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Avengers: Infinity War

La guerra più totale!

TRAMA: Gli Avengers sono perennemente impegnati a difendere la Terra dai pericoli in arrivo da altri pianeti, ma un nuovo temibile nemico si profila all’orizzonte: si tratta di Thanos e dei suoi figli. Egli è intenzionato a conquistare l’universo, impossessandosi delle sei Pietre dell’Infinito.

RECENSIONE:

Dopo dieci anni e diciotto film (il primo fu Iron Man, diretto da Jon Favreau) si arriva finalmente all’apice dell’Universo Cinematografico Marvel.

Con un’opera che non è solo un film.

Ma qualcosa di ben più grande, e dalla natura assai differente.

Uno spettacolo che milioni di spettatori in tutto il mondo attendevano in assoluta e quasi religiosa trepidazione.

Una miserabile gara a chi ha il pene più lungo.

Ebbene sì, finalmente ci sono riusciti: Infinity War è un florilegio di personaggi e sottotrame intrecciate alla boia di un Giuda, in cui ogni eroe finora apparso (o meglio, quasi ogni eroe, un paio sono stati lasciati fuori inquadratura e sbolognati frettolosamente perché sì) possa dire la sua attraverso un’eroica azione di battaglia o tramite i raffinatissimi e mai spacconi scontri dialettici caratteristici di quello che è ormai il corrispettivo cinematografico del reggaeton.

Il risultato è una sbadilata a perdita d’occhio (guarda, mamma, come Thor) di tizi in costumini colorati ed attillati più che improbabili, che essendo tutti speciali in modi diversi, tirando le somme finiscono per non esserlo, risultando veramente troppi e in diversi casi mal sfruttati.

La quantità, che avrebbe dovuto essere punto di forza del film (anche perché se cercate la qualità dovrete accontentarvi degli effetti speciali), assume però purtroppo la traiettoria del tipico strumento di caccia australiano.

Come un cuoco che voglia unire piatti originariamente appartenenti a tradizioni culinarie molto diverse esagerando con i sapori, si costringono ad interagire tra loro personaggi che, oltre all’ovvia appartenenza alle fila dei buoni, hanno però ben pochi elementi di contatto che ne possano far sviluppare i legami.

Se la sezione di Thor con i Guardiani della Galassia, pur deboluccia e abbastanza raffazzonata, riceve in parte un assist dalla deriva cosmica del dio asgardiano avente come acme l’ultimo Ragnarok (così come anche Capitan America nel Wakanda si riallaccia agli eventi di Civil War), il segmento che mostra più il fianco alle critiche è quello che trova ad unire Tony Stark con il Dottor Strange.

Ah, già, nel film c’è anche Spider-Man.

Essi infatti sono tra i personaggi che meno hanno punti di contatto, pur possedendo un carattere di partenza assai simile, e l’evoluzione del loro rapporto assume connotazione tanto prevedibile quanto forzata, andando a concludere un mini-arco narrativo in modo banale, ovvio e troppo didascalico.

In alcuni frangenti paiono due lontani parenti che, rivistisi per caso ad un matrimonio, cercano di alimentare una conversazione che però entrambi sanno andrà inevitabilmente a vertere sul tempo atmosferico.

E quando la tua sottotrama risulta peggiore di quella che unisce un dio norreno ad una nutria parlante, è d’uopo farsi qualche domanda.

Per quanto riguarda i personaggi più nello specifico, escludendo coloro che subiscono il “trattamento Dorne” (= ho a disposizione dei personaggi di cui non so che farmene, quindi li uccido in modo stupido e sbrigativo in modo da chiudere la loro parentesi), a risultare i peggiori sono sicuramente i Guardiani della Galassia: sia perché inserito in differente contesto il loro essere sopra le righe stona terribilmente, sia perché, senza fare troppi spoiler sulla trama, sono tra i fautori di almeno due eventi fortemente negativi che essi avrebbero potuto evitare con un diverso comportamento.

Menzione d’onore anche per l’apparizione cringy come poche di Peter Dinklage nei panni di un nano (mi astengo dal commentare), per di più doppiato da un Pino Insegno mai così fuori parte.

Sorprende invece positivamente, vista la tendenza di estrema bidimensionalità del genere, l’enorme spazio dedicato al villain, che qui finalmente compare in scene che non siano esclusivamente di lotta, ma attraverso le quali lo spettatore possa comprendere le sue motivazioni.

Idiote e sopra le righe come al solito, ovviamente (è Ultron 2.0), ma almeno in questo film hanno provato a dare una connotazione psicologica al titanico antagonista viola dell’universo Marvel.

No, l’altro titanico antagonista viola…

Parliamo dei ruoli femminili?

Ok, facile: se le guerriere hanno tre battute in croce, ma almeno hanno avuto il buon gusto di non metterle discinte (e nemmeno gli uomini, se è per questo), gli interessi amorosi degli eroi non li hanno manco cagati per sbaglio a parte la sempiterna Pepper Potts di Gwyneth Paltrow, che comunque dopo i primi quindici minuti chi la vede più.

Se Natalie Portman se l’era squagliata già da anni e del personaggio di Betty Ross non viene più fatta menzione (tornerà mai qualcuno ad interpretarla?), totalmente ignorate Rachel McAdams, Emily VanCamp e Lupita Nyong’o, forse per dare spazio alle ben due love stories presenti nel film.

Tra cui sorprendentemente non c’è la loro.

Love stories purtroppo entrambe abbastanza scorreggione, che aggiungono alla trama una serie di impedimenti utili solo ad allungare un brodo di due ore e mezza, dalla conclusione scontata quanto il panettone il sei luglio e che consistono nel medesimo “se succede la cosa X devi uccidermi anche se mi ami tanto, perché l’alternativa è peggiore”.

Dolorosamente mal scritta in particolare quella tra Visione e Wanda Maximoff, in parte a causa dell’alchimia inesistente tra Bettany e la Olsen non drogata, in parte per via di un risvolto conclusivo di trama che la rende ridicolmente e palesemente inutile.

A proposito di inutilità, senza rivelare troppo bisogna dire che il finale di Infinity War ha veramente un enorme problema, poiché si pone come un punto di rottura e di svolta quando in realtà non lo sarà, rendendo perciò i già enumerati centocinquanta minuti platealmente senza scopo.

Sì, insomma, il finale del film prendetelo con le pinze.

Di più non posso dire.

Questo era Avengers: Infinity War: ça va sans dire che a livello globale incasserà quanto il PIL combinato di diversi Stati e diventerà l’ennesimo celebrato “capolavoro” (brrr…) della cultura pop-nerd, attraendo torme di giovani e meno giovani.

Ma è sempre la solita zuppa.

Che come tutte le altre macchine da soldi, andrà avanti finché ne incasserà.

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