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Hercules – Il guerriero

Hercules-Il-guerriero-poster“E non ce n’è / per nessuno ormai…”

Ah, non è quell’Hercules?

TRAMA: Dopo aver compiuto le dodici fatiche, Hercules deve fermare una guerra civile in Tracia.

RECENSIONE: Tratto dalla graphic novel (sì, vabbé, “fumetto”) Hercules: La guerra dei Traci di Wijaya e Moore, questo film ha un enorme problema.

Ossia le prime sei parole da me scritte dopo “TRAMA”.

Eh, già: nonostante il buon Eracle abbia una delle storie più avvincenti della mitologia, nonché una di quelle che più si prestano ad un film action esaltante ed ignorante come piace tanto al pubblico, le dodici fatiche imposte all’eroe dal cugino Euristeo qui vengono considerate un prologo di poco conto, utilizzato tanto per imbastire la narrazione del film vero e proprio.

E usare le dodici fatiche come introduzione per l’insulsa storiella senza capo né coda che arriva dopo è come chiamare gli U2 per aprire un concerto dei Gazosa.

fatiche hercules

Oltre allo spreco di materiale narrativo, il film risente anche di uno dei difetti tipici di Hollywood: strafottersen… ehm… volevo dire… “tenere poco in considerazione” l’ambientazione delle pellicole.

Hercules – Il guerriero, infatti, è ambientato in Grecia e non c’è un attore greco a pagarlo oro.

Tipo Il mandolino del capitano Corelli Irene Papas esclusa, che per noi abitanti dello stivale ha anche l’aggravante di essere uno dei film più razzisti e stereotipati sugli italiani.

Grazie, Nicolas: se tu non ci fossi bisognerebbe inventarti.

Per carità, è poi ovvio che da un’opera in cui un ex wrestler AMERICANO di origine SAMOANA interpreta uno dei più iconici eroi della mitologia ELLENICA il realismo è l’ultima cosa che mi aspetto; ma dato che la speranza è come l’amico simpatico dei protagonisti (ossia, l’ultima a morire) sarebbe ben accolto un minimo di fair play nei confronti di quegli spettatori non completamente rintronati.

La regia di Brett Ratner, il cui nome dopo la scritta “directed by” è garanzia di ciofeca e che recentemente ha contribuito a quell’imperdonabile insulto al cinema di nome Comic Movieè prevedibilmente senza guizzi o inventive di sorta.

Ennesima opera di genere “neo-peplum”, Hercules – Il guerriero si basa infatti su un attore dalla possente muscolatura, come Steve Reeves e Samson Burke quarant’anni fa, inserito in un contesto assai raffazzonato, sfiorante il ridicolo involontario e (almeno quello a differenza dei “sandaloni” di decenni fa) con l’unica scusante degli effetti speciali quasi decenti.

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La sceneggiatura di Evan e Spiliotopoulos (un greco, miracolo!) si accoda alla mediocrità della regia.
Le varie dinamiche narrative sono una semplice scusa per far menare le mani a The Rock, comunque abituato dal wrestling a picchiare la gente per finta.

Menzione speciale per gli eccezionali dialoghi, tra cui spiccano “Un bel seno è più convincente di tutto l’oro del mondo”, “Il modo in cui vediamo noi stessi non conta: è come ci vedono gli altri che è importante” e il classico scambio “Se solo la tua verga fosse lunga quanto la tua lingua” / “Entrambe danno piacere in modi diversi”.

Cast piuttosto ricco, per gli standard dei film ignobili.

Dwayne “The Rock” Johnson (recentemente apparso in Fast & Furious 6 e  Pain & Gain) come pettoruto Ercole fa la sua porca figura: in un ruolo per cui il physique du rôle è l’unica cosa che conta, come vincere per la Juventus, La Roccia non è neanche male.

Ecco, poi se si inizia a parlare di “recitazione” il discorso cambia abbastanza…

hercules the rock

Oltre all’Hulk samoano abbiamo lo sprecatissimo Joseph Fiennes, Ian McShane (negli ultimi anni in scariche diarroiche del calibro di Biancaneve e il cacciatore e dell’ultimo Pirati dei Caraibi) e John Hurt, l’attore morto più volte nella storia del grande e piccolo schermo (Sean Bean chi?).

Accanto a loro Rufus Sewell, di cui abbiamo già visto la faccia ne La leggenda del cacciatore di vampiri e Irina Shayk, di cui abbiamo già ammirato il culo appeso ai muri delle migliori autofficine.

