendio”).

Beccatevi questa, Pink Floyd!

.

POESIA

Gabriele Dotti Francesco Sole.

A prima vista questa operazione commerciale potrebbe sembrare l’ennesimo veicolo di promozione per un fenomeno del web creato a tavolino e perpetrato tramite una semplice raccolta di aforismi famosi tratti direttamente dalle più squallide pagine Tumblr.
Infatti lo è La sua bibliografia si rivela in realtà una summa di banalità buoniste, stucchevoli e pure populiste dell’amore in ogni sua declinazione nota e non.

Con un ordine di raccolta alla cazzo di cane peggio della colonna sonora di Suicide Squad di raro acume editoriale, Giulio Rapetti in arte Mogol ingloba pensieri e parole basati prevalentemente sul sentimento dei sentimenti, non avendo timore di amalgamarlo con la modernità della vita di tutti i giorni.

Citandone solo un paio tra tutte perché altrimenti mi verrebbe la psoriasi sarei ripetitivo, “Non riesco a dimenticarmi di aprire Instagram per guardare se oggi in una foto che hai caricato il filtro era più amaro del solito” oppure “dicono che fidarsi è bene ma screenshottare è meglio”.

Ed è a questo punto che Pascoli ed Ungaretti escono dalle loro tombe per mangiarci il cervello come zombie di Romero possono solo genuflettersi innanzi al loro erede Prescelto.

.

GIORNALISMO

Pietra miliare della lunga tradizione giornalistica italiana è sicuramente il Cioè, rivista settimanale nata nel 1980.

Lettura imprescindibile per chi voglia rimanere sempre aggiornato su politica internazionale, economia e società, il Cioè spicca anche come antesignano del Time nel raffigurare in copertina i personaggi più importanti del nostro tempo.

Per chi voglia stare sempre sul pezzo, comprendendo l’importanza dei temi di attualità che stimolano il dibattito di studiosi e non.

.

FOTOGRAFIA

La società del benessere ha sicuramente contribuito a rendere quest’arte maggiormente democratica ed alla portata di tutti.
Accade spesso, infatti, di conoscere persone che per diletto si appassionino alla fotografia, grazie anche alle molteplici opportunità che il mercato delle apparecchiature consente, con tanti livelli di mezzi in base alle differenti possibilità di spesa.

Ciò che sicuramente ha portato a svilire la fotografia a mera perdita di tempo per borghesi annoiati elevare la fotografia come più limpida delle arti è Instagram.

Grazie a questo social network infatti, ognuno di noi può trovarsi di fronte ad immagini raffiguranti gatti, cibo e zoccole i soggetti più disparati.

Pregevole utilizzo è in particolare quello relativo alla figura umana, in cui si assiste alla totale padronanza dell’uomo sul prodotto artistico, della persona sul mezzo.
Che coloro in possesso di un bel seno si riempiano di decine e decine fotografie dall’alto per evidenziare la scollatura mentre chi sia dotata di terga stagne ami venire immortalata di spalle è segno di sfrenato e preoccupante narcisismo tipico di una società occidentale basata sull’immagine una capacità non comune nel vedere l’Arte nella grezza carne, come Michelangelo riusciva a scorgere meravigliose sculture nascoste negli imponenti blocchi di marmo su cui lavorava.

.

Sperando di aver reso servizio gradito ed aver ampliato al contempo il vostro background culturale, vi lascio con l’opera di uno dei più grandi cantautori italiani, amato soprattutto per l’ermetismo dei suoi testi e l’esotismo delle musiche.

No, non sto parlando di Battiato.

Star Wars: Gli ultimi Jedi

Recensire o non recensire, non c’è “provare”.

TRAMA: Rey prosegue il suo epico viaggio verso la scoperta della Forza insieme a Luke Skywalker. Nel frattempo Finn, Poe ed il resto della Resistenza devono vedersela con il Primo Ordine…

RECENSIONE: Dopo Il risveglio della Forza ci si imbarca nell’ottavo giro di giostra (più appendici varie ed eventuali) attraverso la galassia lontana lontana.

Ora, io non so se la Forza scorra potente in questa pellicola.

Perché Gli ultimi Jedi ha dei problemi.

Seri.

Scritto e diretto da Rian Johnson, Gli ultimi Jedi è un’opera piuttosto mediocre che purtroppo non sfrutta al meglio le basi narrative impostate dal suo predecessore, ingarbugliando eccessivamente una trama che viene così resa inutilmente complessa e accartocciandosi su se stessa senza dare una vera svolta al racconto.

Pur presentando infatti elementi di sceneggiatura piuttosto interessanti (su cui non posso essere specifico onde evitare spoiler), ne Gli ultimi Jedi essi affondano in due pecche evidenti che permeano l’intero film: l’errato contesto e la ridondanza.

