L'amichevole cinefilo di quartiere

Articoli con tag ‘Grand Budapest Hotel’

PREMI OSCAR 2015

The 85th Academy Awards® will air live on Oscar® Sunday, February 24, 2013.

MIGLIOR FILM:

Premiato Birdman, la storia di un uomo che talvolta parla con un uccello, ossia la biografia spirituale del 90% di noi maschietti. Ottimo film ben costruito in ogni sua componente, batte l’agguerrita concorrenza di BoyhoodThe Imitation GameGrand Budapest Hotel La teoria del tutto.

In generale ciò che mi ha fatto molto piacere quest’anno da amante del cinema è l’elevata qualità media delle pellicole in concorso.
Ovvio che alcune meritassero più di altre o avessero maggiori probabilità di vincere determinati riconoscimenti, ma direi di aver apprezzato parecchio l’aria di “n’do coglio coglio” dovuta appunto alla ottima possibilità di scelta.

Il regista Alejandro González Iñárritu con alle spalle il cast del film.

Il regista Alejandro González Iñárritu con alle spalle il cast del film.

MIGLIOR REGIA:

Alejandro González Iñárritu (sì, per scriverlo giusto ho fatto copia e incolla da Wikipedia) si aggiudica anche la statuetta come miglior regista, venendo così premiate le due ore di piano sequenza ininterrotto da cui è costituito Birdman.
Battuti Wes Anderson per Grand Budapest Hotel, il favorito Richard Linklater che aveva filmato a più riprese nell’arco di dodici anni la crescita di un ragazzo in Boyhood, il quasi esordiente Morten Tyldum per The Imitation Game e Bennett Miller con Foxcatcher.

Cosa avevo detto del “dove prendo prendo”? Ah, già.

Alejandro González Iñárritu

Alejandro González Iñárritu

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE PROTAGONISTI:

Tra gli uomini quattro biografie su cinque, perché ormai sembra che il cinema sia diventato una succursale di History Channel.
L’unico a esimersi è Michael Keaton, che in Birdman interpreta un attore diventato famoso più di vent’anni fa interpretando un supereroe e poi finito nel dimenticatoio, che…


Ripensandoci, CINQUE biografie su cinque.

A proposito di uccelli, la vittoria del buon Keaton sarebbe stata la rinascita della fenice; così non è perché a trionfare è Eddie Redmayne, interprete di Stephen Hawking ne La teoria del tutto. Con questo riconoscimento l’Academy premia la capacità recitativa di un attore che ironicamente se ne sta immobile per quasi tutta la seconda parte della relativa pellicola.
Battuti anche l’allenatore di lotta libera Steve Carell di Foxcatcher, il tiratore scelto Bradley Cooper dell’eastwoodiano American Sniper e il decrittatore di codici nazisti Benedict Cumberbatch in The Imitation Game.  

Post di congratulazioni su Facebook di Stephen Hawking

Post di congratulazioni su Facebook da parte di Stephen Hawking

Nella categoria femminile premiata Julianne Moore, malata di Alzheimer in Still Alice.
Superate, in una sezione piuttosto equilibrata, Marion Cotillard per Due giorni, una notte dei sempre allegri Dardenne, Felicity Jones moglie di Hawking ne La teoria del tutto, Rosamund Pike nel fincheriano L’amore bugiardo e Reese Witherspoon per Wild.

MIGLIORI ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTI:

J. K. Simmons premiato per la sua interpretazione di un sergente maggiore Hartman con bacchetta da direttore d’orchestra in Whiplash. Per Simmons un Oscar a coronamento di una grande carriera da caratterista spesso sottovalutato.
Nominati anche Robert Duvall per The Judge, Ethan Hawke per Boyhood, Edward Norton per Birdman e Mark Ruffalo per Foxcatcher.

