L'amichevole cinefilo di quartiere

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Star Wars: L’ascesa di Skywalker


Che la Forza non sia più con noi.

TRAMA: La resistenza è ridotta a poche unità, il Primo Ordine dilaga sotto il comando del leader supremo Kylo Ren, ma un messaggio ha turbato la galassia.
Una nuova minaccia, riemersa dal passato, mette in grave pericolo i nostri eroi…

RECENSIONE:

Dopo Il risveglio della Forza, copia carbone senza vergogna di Una nuova speranza e un Gli ultimi Jedi che dovrebbe essere preso e buttato nel rusco, si conclude con questo L’ascesa di Skywalker una trilogia su Guerre stellari di cui francamente continuo a non comprendere l’utilità.

Ok, un’altra trilogia su Guerre stellari di cui francamente eccetera eccetera.

Ringraziando la Forza termina infatti un passaggio di testimone che si dimostra una volta di più come reso da cani (dopo l’uso del personaggio Han Solo ne IRdF e la caratterizzazione di Luke ne GUJ), con un Capitolo IX che mira esclusivamente a porsi come unione tra le trilogie varie ed eventuali, senza però dimostrarsi meritevole quell’alone magico che il nome Guerre stellari comporti.

È vero che si completa una nuova transizione generazionale, ma questa è purtroppo diventata una componente tematica ormai stantia, essendo stata ripetutamente esaminata in contesti decisamente migliori.

Da ricordare infatti che essa era comunque già presente non solo nella trilogia originale (in cui Obi-Wan, Anakin e lo stesso Yoda lasciavano il passo alla generazione Luke/Leia/Han), ma pure nei giustamente vituperati prequel (ad esempio con il consequenziale rapporto Maestro-apprendista che vedeva la catena Yoda/Dooku/Qui-Gon/Obi-Wan/Anakin).

Star Wars è una saga che, proprio per battere il martello sempre sugli stessi chiodi, è arrivata quindi a mostrare troppo la corda, perdendo argomenti di esposizione e copiando se stessa con, detto senza mezzi termini, le sue solite menate.

In questo L’ascesa di Skywalker siamo purtroppo a livelli che rasentano il ridicolo involontario, tanto stupide paiono le pochissime innovazioni al medesimo trito canovaccio e prendendo atto di quanto sia pressante la necessità da parte del film di farsi aiutare dai “grandi vecchi”, che però non possono farsi carico in eterno delle mancanze palesate dalla nuova leva.

Come un pulcino che non riesca a spiccare le ali per abbandonare il nido, gli Episodi VII-VIII-IX confermano con questa loro conclusione una debolezza strutturale fin troppo evidente, che provoca una deflagrazione su se stessa dell’opera lasciando nello spettatore un insoddisfacente sapore asprigno nella gola.

Sì, insomma, ‘sto film è abbastanza una puttanata.

Tralasciando l’alone così pop e diffuso da sfiorare il delirio nerd mistico, ciò che rimane è l’ennesimo tentativo da parte di questa saga di arricchire un presente scarno con rimandi quantitativamente esagerati al glorioso e amato passato: il risultato è un deprimente revival (in tutti i sensi, chi ha visto il film capirà) in salsa melensamente nostalgica, che accresce più il desiderio di riprendersi la trilogia anni ’70-’80 che nel conferire fiducia a questa più recente.

La regia di J. J. Abrams, che ritorna al franchise dopo IRdF, espone un’altalenanza preoccupante tra movimenti di macchina armoniosi ed efficacemente stilistici e noiosi approcci di sesso orale verso una CGI talvolta tremendamente invasiva e poco ispirata; puntando troppo alla magnificenza quantitativa rispetto a scelte qualitativamente ragionate, l’elemento artificiale risulta quindi troppo baroccamente kitsch e non soddisfacente.

Uso del colore piuttosto classico nella contrapposizione tra il Lato Chiaro e quello Oscuro, con una messa in scena di luci ed ombre però didascalica (e dagli…) nonché facilona, atta ad una comprensione a prova di pisquano da parte di un pubblico da cui pare ricercarsi esasperatamente l’approvazione.

