L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Her’

Lei

Amore 2.0

her-lei-poster-itaTRAMA: Futuro prossimo. Theodore, un uomo solo ed introverso, acquista un sistema operativo basato su un’intelligenza artificiale che si sviluppa e si evolve grazie alle esperienze. Con il passare del tempo tra lui e Samantha (nome che tale sistema si è dato) verrà a crearsi un legame sempre più forte.

RECENSIONE: Per la regia e la sceneggiatura (premiata agli ultimi Oscar) di Spike Jonze, Lei è una pellicola che riesce ad essere incredibilmente malinconica ed allo stesso tempo dolce, dando una spinta di vivacità ad un genere (il cosiddetto “film romantico”) che spesso si appiattisce troppo o sulla commedia insipida come l’acqua o sull’insostenibile drammone in cui le emozioni sono teleguidate.

Un film che a dispetto di quanto possa sembrare non ha come punto nevralgico il rapporto tra l’uomo e la macchina, bensì le relazioni tra esseri umani, in quanto l’intelligenza artificiale diventa via via sempre più simile ad una persona: la pellicola va infatti ad assottigliare sapientemente la linea di demarcazione tra uomo e oggetto, rendendo sempre più difficile questa distinzione manichea.

Un ottimo elemento del film è inoltre l’aver scelto come protagonista una persona (interpretata da Joaquin Phoenix) che è sola non per suoi difetti banali ed evidenti.
Può sembrare stupido detto in questo modo, ma se il personaggio principale avesse manifeste pecche estetiche o caratteriali, il pubblico si “adagerebbe” mentalmente su queste caratteristiche, indicandole come motivazioni della sua solitudine senza riflettere con più profondità ed attenzione su cosa voglia dire essere soli.

her

Se Theodore avesse problemi estetici il discorso sarebbe quindi “È ovvio che è da solo: è sfregiato/mutilato/un cesso.”, mentre se il suo problema fosse un carattere negativo sarebbe considerato dallo spettatore una sorta di Ebenezer Scrooge (cioè da solo perché tratta male gli altri) e si trarrebbero le stesse conclusioni.

Invece no: qui abbiamo un uomo “nella media”, e il suo essere “nella media” pone in risalto non il suo aspetto o il suo carattere, bensì la sua solitudine (uno dei temi principali della pellicola) unita alla difficoltà nelle relazioni con l’altro sesso, dando quindi enorme profondità al film e contribuendo alla partecipazione emotiva ed intellettuale dello spettatore a ciò che sta guardando.

Nonostante questo film mi sia piaciuto molto, siccome sono un pessimo venditore di me stesso vi dico le due critiche negative più ovvie che tale opera potrebbe sollevare:

1) Lei è come Il curioso caso di Benjamin Button (di David Fincher, 2008): quello se lo guardi al contrario diventa un film come tanti altri, questo se al sistema operativo sostituisci una ragazza vera diventa un film come tanti altri.
2) Il fatto che una persona abbia un rapporto del genere con una macchina è più inquietante che romantico.

Considerazioni entrambe legittime.
Considerazioni entrambe un po’ troppo superficiali.

Essendo un’opera basata sulle emozioni, la razionalità non è un criterio utile per valutarne la qualità: è più utile osservare le reazioni dei personaggi, e concentrandosi su esse credo che Jonze in sede di scrittura abbia fatto un ottimo lavoro per realismo ed intensità emotiva.
Anche la gioia provata da Theodore è genuina, e riesce a sfondare lo schermo arrivando allo spettatore, che quindi anche per quanto riguarda le emozioni positive si sente coinvolto in ciò a cui sta assistendo, attraversando assieme al protagonista le montagne russe di un rapporto.

her 3

Phoenix  recita veramente bene perché si mantiene sempre sotto le righe senza risultare noioso o piatto, anzi, lo spettatore cerca continuamente di scoprire sempre di più del suo personaggio.
Il suo patetismo (specialmente nella parte iniziale della pellicola) riesce a non scadere nel ridicolo e lui contribuisce a creare un’ottima rappresentazione dell’uomo comune.
Un tipo come potremmo conoscerne a decine, pensandoci un attimo.

Il sistema operativo Samantha è una personalità artificiale come non si vedeva (ovviamente con le ovvie differenze di film, genere e personaggio) dai tempi di HAL 9000 di 2001: odissea nello spazio (1968), a mio parere uno dei migliori cattivi (forse “il” miglior cattivo) della storia del cinema.
Ovviamente lei non vuole uccidere nessun astronauta, ma penso che il suo evolversi attraverso ciò che “vive” e “sente” sia rappresentato in modo straordinario, e come già accennato è veramente difficile avvertire la differenza tra il suo personaggio e una ragazza reale.