Anche qui abbiamo una categoria piuttosto agguerrita e di alta qualità, e per questo Norton e Ruffalo nonostante la sconfitta hanno mostrato una calma invidiab…

edward norton american history x gif spara

hulk ruffalo gif trasformazione

Beh, forse no…

L’unico Oscar per Boyhood su sei Nomination lo porta a casa Patricia Arquette, che da quando non occupa le serate di Rai Tre con la sua medium mi ha guadagnato molti punti.
Superate Laura Dern (Wild), Keira Knightley (The Imitation Game) ed Emma Stone (Birdman), oltre alla sempiterna Meryl Streep, che sarebbe nominata anche se recitasse lo scrutinio per il Quirinale (“Mattarella, Sergio Mattarella, Esse punto Mattarella…”).

vincitori attori

J. K. Simmons, Patricia Arquette, Julianne Moore e Eddie Redmayne.

MIGLIORI SCENEGGIATURE ORIGINALE E NON ORIGINALE:

In un periodo cinematografico pieno di prequel, sequel, remake e adattamenti vari sono sinceramente stupito che abbiano trovato addirittura cinque sceneggiature originali per fare la relativa categoria.
Tra di esse vince Birdman, biografia non ufficiale di Michael Keat… no, dai, povero, a me piace anche come attore.

Tra le non originali The Imitation Game si aggiudica l’unico Oscar degli otto disponibili.

MIGLIORI SCENOGRAFIA, FOTOGRAFIA E COSTUMI:

Sempre Birdman per la fotografia, mentre scenografia e costumi sono appannaggio di Grand Budapest Hotel.
In particolare per questi ultimi l’ottantasettesima edizione della cerimonia degli Oscar si tinge un po’ di tricolore, vedendo la quarta vittoria in tale categoria dell’italiana Milena Canonero.

Tenk iù, Milena.

US-OSCARS-SHOW

Milena Canonero

MIGLIORI COLONNA SONORA E CANZONE:

Curiosamente Alexandre Desplat era in concorso per due opere, ossia Grand Budapest Hotel (per cui ha vinto il premio) e The Imitation Game.

Della serie, se non puoi battere la concorrenza, sii la concorrenza.

Come miglior canzone, se l’anno scorso trionfò una principessa dei ghiacci che lo/si lasciava andare, nel 2015 vince per il film Selma la canzone Glory, anch’esso inno alla libertà e all’autodeterminazione, seppur in senso ovviamente politico e sociale.

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI:

Grazie a Dio Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher vincono per Interstellar, superando Apes Revolution e ben tre Marvel (Captain America: The Winter SoldierGuardiani della galassia X-Men: Giorni di un futuro passato).

Riassunto:

4/9 sia per Birdman (film, regia, sceneggiatura originale e fotografia) che per Grand Budapest Hotel (scenografia, colonna sonora, costumi e trucco).
3/5 per Whiplash (attore non protagonista, montaggio e sonoro), mentre tutti gli altri vincitori si sono aggiudicati una sola statuetta tra le loro Nomination.
Delusi eccellenti The Imitation Game (1/9) e Boyhood (1/6) più il veterano Eastwood, con un film non eccellente ma che forse sperava nel richiamo del nome (1/6).

Qui sotto un video con un breve best of della serata:

http://www.comingsoon.it/news/?key=40515

TOP / FLOP 2014

stairway to heaven highway to hell

Ovvero il meglio e il peggio dell’anno appena trascorso. IMHO, ovviamente.

Dopo le edizioni 2012 e 2013 torna il mio breve riassunto dell’anno appena trascorso, con il meglio e il peggio di ciò che mi è capitato di vedere in questo 2014.

Per ogni film il link alla recensione.

N.B. Come sempre NON è una vera e propria classifica, i film sono inseriti in semplice ordine alfabetico.

Green thumbs up on white.

 

TOP 5 2014:

American Hustle – L’apparenza inganna di David O. Russell.

American hustle

Come sfruttare veramente bene un cast.

È verissimo che in questo film la regia sia molto operaia ed essendo un’opera sorretta interamente dagli interpreti ciò può mettere in secondo piano il comparto tecnico, ma avercene di film cast-centrici del genere.

Personaggi torbidi e complessi, ottime interpretazioni da parte dei cinque attori (Adams, Bale, Cooper, Lawrence e Renner) per una pellicola dal sapore teatrale.

