L'amichevole cinefilo di quartiere

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Don Jon

don jon“I Vangeli e il Manifesto del partito comunista sbiadiscono; il futuro del mondo appartiene alla Coca-Cola e alla pornografia.” cit. Nicolás Gómez Dávila, scrittore colombiano.

TRAMA: Jon è un bravo ragazzo italo-americano che ama andare ad allenarsi in palestra e uscire la sera con gli amici. È anche un grande seduttore, in quanto abborda facilmente moltissime ragazze, ma nonostante questo non riesce ad avere una compagna fissa.
Il suo problema? È un fanatico dei film porno.

RECENSIONE: Diretto, scritto ed interpretato da Joseph Gordon-Levitt, al suo debutto dietro alla macchina da presa, Don Jon è un film che mostra in maniera intelligente una grave dipendenza, da cui è difficile uscire al pari della ossessione per gli stupefacenti o per gli alcolici. Il protagonista è un personaggio attraverso cui lo spettatore vede le difficoltà di una persona che esteriormente sembra avere tutto, ma che è bloccata dal punto di vista relazionale, non riuscendo a trovare la sua dimensione all’interno dell’ambiente-coppia.

La sceneggiatura riprende i classici canoni delle commedie romantiche, aggiungendo però pepe attraverso l’esplorazione del lato nascosto della sessualità, non fermandosi banalmente a situazioni standard come l’incontro, il primo bacio e la prima volta, ma inserendosi nel legame tra il sesso in quanto atto vero e materiale e la sua rappresentazione mentale da parte di un soggetto.

L’incontro con la classica brava ragazza, interpretata da Scarlett Johansson, pone in contrasto la mentalità esageratamente sessuomane con le esigenze di una persona vera, che in quanto tale ha pensieri e sentimenti, dando quindi avvio alla visione del corpo femminile non come insieme di ossa, muscoli e sangue ma come concezione più matura e rispettosa.

La pornografia e l’attrazione per essa è raccontata non scadendo né nel ridicolo né nel triviale, mantenendo uno sguardo amico e al tempo stesso critico. Questa è una freccia nell’arco del film, in quanto l’argomento è di per sé scottante e c’era il rischio di volgarizzarlo più di quanto fosse necessario.

Come attore, Gordon-Levitt interpreta questo Jersey boy in maniera efficace, fornendo una gamma di atteggiamenti in rapporto ai soggetti e oggetti verso cui si relaziona (amici, famiglia, donne, palestra, cura per la casa) che ne fanno un archetipo all’apparenza scontato ma interiormente ricco di sfumature. La Johansson ha un buon ruolo e se abbandonasse supereroi e filmetti potrebbe far valere il detto tanto usato a sproposito secondo cui “a volte la bellezza è un fattore negativo perché nasconde le nostre vere capacità bla bla bla”. Julianne Moore in queste parti è quasi una sicurezza.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: sul rapporto tra pornografia e persone appassionate di essa penso che film acuti come questo non ce ne siano. Molto particolare.

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The Avengers

“Era questo il piano.” “Non è un granché.”

TRAMA: il malvagio dio nordico Loki minaccia la Terra; per fermarlo viene formata una squadra composta dai più forti supereroi del pianeta.

RECENSIONE: Questo film è semplicemente una colorata porcheria fracassona.

Si può tranquillamente fare un film sui supereroi che abbia un certo spessore (i Batman di Nolan e Burton ad esempio, o pur con i suoi difetti dovuti anche all’età il Superman con Christopher Reeve del 1978), ma qui semplicemente non ci si riesce.

Regia di Joss Whedon (produttore del telefilm cult Buffy the vampire-slayer), al suo secondo film da regista.
Si vede.
Lo stile è quello di Michael Bay, autore di perle intellettuali come Transformers e seguiti, cioè un collage di inquadrature da loop da aeroplani con contorno di esplosioni e distruzioni di basi sotterranee/palazzi/elicarri; utile e divertente da vedere se si filmano le Frecce Tricolori, meno in un film di due ore e 25.

La sceneggiatura (se così la si deve chiamare) è formata da tre pezzi triti e ritriti: reclutamento, combattimento intermedio e combattimento finale, con ininterrotte battutine stile “io sono un gran figo” da parte dei vari galletti presenti.

Per quanto riguarda la recitazione Downey jr interpreta il suo Stark come ormai tutti i suoi personaggi, cioè da irritante e incorreggibile cazzone (lontani i tempi di Charlot 1992); i biondi Evans-America e Hemsworth-Thor sarebbero testa a testa in una gara di inespressività; Ruffalo-Banner strappa a fatica la sufficienza, anche se sembra reciti meglio da bestione verde che da essere umano (cosa che dovrebbe fargli porre qualche domanda) ma dovrebbe decidere quale lato della forza seguire: film di qualità (Zodiac, Shutter Island) o meno (Se solo fosse vero o questo).
Piange il cuore vedere il mostro sacro Samuel L. Jackson (Fury) e il promettente Renner-Hawkeye (The Hurt Locker, film che ha vinto l’Oscar nel 2010) sputtanati in questa maniera.

Un film che si può tranquillamente evitare senza rimorsi di coscienza.

Ah già, Scarlett Johansson ha un livello recitativo da film porno.

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