La sceneggiatura, se così possiamo definirla, diletta lo spettatore con la solita mancanza di attributi maschili per quanto riguarda eventuali dolorose scelte di trama, che vengono presentate nel film solo per venire ovviamente smentite entro i venti minuti successivi alla loro comparsa.

Se in Una nuova speranza il maestro Obi-Wan muore (e stiamo parlando dell’inizio di una serie, non del capitolo innumerevole di un franchise multimiliardario), è desolante assistere nel 2019 inoltrato ad una sorta di fiaba della buonanotte per adulti (?) che fallisca così miseramente nel dimostrarsi consapevole e matura.

Per quanto alcuni passaggi avrebbero potuto risultare impopolari, sarebbe stato però ammirevole constatare una maggiore maturità contenutistica, legata ad un utilizzo più disinvolto di temi e personaggi.

Cosa che non avviene, perché alla Disney sono solo capaci di ammazzare madri off-screen.

Segue a ruota un’ironia che farebbe arrossire per la vergogna I tre marmittoni, con tempi comici totalmente telefonati e che mancano dell’imprevedibilità che tanto brio dona alla scrittura.

L’umorismo dovrebbe infatti possedere una connotazione inaspettata (pensare ad esempio alla forma più semplice e diretta di comicità, la barzelletta, che si basa spesso sul rovesciamento della situazione raccontata in partenza), che qui manca portando a scambi di battute di imbecillità dolorosa e simpatia pari ad una lezione di diritto tributario.

A corollario dei due punti precedenti, non poteva mancare (in realtà sì, ma lasciamo perdere) la mossa della disperazione legata a colpi di scena demenziali per quanto siano campati per aria e assurdi nella loro scempiaggine, oltre che ad un uso dei poteri della Forza di cui si perde totalmente il senso logico.


La coerenza narrativa interna alla storia deve essere sempre presente in modo da non disorientare l’osservatore, che in caso contrario non può quindi capire il funzionamento del mondo e dei fatti a cui assiste.

Se, ad esempio, Harry Potter ondeggia la bacchetta, pronuncia un paio di parole latine e questa combinazione provoca una magia, io accetto questo evento, perché la presentazione dell’universo del maghetto inglese mi ha insegnato che al suo interno ciò che mi si è appena presentato davanti è un evento comune.

Viceversa, se la professoressa McGranitt inizia a sparare raggi laser dagli occhi come Mazinga il film mi deve spiegare perché cazzo riesca a farlo.

Quindi no, da spettatore alcuni elementi de L’ascesa di Skywalker effettivamente non me li aspettavo.

Perché sono delle gran porcate.

Passiamo al cast.

Se la promettente Daisy Ridley ormai pare non provarci quasi più, recitando come una YouTuber per sedicenni e magari anelando interiormente uno step di carriera (per intenderci sulla voglia pari a zero, pensate a Jennifer Lawrence negli ultimi episodi degli Hunger Games), ella è affiancata da un cast di contorno che fallisce sia nel sostenerla che nel risaltare loro stessi per accrescere la coralità del film.

Tremendamente vicino al patetismo il rapporto buddy-buddy tra Poe e Finn: se il primo è sempre più inutilmente guascone e cazzone, al secondo viene affiancata l’ennesima compagna femminile (la terza, dopo la stessa Rey ne IRdF e Rose de GUJ), che conferma, oltre al vecchio adagio femminile once you go black, you’ll never go back, quanto povero il suo personaggio sia stato costruito se preso singolarmente.

Se i buoni piangono, i villain non ridono.

Deprime l’anima osservare un bravo attore come Adam Driver incastrato in un ruolo con il quale non azzecca un tubo (ovviamente aggravato da una scrittura pedestre dello stesso) e che lo espone per di più al pubblico ludibrio della rete.
Da cinefilo, credetemi sulla parola: questo qua è bravo.