Grand Budapest Hotel di Wes Anderson.

grand budapest hotel

Se lo avete in DVD provate a metterlo in pausa in un momento a caso: qualunque esso sarà, avrete un’inquadratura tranquillamente paragonabile a un dipinto.

Grande cura dei dettagli, fotografia eccezionale e presenza di altre caratteristiche tipiche delle opere andersoniane (mix tra leggero e drammatico, grande coralità, personaggi secondari caratteristici, gusto per l’assurdo) per una gemma di notevole bellezza.

Interstellar di Christopher Nolan.

interstellar

Concetti macro (tempo, spazio, umanità) e micro (famiglia) racchiusi in un’intelaiatura sci-fi ben curata, con ottimi comparti musicale e visivo che sanno accompagnare lo spettatore lungo una storia emozionante, non facendo pesare le abbondanti due ore e mezza di durata.

Pellicola notevole senza essere stucchevole, impreziosita da una buonissima prova dell’ex manzo McConaughey.

Lei di Spike Jonze.

Her-Movie-copy-copia

Come rendere interessante una delle storie più classiche e banali della narrativa.

“Lui e lei si incontrano, si innamorano e succedono cose” si adatta qui alla tecnologia di un futuro prossimo (ma con un occhio anche al nostro presente) raccontando del rapporto tra umanità e artificialità, corpi e astrattezza, sentimenti ed oggettività.

Ottimo Phoenix, buona colonna sonora, sceneggiatura dello stesso Jonze giustamente premiata con l’Oscar.

The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese.

The-Wolf-of-Wall-Street-Leonardo-di-Caprio

La società plutocratica occidentale mostrata attraverso uno squalo (pardon, lupo) della finanza che ha l’eccesso come sua regolarità e una totale fedeltà alla promiscuità.

Pellicola che fa parteggiare lo spettatore per un personaggio negativo, che costruisce la propria carriera nell’illegalità arricchendosi, sniffando e scopando senza fine; ottima regia di Scorsese e grande interpretazione di DiCaprio, per una delle coppie artistiche dalla maggiore garanzia di qualità.

MENZIONE SPECIALE: Locke di Steven Knight, perché far appassionare lo spettatore a un film di un’ora e mezza in cui si vede quasi esclusivamente un tizio in macchina non era per niente semplice, e invece il buon Cavaliere c’è riuscito alla grande.
Ottimo Tom Hardy.

locke-reflection

Red thumbs down on white.

 

FLOP 5 2014:

Maleficent di Robert Stromberg.

maleficent-movie-poster-2

Quanti problemi ha questo film…

Regia operaia che scopiazza di qua e di là, dialoghi degni del TSO, scene inutili, scene senza senso, scene imbarazzanti, scene involontariamente ridicole, un prologo che dura un quarto dell’opera stessa.

Uno dei film peggiori degli ultimi dieci anni, che non ha ragione di esistere se non quella di cavalcare la recente stucchevole moda delle rivisitazioni delle fiabe.

Moda che mi avrebbe anche leggermente scassato il cazcensored nero.

Noah di Darren Aronofsky.

noah

Riddle me this, riddle me that: come si tira fuori un film di due ore e un quarto da un racconto biblico scarno come quello sul patriarca Noè?

Esatto: aggiungendo roba alla boia d’un Giuda!

Se già la presenza di un Russell Crowe in versione Gabibbo che salva l’umanità poteva far storcere più di un naso, mostri, magie, battaglie e nuovi personaggi non fanno altro che rendere ancor più ridicolo e inverosimile un racconto ancestrale del genere umano (il Diluvio è presente in molte religioni) di per sé inverosimile, adattandolo agli imbecilli gusti occidentali.

Se non altro visto con lo spirito giusto fa veramente molto ridere.

P.S. Se nella versione italiana il protagonista viene chiamato “Noè”, perché il titolo lo avete fatto scegliere a Piero Pelù?

Robocop di José Padilha.

robocop

Altro giro, altro remake.

Film talmente ipertecnologico da risultare una stucchevole baracconata, questa versione dell’uomo/robot poliziotto perde tutta l’artigianalità che ha reso l’originale del 1987 un cult.