Per quanto riguarda il primo, temo che il colpevole maggiore abbia la voce argentina e due enormi rotonde orecchie nere, visto che l’ironia che qui si respira è quasi di stampo marveliano per quanto forzata e guizzante fuori dal nulla.
La leggerezza dei toni cozza con le tematiche generali del film, e l’epico scontro tra Lato Chiaro e Lato Oscuro (qui ancora più leitmotiv del film precedente) non assume la drammaticità che teoricamente dovrebbe avere insito, venendo invece diluito e smorzato dal contesto più ampio in cui avvengono determinate situazioni.

Le gag inoltre si susseguono troppo freneticamente ed in modo troppo parcellizzato per essere apprezzate diventando magari in futuro iconiche (alla “Ti amo” – “Lo so” de L’impero colpisce ancora, per intenderci) e sono spalmate su un po’ tutti i personaggi, contribuendone all’appiattimento introspettivo rendendoli quindi tutti un po’ troppo simili.

Se nelle pellicole precedenti avevamo infatti l’ironia savia e pungente di un Obi-Wan, l’ingenuità di un giovane Skywalker, la tosta linguaccia della determinata Organa e la guasconeria sfrontata di Han, qui ogni character fa battute di un po’ ogni tipo in un po’ ogni situazione.

E ciò è male, soprattutto quando vengono sviliti gli antagonisti (povero generale Hux…) facendo subire loro gag che farebbero imbarazzare i Looney Tunes.

Ehi, Domhnall, lo sai che in questo film sei una macchietta imbarazzante?

Per la seconda, dispiace constatare quanto elementi estremamente validi vengano sviliti anche a causa della loro ripetizione idiotproof sul grugno dello spettatore.

Senza fare spoiler, il rapporto tra Kylo Ren e Rey si fortifica grazie ad un espediente che personalmente ho trovato ben pensato, apprezzandolo molto.

O meglio, apprezzandolo molto la prima volta che lo hanno utilizzato e non le successive tre-quattro, piuttosto banalotte ed inutili nel ribadire quanto già ormai assodato.

Non sviluppato poi benissimo l’importante tema del rapporto tra Rey e Luke, allieva e maestro ma anche due anime in cerca di riscatto (la prima) e redenzione (il vecchio Jedi) a causa della minaccia terribile che pende sulle sorti e della galassia.

Skywalker straziato dall’errore nel considerare Ben Solo, figlio del fraterno amico Han, come un nuovo potenziale alfiere della Forza, incarna un maestro molto diverso da coloro che abbiamo già visto nella saga.
Yoda, Obi-Wan (per Anakin prima e il figlio poi) e lo stesso Qui-Gon (ne La minaccia fantasma) venivano presentati con molta dedizione all’addestramento del prossimo, mentre la riluttanza di Luke, seppur giustificata, viene resa troppo schematicamente ed ottusamente visto il pericolo rappresentato dal Primo Ordine e dallo stesso Kylo Ren.

La relazione maestro-allieva si inserisce nell’ormai consolidata tematica tipica di questa saga del confronto generazionale, in cui da un lato le colpe dei padri, biologici e non, ricadono sui figli quanto dall’altro ci sia una vecchia guardia che può agire talvolta in riparazione di esse (dall’archetipo Darth Vader che si ribella all’imperatore fino a tutti gli altri).

Purtroppo Rey-Luke è la più deboluccia fin qui vista.

La speranza, altro grande topos narrativo di Guerre Stellari è qui talmente estremizzato da risultare antitetico: i personaggi la smarriscono molto velocemente, a causa anche alla deleteria estremizzazione dei ribelli come quattro gatti disgraziati contro un esercito gigantesco.

Gli scontri armati, per quanto ben realizzati visivamente (a cominciare dalla battaglia spaziale iniziale d’apertura, veramente spettacolare), sono anch’essi estremamente ripetitivi e spesso presentano il ricorso ad azioni suicide e disperate.
Come detto poc’anzi, anche questo è un espediente che funziona se viene utilizzato dalla sceneggiatura come extrema ratio, non ogni Cristo di volta.

Visivamente la pellicola è ottima, e visti budget, previsto ritorno di pubblico e sviluppo tecnologico sarebbe stato uno scandalo il contrario.
Per quanto riguarda le fantasiose creature presenti, se i porg, sottospecie di quaglie con gli occhioni dolci, mi hanno fatto venire la PTSD ripensando agli odiosi ewoks de Il ritorno dello Jedi, ho trovato carini ma fintarelli i fathiers (cavalli coniglieschi giganti) e già migliori le vulptex.

Ottimo uso in generale del colore, dal rosso-nero-bianco dell’impero del Primo Ordine alle consuete tonalità terrose verde-marrone della Resistenza.
Eccessivo il giallo-nero del pianeta Campione d’Italia, un po’ troppo caricato e stereotipato sulla negatività del denaro e che porta a dialoghi di scarsa innovatività sullo schierarsi oppure no in caso di grandi conflitti.