SÌ, LO SO CHE NON SI DIREBBE, ma davvero, Adam Driver è uno degli attori più…

Che fatica.

Fidatevi.

Domhnall Gleeson machiettistico ancor più che nell’episodio precedente (il che è tutto dire), Richard E. Grant nell’ennesimo ruolo di generale imperiale, tipologia di personaggio che ha esaurito il suo senso di presenza dopo il Grand Moff Tarkin della buonanima di Peter Cushing.

L’ascesa di Skywalker è una pellicola che si rivela purtroppo mal fatta e peggio pensata; solamente un’occasione per concludere, si spera a livello definitivo, una saga inaciditasi e appassita come una vecchia radice che un tempo era rigogliosa piantina.

Continuo con la mia idea che il cinema di intrattenimento dovrebbe mostrare un minimo di qualità.

Invece di continuare con ‘ste cagate.

Star Wars: Gli ultimi Jedi

Recensire o non recensire, non c’è “provare”.

TRAMA: Rey prosegue il suo epico viaggio verso la scoperta della Forza insieme a Luke Skywalker. Nel frattempo Finn, Poe ed il resto della Resistenza devono vedersela con il Primo Ordine…

RECENSIONE: Dopo Il risveglio della Forza ci si imbarca nell’ottavo giro di giostra (più appendici varie ed eventuali) attraverso la galassia lontana lontana.

Ora, io non so se la Forza scorra potente in questa pellicola.

Perché Gli ultimi Jedi ha dei problemi.

Seri.

Scritto e diretto da Rian Johnson, Gli ultimi Jedi è un’opera piuttosto mediocre che purtroppo non sfrutta al meglio le basi narrative impostate dal suo predecessore, ingarbugliando eccessivamente una trama che viene così resa inutilmente complessa e accartocciandosi su se stessa senza dare una vera svolta al racconto.

Pur presentando infatti elementi di sceneggiatura piuttosto interessanti (su cui non posso essere specifico onde evitare spoiler), ne Gli ultimi Jedi essi affondano in due pecche evidenti che permeano l’intero film: l’errato contesto e la ridondanza.

Per quanto riguarda il primo, temo che il colpevole maggiore abbia la voce argentina e due enormi rotonde orecchie nere, visto che l’ironia che qui si respira è quasi di stampo marveliano per quanto forzata e guizzante fuori dal nulla.
La leggerezza dei toni cozza con le tematiche generali del film, e l’epico scontro tra Lato Chiaro e Lato Oscuro (qui ancora più leitmotiv del film precedente) non assume la drammaticità che teoricamente dovrebbe avere insito, venendo invece diluito e smorzato dal contesto più ampio in cui avvengono determinate situazioni.

Le gag inoltre si susseguono troppo freneticamente ed in modo troppo parcellizzato per essere apprezzate diventando magari in futuro iconiche (alla “Ti amo” – “Lo so” de L’impero colpisce ancora, per intenderci) e sono spalmate su un po’ tutti i personaggi, contribuendone all’appiattimento introspettivo rendendoli quindi tutti un po’ troppo simili.

Se nelle pellicole precedenti avevamo infatti l’ironia savia e pungente di un Obi-Wan, l’ingenuità di un giovane Skywalker, la tosta linguaccia della determinata Organa e la guasconeria sfrontata di Han, qui ogni character fa battute di un po’ ogni tipo in un po’ ogni situazione.

E ciò è male, soprattutto quando vengono sviliti gli antagonisti (povero generale Hux…) facendo subire loro gag che farebbero imbarazzare i Looney Tunes.

Ehi, Domhnall, lo sai che in questo film sei una macchietta imbarazzante?

Per la seconda, dispiace constatare quanto elementi estremamente validi vengano sviliti anche a causa della loro ripetizione idiotproof sul grugno dello spettatore.

Senza fare spoiler, il rapporto tra Kylo Ren e Rey si fortifica grazie ad un espediente che personalmente ho trovato ben pensato, apprezzandolo molto.