Ciò lo rende un film artisticamente simile a tanti altri, ma dalla qualità complessiva decisamente bassa, e se non fosse il rifacimento moderno di una pellicola famosissima dubito che avrebbe attirato lo stesso numero di spettatori.

Protagonista senza alcun carisma, Gary Oldman capitato lì per caso e presente in troppe scene, Samuel L. Jackson che ormai lo pagano a cottimo, Michael Keaton tirato fuori dalla naftalina.

Aridatece l’ispettore Gadget.

Tartarughe Ninja di Jonathan Liebesman.

Megan-Fox-and-the-Ninja-Turtles-in-TMNT-2014

Michael Bay e Jonathan Liebesman.

Sono un ragazzo che da bambino guardava questo programma in tv. E sapete perché mi sono cuccato questo putrido ammasso di merda di film?

Per voi.

Voglio sentirvi confessare, prima che io vi massacri. Voi le avete stuprate. Le avete ammazzate. Avete distrutto i loro fan.
Ditelo! Le avete stuprate! Le avete ammazzate! Avete distrutto i loro fan!

Semicitazione di Oberyn “Moment Act” Martell a parte, ora sapete la sensazione che ho provato guardando questa ignominiosa cagata, perpetrata da un mero prestanome di Michael Bay (qui nelle sole vesti di produttore) e che purtroppo però non si distingue minimamente dai film di MB regista.
Sceneggiatura scopiazzata, CGI a volte terrificante, Megan Fox troppo vestita per avere una scusa passabile per andarlo a vedere.

Uno schifo.

raffaello gif cowabunga

Transformers 4 – L’era dell’estinzione di Michael Bay.

transformers-4-age-of-extinction-optimus-prime2-600x300

Due ore e quaranta di robot giganti che si prendono a mazzate, esplosioni, product placement a livelli vergognosi e dialoghi stupidi come tirare un calcio ad un grizzly addormentato.
Ciò che mi fa più incazzare è che non ci provino neanche a camuffare questo abominio per un film normale, te lo sbattono proprio in faccia che di creare qualcosa di decente non gliene freghi un cazcensored nero.

L’equivalente di passare 160 minuti ad ascoltare un bambino che sbatte due pentole una contro l’altra.

Al momento in cui scrivo, questa vaccata è al decimo posto nella lista dei film di maggiore incasso nella storia del cinema, cosa di cui non avevo il minimo dubbio.

wpid-when-my-friend-asks-me-why-im-doing-a-job-i-dont-even-like.jpg

MENZIONE SPECIALE: The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro di Marc Webb, perché è un film orrendo e mi sento moralmente in dovere di mettere qualcosa della Marvel nella Flop 5.

Scelgo questo e non Guardiani della galassia perché se l’altro è un’infantile cazzatona ma non mi aspettavo altro, questo pessimo capitolo sull’Uomo Ragno ha sbriciolato, oltre che le mie balle, le buone impressioni che il suo predecessore mi aveva lasciato.

Un film talmente bello che ha minato seriamente il futuro del relativo franchise, con voci di un (ENNESIMO) recasting date anche le dichiarazioni negative sul film dello stesso protagonista Andrew Garfield, che pare possa essere stato licenziato.

the amazing spiderman

Come sempre un ringraziamento a coloro che mi hanno seguito durante questo 2014 cinematografico, e un augurio a tutti di buon anno nuovo, che spero sia ricco di soddisfazioni.
E di buon cinema 😉

Mattia.

Grand Budapest Hotel

grand-budapest-hotel-il-poster-italiano-301874

Agli Eagles piace questo elemento.

TRAMA: In un Hotel di lusso nell’immaginaria Repubblica di Zubrowka di inizio ‘900 si intrecciano varie storie, tra cui il furto di un dipinto rinascimentale di inestimabile valore e un enorme patrimonio di famiglia lasciato in eredità.

RECENSIONE: Scritto e diretto da Wes Anderson, questo film è una notevole opera corale che riesce ad unire la delicatezza e i canoni tipici di questo regista ad una divertente frizzantezza di fondo.

Anche Grand Budapest Hotel presenta infatti gli elementi noti delle opere di Anderson (la già citata coralità, i personaggi secondari simpatici e ben caratterizzati, il gusto per la costruzione delle scene in cui emergono i dettagli), mostrando tante situazioni genuinamente divertenti da cui traspare una grande leggerezza.