John Boyega nonostante un’entrata in scena degna dei tre marmittoni recita tremendamente sotto le righe per tutto il film, venendo surclassato dalla brava Kelly Marie Tran, sulla cui back-story avrei preferito maggiore focalizzazione.

Oscar Isaac, pur bene in parte e con un personaggio trattato piuttosto con riguardo in fase di sceneggiatura, continua a darmi l’impressione di uno a cui manchi il punto per fare blackjack, Daisy Ridley si conferma il membro del cast che offre l’interpretazione migliore mentre Adam Driver ha una pericolosità altalenante tra  Adolf Hitler e Dennis la minaccia.

Tra le new entries del cast, piuttosto dimenticabili i bravi Laura Dern dal crine magenta e Benicio del Toro doppiato in modo agghiacciante da Adriano Giannini.
Sempre a proposito di doppiaggio, personalmente credo stoni abbastanza la voce del pur ottimo Francesco Prando su Mark Hamill: dovendo trovare un sostituto dello scomparso Claudio Capone, avrei preferito in sua vece una tonalità più matura come, per dirne un paio, Luigi La Monica o Mario Cordova.

Gli ultimi Jedi porta il nome di una saga entrata nella storia del cinema e divenuta simbolo di una cultura pop-nerd di enorme successo, quindi mi aspetto incassi uno sproposito al botteghino.

Ma rimane uno spreco artistico ed un’occasione mal sfruttata.

Peccato.

Cinquanta sfumature di nero

cinquanta-sfumature-di-nero-locandinaWe Shall Fight on the Bitches.

TRAMA: Christian Grey tenta di convincere Anastasia a tornare nella sua vita: la ragazza esige un nuovo accordo, Grey accetta e la coppia si prepara a condurre una relazione equilibrata, ma alcuni personaggi appartenenti al passato di Christian sembrano pronti a minare la sicurezza finalmente raggiunta.
Tratto dall’omonimo romanzo di E. L. James.

N.B. I toni dell’articolo seguente sono volutamente esagerati a fini ironici, essi dunque non corrispondono appieno alle sensazioni dell’autore.

RECENSIONE:

FASE 1: NEGAZIONE

Ho già recensito il film grigio.

Oddio, “film”…

“Cosa”.

È da che ho memoria che mi interesso al cinema, quindi so come funziona: la vacca da soldi viene munta finché la gente non si stufa, e non si cambiano mai nemmeno le modalità espositive per paura di deludere il pubblico (come se questo avesse chissà quali pretese) e si scatarra in sala la solita palla di muco da due ore o giù di lì.

Trangugiarmi anche questo?

No, grazie: avere un pene mi esclude dal target di interesse per questa roba.

Sarà anche cambiato il cast tecnico, ma se le basi sono scadenti non è che muti chissaché la qualità: solita coppia sbilanciata, solita pruriginosità da discount per stuzzicare le virginali fantasie femminee ma in modo da non sfociare nello scabroso, soliti attori cani, solito simbolismo da quattro soldi.

Vi interessa la mia opinione? Pigliatevi il mio articolo sul primo episodio, sostituite i colori ed avrete la recensione di questo.

cinquanta-sfumature-di-grigio

FASE 2: RABBIA

Ok, capisco che al cinema ci proiettino vagonate di merda, ma questo film è veramente una delle robe più stupide, inutili e trash che io abbia mai avuto la disgrazia di trovarmi nel campo visivo.

Essendo tratto da un romanzo, partiamo dalla trama: la sceneggiatura ha più buchi delle braccia di un eroinomane.

Cose avvengono senza un filo logico, ogni scena è buttata a casaccio e tutte le volte che i due non scopano sembrano solo un intermezzo tra scene di sesso che non hanno nemmeno più la scusa del sadomaso (la prima si apre e si chiude con un cunnilingus); sul finale ok, ci sono delle catene, ma non robe alla David Carradine, perciò va a scemare anche quella venatura spicy che, pur non essendo presente in maniera qualitativamente accettabile manco nel Grigio, almeno là fungeva da scusante.

cinquanta-sfumature-di-nero-scena2

Inoltre i dialoghi sono così triti, scontati e irrealistici da essere piacevoli ed armoniosi più o meno quanto degli stiletti rompighiaccio infilati a forza nelle trombe di Eustachio, ed hanno anche la deplorevole aggravante di sembrare partoriti più dalla mente di una sedicenne in tempesta ormonale abbonata al Cioè che da una scrittrice cinquantenne.

Ma l’aspetto TRAGICO è che non stiamo parlando di un sottoprodotto scrauso della filmografia mondiale (tipo, che so, i venti e passa film giapponesi su Godzilla o gli action esagerati di Bollywood): Cinquanta sfumature dei mie due coglioni fumanti è MAINSTREAM.

Va nei CINEMA MONDIALI.

Viene programmato per SETTIMANE.