Irina-Shayk-Maxim

Classico filmetto action senza la benché minima pretesa.

Ah, comunque per me il vero Hercules sarà sempre questo:

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: Troy (2004) di Wolfgang Petersen e tutta la robaccia in stile Scontro tra titani e relativo seguito (2010 e 2012).

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Hercules

herculesEhm, ragazzi? La recensione sarebbe per di qua.

TRAMA: Hercules, figlio di Zeus caduto dall’Olimpo e cresciuto tra gli uomini, deve affrontare il dio degli Inferi Ade per sventare i suoi oscuri piani di dominio sul Mondo.

RECENSIONE: Se per quanto riguarda la live action abbiamo la serie tv Hercules (1995-2000) con un Kevin Sorbo in versione ASMA (Armadio Spaccaculi Monoespressivo e Ammazzamostri), nel reparto animazione la mitologia greca è stata portata sullo schermo da questo film, uscito nel 1997 e prodotto da mamma Disney. La regia e la sceneggiatura sono di Ron Clements e John Musker, autori anche de La Sirenetta e Aladdin, altri due classici della casa di produzione di Topolino.

Oltre ad abbandonarmi a commenti da anziano del tipo “come passa il tempo”, “a ripensarci mi sento vecchio” e l’evergreen “ai miei tempi le tubature non si riparavano così”, devo dire che Hercules è un film nella media con elementi un po’ scadenti mitigati però da invenzioni più efficaci.

Partiamo dai lati negativi, così chiudendo in positivo la recensione sembra più buona.

A parte la mitologia ellenica stuprata (ma questa è in senso lato una favola, per cui sorvoliamo sulle grosse libertà prese in fase di scrittura) uno dei grossi difetti del film è che a conti fatti ciò che vediamo per tutta la parte centrale è palesemente inutile ai fini della trama, avendo come unico scopo quello di formare il protagonista. In pratica, senza fare eccessivi spoiler, abbiamo un villain (poi ne parliamo) che sta preparando un piano e deve semplicemente aspettare il futuro momento giusto per attuarlo, anche se sarebbe teoricamente tutto pronto già da subito. È un film Disney, non uno con James Bond, fate qualcosa adesso!

Un’altra pecca è che le canzoni, tratto distintivo dei film d’animazione, servono solo a perdere del tempo per arrivare all’ora e mezza canonica. Non è male Alex Baroni (che doppia il protagonista nelle parti cantate), sono proprio le musiche in sé ad essere poco efficaci e memorabili, tant’è che la canzone più ricordata della pellicola è quella delle Muse (assente Matthew Bellamy), qui rappresentate come cheerleaders canterine.

Terzo aspetto negativo, il cattivo.

Personalmente io adoro Ade. Perché fa molto ridere.
Ma nel film non funziona. Perché fa molto ridere.

Un antagonista comico può starci bene in un film come Le follie dell’imperatore (2000), dato che ha una forte impronta demenziale; inoltre lì ha un senso anche perché i protagonisti, ossia “i buoni”, sono un lama e un contadino. Se invece hai come personaggio principale un semidio forzuto contrapporgli una figura del genere, che per quanto potente non è vista come minacciosa, stride veramente tanto. Ripeto, Ade mi piace un sacco quando sbrocca e le sue citazioni sono simpatiche, ma può essere considerato un aspetto positivo preso da solo, non all’interno dell’economia del film.

Lati positivi? Primo fra tutti il doppiaggio. Non tanto perché la scuola italiana sia la migliore del mondo (vero), ma perché qui a parte Ade tutti i personaggi di rilievo sono doppiati da non professionisti nel settore. Abbiamo infatti i bravi Raoul Bova-Hercules e Veronica Pivetti-Megara, entrambi molto convincenti, così come adattissimo alla parte è Giancarlo Magalli come Filottete. Aggiungendo che Pena e Panico sono Zuzzurro e Gaspare, l’unico vero doppiatore è l’attore teatrale Massimo Venturiello, che dà la voce al dio degli Inferi (sostituendo l’originale James Woods) e a Gary Oldman nei film recenti.

I disegni, pur con il loro stile molto particolare e “giapponeggiante” non mi sono dispiaciuti, così come i vari mostri sono ben realizzati e hanno dei vivaci combattimenti. Ultimo aspetto, ma non meno importante, è che si ride veramente tanto.
E poi ha quell’aurea Disney che rende tutto un po’ speciale. 

Non eccezionale, ma a cartoni animati ne ho visti di peggiori.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: tutti quelli di zio Walt.

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