O meglio, apprezzandolo molto la prima volta che lo hanno utilizzato e non le successive tre-quattro, piuttosto banalotte ed inutili nel ribadire quanto già ormai assodato.

Non sviluppato poi benissimo l’importante tema del rapporto tra Rey e Luke, allieva e maestro ma anche due anime in cerca di riscatto (la prima) e redenzione (il vecchio Jedi) a causa della minaccia terribile che pende sulle sorti e della galassia.

Skywalker straziato dall’errore nel considerare Ben Solo, figlio del fraterno amico Han, come un nuovo potenziale alfiere della Forza, incarna un maestro molto diverso da coloro che abbiamo già visto nella saga.
Yoda, Obi-Wan (per Anakin prima e il figlio poi) e lo stesso Qui-Gon (ne La minaccia fantasma) venivano presentati con molta dedizione all’addestramento del prossimo, mentre la riluttanza di Luke, seppur giustificata, viene resa troppo schematicamente ed ottusamente visto il pericolo rappresentato dal Primo Ordine e dallo stesso Kylo Ren.

La relazione maestro-allieva si inserisce nell’ormai consolidata tematica tipica di questa saga del confronto generazionale, in cui da un lato le colpe dei padri, biologici e non, ricadono sui figli quanto dall’altro ci sia una vecchia guardia che può agire talvolta in riparazione di esse (dall’archetipo Darth Vader che si ribella all’imperatore fino a tutti gli altri).

Purtroppo Rey-Luke è la più deboluccia fin qui vista.

La speranza, altro grande topos narrativo di Guerre Stellari è qui talmente estremizzato da risultare antitetico: i personaggi la smarriscono molto velocemente, a causa anche alla deleteria estremizzazione dei ribelli come quattro gatti disgraziati contro un esercito gigantesco.

Gli scontri armati, per quanto ben realizzati visivamente (a cominciare dalla battaglia spaziale iniziale d’apertura, veramente spettacolare), sono anch’essi estremamente ripetitivi e spesso presentano il ricorso ad azioni suicide e disperate.
Come detto poc’anzi, anche questo è un espediente che funziona se viene utilizzato dalla sceneggiatura come extrema ratio, non ogni Cristo di volta.

Visivamente la pellicola è ottima, e visti budget, previsto ritorno di pubblico e sviluppo tecnologico sarebbe stato uno scandalo il contrario.
Per quanto riguarda le fantasiose creature presenti, se i porg, sottospecie di quaglie con gli occhioni dolci, mi hanno fatto venire la PTSD ripensando agli odiosi ewoks de Il ritorno dello Jedi, ho trovato carini ma fintarelli i fathiers (cavalli coniglieschi giganti) e già migliori le vulptex.

Ottimo uso in generale del colore, dal rosso-nero-bianco dell’impero del Primo Ordine alle consuete tonalità terrose verde-marrone della Resistenza.
Eccessivo il giallo-nero del pianeta Campione d’Italia, un po’ troppo caricato e stereotipato sulla negatività del denaro e che porta a dialoghi di scarsa innovatività sullo schierarsi oppure no in caso di grandi conflitti.

John Boyega nonostante un’entrata in scena degna dei tre marmittoni recita tremendamente sotto le righe per tutto il film, venendo surclassato dalla brava Kelly Marie Tran, sulla cui back-story avrei preferito maggiore focalizzazione.

Oscar Isaac, pur bene in parte e con un personaggio trattato piuttosto con riguardo in fase di sceneggiatura, continua a darmi l’impressione di uno a cui manchi il punto per fare blackjack, Daisy Ridley si conferma il membro del cast che offre l’interpretazione migliore mentre Adam Driver ha una pericolosità altalenante tra  Adolf Hitler e Dennis la minaccia.

Tra le new entries del cast, piuttosto dimenticabili i bravi Laura Dern dal crine magenta e Benicio del Toro doppiato in modo agghiacciante da Adriano Giannini.
Sempre a proposito di doppiaggio, personalmente credo stoni abbastanza la voce del pur ottimo Francesco Prando su Mark Hamill: dovendo trovare un sostituto dello scomparso Claudio Capone, avrei preferito in sua vece una tonalità più matura come, per dirne un paio, Luigi La Monica o Mario Cordova.