C’è la gente che PRENOTA per andarlo a vedere.

cinquanta-sfumature-di-nero-scena

Io non se ci rendiamo bene conto della situazione.

Io non so se ci rendiamo bene conto di come ragioni il pubblico.

IO NON SO SE CI RENDIAMO BENE CONTO CHE SE FOSSI STATO NEI LUMIÈRE, COL TRENO DI LA CIOTAT AVREI PREFERITO FARMICI MACIULLARE SOTTO.

No, ma poi lo zenit dell’assurdo è che le orde di gente a cui attira ‘sta roba (cioè alcune donne convinte e i di loro morosi evidentemente ostaggi di un becero ricatto a sfondo sessuale) sono poi GLI STESSI che tre, due o anche UNA SOLA SETTIMANA FA hanno attuato l’identico comportamento con un film dalle tematiche opposte come La La Land.

MA STIAMO SCHERZANDO?!

SIAMO SU “SCHERZI A A PARTE”?!

cinquanta-sfumature-di-nero-la-la-land

FASE 3: NEGOZIAZIONE

Ok, riflettiamo insieme.

La domanda principale è: davvero così tante persone sono attratte da film come questo?

Anzi no, mi correggo, davvero così tante persone APPREZZANO film come questo?

Cinquanta sfumature di orchite è manifestamente una scadente fanfiction (tecnicamente lo è davvero, venne pubblicata su un forum a tema Twilight) ed è la risposta femminile in salsa Harmony alle pellicole male-friendly in cui l’eroe action (straniero) o il comico dialettale (nostrano) si trovano di fronte la bambolona tettona sotto la doccia o tra le coperte.

cinquanta-sfumature-di-nero-scena7

Ora, io ovviamente parlo solo a nome mio, ma la differenza è che se mi chiedessero se io apprezzi o meno, che so, L’insegnante con Edwige Fenech, potrei fare battute sulle scene di spiata dal buco della serratura, ma non direi mai che è un gran film.

Ma mai.

Al di là dell’elemento prettamente sessuale, in Cinquanta sfumature di Penthotal cose di una gravità impressionante vengono esposte ed accettate senza particolari problemi: schiavismo sessuale, esaurimenti nervosi, incapacità di separarsi emotivamente dalle persone con cui si ha avuto una relazione in passato, abusi infantili i cui effetti si ripercuotono… tutto viene affrontato con una passività disarmante.

Davvero non c’è nessuna volontà di approfondimento introspettivo per quanto riguarda questi fattori?

cinquanta-sfumature-di-nero-scena6

Virando più sull’aspetto prettamente erotico, esso è comunque assai rarefatto: anzi, le brevi sequenze in cui si opta per una pratica sessuale particolare (ad esempio le Geisha Balls) oltrepassano decisamente i limiti del ridicolo involontario, ponendo le basi per intermezzi “What the Fuck??” piuttosto trash e quasi grotteschi.

Oggettistica erotica viene provata con lo stesso misto di meraviglia e divertimento con cui i bambini scoprono un nuovo giocattolo: tale approccio non è un problema in sé, visto che il sesso è un elemento naturale della vita umana, ma rappresentate su schermo tali reazioni risultato veramente idiote e fuori luogo, prestando come già detto il fianco a facile ironia.

cinquanta-sfumature-di-nero-scena5

FASE 4: DEPRESSIONE

Tirando le somme, temo che riempire il pubblico di spazzatura possa a lungo termine comprometterne le facoltà di discernimento tra ciò che vale la pena di essere visto e cosa invece no.

Se si perde un buon bilanciamento, con la crescente prevalenza di blockbuster o pellicole spudoratamente attira-folle che schiaccino opere ben più meritevoli di visione (per quanto magari anch’esse ad alto budget, il mio non è uno stucchevole elogio del filmetto festivaliero desaparecido) gli spettatori diventeranno, lo dico senza mezzi termini, sempre più scemi.

Spettatori che, considerati gli incassi, evidentemente amano assistere ad uno spettacolo più che tristanzuolo in cui due attori espressivi quanto i Daft Punk rappresentano una storia senza capo né coda, un rapporto negativo e idealisticamente sbagliato per fare leva facilmente sulle bassezze istintive degli astanti.

Cinquanta sfumature di ho recensito pure questo, odio la mia vita, così come pure saghe al massimo del disimpegno per maschietti come Fast & Furious o i peggiori esempi tra i prodotti Marvel pur svolgendo basilare funzione di divertimento ed appealing rischiano un ruolo preminente nella cinematografia che non gli si confà.

Non tanto per una visione utopistica di cinema come arte slegata totalmente dall’aspetto monetario (non sono un idealista, il cinema è un’industria che tra tutti i suoi vari rami muove ogni anno un sacco di soldi), ma per un bisogno mentale e spirituale di qualità.

cinquanta-sfumature-di-nero-scena4

FASE 5: ACCETTAZIONE

Ma in fondo che funzioni proprio così non è necessariamente un male.