Presente nella pellicola anche l’importante tema della crescita, con un viaggio di formazione dinamico nei luoghi e nei contenuti: il rapporto maestro/apprendista (no, Guerre Stellari non c’entra) che diventa sostituzione di una figura paterna non presente, facendo nascere rispetto e amore tra due persone agli antipodi caratterialmente ma entrambe coinvolte in una vicenda più grande di loro.

Rilevante (e molto divertente) anche l’uso del lessico.
In generale il registro linguistico è medio-alto, tipicamente di inizio ‘900, ed è molto comico sentire personaggi di estrazione sociale bassa parlare in maniera forbita. Comico è anche l’abbassamento repentino di tale linguaggio, che diventa improvvisamente volgare con la stessa seraficità di espressione da parte degli attori.

GRAND BUDAPEST HOTEL_c371.JPG

La sceneggiatura è paragonabile quasi ad un’operetta, con un’allegria di fondo alimentata anche dall’originalità dei personaggi e dalla trama rocambolesca, in cui si intrecciano molte sottovicende simpatiche che creano uno sfaccettato microcosmo.

Sul lato tecnico spicca in particolar modo la fotografia di Robert Yeoman, aficionado di Anderson e che in Grand Budapest Hotel delizia l’occhio dello spettatore con splendidi e “plasticosi” colori pastello, che non strabordano nel kitsch e mantengono una raffinata misura estetica, rendendo l’hotel un’enorme casa di bambole a grandezza naturale.
Ogni scena del film, anche la più breve, denota inoltre un’ottima costruzione spaziale, con scenografie molto ben organizzate a livello architettonico, vivaci ma allo stesso tempo rigorose nella loro strutturalità.

The Grand Budapest Hotel

Le musiche di Alexandre Desplat sono sempre pertinenti a ciò che si vede nelle scene, accompagnando dolcemente l’orecchio dello spettatore e riempiendo pienamente la sua cognizione sensoriale. Un altro loro merito è quello di rimanere anch’esse, come la fotografia, discrete e non troppo invasive rispetto all’apporto estetico.

Anche i costumi dell’italiana Milena Canonero (vincitrice di 3 Oscar per la categoria) dimostrano una grande attenzione e cura nella confezione, senza ovviamente disdegnare il prodotto.

Piccolo inciso personale: è questo ciò che intendo per quanto riguarda il rapporto che sussiste tra forma e contenuto in una pellicola: gli elementi scenici materiali devono esaltare il film senza essere la sua unica ragione di esistere, in modo che la sua visione da parte del pubblico possa essere un piacere per gli occhi ma anche per la mente.

Passando al cast, non so neanche da dove cominciare, ci sono più grandi attori in questo film che ragazze da Intimissimi il sabato pomeriggio.
Il pregio più grande dell’opera è quello di non essere una tribù con troppi capi e pochi indiani, ma di essere organizzata in modo che ogni personaggio secondario stia al suo posto facendo da chicca per gli occhi, senza che gli attori si rubino spazio a vicenda.

grand-budapest-hotel-adrien-brody-willem-dafoe

Ralph Fiennes (post Voldemort, Deo gratia) come concierge è il mattatore del film, ed è uno dei personaggi più divertenti senza però scadere nella macchietta. Accanto a lui il bravo esordiente Tony Revolori, che mantiene per gran parte del film un’espressione a metà strada tra il tonto e il tranquillo che ben si adatta al suo ruolo.

Tra gli altri spiccano Saoirse Ronan, bene nella parte di una ragazza gentile e dolce, uno sboccatissimo (e spassoso) Adrien Brody come “villain”, Willem Dafoe granitico quanto basta, Jeff Goldblum ed Edward Norton in ruoli a loro congeniali.

Veramente molto carino.

Se vi è piaciuto potrebbero piacervi anche: La filmografia del buon Wes, in particolare I Tenenbaum (2001), Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004) e Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore (2012).

Altrimenti per il tema alberghiero cose leggermente diverse…

Tag Cloud