In ruoli femminili minori abbiamo Amy Adams (vista recentemente in American Hustle L’uomo d’acciaio) come amica dolcemente complicata di Theodore, Olivia Wilde (Rush) e Rooney Mara (ex Lisbeth Salander nella versione americana di Millennium).

Capitolo doppiaggio.
Si sono scatenate molte polemiche dopo la scelta di Micaela Ramazzotti come voce italiana di Samantha, doppiata in originale da Scarlett Johansson (recentemente nella positiva sorpresa Don Jon).
Premesso che io ho visto questo film solo in italiano, quindi non posso fare un confronto tra le due interpretazioni, credo che per quanto riguarda i talent in sede di doppiaggio ci siano stati esempi sia migliori (Tullio Solenghi come Scar ne Il re leone) che peggiori (Fabio Volo in Kung Fu Panda e praticamente tutto il cast di Shark Tale).
A parte qualche caduta un po’ troppo romanesca, penso quindi che sarebbe potuta andare molto peggio.

her 2

Un film veramente bello e ben realizzato.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Il padre (forse “nonno”) di tutti i film d’amore, ossia Casablanca (1942) di Michael Curtiz, per quanto riguarda le interazioni tra uomo e macchina S1m0ne (2002) di Andrew Niccol e nell’ambito “storie d’amore particolari” il recente Moonrise Kingdom (2012) di Wes Anderson.

Annunci

PREMI OSCAR 2014

The 85th Academy Awards® will air live on Oscar® Sunday, February 24, 2013.

MIGLIOR FILM:
12 anni schiavo vince uno dei premi più “No, ma dai?” della storia degli Oscar. Come ho già scritto nella relativa recensione non penso affatto che sia un brutto film, ma non è nemmeno il capolavoro di cui alcuni tessono le lodi. Credo che questo premio sia più frutto di alcune componenti moraleggianti della pellicola (retorica, buoni sentimenti, intensità socio-culturale ecc…) piuttosto che per la sua qualità vera e propria. Battuto, tra gli altri, The Wolf of Wall Street di Scorsese (prendere un cactus nel culo Parte 1).

oscar2014winners 2

Il regista Steve McQueen con parte del cast di “12 anni schiavo”

MIGLIOR REGIA:
Alfonso Cuarón dimostra che se lo si tiene lontano dai blockbuster (il suo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban sfiora l’inguardabile) è un signor regista, e penso che il premio come miglior regia per Gravity sia meritato. Battute le regie piuttosto operaie di 12 anni schiavo e American Hustle, peccato per Scorsese e il suo The Wolf of Wall Street (prendere un cactus nel culo Parte 2).
Per Cuarón anche il premio Oscar come miglior montaggio.

86th Annual Academy Awards - Show

Alfonso Cuarón

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTI:
L’Oscar stranamente non va a DiCaprio (prendere un cactus nel culo Parte 3), ma dato che l’Academy lo ha sempre premiato generosamente sommergendolo di statuette è giusto far vincere un po’ anche gli altri, e credo che il buon Leo non sia troppo dispiaciuto se per questa volta gli è andata male.
Matthew McConaughey, vincitore per Dallas Buyers Club, non punta più ad arrapare le sue spettatrici ma a portare sullo schermo ottime interpretazioni, e ciò gli fa onore. Da maschio eterosessuale spero continui così e che alla soglia dei 45 anni abbandoni, se Dio vuole definitivamente, le scadenti commediole patinate. Battuti anche Bale per American Hustle e Ejiofor per 12 anni schiavo.
La favorita Cate Blanchett vince il premio per Blue Jasmine di Woody Allen battendo le agguerrite Amy Adams per American HustleSandra Bullock per Gravity e l’onnipresente Meryl Streep (per I segreti di Osage County), che rasenta la candidatura ad honorem.
Personalmente patteggiavo per la Adams, ma essendo la Blanchett una grande attrice non ne sono troppo dispiaciuto.