Cinquanta sfumature di avete portato davvero dei cetrioli al cinema, non ci posso credere è veramente una delle robe più terribili e raggelanti che io abbia mai visto: oltre alle pecche già citate, sono da segnalare anche una regia piuttosto anonima, una fotografia senza luce e basata spesso su blandi toni di nero, oltre che ad un uso scriteriato dei personaggi secondari, che vengono buttati a manciate sulla scena come coriandoli a Carnevale spesso senza un approfondimento psicologico anche vago.

cinquanta-sfumature-di-nero-kim-basinger

Nonostante siano state quindi due ore della mia vita buttate nella tazza del cesso e che non rivedrò mai più, ampliando la propria visione al grande schema delle cose pellicole come questa possono servire da vergognosa trashata che bilanci film migliori e basati su un minimo di rispetto nei confronti dell’umana intelligenza: la loro stessa esistenza può quindi servire per far comprendere, in contrasto, quanto altre cose siano migliori.

Il loro approdo al cinema sul momento sembra una gran rottura, ma prima o poi passano e li si dimentica fino all’annata successiva; un po’ come l’influenza stagionale.

O come un tormentone musicale.

Cinquanta sfumature di grigio

cinquanta sfumature locandinaLove, Sex, American Express.

TRAMA: Quando la graziosa e ingenua studentessa Anastasia Steele incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo e misterioso.
Poco a poco i due inizieranno una relazione, caratterizzata dai gusti erotici decisamente singolari del signor Grey…
Tratto dal romanzo omonimo di E. L. James.

RECENSIONE: Abbiamo qui a che fare con la pellicola tratta dal primo capitolo di una serie di romanzi indirizzati al pubblico femminile, e diventati fenomeno di massa nonostante la loro scarsa qualità oggettiva e la poca inventiva.

twilight fiori

No, non quella serie di film…

Mi riferisco invece alla storia di una ragazza comune che intreccia una relazione con un figone inarrivabile, rappresentando quindi su carta e schermo una delle tipiche fantasie del gentil sesso e raccogliendo un enorme successo di pubb…

twilight fiori

Ok, dato che questa recensione sarà un lungo e doloroso calvario, partiamo dalle basi.

Differenza tra realtà e fantasia.

La realtà è la dimensione in cui viviamo, concreta, materiale ed esistente, e per sua natura solitamente presenta difficoltà o problemi vari.

Gioie ma anche dolori. Trionfi ma anche sconfitte. Sollievi ma anche bestemmie.

Nel boschetto della fantasia, invece, oltre a un fottio di animaletti un po’ matti inventati da voi, si ha la facoltà della mente umana di interpretare liberamente e senza limitazioni i dati reali e da essi creare contenuti inesistenti.

cinquanta-sfumature-di-grigio_980x571

In una fantasia (non solo sessuale, ma in generale) a meno che il soggetto fantasticante non sia un masochista tutto va come dovrebbe, in un’aura di assoluta perfezione.

Trasporre pari pari un sogno nella realtà non funziona narrativamente, perché avendo basi puramente idilliache esse si scontrano con le difficoltà normalmente presenti nel mondo reale; il risultato non è quindi credibile, cosa che costituisce uno dei presupposti fondamentali affinché lo svolgimento di un racconto regga.
È ovvio che una storia possa anche avere elementi irrealistici (astronavi, draghi, animali parlanti o robe simili), ma i suoi cardini, una volta fissati, devono servire a mandare avanti la storia stessa cercando di far dimenticare allo spettatore l’essere di fronte a finzione.

Quindi, paradossalmente, anche Guerre Stellari ha una sinossi più credibile di Cinquanta sfumature di grigio.

50 sfumature di grigio

Per realizzare questo aborto è stata selezionata infatti una delle fantasie sessuali più comuni e apprezzate dalle donne, ossia il miliardario figo, ed è stata dilatata e annacquata fino a due ore di pellicola, senza preoccuparsi minimamente di dare spessore artistico all’opera.

Una pensata demente: è come se avessero preso uno dei desideri pornografici preferiti dagli uomini, come, che so, le dottoresse sexy, e ci avessero fatto dei film.

A chi mai verrebbe un’idea del gen…

dottoressa fenech

Ah, già…

Ma dopo la doverosa introduzione, passiamo all’opera in esame.

Com’è questa versione patinata e al femminile delle pellicole italiane scollacciate degli anni ’70?

Beh, una vaccata.

Preso come film erotico manca dei due elementi principali di tale genere, ossia i personaggi e l’atmosfera

Partiamo dai primi.

50 sfumature loro

I personaggi di questa pellicola non funzionano.

