L'amichevole cinefilo di quartiere

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Diamanti grezzi


Diamonds are a jew’s best friend.

TRAMA: Un gioielliere fa una scommessa che potrebbe procurargli una grossa fortuna. L’uomo deve riuscire a conciliare gli affari, la famiglia e i suoi avversari in un gioco di equilibri precari che potrebbe costargli caro.

RECENSIONE:

MI È PIACIUTO UN FILM CON QUELL’INSOPPORTABILE TESTA DI CAZZO DI ADAM SANDLER.

Fino a ieri ero seriamente convinto che l’inferno si sarebbe ghiacciato prima, ed invece, diretto dai fratelli Safdie, Happy Gilmore caccia fuori una performance sugli scudi ed intelligentemente gestita.

Nei panni di un commerciante di gioielli amante delle donne facili e delle scommesse difficili, il comico newyorchese offre infatti al pubblico una prova convincente e di estrema maturità interpretativa, ben distante dalle commedie scatologiche affossate da un deplorevole spirito peterpanesco a cui troppo spesso ci ha abituati.

Diamanti grezzi è l’elegia di un perdente: un uomo che, non pago di essere in balia di eventi negativi che affliggono la sua esistenza come fenomeni atmosferici ineluttabili, è egli stesso concausa degli stessi.
Scegliendo di optare costantemente per l’alternativa sbagliata, Howard Ratner non contribuisce infatti a quell’equilibrio karmico e cosmologico che potrebbe fruttargli una goccia di buona sorte in un tempestoso oceano di perigli, accrescendo invece il volume dei suoi affanni come chi sparge benzina su un fuoco la cui propagazione è divenuta già preoccupante.

Una vicenda così grottesca che risulterebbe tragicomica, se non ci fosse in ballo la vita di un peccatore che è in cerca di redenzione solo se essa faccia parte del disegno di una sua personale chiesa edonista: preferendo le scommesse al saldo dei debiti, gli affari poco puliti ad un commercio rispettabile e una giovane fica calda al conforto della sua famiglia, Ratner è inconsapevole esempio negativo che oscura come cumulonembo la vallata del suo sincero impegno nel miglioramento delle sue condizioni.

Diamanti grezzi è un film corposo ed intricato, in cui i passaggi di mano in mano di pietre preziose, orologi e denaro sono leitmotiv nella raffigurazione di uno scorcio sociale avido ed insaziabile.
Un cerbero tricefalo che inghiotte ogni buona azione, commercio e rapporto sociale defecandolo in squallore etico e umano.

Un’opera probabilmente non di immediato appeal nella sua torbida e affannosa composizione narrativa, ma che permette allo spettatore di empatizzare con Ratner (non lasciando né all’uno né all’altro un attimo di tregua dagli eventi narrati) e che sicuramente centra il bersaglio nel presentare una storia avvincente e ben congegnata.

Ruolo secondario ma nemmeno troppo per il cestista Kevin Garnett, all’epoca in cui si svolge la storia (2012) stella dei Boston Celtics e recentemente nominato per la NBA Hall of Fame.

Consigliato.

Autopsy

Autopsia: Indagine sul cadavere eseguita mediante operazioni che consentono l’ispezione dei tessuti e degli organi interni, a scopi scientifici oppure didattici e, in medicina legale, per accertare le cause e il momento della morte.

TRAMA: Padre e figlio anatomopatologi si trovano ad analizzare il corpo di una giovane donna, il cui cadavere è stato trovato parzialmente sepolto nel seminterrato di una casa in cui è stato compiuto un cruento quanto bizzarro omicidio.
Fin dalle prime analisi, il corpo mostra delle inquietanti peculiarità…

RECENSIONE: Uno dei problemi del genere horror è che ormai abbiamo visto tutto in ogni salsa.

Negli anni ’50 per spaventare il pubblico bastavano degli insetti giganti che sfasciavano la città turbando la soporifera quiete della medio borghesia, ma ora c’è bisogno d’altro per instillare il turbamento nelle menti degli spettatori.
Semplicemente è una questione di esperienza: con internet, libri e cinema, il pubblico è più scafato.

Quindi, come fare a spaventare chi ha già sperimentato molto?

Bisogna sfruttare le paure ataviche dell’uomo, ossia quelle che egli possiede indipendentemente dal proprio carattere soggettivo, ma che derivano dalla sua stessa natura biologica.

L’uomo è un essere senziente e diurno, ergo lo si spaventa attraverso cose che egli non possa spiegare razionalmente (demoni, aldilà, mostri…), oppure mettendolo di fronte ad elementi che penalizzino il suo senso principale, ossia la vista (cose che non vede, cose che si mimetizzano, l’oscurità…).

Le prime figure generano paura perché non trovano riscontro nella nostra conoscenza oggettiva e concreta del mondo che ci circonda, le seconde creano un handicap per quanto riguarda il mezzo attraverso cui prevalentemente ci si relaziona con il proprio ambiente.

Film che pecca di un inizio eccessivamente lento e compassato, Autopsy è un’opera piuttosto ordinaria che si inserisce principalmente nel primo dei due filoni sopra menzionati.

Uno strano cadavere sul tavolo autoptico porta ad avvenimenti strani e irrazionali, che metteranno a dura prova i due protagonisti (uomini di scienza, presente quindi anche il tema dello scontro tra immanenza e trascendenza) in una spirale di stranezze e di avvenimenti difficilmente spiegabili.

Purtroppo Autopsy non è un film eccezionale perché, oltre alla menzionata partenza lenta, non riesce VERAMENTE a sorprendere, presentando vari elementi che per quanto si incastrino con relativa semplicità, risultano troppo lineari e schematici, non aggiungendo guizzi di particolare memorabilità alla pellicola.

Un mezzo plot twist abbastanza telefonato e una vicenda che per sua natura presenta ben pochi personaggi non contribuiscono infatti ad aumentare il respiro della pellicola, che pur durando solo un’oretta e mezza (fortunatamente, visti i contenuti), appare fine a se stessa e probabilmente dimenticabile tra breve tempo.

Una colonna sonora buona ed azzeccata, unita a due attori principali bene in parte (pur con diverse caratterizzazioni solo abbozzate e quindi sfruttate non efficacemente) non riescono da soli ad elevare qualitativamente l’opera, che si limita perciò al compitino.
Non un film mal fatto, ma nulla che vada oltre ad una stiracchiata sufficienza.

Una pellicola più da noleggio home video che da cinema.

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