L'amichevole cinefilo di quartiere

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Now You See Me – I maghi del crimine

“My brain is the key that sets me free” cit. Harry Houdini

TRAMA: L’FBI cerca di incastrare un super-team formato da 4 illusionisti, i quali mettono a segno una serie di rapine in banca nel corso delle proprie performance.

RECENSIONE: Pellicola diretta da Louis Leterrier, autore di opere con l’ignoranza al potere come L’incredibile Hulk, i primi due Transporter e Scontro tra titani. Nonostante ciò questo film è veramente ben realizzato, con una notevole componente visiva e un buon lavoro in cabina di regia, e in un mare di sequel, reboot o scopiazzature generiche l’uscita di un film originale è una vera boccata d’ossigeno.

Il mondo della magia contemporanea è mostrato sia dal lato tutto lustrini e bei vestiti alla David Copperfield sia sul lato pratico, facendo capire allo spettatore cosa possa nascondersi dietro un semplice trucco per strabiliare il pubblico. In questo è simile al Nolaniano The Prestige, film tanto bello quanto ignorato (“Ma a te piace Nolan?”. “Sì, i Batman sono una figata”. “Sì, ma non ha fatto solo quelli…”. “AH NO?!”). Vengono anche forniti input su quale sia il vero significato della magia, intesa come semplice intrattenimento per gonzi o curiosi, ma anche come grande fede, tentando di spiegare il rapporto tra mago e spettatore, temi che aiutano a rendere il film serio nonostante il tema relativamente ludico.

La sceneggiatura di Ed Solomon e Boaz Yakin è ben orchestrata e non ha buchi evidenti, risultando anch’essa come un trucco di magia: lo spettatore è quasi rapito dal film perché vuole vedere cosa succederà quando saranno tesi tutti i fili, se anche lui è stato ingannato o ha capito dove era nascosto in realtà il coniglio nel cilindro. Grazie anche alle interpretazioni degli attori, tutte valide, il film scorre con un buon ritmo senza avere cali che possano annoiare o ancor peggio far disinteressare il pubblico.

Cast stellare ben assortito, con i grandi vecchi Caine e Freeman, solite garanzie, a fare da chiocce al resto della tribù. Eisenberg mantiene la sua spocchia in stile The Social Network e ritrova il buon Woody Harrelson dopo Benvenuti a Zombieland, di cui si vociferava anni fa un eventuale seguito. Le brave (e molto belle) Isla Fisher e Mèlanie Laurent, dei cui meravigliosi occhioni mi sono innamorato in Bastardi senza gloria, interpretano due personaggi femminili forti ed emancipati, facendosi valere nonostante i protagonisti siano i maschietti. Now You See Me si aggiunge alla lista “cose buone” di Mark Ruffalo, poi contiamo sul pallottoliere se sono più queste o le cazzate.

Buone musiche dei The Chemical Brothers, molto curate e armonizzate al film, perché non è importante solo vedere ma anche sentire.

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7 psicopatici

7 psicopatici“Psycho killer qu’ est-ce que c’est / fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better / run run run run run run run away.” Psycho Killer – Talking Heads (1977).

TRAMA: Sette personaggi, uniti da rapporti di lavoro o di amicizia, si muovono intorno alla stesura della sceneggiatura per un film di nome 7 Psicopatici e alla scomparsa di un prezioso cane.

RECENSIONE: Per la regia di Martin McDonagh (qui anche sceneggiatore e produttore), commediografo teatrale e regista sul grande schermo del bello e originale In Bruges (purtroppo passato quasi inosservato nel 2008 causa scarsa pubblicità, macroignoranza del pubblico italiano cinematografico e congiunzione astrale sfavorevole), 7 Psicopatici è un film veramente divertente e originale, con un azzeccato mix di generi e un accentuato tocco di misoginia.

La pellicola ricorda, per quanto riguarda lo stile, i film di Guy Ritchie (Lock & Stock – Pazzi scatenati, Snatch – Lo strappo più i due Sherlock Holmes che non c’entrano un tubo), caratterizzati da una grande attenzione ai personaggi, di solito molti, con intrecci e risvolti originali dati dalla sceneggiatura; questo aspetto è ulteriormente evidenziato dal taglio teatrale dato da McDonagh, che ottiene così un film in cui i personaggi sono il fulcro dell’azione e la scenografia ha la funzione di palcoscenico, rievocando i fasti in cui secoli fa il grande Scuotilancia insegnava cosa vuol dire la parola “drammaturgia”.

Il protagonista di questo pastiche è Colin Farrell (già nel già citato In Bruges), che si riprende dalla ciofeca Total Recall, nel ruolo di uno sceneggiatore catapultato dagli eventi in mezzo a personaggi fuori di testa. Assieme a lui Sam Rockwell (Confessioni di una mente pericolosa, Soffocare, Moon), la leggenda Christopher Walken (doppiato alla grande da Dario Penne) e Woody Harrelson, che come sempre porta a casa la pagnotta e riesce a far ridere con la sola sua presenza, più la partecipazione speciale del cantattore Tom Waits.

Dietro a tutto ciò c’è lo scenografo David Wasco (con Tarantino nei due Kill Bill e in Bastardi senza gloria, con Mann in Collateral) che crea il palco su cui i protagonisti recitano a briglia sciolta.

In una programmazione cinematografica con saghe soap-opera con protagoniste creature gotiche, film d’animazione con protagoniste creature gotiche e film tratti da libri di Margaret Mazzantini, altra creatura gotica (Castellitto per favore divorzia!), questo film è come un fiore nel letame.

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