Esistono coppie cinematografiche (non solo di amanti, ma di qualsiasi tipo) i cui componenti sono molto diversi; in tali casi però, solitamente, i due si completano a vicenda, rendendosi complementari l’un l’altro e muovendo la storia attraverso i loro due binari paralleli.
Un esempio classico è quello del duo Dean Martin – Jerry Lewis: bello, carismatico e risoluto il primo quanto goffo, imbranato e sgraziato il secondo, nonostante ciò riescono ad amalgamarsi e a formare un tutt’uno.

Qui no.

La coppia Anastasia – Christian è totalmente sbilanciata.

50 sfumature coppia

Entrambi hanno caratteristiche troppo marcate e calcate.

Lui è figo, magnetico ed attraente, e viene rimarcato in ogni modo che sia figo, magnetico ed attraente; lei è goffa, nella media e caratterialmente piatta, e viene rimarcato in ogni modo che sia goffa, nella media e caratterialmente piatta.

Il risultato di tali personalità troppo estremizzate è che nonostante il punto di vista della storia sia quello di lei, l’attenzione è catalizzata totalmente da lui, rendendo Anastasia un personaggio vuoto e piuttosto noioso.

Avere una Maserati e incollare un mattone al pedale dell’acceleratore non è una scelta intelligente per mostrare di avere una macchina veloce, ma una pensata imbecille che estremizza a livelli iperuranici un aspetto fin troppo evidente.

Le dinamiche narrative tra i due sono inoltre sbattute in faccia allo spettatore troppo velocemente, e i due passano da meri conoscenti ad amanti in un lasso di tempo troppo contenuto, non dando tempo a chi assiste di ambientarsi e abituarsi ai vari passaggi.

Un momento si studiano e quello dopo fanno sesso sadomaso.

that escalated quickly gif

Ah, e che i manichini da crash-test abbiano più spessore narrativo di questi due tizi sicuramente non aiuta.

Capitolo atmosfera.

Nei film è molto importante creare un’atmosfera che coinvolga lo spettatore nella narrazione, in modo che ciò che veda non sia una semplice parete con un filmato proiettato sopra, ma una storia che riesca ad attirarli nell’aura del film.

Nei film erotici, in particolare, deve essere creata un’atmosfera torbida e sensuale; l’aria deve essere vibrante, per far sì che il pubblico sia interessato all’evoluzione del rapporto personale tra i due personaggi.

Questo vale non solo per i film erotici: così come nei thriller è fondamentale la tensione, negli action l’adrenalina e nei Marvel le cazzate col botto, ogni pellicola deve riuscire a far entrare il pubblico nel proprio mondo.

50 sfumature di grigio non ci riesce, per due motivi.

Il primo è la già citata ed eccessiva artificiosità della storia dovuta alla sua credibilità inesistente.

Il secondo è una pecca comune ai film tratti da romanzi, ossia il fatto di descrivere/parlare/discutere tantissimo e mostrare poco attraverso recitazione ed immagini.

Detto in altri termini, nemmeno in un’opera di Shakespeare sceneggiata a sei mani da Christopher Nolan e i fratelli Wachowski con la regia di Martin Scorsese si parlerebbe così tanto.

Quindi, ricapitolando: due cose importanti, entrambe toppate in pieno.

loki facepalm

E il sesso?

Beh, questo film dura circa due ore: la prima scena erotica inizia dopo più di quaranta minuti e dura sui 60-90 secondi, per cui credo che le attese in ambito “oh, mio Dio, ma questo è un porno” siano state, tanto per cambiare, un tantino esagerate.

Cambiando argomento, pensavo che il titolo dell’opera fosse un’allusione alle sfaccettature caratteriali di Grey, e non al disperato tentativo da parte della fotografia di aspirare ogni parvenza di vivacità e naturalezza ai colori.

La sensazione è infatti di assistere a due ore di film attraverso uno strato di domopak che la luce non riesce ad attraversare, appiattendo quindi i colori rendendoli asettici e artificiali.

50 sfumature di grigio colori

Pur con il buon doppiaggio da parte di Andrea Mete e Rossa Caputo, funzionale al tipo di storia, i protagonisti Dakota Johnson e Jamie Dornan sono due totem inespressivi.
Troppo granitico e glaciale lui nell’eccessiva rappresentazione del figone stereotipato, troppo macchiettistica e con le mossettine lei nell’eccessiva rappresentazione della ragazza comune.
Nulla di nuovo sotto il sole.

Per chiudere il discorso e allo stesso tempo riallacciarmi alla gag iniziale, non solo questo film è una versione porno di Twilight, ma è anche peggiore rispetto ad esso.

sfumature twilight
Crepuscolo infatti aveva la scusa di essere un film (oddio, forse “film” è un po’ eccessivo…) indirizzato ad un pubblico abbastanza giovane, e quindi dai gusti MOLTO semplici; è ovvio che esistano pellicole realizzate per spettatori minorenni aventi una qualità complessiva più che buona, ma dato i soggetti di riferimento diciamo che non si è costretti a fare Bergman, e la si può prendere più alla leggera.