Gli ultimi Jedi porta il nome di una saga entrata nella storia del cinema e divenuta simbolo di una cultura pop-nerd di enorme successo, quindi mi aspetto incassi uno sproposito al botteghino.

Ma rimane uno spreco artistico ed un’occasione mal sfruttata.

Peccato.

Star Wars: Il risveglio della Forza

il risveglio della forza locandinaÈ la recensione.
Questa è l’arma degli appassionati di cinema.
Non è goffa o erratica come un post su Facebook. È elegante, invece, per tempi più civilizzati.
Per oltre cento anni gli appassionati di cinema sono stati i guardiani di obiettività e giustizia nella vecchia civiltà, prima dell’oscurantismo, prima delle cazzate.

TRAMA: Sono trascorsi trent’anni dai fatti raccontati ne Il ritorno dello Jedi, e tre nuovi personaggi si affacciano nella saga. Si tratta di Finn, uno stormtrooper in pericolo, Rey, una ragazza proveniente dal pianeta desertico Jakku, e Poe, un pilota membro della Resistenza in missione per conto della Principessa Leia.

RECENSIONE: Appartenente ad una delle più celebri saghe della storia del cinema e a distanza di ben 32 anni da Il ritorno dello Jedi, ultimo episodio sia considerando l’ordine cronologico sia il rispetto della umana decenza (tanto apprezzo gli Episodi IV, V e VI quanto detesto i recenti prequel, perciò, nel caso amiate questi ultimi, questa non è la recensione che state cercando), Il risveglio della Forza è senza ombra di dubbio uno degli eventi cinematografici più attesi e spammati in tutte le salse degli ultimi anni.

Ora bisogna rispondere alla domanda che tutti si stanno ponendo da settimane.

JAR JAR È DAVVERO IL SIGNORE DEI SITH?!

jar jar sith risveglio forza

Scherzi a parte, com’è questo famigerato “Episodio VII”?

Il risveglio della Forza è il capitolo più lontano nel tempo e allo sesso tempo più simile al capostipite della serie, Una nuova speranza (1977).

I punti in comune tra i due film risiedono principalmente negli snodi fondamentali della trama e nelle tematiche: i protagonisti dal cuore puro, il viaggio, le prove, gli antagonisti all’apparenza invincibili, il mentore e la maturazione sono aspetti molto importanti nella storia della narrativa, e rappresentano il motivo del grandissimo successo di questa saga.

il risveglio della forza cast

Tali elementi costituiscono infatti i tòpoi dell’epica, qui reinseriti in una veste moderna.
Al di là di una ovvia cornice fantascientifica, infatti, la base espositiva contiene numerosi elementi classici, dando alla storia una connotazione maggiormente generale e in grado di conservarsi nel tempo.

Altro elemento degno di nota in tal senso è l’inserimento di tantissimi riferimenti alla trilogia originale.
Oltre naturalmente a far piacere ai fan, queste aggiunte hanno lo scopo di rimarcare maggiormente il trait d’union con le precedenti opere, e ciò si dimostra utile vista anche la notevole distanza temporale tra questo film e quello suo anteriore cronologicamente.

il risveglio della forza nave

Sul lato prettamente tecnico, l’impianto visivo è di ottima fattura.

La regia riesce a focalizzarsi sull’azione, e ciò è funzionale dato il genere di appartenenza, dando però allo spettatore anche una positiva sfumatura di ampio respiro del tutto; ponendo attenzione anche agli sfondi o a quanto accada nel background delle inquadrature si nota infatti come non ci si sia limitati a schermate di CGI fatte alla viva il parroco, ma si cerchino cura e completezza.

Ciò aumenta di conseguenza il realismo, anch’esso necessario considerando l’appartenenza dell’opera al genere sci-fi, il quale rende la sospensione dell’incredulità da parte del pubblico maggiormente opportuna.

il risveglio della forza scena 1

La fotografia gioca con luci e colori creando interessanti contrapposizioni tra i due lati della Forza.