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTI:
Jared Leto (ma non era un cantante?) affianca McConaughey per Dallas Buyers Club, battendo Bradley Cooper per American Hustle e Michael Fassbender per 12 anni schiavo (forse il premio che tale film avrebbe meritato di più). Come per l’altro attore gratificato per questa pellicola l’Academy decide di premiare il trasformismo e le performance più estreme.
Lupita Nyong’o batte Jennifer Lawrence per American Hustle in quella che forse viste le Nomination era la categoria più “debole” tra le quattro relative agli attori. Con tutto il dovuto rispetto, per l’attrice di 12 anni schiavo il discorso da fare è lo stesso relativo al suo film in generale: non è una performance scarsa, ma non è neanche così eccezionale come altre.

oscar2014winners

Matthew McConaughey, Cate Blanchett, Lupita Nyong’o e Jared Leto

MIGLIORI SCENEGGIATURE ORIGINALE E NON ORIGINALE:
Premi vinti rispettivamente da Spike Jonze per Her e John Ridley per 12 anni schiavo.
Peccato che Her arrivi in Italia con la puntualità di un regionale Aosta-Gioia Tauro, perché dare al grande pubblico la possibilità di vederlo prima delle premiazioni non sarebbe stata un’idea pellegrina.
Per quanto riguarda le non originali, avete già capito che ne penso della pellicola premiata, e siccome repetita iuvant sed stufant andrò oltre. Tra i candidati anche Terence Winter per The Wolf of Wall Street (sì, prendere un cactus nel culo Parte 4).

MIGLIOR FILM STRANIERO:
La grande bellezza ha vinto, stappiamo la boccia. A differenza del secondo me mediocre (e ruffiano, e malfatto, e sopravvalutato) La vita è bella, qui posso essere contento del riconoscimento di un’eccellente pellicola in generale e non solo perché “il film è italiano”, concetto tanto amato dal grande pubblico ma che aprirebbe le porte ad un “sì, ma se vince un film italiano di merda?”.
Va beh, La grande bellezza è un gran film, il premio lo ha preso, passiamo alla cassa.

Tenk iù, Paolo.

la grande bellezza OSCAR

Toni Servillo, Paolo Sorrentino e Nicola Giuliano (produttore)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE:
In un’edizione degli Oscar in cui le sorprese sono state praticamente inesistenti e in cui sulla maggioranza dei premi si sarebbe potuto scommettere un mese prima la propria verginità anale (no, non sto parlando di The Wolf of Wall Street) vince l’Oscar il musical on ice Frozen, di cui ho sentito dire “Cantano sempre, è bellissimo” come anche “Cantano sempre, son due coglioni che non ne hai idea”.
Ho già detto diverse volte di non amare l’animazione? Ecco, appunto.
Battuti I Croods ed è un peccato, perché il protagonista doppiato da Nicolas Cage aveva il suo perché.

oscar2014winners 3 Del Vecho, Lee e Buck Frozen

Peter Del Vecho (produttore) con i registi Jennifer Lee e Chris Buck per “Frozen”

MIGLIORI SCENOGRAFIA, FOTOGRAFIA E COSTUMI:
Oscar per la migliore scenografia a Catherine Martin (che si porta a casa anche il premio per i migliori costumi) e Beverley Dunn per Il grande Gatsby (ciusto), mentre per la fotografia vince Emanuel Lubezki per Gravity (più che ciusto).

MIGLIORI COLONNA SONORA E CANZONE:
Steven Price per Gravity vince il premio come miglior colonna sonora, mentre la miglior canzone (ho già accennato al fatto che quest’anno non ci siano state delle gran sorprese?) è Let it Go, tratto dal “canta che ti passa” della Disney Frozen. In quest’ultima categoria battuti Pharrell Williams con Happy e gli U2 per Ordinary Love.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI:
Vincitori Webber, Lawrence, Shirk e Corbould per Gravityche (giustamente, a mio avviso) battono Lo Hobbit- La desolazione di Smaug, Into Darkness – Star Trek Iron Man 3.

Riassunto:
7 Oscar su 10 Nomination per Gravity (regia, montaggio più tanti tecnici), 3 premi per 12 anni schiavo (film, attrice non protagonista e sceneggiatura non originale) e Dallas Buyers Club (i due attori più il trucco).
Trombat… ehm, volevo dire… “delusi” American Hustle (10 Nomination, tra cui quelle per tutti e quattro gli attori, nessun premio vinto), Captain Phillips e Nebraska (0/6 per entrambi), The Wolf of Wall Street (un film di Scorsese che porta a casa uno 0/5 fa specie) e Lo Hobbit – La desolazione di Smaugche si fa battere in effetti speciali, sonoro e montaggio sonoro.

Tag Cloud