Ma qui no: 50 sfumature di grigio non ha le minorenni come target, spero, ma ragazze più mature.

Ormai donne.

Persone che quindi dovrebbero avere anche dei gusti più maturi, senza abbandonarsi a film sterili nati da basilari fantasie, che sono assolutamente normali da avere ma che non giustificano l’esistenza di un’opera cinematografica scadente e facilona, messa in piedi solo per spillare dei soldi ad un pubblico altrettanto facilone.

Persone che magari potrebbero e dovrebbero avere un maggiore senso critico nei confronti dell’intrattenimento a cui stanno assistendo.

E non far ottenere successo ad opere pessime.

The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca

the butlerAmbrogio, avverto un leggero languorino.

TRAMA: Tratto dalla vera storia di Eugene Allen (il cui nome nel film è stato modificato in Cecil Gaines), maggiordomo afroamericano che ha lavorato alla Casa Bianca dal 1952 al 1986, sotto otto diversi Presidenti degli Stati Uniti d’America.

RECENSIONE: Per la regia dell’afroamericano Lee Daniels, che nel 2009 aveva diretto l’intenso Precious (no, non quello di Gollum, quello di Gabourey Sidibe), The Butler è una buona (ma non ottima) pellicola, che rappresenta il percorso professionale e personale di un individuo correlandolo ai fatti che hanno segnato la storia della sua nazione, in un continuo ping pong tra la dimensione interiore e quella sociale.

Per spiegare più chiaramente il film penso che prima di farne una recensione vera e propria sia utile paragonarlo ad un’altra pellicola americana a 24 carati, uscita l’anno scorso e che (come probabilmente toccherà a The Butler) ha fatto incetta di nomination agli Oscar, ossia Lincoln.

Il punto in comune è evidente: entrambe sono pellicole storiche. Lo è più marcatamente l’opera di Spielberg, ovviamente, perché la sua dimensione storiografica costituisce il cuore del film stesso, mentre come già detto The Butler ha una grande simmetria con un singolo uomo comune,  a contatto con il nucleo della politica (per via del suo lavoro) e allo stesso tempo estraneo ad esso data la sua funzione di mero servitore la cui opinione non deve mai trasparire.

Ma The Butler è migliore di Lincoln.

Il tallone d’Achille di Lincoln, per quanto sia una buona opera, è la sua imponenza pachidermica dal punto di vista storico-narrativo. Fatti, personaggi ed azioni sono mostrati con un dettaglio tale da essere accessibili solo ad un preparato pubblico americano; gli europei, per una mera questione di ignoranza scolastica e culturale, faticano a digerire un’opera così verbosa e minuziosa. I personaggi, magari anche importanti per il susseguirsi degli eventi, rischiano di diventare quindi un confuso e torbido miscuglio di visi senza una ben chiara connotazione su ognuno rispetto a chi sia e faccia cosa.

Per quanto riguarda The Butler è ovvio che la conoscenza della storia americana della seconda metà del Novecento è importante per la comprensione della pellicola, ma è altrettanto vero che ci si limita (aiutati dall’estensione temporale pluridecennale del film stesso) ai pochi e grandi cardini delle relative vicende storiche.
Per fare un esempio molto banale, quindi, è piuttosto improbabile che un europeo (o peggio, un italiano) conosca la composizione dei partiti repubblicano e democratico nel 1865, è più facile che sappia chi fossero le Pantere Nere.
O almeno spero.

Nonostante l’ennesimo sottotitolo italiano imbecille, che sembra il nome di una sit-com di Disney Channel con le risate registrate in sottofondo, The Butler è un buon film, che pecca sovente di eccessiva retorica (come molte pellicole americane che abbiano la politica come argomento principale) ma che riesce a dare quei due-tre affondi (non troppi, per la verità) alle coscienze che piacciono tanto al grande pubblico e all’Academy.
Sarà interessante vedere se l’onda lunga dell’amore per il Presidente Obama porterà ad un’incetta di Oscar, anche in base ovviamente a quali saranno le altre pellicole pluricandidate.
Non ti preoccupare, Leonardo, la statuetta non la vincerai neanche quest’anno. 

Forest Whitaker torna finalmente ad un’opera degna di lui dopo alcune pellicole mediocri e/o ignoranti e riprende quel fil rouge iniziato con L’ultimo re di Scozia del 2007. Intenso e dignitoso, il suo personaggio è il punto d’incontro tra macro e micro, tra Stato e famiglia (le due principali aggregazioni di persone) e offre una buona prova attoriale, risultando probabilmente la cosa migliore della pellicola.

Molto imponente il resto del cast, con David Oyelowo (già presente in Lincoln), il rocker Lenny Kravitz, l’opinion leader Oprah Winfrey, Cuba Gooding Jr. (recente comparsata in Machete Kills) e Terrence Howard. Personaggi i loro talvolta eccessivamente stereotipati ma che danno una buona visione d’insieme, quindi su alcuni cliché penso si possa soprassedere.