Se per il Bene abbondano filtri caldi e tinte naturali (in particolare colorazioni verdi, azzurre e marroni), evidenziando così il legame che i personaggi hanno con il mondo che li circonda, per il Male si vira molto più frequentemente sui toni di bianco e nero, con una luce più asettica.
Bianchi nivei, neri tenebra e grigi meccanici fanno risaltare la quasi estraneità dei membri del Primo Ordine (alias la nuova versione narrativa dei nazisti) a ciò che li circonda, e la loro volontà di dominio e cieca distruzione.

il risveglio della forza primo ordine

Al cast viene operato un ovvio ricambio generazionale, basato comunque su terzetti.
Il dato positivo di questa scelta è che la nuova trinità non sia una semplice copia carbone di Skywalker-Solo-Organa, ma una proposizione di characters che sono quasi fusioni e amalgame di aspetti caratteriali presenti nei vecchi protagonisti.
Non è possibile quindi (per fortuna) porre in essere perfetti abbinamenti tra vecchi e nuovi interpreti, e ciò giova parecchio al film, considerando che stiamo comunque parlando del settimo (set-ti-mo) capitolo della stessa saga.

Nonostante per quanto mi riguardi questo sia il quarto.

il risveglio della forza oscar isaac

Su uno in particolare tra i nuovi volti bisogna aprire una doverosa parentesi.

Dato che la quasi totalità degli sceneggiatori hollywoodiani è maschile, per ovvi motivi essi fanno più fatica a scrivere personaggi femminili convincenti.

Nello specifico, purtroppo, questi ultimi vanno a ricadere spesso in due tipologie: le damigelle da salvare che non hanno nessuna utilità dal punto di vista della storia, totalmente dipendenti dal proprio uomo, e, viceversa, novelle Principesse Guerriere ammazzatutti e caratterialmente bidimensionali.

Ne Il risveglio della Forza c’è lei.

il risveglio della forza rey

Interpretata da Daisy Ridley, Rey è un personaggio proveniente da un pianeta che per comodità espositiva chiameremo “Tatooine 2”, e che viene presentata come la ragazza che cerca di arrabattarsi come può in un mondo ostile.

È determinata, ma ha anche le sue debolezze.

È molto in gamba, ma anche umana.

Ha un buon senso dell’umorismo, ma è anche un personaggio sfaccettato ed interessante.

Signore e signori.

Ho il piacere di annunciarvi che Rey, del film Star Wars: Il risveglio della Forza…

è un personaggio femminile BEN COSTRUITO e NARRATIVAMENTE PROFONDO.

Faccio un appello a voi della Disney: nei prossimi due film potete inserire ciò che volete.

Potete ribadire che Greedo abbia sparato per primo.

Potete nominare di nuovo i midichlorian.

Potete anche far riapparire Jar Jar (ok, magari ora sto esagerando).

Ma vi prego, vi supplico e vi scongiuro NON SMINCHIATEMI QUESTO PERSONAGGIO.

il risveglio della forza rey 2

Per quanto riguarda gli altri, John Boyega è il classico eroe per caso, colui che sa di essere nella fazione sbagliata e si gioca il tutto per tutto seguendo il suo cuore.

Non un brutto personaggio, e con un background formativo che spero venga ampliato col prosieguo della saga.

Oscar Isaac (recentemente nel buon Ex Machina) è un pilota della Resistenza, e funge da veicolo principale delle battaglie aeree della pellicola, ben rese e con una buona dose di spettacolarità.

Star Wars: The Force Awakens Ph: Film Frame © 2014 Lucasfilm Ltd. & TM. All Right Reserved..

Domhnall Gleeson (anche lui in Ex Machina) ed Adam Driver sono i volti nuovi del Male.
Giovane e rampante generale il primo, guerriero del Lato Oscuro il secondo, offrono entrambi un’interpretazione convincente, senza mostrare patetismi inutili e mantenendosi bene tra le righe.