Molto interessante il punto di vista sui vari presidenti americani, i cui ritratti sono talvolta riusciti (il viscido Nixon di John Cusack e il totemico Reagan di Alan Rickman) altre volte meno (lo stucchevole Kennedy di James Marsden, il caricaturale Johnson di Liev Schreiber), ma che rendono complessivamente un buon contributo al film. Attraverso loro lo spettatore può entrare in un mondo ovattato, una torre d’avorio dalla cui sommità si vigila sugli eventi che accadono in un grande Paese.

Non eccelso e probabilmente sarebbe potuto riuscire meglio, ma si è visto di molto peggio.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Per il lato maggiordomi L’impareggiabile Godfrey (1936) e Quel che resta del giorno (1993). Per la politica americana J. Edgar (2011) e Lincoln (2012)

Kick-Ass 2

kick-ass-2-la-locandina-italiana-280023“The Avengers” chi?

TRAMA: Dopo le vicende del primo capitolo, Dave Lizewski si unisce a un gruppo di vigilanti capeggiati dal colonnello Stelle e Strisce, mentre Mindy scopre l’adolescenza. Dovranno affrontare un acerrimo nemico, anch’egli con una squadra al seguito.

RECENSIONE: Seguito di Kick-Ass del 2010, adattamento cinematografico del fumetto omonimo, un bel film originale e molto divertente. Qui abbiamo un secondo capitolo che si attesta sui livelli qualitativi del precedente, mantenendone intatti gli elementi caratteristici come la violenza esagerata e la grande ironia, che sfocia talvolta nel patetico. Un film sopra le righe, che però come il predecessore costituisce una ventata d’aria fresca nella stagnante e paludosa cinematografia moderna, dove le buone idee scarseggiano e le cazzate abbondano.

La regia passa da Matthew Vaughn (che rimane nelle vesti di produttore) a Jeff Wadlow, che ne cura anche la sceneggiatura. Quest’ultima è caratterizzata da una narrazione su due binari paralleli nella prima metà del film, riunendo poi questi due blocchi narrativi per arrivare all’epilogo. I personaggi sono molto caratterizzati e archetipici, e questo contribuisce favorevolmente alla loro identificazione da parte dello spettatore, che assiste ad una Rivincita dei nerds con qualche ettolitro di sangue in più. La macchina da presa alterna primi piani (molto frequenti) a riprese più frenetiche nelle scene di combattimento, sempre mantenendo l’elemento “non professionale” di tale lotte, dato che vedono come protagonisti tizi in costume armati di mazze o coltelli.

Essendo un seguito, la maggior parte del cast è ovviamente costituita da reduci del film precedente. Come attore chioccia si passa dal Nicolas Cage del primo episodio (il suo Big Daddy era un bel personaggio e il prode Gabbia lo rendeva bene nel suo granitico eroismo, cosa più incredibile di Iggy Pop in camicia) a Jim “Voglio tornare negli anni 90, quando ero figo” Carrey. Il Colonnello è una buona guida, intrisa degli stereotipi dell’americano medio patriottico e timorato di Dio, e nonostante Carrey all’improvviso si sia dissociato dal film (a causa secondo lui della troppa violenza e dopo i fatti di Newtown) il suo piccolo contributo è pur sempre gradevole.

Ritorna il trio Aaron Taylor-Johnson, Chloe Grace Moretz e Christopher Mintz-Plasse (ma UN nome e UN cognome non usa più?), che riprendono le loro maschere, in tutti i sensi. Tutti e tre in forma e bene nelle parti, spero si mantengano su questi livelli per contribuire ad un ricambio generazionale in quel di Hollywood. Sorprendente in particolare la Moretz, che a soli 16 anni sta dimostrando capacità recitative ottime.

Uno dei temi portanti del film è la possibilità per le cosiddette “persone comuni” di diventare parte di qualcosa e di dare il loro contributo per la società, inventandosi strampalati alter-ego. Lanciare ragnatele, avere artigli che escono dalle nocche o volare sarebbero poteri fantastici, ma non sono indispensabili per sentirsi degli eroi. Questa condizione deriva dall’impegno che si mette in ciò che si fa e dagli ideali per cui si combattono le piccole lotte quotidiane, e Kick-Ass prende questo importante concetto virandolo sulla comicità e sull’intrattenimento.

Colonna sonora caciarona come è giusto che sia in un film del genere, qui basata però più su motivetti (ad esempio Korobeiniki When the Saints go Marchin’ in) piuttosto che su canzoni vere e proprie. Nel primo capitolo erano infatti presenti Mika, The Prodigy, Per qualche dollaro in più di MorriconeBad Reputation.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: ovviamente Kick-Ass ma anche altre pellicole con protagonisti supereroi improvvisati, come Super (2010) o Mystery Men (1999).

Tag Cloud