Harrison Ford torna nei celebri panni della sua adorabile canaglia…

indiana jones ford

No, l’ALTRA adorabile canaglia, riuscendo a non scadere eccessivamente nell’effetto ’74-’75, e ad irrorare il film di piacevole ironia scanzonata.

In generale Il risveglio della Forza si dimostra un film di fattura molto buona, che batte 10-0 La minaccia fantasma e che può provocare un cauto ottimismo sul futuro della celebre saga a base di spade laser e fucili blaster.

In bocca al lupo per i prossimi due giri di giostra, signori.

E che la Forza sia con noi.

Pillole di cinema – Ex Machina

ex machina locandina[…] allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.”
Genesi 2, 7.

TRAMA: Un programmatore di computer si aggiudica la possibilità di trascorrere una settimana nella casa in montagna appartenente all’amministratore delegato della società per cui lavora; scoprirà di dover partecipare ad un esperimento che coinvolge una nuova modalità di intelligenza artificiale.

PREGI:

Dicotomie: Per la regia dell’esordiente Alex Garland, Ex Machina è un’opera interamente basata sui contrasti netti e manichei tra varie coppie di elementi antitetici.
Naturale/artificiale, creatore/creazione, uomo/macchina, dentro/fuori, controllo esercitato e subito sono i numerosi temi fondamentali della pellicola, la quale ne guadagna molto in profondità narrativa e spessore argomentativo.

Tutti questi contrasti sono costantemente presenti nel film, come tante coppie di calamite che si attraggono e respingono reciprocamente, costituendo allo stesso tempo colonne portanti della narrazione.

ex machina uomo robot

Fotografia: Legata in parte al punto precedente, la fotografia di Ex Machina riesce ad aumentare le differenze enormi tra l’interno e l’esterno della casa (asettico, geometrico e rigoroso il primo quanto ricco di vita, colori e potenza naturale il secondo) ponendo ancor più l’accento sulla distinzione tra l’ambiente cinto dalle quattro mura e lo sconfinato mondo al di fuori di esse.

Gli ocra e i rossi delle sezioni più tecnologiche della magione si fondono con l’ampio uso di verdi e azzurri della foresta esterna (il film è stato girato in Norvegia), dando così vita ai verdi-grigi delle zone intermedie atte alla conversazione e alla consumazione dei pasti da parte dei due umani.

ex machina casa

ex machina esterno

Oscar Isaac: Le già citate distinzioni manichee si riscontrano anche nella caratterizzazione dei due protagonisti.

Se la recitazione di Domhnall Gleeson (già visto nella chicca Frank) si mantiene spesso sotto le righe, Oscar Isaac al contrario gigioneggia incontrastato.

Alcolizzato e sarcastico padre-padrone-creatore senza freni nella sua onnipotenza economico-scientifica, il Nathan di Isaac è un personaggio estremamente complesso, che tiene in mano le redini del film giocando con se stesso e con lo spettatore in un tripudio di stoccate, esagerazioni e approcci pratici all’esistenza.

Un po’ visionario alla Steve Jobs, un po’ cinico magnate alla Donald Trump, un po’ megalomane come gli antagonisti di James Bond, considerato l’ottimo acting in questo film non vedo l’ora di vederlo come Apocalisse nel seguito di X-Men – Giorni di un futuro passato.

ex machina isaac

DIFETTI:

Collage di altre opere: Col senno di poi si ha la sensazione che Ex Machina più che un film organico con un suo stile proprio sia un insieme di elementi prese da altre pellicole e fusi insieme.

I celebri rimandi, che preferirei non menzionare nello specifico per non fare anticipazioni sulla trama, per quanto ben strutturati potrebbero dare quindi l’impressione di già visto ad uno spettatore scafato in materia sci-fi.

ex machina eva calbe

Consigliato o no? Decisamente sì. Un buon film di fantascienza con un notevole spessore narrativo, una trama intelligente e temi eticamente interessanti, contornati da un efficace comparto visivo.

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